Banche, cambia il panorama. I dubbi degli imprenditori

Il passaggio di Carismi a Crédit Agricole Cariparma e la fusione di istituti locali possono cambiare il rapporto con le imprese, ma non sono esclusi miglioramenti

 

La Cassa di Risparmio di San Miniato “salvata” dai francesi di Crédit Agricole. La Banca di Bientina che si fonde con il Credito Valdinievole (ora VivalBanca), operazione simile a quella del Credito Cooperativo di Cascina con la Banca di Pescia. Le uniche banche della provincia di Pisa ancora “indipendenti” restano la Banca di Pisa e Fornacette e la Cassa di Risparmio di Volterra. Un cambio dovuto a una lunga crisi frutto di fattori diversi ma che hanno il comune denominatore di aver trasformato il volto delle banche locali e il suo rapporto con il territorio, i piccoli risparmiatori e ovviamente le aziende. Un cambio di rotta che, come emerso a margine dell’incontro organizzato da Il Tirreno il 17 gennaio scorso sulle concerie del futuro preoccupa molti imprenditori.

«Chi sta analizzando in questo momento le aziende conciarie non sono direttori o funzionari che conoscono il territorio, ma si viene giudicati e valutati da computer e algoritmi – spiega il presidente del Consorzio conciatori Ponte a Egola Michele Matteoli -. Questo è un problema principalmente per le piccole imprese che sono la maggior parte di quelle dei conciatori. Capisco anche la preoccupazione dei sindaci che hanno inviato una lettera pochi giorni fa: le banche locali fin dagli anni ’60 hanno contribuito allo sviluppo del territorio».

Pone l’accento sulla centralità della finanza nel percorso di crescita proprio delle piccole e medie imprese anche Patrizia Alma Pacini, presidente dell’Unione Industriale Pisana. «Spesso viene sottolineata la modesta competenza nell’area finanziaria delle imprese – spiega -. Esistono, però, debolezze e inerzie altrettanto diffuse e consistenti sul fronte dell’offerta di finanza alle imprese. La crescita qualitativa, quindi, deve riguardare non solo l’industria ma anche il sistema bancario stesso al netto dei recenti problemi di governarne, in particolare negli ultimi anni». Per Pacini ci sono interventi possibili. «Senza dubbio tempi più brevi e minore burocrazia nel rapporto tra banche e imprese – aggiunge – e tra gli interventi anche una forma di finanziamento a tempo indeterminato eventualmente revocabile con un preavviso in tempi che permetta di non compromettere lo sviluppo dell’impresa».

Parla di cambiamento del rapporto con le banche anche Rossella Giannotti, vicepresidente di Assa, associazione dei contoterzisti. «Di fatto il rapporto con le banche è già cambiato e il mondo dell’imprenditoria ha dovuto adeguarsi ai nuovi parametri – dice Giannotti -. Molti anni fa si sentiva dire che il settore conciario era finito e noi siamo ancora qua. L’invito che posso fare al mondo bancario, che locale non lo è più, è di concentrarsi comunque sulle realtà territoriali. Con imprese in grado di reagire alle varie crisi. La conoscenza reciproca può essere il migliore augurio per il futuro al netto di queste difficoltà».

C’è chi deve in questo cambiamento anche una grossa possibilità. «Nel caso specifico la Fondazione Carismi ha perso non solo la banca ma quasi tutto il patrimonio, quello che poi veniva utilizzato sul territorio come investimenti in opere di interesse pubblico e sociale – spiega Piero Maccanti, direttore dell’Associazione Conciatori -. Per questo la preoccupazione dei sindaci è comprensibile. Vero è, però, che da tempo la situazione di crisi delle banche locali aveva portato ad abbandonare il nostro settore. Il canale del credito si era interrotto. Quindi l’intervento di Crédit Agricole su Carismi è positivo e può aprire, per aziende più strutturate, nuove possibilità di investimento e crescita».

Per Luca Sani, presidente del consorzio calzaturieri Toscana Manifatture, «questa internazionalizzazione delle banche non è un vantaggio per la nostra zona, almeno per le piccole aziende. Con il nostro consorzio ci sono almeno 70 associati, quasi tutte piccole imprese che non possono dedicarsi a tempo pieno a tutti gli aspetti finanziari.

 

Se, su questo aspetto, ogni imprenditore deve fare autocritica – spiega Sani – è vero anche che una banca del territorio sa valutare meglio quali aziende stiano andando nella direzione giusta e quali no. E viste le recenti ristrutturazioni questo aspetto può venire a mancare». (Alessandro Bientinesi Il Tirreno)