Concorso magistratura, Cristiana Sani “mi volevano far togliere gli slip”

Concorso in magistratura, fonti ministeriali però dicono di averla espulsa per dei foglietti

Di Giuseppe Vatinno Affariitaliani
Concorso magistratura, Cristiana Sani "mi volevano far togliere gli slip"

Non c’è pace per il concorso in magistratura su cui era scoppiata già una polemica per una traccia che conteneva una sentenza di Francesco Bellomo, il consigliere che vincolava le borsiste a un dress code di minigonne, umiliante per la condizione femminile.

Un’altra strana storia è stata denunciata dall’avvocatessa Cristiana Sani, direttamente su FB: la ragazza afferma di essere stata costretta a spogliarsi e di aver subito la richiesta di togliersi anche le mutande durante un concorso per entrare in magistratura che si è tenuto alla nuova Fiera di Roma.

Questo il primo testo post:

 

Roma, 26 gennaio 2018
Titolo: “Dottoressa, si tiri giù le mutande”.

Agli scritti del concorso di Magistratura succede che alcune agenti della Polizia penitenziaria decidano improvvisamente (senza alcun indizio e indistintamente) di rinchiudere una concorsista alla volta in un angolo del bagno e perquisirla.
La perquisizione richiede di togliersi la maglia, allentare il reggiseno, calarsi i pantaloni.
E tirarsi giù le mutande.

“Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo, che non se le vuole tirare giù?!”

Questo è quello che oggi è successo a me e ad altre mie colleghe.
Ed ha solo un nome: VIOLENZA.

 

In un altro post si legge ancor più dettagliatamente:

 

Ero in fila per il bagno delle donne. Arrivano dei poliziotti penitenziari e invitano le ragazze dietro di me ad andare piuttosto ai bagni esterni. Le colleghe dietro di me si rifiutano, giustamente, perché era quasi il loro turno e già avevano fatto 20 min di fila (fare la fila in bagno significa perdere tempo prezioso per la stesura della prova scritta). In maniera molto tranquilla hanno spiegato che non avrebbero voluto perdere altro tempo a fare un’altra fila.
Il poliziotto (oltre a frasi del tipo: “Vi faccio passare dei guai”, “Allora ti lascio cintura e pistola e lo fai te il mio lavoro”) va a chiamare due colleghe poliziotte, le quali si avvicinano alla nostra fila, dicendo: “Non vogliono andare fuori che hanno freddo?! Lasciatele stare qui che le riscaldiamo noi!”
E iniziano a perquisire una ad una le ragazze in fila. Me compresa.
Io lì per lì non ho capito quello che stesse succedendo, non me lo aspettavo, visto che durante le due giornate precedenti non avevo avuto esperienze simili.
Capisco che c’è un problema nel momento in cui una ragazza esce dal bagno piangendo. Tocca a me e loro mi dicono di mettermi nell’angolo (non del bagno, ma del corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento) per la perquisizione. Non mi mettono le mani addosso, sono sincera.
Mi fanno tirare su maglia e canotta, davanti e dietro. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni. Ma la cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande.Io mi stavo vergognando come la Peggiore delle criminali e le ho tirate giù di mezzo millimetro. E loro mi hanno risposto quello che ho scritto, sul ciclo e bla bla bla.
Mi sono rifiutata, rivestita e tornata al mio posto ma ero allibita.

Questo è quello a cui ho assistito, niente di più e niente di meno.

 

 

Il post sta provocando molto fermento sul web e ha fatto uscire allo scoperto anche altre denunce di fatti analoghi avvenuti in concorsi precedenti, come quello del 2014 di un’altra concorrente:

 

“Ciao Cristina (ndr: in realtà si chiama Cristiana), capisco benissimo quello che si provi, a me capitò la stessa cosa nel 2014 e ancora ricordo la sensazione di umiliazione e di impotenza che provai…naturalmente neanche a me trovarono niente…io non feci nulla, ma mi sono pentita di non aver denunciato quell’ episodio…un abbraccio”

 

A tal riguardo riportiamo un link che descrive in effetti questi fatti precedenti:

http://www.corriereuniv.it/cms/2014/07/concorso-magistratura-denuncia-candidata-costretta-rimanere-nuda-per-i-controlli-schifo/

La Sani, in altri post pubblici a commento del principale, afferma che prima dell’inizio delle prove gli era stato detto che potevano subire perquisizioni, ma afferma anche che “non ci hanno fatto togliere né scarpe né stivali” e questo -riporta – è un fatto strano, visto che poi c’è stata la richiesta di togliersi gli slip.

Ma la versione di fonti ministeriali è completamente diversa.

La Sani -riporta Repubblica-sarebbe stata trovata con dei foglietti addosso (la Sani nega questo addebito), dopo esser estata perquisita a causa di un sospetto andirivieni con i bagni e quindi espulsa dal concorso (anche questo negato dalla concorrente).

L’unico punto in comune tra le due versioni è la perquisizione effettuata da agenti della polizia penitenziaria femminile.