Apple che si compra Tesla non è più un’idea così pazza. Ecco perché

Il Ceo di Tesla Elon Musk. Justin Sullivan/Getty Images
  • L’idea che Apple debba comprare Tesla è stata ventilata molte volte
  • Apple sta per riportare negli Stati Uniti una liquidità più che sufficiente per chiudere l’affare
  • Tesla dev’essere salvata dalla sua visione delirante della propria crescita futura – mentre Apple dev’essere salvata dal fiasco del suo progetto automobilistico.
 

Nel novembre scorso Rolling Stone ha pubblicato un profilo del Ceo di Tesla Elon Musk, scritto da Neil Strauss, esponente della nuova ondata di gonzo journalism (un tipo di giornalismo privo di alcuna pretesa di obiettività, molto orientato verso le impressioni personali ndr) che si è fatto un nome pubblicando un libro sulla cultura della seduzione. E in quell’intervista Musk ha confessato una cosa.

“Vorrei che potessimo tenere Tesla fuori dal mercato azionario”, ha detto a Strauss. “In realtà il fatto che sia quotata in borsa ci rende meno efficienti.”

Tesla debuttò in borsa nel 2010, e da allora il suo titolo è salito da circa 20 dollari per azione fino a segnare un picco di quasi 400 dollari a un certo punto del 2017. La sua capitalizzazione di borsa sfiora oggi i 60 miliardi di dollari.Gli investitori che saltarono sul carro sette anni fa hanno messo a segno un rendimento di quasi il 1.200%.

È possibile che Musk sia l’unica persona che vorrebbe una Tesla non quotata in borsa. Anche gli investitori che hanno effettuato vendite allo scoperto sul titolo (cioè hanno scommesso che avrebbe avuto un andamento negativo), danneggiati recentemente dal suo rialzo, sono stati ben felici quando ha sofferto una delle sue flessioni periodiche, tanto che il prezzo per azione è sceso di un centinaio di dollari in pochi mesi. E ironicamente la retribuzione di Musk per i prossimi dieci anni è ora completamente legata alla performance in borsa di Tesla, che secondo il consiglio di amministrazione può raggiungere una capitalizzazione di borsa di 650 miliardi di dollari.

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Questa è un’idea illusoria. Sotto molti aspetti predispone Musk sia a un ulteriore periodo di inefficienza – facendo sorgere grossi dubbi sull’idea di investire nell’automazione, per esempio, invece di puntare al raggiungimento degli obiettivi di produzione – e a un fallimento di proporzioni potenzialmente epiche. Rappresenta anche una versione radicale della teoria dello shareholder value, il valore creato per gli azionisti.

Tesla è una società sopravvalutata a livelli irragionevoli; quello di cui ha bisogno adesso non è una crescita del valore delle azioni, ma piuttosto la capacità di soddisfare i clienti. Per il Modello 3, il suo veicolo rivolto al mercato di massa, attualmente in fase di stallo a causa dei colli di bottiglia esistenti in sede produttiva, Tesla ha quasi 400.000 preordini perlopiù non smaltiti.

Che Apple possa comprare Tesla è un’idea che sembra essere sempre sul tavolo

Il ceo di Apple, Tim Cook. Leigh Vogel/Getty Images

In passato si è parlato più volte della possibilità che qualcuno comprasse Tesla. Di solito Apple è il compratore che fa andare tutti in fibrillazioneÈ un’idea che io stesso ho bocciato più volte. Ma dopo l’annuncio del nuovo pacchetto retributivo di Musk, penso che Tesla debba essere salvata da sé stessa. E che Musk debba realizzare il suo desiderio.

Tesla ha un valore così alto che non esistono molte aziende in grado di comprarla. E una reale uscita della casa automobilistica dal mercato azionario rappresenterebbe un capovolgimento eccessivo rispetto alla sua storia, nonché un evento improbabile dal punto di vista finanziario – anche se qualora le sue basi di finanziamento dovessero venir meno, alcuni investitori prima o poi potrebbero accaparrarsi di ciò che rimane di Tesla a prezzi convenienti.

Apple, grazie alla recente riforma fiscale, riporterà in patria oltre 250 miliardi di liquidità che teneva all’estero.

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Anche dopo aver pagato le tasse corrispondenti, al tasso ridotto d’imposta sul reddito societario, presumibilmente le rimarrà una liquidità eccessiva. Potrebbe facilmente optare per il riacquisto di azioni proprie o per pagare un dividendo, o potrebbe continuare a seguire il suo approccio basato sulla realizzazione di piccole acquisizioni.

Oppure Apple, che poggia su un business maturo incentrato sull’iPhone, che continua a generare profitti ma potrebbe essere esposto nei prossimi anni a venti contrari più forti in termini di crescita, potrebbe giocarsi il tutto per tutto appropriandosi di una fetta dell’industria globale dei trasporti, un settore che muove svariate migliaia di miliardi di dollari.

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Se Tim Cook concorda con i consiglieri di Tesla sul fatto che la società raggiungerà una capitalizzazione di borsa di 650 miliardi di dollari nel giro di un decennio, comprarla adesso sarebbe un affare straordinariamente buono.

La domanda scontata è: chi sarebbe il Ceo di Tesla? Il pacchetto retributivo di Musk è studiato per garantire che sarebbe lui; rappresenta una versione estrema del tentativo di tutelarsi dal “rischio del grande leader” a cui sono esposte le società dirette dai loro visionari fondatori. Musk dirige però anche SpaceX, ed è sul punto di lanciare un enorme razzoche potrebbe aprire la strada a una missione su Marte. La necessità di far fronte alle difficoltà di Tesla potrebbe essere vista come una distrazione superflua.

Detto ciò, Tesla potrebbe andare avanti con Musk nel ruolo di Ceo come unità di business indipendente di Apple, mentre a Tim Cook sarebbe affidata la direzione dell’intera baracca (Musk potrebbe anche lasciare la poltrona di Ceo ma rimanere in azienda come presidente del consiglio di amministrazione). Sotto certi aspetti, peraltro, Cook non è un vero Ceo come Musk o Steve Jobs. Si avvicina di più a un mega-Coo (chief operating officer).

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Ed è esattamente questo di cui Tesla ha bisogno in questo momento. Se fu Jobs a salvare Apple e a instradarla sul cammino che portò all’iPod e all’iPhone, è stato Cook a trasformare l’azienda nel colosso macinaprofitti che è diventata. Quest’uomo è un genio della filiera. Fabbricare prodotti è la sua specialità. E Tesla al momento sta avendo enormi difficoltà a fabbricare prodotti, tanto da essere rimasta notevolmente indietro rispetto ai suoi ambiziosi obiettivi di produzione per il Modello 3 rivolto al mercato di massa.

In uno scenario di questo tipo Tesla vedrebbe anche svanire l’attuale problema legato alla liquidità che consuma – oltre un miliardo di dollari a trimestre. Apple potrebbe finanziare anni e anni di perdite.

Tesla potrebbe aiutare Apple a entrare nel settore automotive

Il progetto automobilistico di Apple non sta andando bene. Apple

Apple si è trovata più volte nella sua storia in fasi di stallo sul fronte dell’innovazione.  Si trova in una di quelle fasi adesso, dopo il monumentale successo dell’iPhone.

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L’Apple Watch non è stato uno di quei prodotti che cambiano le regole del gioco, e l’azienda sta inseguendo Amazon nella categoria degli smart speaker. È evidente che Apple vuole fare qualcosa nel settore dei trasporti, ma i suoi sforzi finora sono stati confusi, per gli osservatori più benevoli, e patetici, per quelli più critici.

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L’acquisto di Tesla cambierebbe la situazione da un giorno all’altro. In ogni caso l’Apple Car, a dire il vero, è una vettura Tesla. L’intera filosofia alla base dei veicoli Tesla, e in particolare l’ultraminimalista Modello 3, si avvicina moltissimo ad Apple. L’attesa nei confronti dell’Apple Car sarebbe finita.

E questo permetterebbe ad Apple di concentrarsi sull’obiettivo di apportare a Tesla una cosa su cui gli ingegneri e progettisti di Apple sono probabilmente al lavoro oggi: un interfaccia completamente nuova per il veicolo – un sistema operativo per l’automobile del futuro.

Tesla è già dotata di alcune componenti di un sistema di questo tipo, dagli aggiornamenti software tramite radiofrequenza al crescente ricorso a un unico schermo per gestire ogni aspetto del veicolo. Apple potenzierebbe e unificherebbe tali componenti e le trasformerebbe in qualcosa di inaspettato. Questo è il suo segreto: prendere qualcosa che funziona e renderlo molto, molto meglio.

La rinuncia a un mega-ritorno – che però non è probabile

 

La capitalizzazione di borsa di Tesla ha raggiunto proporzioni monstre. Andy Kiersz/Business Insider

Per gli investitori, ovviamente, l’acquisto di Tesla da parte di Apple azzererebbe le probabilità di ottenere un mega-ritorno sui propri investimenti. Io penso però che ci siano poche probabilità che il rialzo superiore al 1.000% degli ultimi sette anni sia seguito da un altro rialzo di pari entità nei prossimi dieci (Tesla dopotutto ha 14 anni di vita – è difficile considerarla una startup). Se Tesla rimarrà quotata in borsa gli azionisti dovranno anche far fronte a diversi aumenti di capitale, con effetti di diluizione, e la minaccia sempre incombente che la mancanza di liquidità e l’indebitamento della società la facciano finire in bancarotta.

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Se Apple comprasse Tesla la crescita della casa automobilistica verrebbe convogliata nelle azioni di Apple, e gli investitori in Tesla senza dubbio otterrebbero un rendimento aggiuntivo dalle loro quote, dato che Apple può permettersi di sovrapagare. Penso che neppure gli enti pubblici di supervisione avrebbero problemi riguardo alla fusione. Certo, Apple starebbe comprando il leader nella produzione di vetture elettriche. Ma il relativo mercato rappresenta oggi solo l’1% delle vendite a livello mondiale.

Avrei continuato a pensare che un’acquisizione di Tesla da parte di Apple sarebbe una follia, se non fosse stato per il pacchetto retributivo avventato escogitato da Tesla per Musk. Adesso, però, penso che Tesla stia alimentando un’idea pericolosa riguardo alle proprie capacità. Qualcuno deve salvarla dalla propria tracotanza. Quel qualcuno è Apple.

  • Matthew DeBord Affariitaliani