Non basta il tocco magico di Warren Buffett per trasformare la Cattolica in spa. E il titolo in Borsa inverte la rotta

Secondo Warren Buffett, gli insegnamenti di Dale Carnegie lo hanno aiutato a superare la sua goffaggine nei rapporti sociali. Paul Morigi/Getty Images

La notizia, del tutto inattesa, era stata annunciata il 5 ottobre del 2017 a Borsa chiusa: la Berkshire Hathaway di Warren Buffett, ha rilevato dalla Banca Popolare di Vicenza un pacchetto di azioni della Cattolica Assicurazioni pari a poco più del 9% (9,047% per la precisione) per 115,89 milioni. In altri termini, la società di investimento dell’oracolo di Omaha, così chiamato per il suo proverbiale fiuto per gli investimenti, ha messo sul piatto 7,5 euro per azione per diventare azionista di maggioranza della compagnia di assicurazione veronese quotata alla Borsa di Milano.

 

L’andamento di Borsa degli ultimi sei mesi (al 30 gennaio 2018) delle azioni Cattolica Assicurazioni) – Borsa Italiana

Sul mercato azionario, il 6 ottobre, nel primo giorno utile dopo l’annuncio dell’ingresso di Buffett nel capitale, le azioni Cattolica sono letteralmente balzate: i titoli sono passati a 8,6 euro dai 7,3 euro circa della seduta precedente. In pratica, un giorno dopo l’annuncio del suo ingresso nella compagnia assicurativa, la Berkshire Hathaway poteva già vantare un guadagno potenziale sul proprio investimento. Da lì in poi le cose sono andate a meraviglia, perché le azioni sono arrivate a toccare quota 10,73 euro lo scorso 25 gennaio, livelli che non si vedevano dal mese di giugno del 2014.

In altri termini l’investimento complessivo di Buffet è arrivato a valere quasi 170 milioni, rispetto ai 115 inizialmente investiti. Insomma, con Cattolica, il guru di Omaha non ha perso il proprio tocco magico, anche se va detto che, data la fama che ormai accompagna il finanziere ottantasettenne, basta che entri in una società perché una nutritissima schiera di emuli lo imiti prontamente, contribuendo così, in una sorta di spirale positiva, all’apprezzamento dei titoli prescelti.

Bill Gates e Warren Buffett, gennaio 2017 – foto di Spencer Platt/Getty Images

A ogni modo, a spingere le azioni Cattolica verso quelle vette sono state anche le aspettative sul nuovo piano industriale presentato poi il 29 gennaio dall’amministratore delegato, Alberto Minali. Inoltre, in molti pensavano che l’ingresso dello stesso Buffett potesse preludere alla trasformazione della società, che è una cooperativa, in una spa (società per azioni). Si arriva così alla presentazione del nuovo piano industriale del 29 gennaio, giorno in cui i titoli partono bene (toccano un massimo a quasi a 11 euro) ma al termine del quale cedono ben il 5 per cento.

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E non va meglio il giorno dopo, perché il 30 gennaio, al termine di una seduta di mercato complessa per tutta Piazza Affari, i titoli del gruppo veronese lasciano sul campo un altro 2,18%, scendendo così a 9,88 euro, sotto la soglia dei 10 euro. Sia chiaro: l’investimento di Buffett, che a questi prezzi vale intorno ai 155 milioni, resta ampiamente in attivo, ma occorre domandarsi se l’andamento di Borsa di questi ultimi giorni sia la spia di una semplice e fisiologica correzione oppure se tradisca una tendenza destinata a durare più a lungo.

Gennaio 2017, Warren Buffett alla prima di ‘Becoming Warren Buffett’ – foto di Jamie McCarthy/Getty Images

Analisti finanziari e addetti ai lavori, dal canto loro, fanno notare che se, da una parte, gli obiettivi fissati per il 2020 dal piano industriale di Cattolica sono leggermente superiori alle attese, dall’altra, la decisione di non abbandonare ancora il modello cooperativo continua a rappresentare una barriera all’ingresso di grandi investitori. Da qui, dunque, la brusca inversione dei rotta delle azioni in Borsa.

Qualche piccolo passo per migliorare la governance, tuttavia, è stato fatto, perché in occasione del nuovo piano Cattolica ha annunciato che, per rendere la gestione “più snella ed efficiente e favorire l’ingresso degli investitori istituzionali”, “asciugherà” il consiglio di amministrazione e alzerà dal 2,5% al 5% il tetto al possesso azionario per i fondi,assicurando una presenza in consiglio ai soci di capitale. “Il cantiere della governance finisce qui”, ha detto l’ad Minali, mentre il tema della spa “non è sul tavolo”.

“Con i signori di Berkshire – ha affermato Minali con riferimento a Buffett – abbiamo rapporti riassicurativi, ci siamo visti anche recentemente per approfondire tematiche tecniche sui prodotti. Se la domanda è se si sia fatto viva prima del piano e della riforma della governance la risposta è no, non li abbiamo condivisi con nessun investitore perché avremmo fatto una disparità trattamento”. Si tratta a questo punto di capire se al mercato – e a Buffett – basta questo o se serve qualcosa di più per tornare a premiare l’azione in Borsa. (Carlotta Scozzari businessinsider)