Rispunta l’ipotesi Draghi premier. BTP e banche sotto stress in caso di stallo post-elezioni

L’ipotesi di Draghi alla guida del Governo non è certo una novità, ma solleva una serie di interrogativi. Potrebbe realmente rappresentare una buona soluzione per l’Italia? E ancora,sui mercati chi …

La campagna elettorale prosegue senza sosta, e tra una proposta e un’altra rispunta anche l’ipotesi Mario Draghi premier. Se a fine 2017 l’appuntamento con le elezioni politiche italiane del prossimo 4 marzo era visto come un evento capace di dividere la zona euro, adesso la situazione è cambiata e “l’incubo appare lontano”. A scriverlo, qualche giorno fa, “The Wall Street Journal“, che ha bollato come “ininfluente il rischio Italia per i mercati”. “Molti asset italiani hanno corso e sovraperformato gli altri Paesi europei, grazie al miglioramento dell’economia italiana e al ridursi della disoccupazione. Inoltre, i politici anti-establishment non sono più considerati una minaccia. Una questione, sottolinea il quotidiano americano, che ha placato i timori degli investitori a poche settimane dal voto”.

 
 

Il tutto mentre sui mercati i movimenti del Btp tornano sotto i riflettori. Anche oggi lo spread Btp/Bund è scivolato in area 125 punti base. Solo un mese fa lo spread viaggiava sopra i 160 punti base. Il rendimento del Btp decennale ha ripreso la salita e si è riportato a un soffio dalla soglia del 2 per cento.

E se il rischio Italia non sembra più impensierire i mercati, sul tavolo rimangono ancora diverse questioni aperte, come la possibilità di un governo di larghe intese oppure un governo istituzionale guidato magari dal presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, il cui mandato scadrà nel 2019.

Un’ipotesi rilanciata oggi dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dalle pagine del quotidiano “Libero”. “Mario Draghi sarebbe la persona giusta per ricoprire qualsiasi incarico“, ha dichiarato Berlusconi rispondendo alla domanda se l’attuale numero Bce possa rappresentare un premier ideale per guidare il Paese in caso di una situazione di stallo post tornata elettorale. Berlusconi ha subito precisato: “Ma non ci sarà nessuno stallo e quindi il presidente della Repubblica non avrà questo imbarazzo”.

 

L’ipotesi di Draghi alla guida del Governo non è certo una novità, ma solleva una serie di interrogativi. Potrebbe realmente rappresentare una buona soluzione per l’Italia? E ancora, il suo addio “anticipato” dalla Bce che contraccolpi potrebbe avere per l’Europa? Guardando più da vicino ai potenziali impatti sui mercati, quali settori e asset ne potrebbero beneficiare maggiormente? Di quest’ultimo punto ne abbiamo discusso con Vincenzo Longo, market strategist di Ig.
L’esperto sgombra immediatamente il campo, dichiarando che “l’ipotesi di vedere Mario Draghi a capo del nuovo governo è una soluzione fattibile, ma altamente improbabile. Il suo mandato scadrà a novembre 2019 ed è probabile che resti fino ad allora”. “Un governo istituzionale/tecnico potrebbe essere una buona soluzione (e direi anche l’unica) in caso di completa ingovernabilità post voto – afferma Longo – Un’ipotesi questa che i partiti politici cercheranno di evitare in tutti i modi. Difficile dire ora l’impatto sui mercati in caso di una scelta simile, di sicuro l’incertezza non farà bene allo spread“. Osservando i singoli settori, secondo Longo, “i titoli del settore finanziario saranno quelli più esposti a tale incertezza, per via anche dei bond governativi che hanno in bilancio”. Detto questo, il futuro di Draghi? “Credo che Draghi rimarrà al suo posto fino a termine del mandato. Sul suo futuro sono aperte diverse possibilità, ma penso che avrà un ruolo in qualche istituzione internazionale”, conclude il market strategist di Ig. (Donatella La Cava Finanzaonline)