Leonardo, perché la Borsa ha deciso di affondare gli elicotteri della ex Finmeccanica

2018, 30 gennaio, CONFERENZA STAMPA LEONARDO, ALESSANDRO PROFUMO – foto di SERGIO OLIVERIO – Imagoeconomica

 

Il verdetto della Borsa dopo la presentazione del nuovo piano industriale al 2020 di Leonardo, la ex Finmeccanica, non lascia molti dubbi: nel giorno dell’evento, il 30 gennaio, il crollo delle azioni è stato del 12%, nella seduta del 31 il calo è stato del 2%, per poi rimbalzare leggermente dell’1,3% il primo febbraio e tornare a scendere con decisione, del 2,34%, nella sessione di venerdì. Si tratta di numeri pesanti che, per uno strano scherzo del destino, sono costretti a confrontarsi con la fiammata del 7,75% effettuata dagli stessi titoli, sul mercato azionario italiano lo scorso 15 marzo. Allora l’occasione era stata l’annuncio del ritorno al dividendo, giunto in occasione della presentazione del piano industriale al 2021 firmato dal precedente amministratore delegato, Mauro Moretti, dopo poi poco, nella nuova tornata di nomine, sostituito dall’attuale numero uno, Alessandro Profumo, già ai vertici di Unicredit e del Monte dei Paschi di Siena

 

2018, 30 gennaio, CONFERENZA STAMPA LEONARDO, ALESSANDRO PROFUMO – foto di SERGIO OLIVERIO – Imagoeconomica

In realtà, dopo il 15 marzo, le azioni in Borsa sono salite ancora: all’inizio di giugno – quando già si era insediato il nuovo ad Profumo – sono stati raggiunti i nuovi massimi appena sopra quota 16 euro. Ancora alla fine di settembre i titoli della ex Finmeccanica (a cambiare il nome in Leonardo è stato Moretti) erano arrivati a lambire tali vette, ma poi da ottobre è cominciata una discesa che a novembre, per colpa dell’allarme sui conti lanciato da Profumo, è diventata a rotta di collo, spingendo i titoli a ridosso di quota 10 euro. E mentre a gennaio sembrava essere in atto una ripresa delle quotazioni, che stavano cominciando a riportarsi intorno a 11,5 euro, l’ultimo piano industriale appena presentato da Profumo ha inferto ai prezzi di Borsa l’ennesima, proverbiale “mazzata”.

Leggi anche: Finmeccanica-Leonardo, l’ultima battaglia di Moretti: premiato dal mercato ma bocciato dalla politica

L’andamento a un anno delle azioni Leonardo – Fonte: Borsa Italiana

L’andamento a un anno delle azioni Leonardo – Fonte: Borsa Italiana

Come mai una reazione così negativa del mercato? Una risposta ha tentato di fornirla lo stesso Profumo: “Con la guidance di cash flow (ossia le previsioni sui flussi di cassa operativi, ndr) più bassa delle attese si poteva prevedere una reazione negativa da parte del mercato. Credo che abbiano pesato le previsioni per il 2018, non in linea con le aspettative”. In altri termini, più basse di quanto il mercato si attendesse. Gli stessi analisti di Equita, di cui Profumo era azionista e presidente, nella nota quotidiana del 31 gennaio, hanno indicato le tre principali motivazioni del crollo di Borsa:

1 la debolezza dei flussi di cassa operativi ma anche minori anticipi negli elicotteri militari e una performance sotto alle attese nel settore delle aerostrutture

2 il taglio delle stime per la fine dell’anno in corso (tra queste, quelle sugli utili per azione) e i messaggi “per lo più qualitativi – cioè con pochi dati – sugli elicotteri”

3 l’assenza di novità sul fronte di fusioni e acquisizioni o m&a. Secondo gli esperti di Equita sim, solo la controllata statunitense Drs potrebbe andare in Borsa con una Ipo, “ma non a breve”.

Altri analisti, nel giorno stesso della presentazione del piano, hanno indicato tra le novità accolte con scetticismo dal mercato anche la conferma degli obiettivi per il 2017 (i numeri di bilancio dell’anno scorso saranno approvati e annunciati a metà marzo) ma nella parte inferiore dell’intervallo precedentemente indicato. Inoltre, la questione degli elicotteri cui fanno riferimento gli esperti di Equita sim quando sostengono che siano giunti messaggi “per lo più quantitativi” è particolarmente scottante, anche per via del calo generalizzato che ha riguardato il settore.

Leggi anche: Padoan ignora la direttiva Monti e salva Profumo in Leonardo

“Le difficoltà che hanno influito sulla performance del 2017 – si legge nel comunicato di Leonardo sul piano industriale – sono state chiaramente comprese e sono state intraprese azioni in termini di cambiamento dell’organizzazione, dei processi e delle persone. Sono presenti segnali positivi sui mercati ed è stato implementato un piano chiaro per ripristinare la redditività a doppia cifra nel 2020″. Un orizzonte, quest’ultimo, che è parso ad alcuni analisti un po’ troppo in là nel tempo. In generale, diversi obiettivi del nuovo piano sono sembrati poco puntuali e/o proiettati in un futuro troppo lontano

Ultimo ma non meno importante, c’è il nodo degli ordini: quelli attesi per il 2017 sono stati ridotti da 12 miliardi a 11,3-11,7 miliardi, come spiegato dalla società nella nota, “a causa delle tempistiche legate alla finalizzazione di un contratto C27J export”, mentre quelli per l’anno in corso sono stati annunciati genericamente “in crescita”. Attenzione, perché qui occorre tornare alla gestione Moretti, e in particolare a quel piano industriale annunciato lo scorso marzo con tanto di balzo delle azioni in Borsa. Allora, infatti, l’ex manager delle Ferrovie dello Stato aveva preannunciato ordini nel 2017 per 12-12,5 miliardi. Poi Profumo, con l’allarme sugli utili dello scorso autunno, ha fatto sapere che si sarebbe scesi a 12 miliardi e ora la previsione, come visto, è di 11,3-11,7 miliardi.

Come fanno notare analisti e addetti ai lavori, la società che opera nei settori dell’aerospazio, difesa e sicurezza controllata dal Tesoro con la quota di maggioranza del 30,2% da un po’ di tempo a questa parte (negli ultimi anni) sta facendo i conti con un calo degli ordini; che al contrario dovrebbero rappresentare la linfa vitale del business, visto che da lì arriveranno molte delle entrate future. Nel mirino dei critici, poi, ci sono una politica di taglio dei costi eccessiva e una rete commerciale che, proprio a causa della ricerca del risparmio a tutti i costi, sarebbe stata snaturata.Leggi anche: Davide contro Golia: la ex Divania accusa Unicredit di averle rifilato derivati spazzatura che l’hanno portata al crac. Ma la banca: ‘Falso’

Roma 01/07/2016, Festival del Lavoro, Mauro Moretti – foto di Pierpaolo Scavuzzo / AGF

L’ex ad Moretti, a marzo, quando la sua uscita era già abbastanza evidente e lui probabilmente aveva meno freni e remore, si era sfogato sulla questione degli ordini. “Qualcuno ha detto che abbiamo perso Singaporeaveva detto Morettima è falso, perché ci abbiamo provato sapendo che avremmo perso quella gara (il che comunque non significa che la gara sia stata vinta, ndr). Mi si dice che abbiamo perso la Polonia, ma non è vero, perché l’ordine ai francesi è stato revocato. E il Canada ci ha lasciato sbigottiti, tanto che abbiamo fatto ricorso”.

A ogni modo, la Leonardo di oggi è molto diversa da quella di ieri, anche a causa delle diverse gestioni che si sono succedute negli ultimi anni (dopo il lungo regno di Pier Francesco Guarguaglini, sono arrivati Giuseppe Orsi, poi Alessandro Pansa, da poco scomparso, e Moretti, che ha preceduto Profumo), senza contare gli scandali e i guai giudiziari degli ultimi anni, che hanno contribuito a farle perdere la sua identità. Per certi aspetti, l’azienda è più piccola e più debole, e con una strategia internazionale non sempre chiara. Starà a Profumo fare ritrovare alla ex Finmeccanica l’identità perduta.

Carlotta Scozzaribusinessinsider