Affidereste i vostri risparmi all’ex capo di Lehman Brothers?

La nuova vita da consulente di Richard Fuld, che nel 2008 era alla guida della banca il cui crac segnò l’inizio della crisi dei mutui.

Affidereste i vostri risparmi all'ex capo di Lehman Brothers?

Il crac di Lehman Brothers nel 2008, il più fragoroso fallimento bancario della storia degli Stati Uniti, fu la miccia che fece divampare l’incendio della crisi finanziaria che da Wall Street contagiò tutta l’economia mondiale.

Le fiamme, subito dopo, avvolsero il colosso delle assicurazioni Aig, che divenne l’archetipo del “too big to fail”, quegli istituti troppo grandi e troppo interconnessi per non causare, con una loro bancarotta, un collasso di natura sistemica. L’allora presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, insieme alla Casa Bianca diede quindi inizio all’epoca dei grandi salvataggi bancari a carico dei contribuenti. Non ci sarebbe stata una seconda Lehman Brothers e l’impressione di molti fu che la banca d’affari fu lasciata fallire, prima di correre ai ripari, per fissare un monito indelebile delle conseguenze di una condotta finanziaria spericolata come quella di Richard Fuld, allora numero uno del gruppo.

 

Un’arroganza fatale

Nei mesi prima del grande crollo, Fuld aveva sottovalutato sistematicamente le conseguenze dell’esposizione della compagnia ai mutui subprime (prestiti concessi a debitori con un elevato profilo di rischio, che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli), si era rifiutato di ascoltare gli allarmi dei suoi collaboratori (che, scrisse l’ex trader Larry McDonald nel volume del 2009 “A Colossal Failure Of Common Sense, venivano addirittura allontanati dalle riunioni se facevano troppo le Cassandre) e aveva declinato le offerte di aiuto, sotto forma di capitali freschi, giunte da Warren Buffett e dalla Banca di Investimento della Corea del Sud.

 

Un’arroganza che fu fatale a Fuld, il quale, ritiratosi in un primo momento a vita privata, divenne l’incarnazione di tutti i mali di Wall Street agli occhi dell’opinione pubblica. Non tutta, parrebbe, dato che c’è ancora chi è disposto a sborsare fior di quattrini per ricevere consigli di carattere finanziario dall’uomo ritenuto tra i principali responsabili della più grave crisi economica dai tempi della Grande Depressione. 

 
Affidereste i vostri risparmi all'ex capo di Lehman Brothers?
 Richard Fuld testimonia al Congresso nell’ottobre 2008, il mese dopo la bancarotta di Lehman Brothers

“Il ventre dell’America è stato squarciato”

Nel marzo 2009, appena sei mesi dopo il crac di Lehman, Fuld fondò una sua società di consulenza, la Matrix Advisors, con lo scopo di aiutare le piccole e medie imprese a raccogliere capitale. Il banchiere è però tornato sotto i riflettori solo lo scorso gennaio, quando Bloomberg rivelò che Fuld aveva messo su una seconda società di gestione patrimoniale, Matrix Wealth Partners, e la aveva registrata presso la Sec (la Consob americana) come società di consulenza per gli investitori. Fuld, che ne controlla parte del capitale, non è l’unica vecchia conoscenza. Gli altri azionisti sono infatti Matthew Rubin e Justin Gaines, due uomini di Neuberger Berman, la società che ereditò le attività gestite dalla divisione di money management di Lehman.

 

L’approccio è sinergico: il cliente si rivolge a Matrix Advisors per vendere e, successivamente, a Matrix Wealth Partners per valutare come investire i ricavi, secondo uno schema già adottato da altre banche d’affari come Goldman Sachs e Morgan Stanley. Risale invece al 2015 la fondazione di un’ulteriore società dedicata al settore immobiliare, la Matrix RE Brokerage. Fu in quell’anno che Fuld tornò ad apparire in pubblico, ripercorrendo i giorni più neri della sua carriera durante la MicroCap Conference, dedicata alle società a bassa capitalizzazione che costituiscono il nuovo target del banchiere.

 

Fuld è tornato a definire iniquo l’aver lasciato Lehman Brothers fallire per poi salvare gli altri giganti coi piedi d’argilla. “Perché il ventre dell’America è stato squarciato?”, dichiarò, “le piccole imprese non riescono a trovare finanziamenti”. Riuscirà il banchiere settantenne a trovare clienti, data la sua fama non adamantina? È molto probabile ne abbia già a iosa. Le società di money management devono infatti registrarsi presso la Sec solo se prevedono di gestire attivi per almeno 150 milioni di dollari entro i 120 giorni successivi alla consegna dei documenti.

 

@CiccioRusso_Agi