Vix, cos’è l’indice della paura e chi ci specula pericolosamente

Ha giocato un ruolo centrale nel lunedì nero di Wall Street. Calcola la probabilità che il prezzo delle azioni salga o scenda. Ed è soggetto a “scommesse” sull’andamento. Che creano effetti valanga. L’analisi.

Dimenticate lo spread. Se oggi si vuole una misura delle turbolenze economiche mondiali l’indice che bisogna guardare è il Vix, detto anche “indice della paura”, o della volatilità. Nella crisi del debito europeo del 2010 il dato di cui tenere conto era infatti la differenza di rendimento tra i titoli di Stato dei diversi Paesi europei: più questo delta era grande, più significava che gli investitori scommettevano sul fallimento o sull’uscita dall’euro del Paese con i rendimenti maggiori.

VALORI CHE NON SI VEDEVANO DAL 2000. Oggi invece, almeno finora, gli occhi sono puntati sulla Borsa americana e sullo scomodo interrogativo riguardante la sostenibilità dei prezzi delle azioni. Il valore delle azioni sul mercato americano è pari al 150% del Pil, valori così alti non si vedevano dal 2000. E questo potrebbe significare che siamo in presenza di una bolla. L’indice Vix è un possibile “termometro” del fatto che questa bolla stia per sgonfiarsi.

Wall Street 2018

1. Cos’è il Vix: la probabilità che il prezzo delle azioni salga o scenda

Detto semplice: il Vix è un indice che calcola la probabilità che il prezzo delle azioni salga o scenda in maniera significativa nei successivi 30 giorni. Valori dell’indice Vix inferiori a 20 segnalano che il mercato ha bassa volatilità: è cioè improbabile che le azioni cambino di valore in maniera significativa e rapida. Valori superiori a 30 indicano invece alta volatilità, solitamente verso il basso però (vedremo perché), di qui il nome di “indice della paura”.

CONSISTENTE RIALZO A FEBBRAIO. Il Vix ha segnato, negli ultimi mesi, valori molto bassi come non si erano mai visti. Il 5 febbraio 2018, però, c’è stato un consistente rialzo, fino a 37 punti. Al 7 febbraio l’indice si trova poco sopra quota 30, per poi ridiscendere un poco nelle ore seguenti.

Wall Street

La sede della Borsa americana.

2. Come viene calcolato: sulla base di “opzioni”

Il Vix – il cui nome per esteso è Cboe volatility index – è nato nel 1993 e viene calcolato sulla base degli scambi che avvengono sul Chicago Board Options Exchange, il più grande mercato mondiale delle opzioni. Brevemente: le opzioni sono contratti che permettono di acquistare o vendere azioni (o altri prodotti finanziari: ci sono opzioni su tutto) a un determinato prezzo nel futuro prossimo.

PER TUTELA O PER SPECULAZIONE. Le opzioni possono essere di tipo put call. Le prime danno il diritto di vendere, le seconde a comprare. Le opzioni possono essere utilizzate per tutelarsi contro improvvisi ribassi della Borsa (mi garantisco il diritto di vendere), o per speculazione: mi garantisco il diritto di comprare a un determinato prezzo perché credo che la Borsa salirà, mi garantisco il diritto di vendere perché credo che la Borsa scenderà al di sotto dei livelli stabiliti nel mio contratto.

È chiaro che se un gran numero di persone si tutela contro il crollo di un’azione, o ci scommette, c’è un’aspettativa in tal senso

Poggiandosi sul valore della opzioni, il Vix calcola così le variazioni implicite del mercato, cioè la possibilità che i prezzi varino verso l’alto o verso il basso: è chiaro che se un gran numero di persone si tutela contro il ribasso di un’azione, o ci scommette, c’è un’aspettativa in tal senso.

SCOMMESSE RIBASSISTE PIÙ FREQUENTI. Più i prezzi definiti nelle opzioni differiscono da quelli reali e più il valore delle opzioni sale, più la volatilità attesa è alta. Il Vix viene definito anche “indice della paura” perché le scommesse ribassiste sono più frequenti di quelle rialziste: se l’indice Vix sale sopra i 30 è probabile che ci sia un gran numero di persone che teme (o scommette) sui ribassi.

Borsa Indici

L’indice Vix ha scatenato un effetto valanga nel lunedì nero di Wall street.

3. La speculazione: future basati sull’indice e reazione degli algoritmi

Fin qui abbiamo parlato della semplice misura della volatilità. Il fatto, però, è che lo stesso indice Vix è soggetto alla speculazione. Dal 2004, infatti, è possibile “scommettere” sull’andamento del Vix acquistando future basati sull’indice, ossia impegni a comprare-vendere a determinati livelli di prezzo.

STRETTA SUL COSTO DEL DENARO? Dal 2006 esistono anche le opzioni sui Vix. Siamo, quindi, al derivato del derivato del derivato, per così dire. Fino alla prima settimana di febbraio diversi hedge fund e investitori speculativi scommettevano forte sul ribasso dell’indice Vix, che aveva toccato livelli minimi. Questo fino a quando alcune notizie positive per l’economia nazionale – il rialzo del salari in Usa e in Germania – sono state negativamente interpretate dai mercati, che hanno intravisto la possibilità di una stretta sul costo del denaro.

ACQUISTI E VENDITE AUTOMATIZZATE. La volatilità così è aumentata, costringendo chi aveva scommesso sul ribasso a “coprirsi” anche nei confronti di possibili rialzi. L’indice Vix è schizzato fino a quota 50, per poi ridiscendere rapidamente. Nel frattempo, però, sono scattate le vendite dei fondi che alleggeriscono il portafoglio automaticamente al raggiungimento di determinati livelli di volatilità. Si è creato, insomma, un effetto valanga, soprattutto a causa dell’impiego degli algoritmi che automatizzano acquisti e vendite.

Alcuni prodotti finanziari pensati appositamente per speculare sul ribasso della volatilità sono collassati: è il caso del fondo XIV Etn di Credit Suisse

Alcuni prodotti finanziari pensati appositamente per speculare sul ribasso della volatilità sono collassati: è il caso del fondo XIV Etn di Credit Suisse che dopo aver segnato perdite del 90% è stato liquidato dall’istituto, con perdite stimate intorno a 1,5 miliardi di dollari.

DANNEGGIATA L’INTERA ECONOMIA. Anche Nomura ha dovuto fare lo stesso e in una lettera agli investitori ha chiesto «scusa dal profondo del nostro cuore per aver causato un grande danno ai risparmiatori». Una vicenda, scrive il Financial Times, che getta ombre sull’industria finanziaria, che già in passato ha sofferto a causa dei complessi prodotti finanziari che lei stessa aveva creato e che hanno danneggiato l’intera economialettera43