Mps chiude in rosso un anno… nero

La perdita peggiora come previsto, i ricavi diminuiscono di trimestre in trimestre. La principale spina nel fianco restano gli Npl

 
 

Mps ha chiuso i conti del 2017 con una perdita annuale di 3,5 miliardi, mentre la perdita trimestrale è di 500 milioni, influenzata da 170 milioni di recupero connessi all’accordo di servicing pluriennale relativo alla cessione della piattaforma per la gestione dei crediti in sofferenza e 166 milioni di euro di accantonamenti principalmente legati a rischi legali.

Nel 2016 si era registrata una perdita di 3,2 miliardi. Alcuni broker nei giorni scorsi avevano pronosticato un peggioramento del “rosso” registrato nel 2016 e avevanotagliato il target price sul titolo citando le diverse sfide che attendono l’istituto senese. Secondo alcuni calcoli di Mediobanca inoltre Mps sarebbe uno degli istituti maggiormente colpiti dal giro di vite previsto dall’addendum della Bce sugli Npl, anche se meno di altre banche italiane. 

Sul fronte patrimoniale, il Common equit tier si attesta al 14,8%, in cifre circa 9 miliardi.

Nel quarto trimestre 2017 i ricavi operativi sono stati 802,4 milioni a fronte di costi operativi 650,5. Conseguentemente il ROL (Reddito operativo lordo) si è attestato ad appena 151,9 milioni in riduzione rispetto ai trimestri precedenti (si era attestato a 305,2 nel primo, a 280,4 nel secondo e a 225 circa nel terzo al netto dei proventi straordinari).

La riduzione del ROL è imputabile in larga parte alla riduzione dei ricavi che sono in costante diminuzione trimestre per trimestre (933,2 nel primo trimestre, 802,4 nel quarto). In particolare i ricavi 2017 ammontano a 4 miliardi circa e risultano in contrazione rispetto ai 4,3 contabilizzati del 2016, con una contrazione in termini percentuali del 6%. Sono in riduzione sia il margine di interesse che le commissioni nette. La riduzione del margine di interesse, pari all’11,5% (da 2 a 1,8 miliardi) può essere considerata fisiologica essendo legata al deconsolidamento del portafoglio di sofferenze, mentre desta qualche preoccupazione la riduzione delle commissioni, che risultano in contrazione del 14,3% (1,576 miliardi nel 2017 a fronte dei 1,839 miliardi del 2016.

Ugualmente segnali non rassicuranti arrivano dai dati relativi alla qualità dell’attivo. Il costo del rischio (rapporto tra rettifiche su crediti e crediti verso clienti) si attesta nel 2017 a 177 punti base (5858 considerando anche gli accantonamenti straordinari legati allo spin off delle sofferenze). Ma, ed è questo l’aspetto che desta maggiore preoccupazione, risultano in drastico peggioramento sia i flussi da crediti in bonis a crediti deteriorati raddoppiano rispetto ai trimestri precedenti (800 milioni nel quarto trimestre a fronte dei 300 nel terzo trimestre), che i flussi da incagli a sofferenze (1,1 miliardi nel trimestre a fronte dei 0,7 nel quarto trimestre).

Rispetto ai risultati previsti dal piano di ristrutturazione e riferiti al 2019 Banca Mps dovrà recuperare in un breve lasso di tempo circa 400 milioni tra maggiori ricavi (180 milioni circa) e minori costi (220 milioni circa di cui 120 dalla riduzione dei costi del personale). Sono obiettivi ambiziosi, soprattutto perché l’incremento dei ricavi dovrebbe arrivare quasi totalmente dalle commissioni. Infatti il margine di interessa sarà penalizzato dalla riduzione prevista dei volumi intermediati e degli impieghi più rischiosi. 

L’obiettivo più difficile da centrare, però, vista la dinamica degli aggregati resta quello della qualità dell’attivo. Infatti la banca è molto lontana dal target previsto al 2019 di un costo del credito di 79 punti base (dato 2017 normalizzato pari a 172 punti base). Quella del miglioramento della qualità dell’attivo di fatto è la vera sfida che attende la BANCA. Infatti 100 punti base di costo del rischio equivalgono a circa 1 miliardo di maggiori costi rispetto a quelli previsti dal piano industriale, cioè di una cifra che alla fine farà la differenza. (Carmelo Catalano Finanzareport:it)

Mps, perdita gruppo 2017 a 3,5 mld, deteriorati stabili a 45 mld

Mps chiude il 2017 con una perdita consolidata di gruppo pari a 3,5 miliardi, in lieve calo rispetto ai -3,2 miliardi dell‘anno precedente.

banca mps

REUTERS/Stefano Rellandini

I ricavi, dice una nota, scendono su anno del 6% rispetto al per la flessione del margine di interesse (-11,5%) e delle commissioni nette (-14,3%).

Sulle seconde incidono in particolare la “contabilizzazione del costo della garanzia governativa sulle emissioni del primo trimestre e dei minori proventi derivanti dal comparto del credito”, e i minori proventi sui servizi di pagamento dopo la cessione del ramo di merchant acquiring il 30 giugno 2017.

Nel 2017 dividendi e proventi simili crescono a 101 mln da fine 2016, soprattutto per il contributo della joint venture Axa-Mps, consolidata nel bilancio del gruppo con il metodo del patrimonio netto.

Nel quarto trimestre, Mps ha chiuso con una perdita di 502 mln, ”influenzata da 170 milioni di costi di recupero connessi all‘accordo di servicing pluriennale relativo alla cessione della piattaforma per la gestione dei crediti in sofferenza e 166 milioni di euro di accantonamenti per rischi diversi.

 

Dopo il salvataggio pubblico da 5,4 miliardi concluso in autunno, la banca è controllata per circa il 70% del capitale dal ministero dell‘Economia.

“Grazie all‘intervento dello Stato Mps è stata rimessa in carreggiata e la banca diventerà sempre più vitale”, ha detto oggi a Siena il ministro Pier Carlo Padoan spiegando che “è prematuro discutere dei termini per l‘uscita” dal capitale.

CREDITI DETERIORATI 2017 A 45,1 MLD, STABILI SU SETTEMBRE

Mps ha contabilizzato rettifiche nette di valore per deterioramento crediti, attività finanziarie e altre operazioni per 5,46 miliardi, superiori di 959 milioni rispetto al 2016.

Il rapporto tra rettifiche nette di valore per deterioramento crediti del 2017 e crediti verso la clientela esprime un tasso di ‘provisioning’ di 585 punti base, 172 al netto degli effetti economici.

Di conseguenza, il risultato operativo netto del gruppo nel 2017 è risultato negativo per circa 3,98 miliardi di euro a fronte di un valore negativo di 2,84 miliardi nel 2016.

La raccolta complessiva (193,6 miliardi) mostra un calo del 4,5%, mentre l‘esposizione dei crediti deteriorati lordi a fine dicembre è stata di 45,1 mld, -700 milioni rispetto a fine 2016 “e sostanzialmente stabile rispetto al 30 settembre 2017”.

“Al netto dei crediti deteriorati lordi ‘in via di dismissione’, l‘esposizione lorda passerebbe a 20,9 miliardi”, spiega il comunicato.

A fine 2017 il common equity tier 1 ratio era al 14,8% (8,2% nel 2016) ed il total capital ratio al 15% (da 10,4%).

La percentuale di copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 67,2%, dal 55,6% del 31 dicembre 2016 e dal 66,4% di fine settembre.

Stabili i principali indicatori di asset quality (pro forma per il portafoglio in via di dismissione di 24,2 miliardi): ‘gross npe ratio’ al 21,4%, ‘net npe ratio’ al 12%.

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