L’economia globale spiegata con la «Rustichella» di Autogrill

Per capire come va l’economia non guardate al Pil, ma fate attenzione alla «Rustichella». Per sondare i consumi, vero termometro di un Paese, inutile scartabellare grafici e statistiche; meglio guardare cosa mangiano i passeggeri degli aeroporti. A scorrere il bilancio di Autogrill, colosso mondiale della ristorazione da Los Angeles a Shanghai, si vede uno spaccato di economia reale: la geografia mondiale dei panini racconta meglio di tanti report di analisti lo stato di salute di stati e nazioni.

L’azienda italiana negli ultimi 20 anni, da quando cioè la famiglia Benetton (sì, quelli dei maglioni) l’ha comprata dallo Stato e affidata nelle mani di GianMario Tondato, uomo di poca mondanità, di ancor meno parole ma di tanti fatti, è diventata una multinazionale del largo consumo: fa ristorazione in giro per il mondo, negli aeroporti, nelle autostrade e nelle stazioni ferroviarie. Ossia tre luoghi strategici da dove osservare i movimenti delle persone, i loro consumi e di conseguenza i trend dell’economia reale. Con 4,6 miliardi di giro d’affari tutti ricavati dalla ristorazione in 31 Paesi del mondo, massima espressione di «largo consumo», il gruppo italiano è una delle migliori cartine di tornasole macroeconomiche.

La prima conferma è che l’economia mondiale nel 2017 è ripartita: Autogrill ha incassato il 2,9% in più dell’anno prima. Economisti e statistiche dicono che il Pil mondiale è salito del 3,6% nel 2017. La gente che viaggia, 4 miliardi di persone ogni anno quasi quanto tutta la popolazione mondiale, ha speso di più dell’anno prima, segnale di una ripresa, ma meno di quel che dicono i numeri astratti.

Ma come tutte le multinazionali, il numero sui ricavi è una somma algebrica di diversi Paesi e diversi andamenti: è lo spacchettamento dei numeri a essere rivelatore.

MAPPA DEI RICAVI DI AUTOGRILL 
I consumi nel mondo visti da Autogrill. Dati in milioni di euro (* dati in milioni di dollari)

America e Asia sono i due continenti che trainano la ripresa globale: salgono i ricavi, effetto di più consumi o di una maggiore capacità di spessa. La cara vecchia Europa, invece, ha il fiato corto: l’Italia, e i Paesi del Sud Europa (Grecia, Spagna), sono nella palude. I famigerati «Piigs» faticano a ritrovare la strada della crescita economica.

Negli Stati Uniti, ormai il primo mercato per Autogrill (da soli generano 2,4 miliardi di ricavi, il 60% del totale), è cresciuta del 3,8%,: conferma del boom economico della Trumpeconomics. Una mano ad Autogrill, a onor del vero, l’hanno data nuove aperture di ristoranti, dentro gli aeroporti di Chicago e Charlotte (nel North Carolina) . L’andamento dell’Asia è lo specchio puntuale dell’ininterrotto boom della Cina: per Autogrill è la zona del mondo a più forte crescita, spinta anche dal «jolly» dell’inaugurazione di Bistrot, il nuovo marchio di casa Benetton, a Shanghai, hub mondiale di passeggeri.

Alla ritrovata crescita globale, fa da contraltare un Vecchio Continente a luci e ombre: un Nord Europa robusto per Autogrill (anche qui sorretto da nuovi locali in Olanda, Finlandia e Norvegia); un Sud Europa con ricavi in calo (-3,7%) , dove gli occhi sono puntati sull’Italia, reduce dalla recessione ed «eterno malato» di bassa crescita. Fotografia perfetta di un continente che, stretto tra l’economia low cost cino-asiatica e il dominio tecno-militare degli Usa, langue da un decennio. A essere precisi in Italia, dove Autogrill ha accusato un calo dell’1,2%, il segno meno è frutto di chiusure di numerosi ristoranti in autostrada (a parità di locali, si registra un +1%) . Ma anche le chiusure e le aperture, pianificate in base all’andamento dei consumi, sono un segnale indiretto: banalmente, in un paese dove i consumi salgono difficilmente si riduce la presenza, anzi semmai si aumenta.

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