Creval: per Equita nozze con 5 possibili partner

Nuove ipotesi di aggregazione per l’istituto valtellinese che si appresta a varare un maxi aumento di capitale

 

 
 

Si torna a ragionare su possibili aggregazioni nel comparto bancario italiano. E fra le protagoniste di questa nuova ipotetica stagione di “risiko” si conferma il Credito Valtellinese, avviato in questi giorni verso un difficile aumento di capitale

Il Creval la settimana scorsa era già finito al centro di alcune ipotesi in materia di fusioni, e oggi finisce sotto la lente di un report di Equita. 

L’aumento di capitale, nonostante la maxi taglia (se confrontata con una capitalizzazione della banca valtellinese di circa 100 milioni) non sembra impensierire gli analisti della Sim milanese. Il creval, scrivono nel loro report, rappresenta “un’opportunità di investire in una storia di ristrutturazione a multipli ragionevoli” e “con una governance ottimale per una fusione”, alla luce del fatto che la base azionaria sarà composta prevalentemente da fondi.

Equita, che di recente ha inserito il Creval in un progetto di fusione con Mps, Banco Bpm, Bper e Carige di difficilissima realizzazione, considera appunto l’M&A “una chiara opzione” per il Credito Valtellinese, individuando in questo studio cinque possibili candidati. Si tratta di Banco Bpm, Bper, Cariparma, Ubi e Credem. Gli analisti vedono in particolare un’operazione carta contro carta che può valorizzare il Creval 950 milioni (700 milioni di aumento più 250 milioni di Dta, crediti d’imposta). Tutte fusioni “accrescitive, con rischi di esecuzione limitati”.

Creval infatti per Equita dispone di una “governance ottimale per una fusione, considerato che le azioni sono in mano a investitori istituzionali totalmente focalizzati sulla massimizzazione del valore delle loro quote” e in “condizione di inserire un nuovo board in tutto allineato con i suoi obiettivi”. Il Creval potrà offrire “una rete di sportelli piccola ma più efficiente, con una significativa quota di mercato in Lombardia (3,4%), un bilancio pulito, un rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale dei crediti a circa il 10%, un Cet1 del 13%, lo spazio per nuove sinergie di costi, 250 milioni di Dta e un’alta sensibilità al rialzo dei tassi”. Stefano Neri Finanzareport.it