L’Abc della Finanza, sei cose che dovete assolutamente sapere

Nella giungla delle sigle e dei termini tecnici, ci sono almeno sei cose che ognuno dovrebbe conoscere di economia e finanza per evitare spiacevoli conseguenze. Conoscenze spicciole, alla portata di tutti, che possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

 

Assegni bancari e assegni circolari

Anzitutto va chiarito che c’è assegno e assegno. Se una persona mi da un assegno bancario, non sono sicuro di quello che ho ricevuto. Neppure se l’assegno è firmato da Paperon de’ Paperoni. Quello che ho in mano è solo un pezzo di carta con cui una persona dice a una banca di pagarmi una certa cifra. La banca lo farà di sicuro, ma solo se nel conto di quel signore ci sarà tutta la disponibilità di quella cifra. Altrimenti l’assegno non sarà pagabile e io avrò un credito difficilmente esigibile. E se poi l’assegno è il pagamento per la cessione di un bene, diventerà difficile farsi restituire quel bene… Insomma, un bel guaio. È il principio per cui quando si compravende una casa (o comunque una cosa di importante valore) si usano gli assegni circolari. Questa tipologia di assegni sono sempre «coperti». Sono infatti emessi da una banca solo in cambio di denaro contante. Ed è questa la fondamentale differenza: da un lato c’è la firma di un privato che dice di voler pagare quella cifra, dall’altra c’è una cifra già in banca che attende solo di essere incassata. Ricordatevi infine che ogni assegno da mille euro o più deve portare l’indicazione «non trasferibile». Lo dice la legge.

 

I giorni di valuta

Anche per merito dell’Abi – l’associazione delle banche italiane che ha spinto sugli associati in questa direzione – molte cose sono cambiate negli ultimi tempi. Ma è opportuno chiarire alcuni principi. Solo il denaro contante è immediatamente disponibile nel nostro conto corrente, il giorno stesso. L’incasso di un qualsiasi tipo di assegno richiede invece dei «giorni di valuta». Questi sono pochissimi (anche zero), nel caso di assegni circolari, per il principio che dietro a quel titolo di credito c’è del denaro contante versato in una banca, ma possono diventare diversi – fino a oltre una settimana – nel caso di assegni bancari. Cosa significa? Che anche se l’assegno è pagabile («coperto») e quindi va a «buon fine», io non dispongo immediatamente della cifra indicata sull’assegno. Contabilmente può apparire subito sul mio conto corrente, ma la “valuta” può essere differita. Questo perché la banca si prende dei giorni per verificare effettivamente il buon fine dell’assegno bancario, ovvero che a quel pezzo di carta corrisponda una effettiva capacità di pagamento . Durante questo periodo, nonostante la cifra segnata sull’assegno sia «mia», io non ne posso disporre. E quindi, per esempio, non posso pagare alcunché con quei denari , perché non sono ancora disponibili. Sembra una sottigliezza (e lo è), ma il senso è che quei soldi dell’assegno non sono ancora miei e quindi non posso spenderli. Devo invece tenerlo ben presente perché potrei finire in «rosso».

Carta di credito o Bancomat?

L’uso della moneta elettronica si sta diffondendo sempre più anche in Italia. Ma sebbene Bancomat e carte di credito abbiano tessere di medesime dimensioni e funzionalità, differiscono profondamente nel tipo di utilizzo e di principi. Il bancomat è uno strumento di pagamento del tutto equiparabile al denaro contante. Mi permette di pagare solo se nel mio conto bancario (a cui è collegata la tessera Bancomat) ci sono denari sufficienti al pagamento che sto effettuando. Il denaro deve esserci e deve essere disponibile già in quel preciso momento. Non posso andare domani in banca a versare i denari necessari all’acquisto che sto effettuando in questo momento. Non solo, il Bancomat è un sistema di pagamento che posso usare solo in Italia. Ben diverso è il sistema delle carte di credito. Queste mi permettono di spendere (con un tetto mensile di spesa, ma in alcuni rari casi anche senza limite) e di pagare in un secondo momento. Generalmente le carte più diffuse chiudono il conto alla fine del mese e addebitano l’importo del conto mensile una decina di giorni dopo. È solo in quel momento, nel giorno dell’addebito, che io devo disporre dell’intera cifra che ho già speso. Questo principio consente una piccola comodità al consumatore, perché permette di spendere anche soldi che momentaneamente non ha, ma che prima di quel giorno è certo riceverà (il pagamento di una vendita, lo stipendio mensile, qualsiasi altro tipo di entrata). Ma occorre fare attenzione, il giorno dell’addebito i soldi devono essere tutti disponibili in conto (attenzione dunque alla «valuta»), per non andare a pagare interessi o penali. Ci sono poi anche le carte di credito «revolving», che sono dei veri e propri sistemi di finanziamento. Consentono di spendere denaro che non si ha, ma con costi anche pesanti sotto forma di interessi .

 
 

Azioni e obbligazioni

Il recente caso delle banche popolari finite in dissesto ha riportato d’attualità la fondamentale differenza che esiste tra obbligazioni e azioni. Le azioni sono titoli che rappresentano il capitale di rischio. Sono lo strumento principe dell’economia capitalistica e va tenuta ben chiara la frase «capitale di rischio». Comperando una azione io investo nel capitale di rischio di quella società? Cosa significa? Che divento proprietario per una quota (anche estremamente minima) di quella società e che posso sì moltiplicare il valore del mio investimento, ma anche perdere tutto. Questo deve essere chiaro nella nostra mente al momento di investire: le azioni – e gli esempi sono moltissimi – possono valere molto, ma anche finire a zero. E non ci sarà modo di recuperare il nostro investimento. Ben diverse sono le obbligazioni (chiamate anche bond, in inglese), che sono dei titoli che rappresentano un prestito che «il mercato» e anche noi se decidiamo di comperare quelle obbligazioni, facciamo all’azienda in cambio di due promesse: il pagamento di un interesse (fisso o variabile in determinati tempi) e il rimborso totale del nostro investimento al momento della scadenza dell’obbligazione. Siamo quindi creditori dell’azienda, non soci. La differenza è importantissima nel caso di dissesto. È poi recentemente emersa la presenza di nuovi tipi di titoli: le obbligazioni subordinate. Queste, benché rappresentino un credito, possono vedere il rimborso «subordinato» a una serie di evenienze che le rendono di fatto simili alle azioni. Occorre quindi prestare una particolare attenzione a questo tipo di strumenti, come pure delle obbligazioni convertibili (in azioni). E tenete netta la differenza tra capitale di rischio (allora decido di investire in azioni) e prestito (e allora sottoscrivo obbligazioni).

L’ipoteca a garanzia

Quando si compera casa con un mutuo, la banca che eroga la somma necessaria all’acquisto chiede (e ottiene) delle garanzie sul finanziamento che sta effettuando. È la banca infatti che anticipa il denaro ed è la banca che vuole garantirsi. Lo fa generalmente con una ipoteca, ovvero con un diritto sull’immobile che stiamo acquistando. A tutti gli effetti di legge la casa diventerà nostra, ma sarà liberata dall’ipoteca – ovvero dal diritto della banca di rifarsi su quella casa se noi non paghiamo tutte le rate pattuite – solo quando l’intero finanziamento (e i relativi interessi) sarà stato restituito. Questa tutela è molto importante da considerare se stiamo considerando l’ipotesi di acquistare casa da un privato. L’esistenza di una ipoteca limita infatti il mio diritto di proprietà su quell’immobile. Per cui è necessario che il notaio che redige l’atto di compravendita verifichi puntualmente la presenza di ipoteche sulla casa che mi interessa. Può anche accadere che la banca chieda l’impegno di una terza persona prima di erogare un mutuo. Talvolta un genitore garantisce per la casa del figlio, in qualche caso anche ipotecando la propria abitazione. È un gesto di generosità, ma non privo di conseguenze se le cose dovessero andar male. Perché la banca per rientrare del proprio finanziamento potrebbe rifarsi non solo sulla casa del figlio, ma anche su quella del genitori su cui si è posta una ipoteca.

 
 

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Deducibile non è detraibile

Senza voler entrare nella complessità del vocabolario del Fisco, la differenza tra deducibile e detraibile – due termini di cui generalmente ci occupiamo solo in prossimità delle scadenze legate alla dichiarazione dei redditi – è profonda. Sono infatti definiti oneri deducibili le spese che possono essere sottratte dal reddito prima di calcolare l’imposta dovuta per quell’anno di imposta. Con tali spese, pertanto, il contribuente diminuisce la base imponibile di calcolo, facendo abbassare il reddito e quindi l’imposta dovuta. È una sottrazione netta, l’operazione più vantaggiosa per il contribuente. Diversi invece sono gli oneri detraibili. Questi sono invece quelle spese che possono essere detratte direttamente alle imposte da pagare, facendo così diminuire l’importo. È sempre un vantaggio per il contribuente, un valore che ci farà pagare meno, ma ben diverso dalla deducibilità. (riproduzione riservata)

 
 Stefano Righi corrieredellasera.it