Gli hotel vanno a ruba: crescono gli acquisti di alberghi

In un anno i passaggi di proprietà sono aumentati del 65 per cento. Un giro d’affari che, comprendendo le piccole strutture, ha toccato i 2,7 miliardi

Più camere vendute (con un aumento del 3% nel 2017 secondo Federalberghi) e la ricerca da parte degli investitori di segmenti di mercato alternativi a uffici e negozi mettono le ali al mercato delle strutture ricettive. Stando a Colliers nel 2017 si sono registrati in Italia passaggi di proprietà alberghiera per un valore di 1.234 milioni di euro, con un balzo del 65,7% rispetto al 2016. Peraltro questo valore tiene conto solo delle transazioni riguardanti catene o singole strutture di lusso da parte di investitori istituzionali. Se si considerano anche le operazioni di minore entità si arriva, secondo Scenari immobiliari, a 2,7 miliardi di euro.

Nel suo ultimo rapporto sul mercato Reag, società internazionale di consulenza controllata da Duff Phelps, sottolinea che nei primi nove mesi dell’anno è aumentato in maniera significativa sia il tasso di occupazione sia il ricavo medio giornaliero delle camere degli alberghi appartenenti a catene. La città più redditizia in assoluto è Venezia, dove il ricavo medio di una stanza sfiora i 360 euro; il tasso di occupazione (percentuale dei giorni di un anno in cui una camera è occupata) è del 73,2%; quota superata solo dall’altra città d’arte per definizione, Firenze, dove l’occupazione è del 78,6% ma l’incasso per camera scende a 179 euro. A Milano l’occupazione è salita del 7,9% al 70,1% e il ricavo giornaliero si è attestato a 142 euro; a Roma si toccano i 149 euro e l’occupazione è del 71,7%, in crescita dell’1,7%. Nella tabella elaborata da Reag segnaliamo le più importanti transazioni aventi ad oggetto unicamente strutture ubicate in Italia; la più rilevante (130 milioni di euro) è l’acquisto di quattro alberghi a Castellaneta (Taranto) da parte del fondo Rainbow gestito da Serenissima sgr. Ancora più costoso (150 milioni) è stato il passaggio al Fondo Värde Partners del portafoglio Boscolo per un valore complessivo di 150 milioni: sono passate di mano nove strutture, tre delle quali in Italia (Milano, condotta in affitto, Roma, Venezia). Una curiosità, infine: il costo a stanza più elevato (566 mila euro) è stato invece pagato dal gruppo israeliano-olandese Omnam per l’acquisto a Roma della sede della Fratelli D’Amico Armatori, un palazzo d’epoca a ridosso di via Veneto e che verrà trasformato in albergo di lusso. In vista ci sarebbero altro grandi operazioni ed è verosimile che il 2018 si chiuderà con un ulteriore miglioramento del giro d’affari.

Più camere vendute (con un aumento del 3% nel 2017 secondo Federalberghi) e la ricerca da parte degli investitori di segmenti di mercato alternativi a uffici e negozi mettono le ali al mercato delle strutture ricettive. Stando a Colliers nel 2017 si sono registrati in Italia passaggi di proprietà alberghiera per un valore di 1.234 milioni di euro, con un balzo del 65,7% rispetto al 2016. Peraltro questo valore tiene conto solo delle transazioni riguardanti catene o singole strutture di lusso da parte di investitori istituzionali. Se si considerano anche le operazioni di minore entità si arriva, secondo Scenari immobiliari, a 2,7 miliardi di euro.

Nel suo ultimo rapporto sul mercato Reag, società internazionale di consulenza controllata da Duff Phelps, sottolinea che nei primi nove mesi dell’anno è aumentato in maniera significativa sia il tasso di occupazione sia il ricavo medio giornaliero delle camere degli alberghi appartenenti a catene. La città più redditizia in assoluto è Venezia, dove il ricavo medio di una stanza sfiora i 360 euro; il tasso di occupazione (percentuale dei giorni di un anno in cui una camera è occupata) è del 73,2%; quota superata solo dall’altra città d’arte per definizione, Firenze, dove l’occupazione è del 78,6% ma l’incasso per camera scende a 179 euro. A Milano l’occupazione è salita del 7,9% al 70,1% e il ricavo giornaliero si è attestato a 142 euro; a Roma si toccano i 149 euro e l’occupazione è del 71,7%, in crescita dell’1,7%. Nella tabella elaborata da Reag segnaliamo le più importanti transazioni aventi ad oggetto unicamente strutture ubicate in Italia; la più rilevante (130 milioni di euro) è l’acquisto di quattro alberghi a Castellaneta (Taranto) da parte del fondo Rainbow gestito da Serenissima sgr. Ancora più costoso (150 milioni) è stato il passaggio al Fondo Värde Partners del portafoglio Boscolo per un valore complessivo di 150 milioni: sono passate di mano nove strutture, tre delle quali in Italia (Milano, condotta in affitto, Roma, Venezia). Una curiosità, infine: il costo a stanza più elevato (566 mila euro) è stato invece pagato dal gruppo israeliano-olandese Omnam per l’acquisto a Roma della sede della Fratelli D’Amico Armatori, un palazzo d’epoca a ridosso di via Veneto e che verrà trasformato in albergo di lusso. In vista ci sarebbero altro grandi operazioni ed è verosimile che il 2018 si chiuderà con un ulteriore miglioramento del giro d’affari. Gino Pagliuca Corriere economia