Carige, voci su rastrellamenti di azioni Ma gli asset bassi la portano fuori da Bce

 

Genova – Alcuni fondi stanno rastrellando azioni di Banca Carige. Lo ha scritto il Secolo XIX più volte nell’ultimo periodo, lo conferma questa mattina il Messaggero. Voci che hanno fatto schizzare il titolo a +5% in apertura di seduta di Borsa, che però poi si è sviluppata sull’altalena, in parallelo a una giornata nervosa sui mercati europei, influenzati a metà giornata dal rallentamento di Wall Street per i timori dovuta all’accelerazione dell’inflazione Usa. Nel finale, però, New York è risalita al di sopra della parità e i mercati europei hanno chiuso ancora più su, con Milano tra le migliori (+1,81).

Banca Carige, in tutto questo su e giù, alla fine chiude a +1,35%.

Secondo le indiscrezioni di cui si diceva, da 2 a 4 fondi di investimento avrebbero preso posizioni nel capitale nelle ultime settimane approfittando dei prezzi bassi e scommettendo su una prossima aggregazione che coinvolga l’istituto ligure. Questi soggetti istituzionali avrebbero accumulato quote superiori al 5% e dovrebbero presto uscire allo scoperto ufficializzando la nuova posizione: attualmente l’azionariato rilevante di Carige vede Malacalza Investimenti al 20,6%, Gabriele Volpi al 9,9% e Sga al 5,397%.

Il blitz dei fondi potrebbe indurre il primo socio a rafforzare ulteriormente la presa forte della autorizzazione a salire fino al 28% ottenuta a dicembre da Bce.

Sullo sfondo di queste manovre c’e’ la partita delle aggregazioni: Carige sta proseguendo nel rafforzamento patrimoniale e nel percorso di de-risking sui crediti problematici avviato in estate e si ritiene che dopo l’estate possa entrare nel vivo la trattativa con qualche istituto interessato all’acquisto. Credito Emiliano, Bper e Cariparma (gruppo Credit Agricole) sono i principali indiziati di una combinazione con l’istituto ligure. Piu’ volte negli ultimi mesi, l’amministratore delegato della banca Paolo Fiorentino ha sottolineato come il lavoro di risanamento in corso ha l’obiettivo di permettere a Carige e ai suoi azionisti di presentarsi al tavolo di possibili aggregazioni con i conti ordine.

Asset bassi, ora Carige rischia di uscire dall’orbita europea

Carige potrebbe uscire dall’orbita delle banche vigilate dalla Banca centrale europea a fine 2018. Lo scenario è probabile, anche se non matematicamente certo: le 127 banche vigilate direttamente dalla Bce rispondono infatti a una serie di criteri, Carige ha perso il più rilevante, ovvero il valore degli asset attivi, sceso sotto i 30 miliardi dal 2016, ma Francoforte potrebbe comunque decidere di tenerla sotto il proprio controllo per la rispondenza ad altri criteri più discrezionali, come ad esempio l’importanza economica rispetto al territorio.

A fare un cenno allo scenario è stato l’amministratore delegato dell’istituto ligure, Paolo Fiorentino, nel corso della presentazione del bilancio 2017 agli analisti finanziari. «Abbiamo un orologio che sta partendo e che ci dovrebbe riportare nei perimetri di sorveglianza di Banca d’Italia», ha spiegato il manager a margine di alcune riflessioni riguardanti i crediti deteriorati e i severi parametri imposti dalla vigilanza europea alle banche italiane. «È un elemento soft – ha aggiunto – probabilmente su Bankitalia abbiamo un goodwill (immagine positiva, ndr) un po’ più storico, essendo io stato un interlocutore per decenni di Banca d’Italia, fermo restando gli aspetti di valutazione puramente industriali».

L’orologio di cui parla Fiorentino è legato al valore degli attivi dello stato patrimoniale consolidato della banca, che negli ultimi anni si è ridotto di quasi sei miliardi. Le banche europee vigilate direttamente da Bce sono 127 in Europa, di cui 15 italiane. Per assurgere al livello di significant bank in ambito europeo occorre possedere alcuni requisiti, i più importanti sono dimensionali e di rilevanza economica sul territorio. E il primo criterio è appunto il valore degli asset, che deve essere superiore ai 30 miliardi di euro: il dato di Carige è rimasto sopra il 30 miliardi sino al 31 dicembre 2015; nel 2016 è sceso a 26,1 miliardi e nel 2017 si è ulteriormente ridotto a 24,9 miliardi.

Secondo quanto ricostruito, per fare sì che una banca venga declassata a less significant è necessario che tale valore resti sotto i 30 miliardi per almeno tre anni: è il caso appunto di Carige, che a fine 2018 registra il terzo anno. Ma anche finire sotto la soglia e restarci per tre anni non comporta, automaticamente, un declassamento. Sarà infatti la Bce a valutare se declassare Carige oppure no. Nel caso accadesse, l’istituto ligure tornerebbe sotto la vigilanza nazionale diretta di Bankitalia, che viene comunque esercitata in stretta collaborazione con Francoforte.Il SecoloXIX

Vigilanza Bce, Carige verso l’uscita

Genova – Carige potrebbe uscire dall’orbita delle banche vigilate dalla Banca centrale europea a fine 2018. Lo scenario è probabile, anche se non matematicamente certo: le 127 banche vigilate direttamente dalla Bce rispondono infatti a una serie di criteri

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Carige potrebbe uscire dall’orbita delle banche vigilate dalla Banca centrale europea a fine 2018. Lo scenario è probabile, anche se non matematicamente certo: le 127 banche vigilate direttamente dalla Bce rispondono infatti a una serie di criteri, Carige ha perso il più rilevante, ovvero il valore degli asset attivi, sceso sotto i 30 miliardi dal 2016, ma Francoforte potrebbe comunque decidere di tenerla sotto il proprio controllo per la rispondenza ad altri criteri più discrezionali, come ad esempio l’importanza economica rispetto al territorio.

A fare un cenno allo scenario è stato l’amministratore delegato dell’istituto ligure, Paolo Fiorentino, nel corso della presentazione del bilancio 2017 agli analisti finanziari. «Abbiamo un orologio che sta partendo e che ci dovrebbe riportare nei perimetri di sorveglianza di Banca d’Italia», ha spiegato il manager a margine di alcune riflessioni riguardanti i crediti deteriorati e i severi parametri imposti dalla vigilanza europea alle banche italiane. «È un elemento soft – ha aggiunto – probabilmente su Bankitalia abbiamo un goodwill(immagine positiva, ndr) un po’ più storico, essendo io stato un interlocutore per decenni di Banca d’Italia, fermo restando gli aspetti di valutazione puramente industriali». L’orologio di cui parla Fiorentino è legato al valore degli attivi dello stato patrimoniale consolidato della banca, che negli ultimi anni si è ridotto di quasi sei miliardi.

Le banche europee vigilate direttamente da Bce sono 127 in Europa,di cui 15 italiane. Per assurgere al livello di significant bank in ambito europeo occorre possedere alcuni requisiti, i più importanti sono dimensionali e di rilevanza economica sul territorio. E il primo criterio è appunto il valore degli asset, che deve essere superiore ai 30 miliardi di euro: il dato di Carige è rimasto sopra il 30 miliardi sino al 31 dicembre 2015; nel 2016 è sceso a 26,1 miliardi e nel 2017 si è ulteriormente ridotto a 24,9 miliardi.

Secondo quanto ricostruito, per fare sì che una banca venga declassata a less significant è necessario che tale valore resti sotto i 30 miliardi per almeno tre anni: è il caso appunto di Carige, che a fine 2018 festeggia il terzo anno. Ma anche finire sotto la soglia e restarci per tre anni non comporta, automaticamente, un declassamento. Sarà infatti la Bce a valutare se declassare Carige oppure no. Nel caso accadesse, l’istituto ligure tornerebbe sotto la vigilanza nazionale diretta di Bankitalia, che viene comunque esercitata in stretta collaborazione con Francoforte.

PICCOLI AZIONISTI

Erano 54 mila ma nel corso dell’ultimo aumento di capitale il loro numero si è ridotto. Fiorentino ieri ha incontrato i rappresentanti dell’associazione dei piccoli azionisti Carige, Silvio De Fecondo e Gianni Lecca. L’associazione, 250 iscritti, chiede un rappresentante dei “piccoli” in cda: l’ad ha risposto che l’istanza sarà portata all’attenzione del board. L’associazione esprime un giudizio «complessivamente positivo» dell’incontro perché alcune richieste sono già state soddisfatte.

«Ci sarà fornito il libro soci, che è in fase di aggiornamento – spiega De Fecondo – e questo ci permetterà di fare campagna per nuove adesioni». Accolta anche la richiesta di creare un link pre-assemblea con l’associazione sul sito della banca, di fruire dei locali dell’istituto in caso di incontri, e di valutare nuove opportunità commerciali per i piccoli azionisti correntisti.Gilda Ferrari The Medi Telegraph