Creval, bagno di sangue per i piccoli soci

I termini definitivi sollevano dubbi sull’esito dell’intera operazione. Dal consorzio bancario arrivano segnali di fiducia, ma per i piccoli azionisti saranno sacrifici

 
 

Definiti i termini principali dell’aumento di capitale, con un prezzo molto basso,delineato il consorzio di garanzia e in attesa oramai solo del via libera della Consob, il Creval non può fare nulla altro che aspettare la reazione del mercato e la relativa accoglienza degli investitori a un’operazione con molte luci ma anche tante ombre. 

Per vedere se andrà in porto o meno bisognerà aspettare la fine delle offerte in Borsa, ma già oggi sono molti i dubbi che emergono anche se, dopo l’aumento di Carige, nulla è da escludere. Nel caso della banca ligure sembrava non solo che la ricapitalizzazione non partisse ma, a un certo punto, che non andasse in porto. Eppure, tra mille controversie e molteplici ostacoli, a Genova sono riusciti per fortuna a festeggiare il successo della ricapitalizzazione.

Dal roadshow di presentazione sembra che per ora siano arrivati segnali positivi per l’istituto lombardo mentre la composizione del consorzio di garanzia, sia per numero che per dimensione e qualità delle banche coinvolte, rappresenta un ulteriore fattore favorevole per l’esito della mega-ricapitalizzazione. 

A ciò si aggiunge un ulteriore segnale positivo rappresentato dalla decisione dei vertici di seguire l’esempio proprio della banca ligure con la composizione di un pool di subgaranti composto, a quanto pare, da Algebris, Credito Fondiario e Dorotheum, evidentemente interessati ad accordi di collaborazione come già avvenuto nel caso di Carige per alcuni cespiti o per le sofferenze. 

Ad aumentare la fiducia sull’esito positivo è ovviamente il consorzio di garanzia nonostante all’ultimo momento sia uscita Jefferies. Si tratta comunque di un parterre di tutto rispetto. A Mediobanca e Citigroup si sono via via aggiunte, con ruoli diversi e bene definiti, Banco Santander, Barclays, Credit Suisse, Commerzbank, Société Générale, Banca Akros, Equita Sim, Keefe, Bruyette & Woods e MainFirst. Un elenco molto internazionale così come internazionali dovrebbero essere gli investitori più interessati ad aderire a un aumento, che, come spesso avvenuto negli ultimi mesi in Italia, rischia invece di avere serie ripercussioni sui piccoli azionisti.

La base storica dei soci del Creval, radicata per lo più in Valtellina, ha finora espresso fiducia e manifestato il suo sostegno a una ricapitalizzazione che, sulla base di quanto definito ieri, ha le stesse caratteristiche iperdiluitive di quella di Carige. Ogni socio avrà infatti il diritto di sottoscrive 631 nuove azioni per ciascun titolo detenuto. Del resto l’obiettivo di raccogliere 700 milioni si confronta con una capitalizzazione di mercato di poco più di 110 milioni di euro. 

Chi aderirà dovrà giocoforza turarsi il naso e aspettare con tanta fiducia l’esito dell’operazione, al via lunedì prossimo, sempre che la Consob accenda il semaforo verde, con conclusione prevista per l’8 marzo, sfortunatamente pochi giorni dopo la tornata elettorale. “Siamo fiduciosi che il mercato risponderà bene”, ha affermato Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita. Del resto non mancano già oggi aspettative positive sul possibile rialzo del titolo nei prossimi mesi grazie all’accelerazione impressa al programma di smaltimento delle sofferenze e alla possibilità di un coinvolgimento nel prossimo processo di consolidamento del settore. 

Consolidamento diventato ormai il nuovo oggetto di discussioni tra i banchieri dopo mesi e mesi in cui l’argomento principe sono state le sofferenze e gli incagli. Ed è su questo che dovrebbero sperare i piccoli azionisti al di là di qualsiasi ipotesi di aggregazione, magari con i dirimpettai della Popolare di Sondrio, perchè oggi non possono fare altro che subire l’ennesima operazione lacrime e sangue

Rosario Murgida finanzarport