Creval, Jefferies esce dal consorzio dell’aumento di capitale

E’ quanto hanno riferito alcune fonti all’agenzia Reuters nel giorno del Cda dell’istituto che deve decidere il prezzo dell’aumento di capitale. Considerando le dimensioni della ricapitalizzazione (7 volte l’attuale capitalizzazione di borsa), Banca Imi crede che il rischio di esecuzione sia alto. Titolo ko in borsa

Credito Valtellinese

Jefferies si è sfilata dal consorzio di garanzia dell’aumento di capitale da 700 milioni di euro del Credito Valtellinese  per il quale aveva inizialmente sottoscritto un accordo di pre-underwriting in qualità di senior joint bookrunner. E’ quanto hanno riferito alcune fonti vicine alla situazione all’agenzia Reuters, ricordando che, dopo le pre-garanzie, la costituzione definitiva del consorzio, con le firme dell’accordo, è attesa oggi dopo il via libera del cda dell’istituto al prezzo dell’aumento di capitale.

Nelle ultime settimane il consorzio guidato da Mediobanca  ha visto l’ingresso di diverse banche internazionali: Banco Santander, Barclays, Citigroup e Credit Suisse (in qualità di co-global coordinator e joint bookrunner), Commerzbank  e Société Générale  (in qualità di senior joint bookrunners), Banca Akros, Equita  Sim e Keefe, Bruyette & Woods (joint bookrunners) e MainFirst (co-lead manager).

Mentre alcuni investitori che attualmente lavorano sui non performing loans (Fonspa e Algebris) di Creval  potrebbero acquistare i diritti di opzione non esercitati. Il lancio dell’aumento di capitale, dopo il via libera al prospetto da parte della Consob, è previsto per lunedì prossimo 19 febbraio, come nelle attese. Ma quale sarà il prezzo della ricapitalizzazione? La valutazione che gli investitori ritengono corretta è di una banca con un prezzo pari a 0,4 volte circa il patrimonio tangibile e il prezzo potrebbe essere fissato con uno sconto sul Terp (prezzo teorico ex diritto) intorno al 15%.

Ma, secondo fonti di stampa, lo schema dell’operazione dovrebbe ricalcare l’aumento di capitale di Banca Carige  al quale è stato applicato uno sconto del 26% sul valore ante stacco dei diritti. Così a Piazza Affari il titolo Creval , sospeso per eccesso di ribasso questa mattina (minimo intraday a quota 9,80 euro), ora crolla del 6,52% a quota 10 euro. Pesa la dimensione “monstre” dell’operazione, pari a circa 7 volte l’attuale capitalizzazione di borsa della banca.

“Uno sconto sul Terp del 15% sarebbe nella parte più bassa degli aumenti di capitale realizzati dalle banche italiane dal 2011 e implicherebbe una diluizione molto alta”, avvertono gli analisti di Banca Imi. “Anche considerando le dimensioni dell’aumento di capitale, crediamo che il rischio di esecuzione rimanga alto”, aggiungono gli esperti della banca d’affari che sul titolo Creval hanno un rating hold (prezzo obiettivo in revisione) come Equita  (target price a 14,7 euro). Non fanno presa sul titolo le voci secondo cui sia Credem  sia Bper , essendo propense ad aggregare una banca media, potrebbero essere interessate al Creval , mentre Credit Agricole  avrebbe analizzato il dossier della banca valtellinese dieci giorni fa, ma per il momento avrebbe deciso di soprassedereFrancesca Gerosa Milanofinanza

 

Creval, sconto del 16% per l’aumento di capitale. Offerta fino all’8 marzo

Creval, sconto del 16% per l’aumento di capitale. Offerta fino all’8 marzo
Creval, sconto del 16% per l’aumento di capitale. Offerta fino all’8 marzo 

Il prezzo unitario di sottoscrizione è di 0,1 euro, la partenza lunedì prossimo.

Il Credito Valtellinese ha approvato i termini dell’aumento di capitale da 700 milioni. Lo sconto sul prezzo teorico dopo lo stacco del diritto d’opzione (Terp) è del 16%.

Il periodo d’offerta, si legge in una nota diffusa ieri in tarda serata, è da lunedì 19 febbraio a giovedì 8 marzo. In particolare, il Cda ha deliberato di emettere massime 6.996.605.613 azioni ordinarie Creval di nuova emissione, prive dell’indicazione del valore nominale, aventi le stesse caratteristiche delle azioni Creval in circolazione, compreso il godimento, da offrire in opzione agli azionisti di Creval a un prezzo unitario di sottoscrizione pari ad 0,1 euro, di cui 0,09 euro a titolo di sovrapprezzo, nel rapporto di 631 azioni Creval di nuova emissione ogni n.1 azione posseduta. Il controvalore massimo dell’Offerta sarà, pertanto, pari ad 699.660.561,30 euro. I diritti di opzione sono negoziati sul Mta (Mercato telematico di Borsa) dal 19 febbraio 2018 al 2 marzo 2018

In Borsa ieri è stata un’altra seduta sotto pressione. Il titolo che è finito più volte in asta di volatilità, ha chiuso cedendo il 4,34% a 10,23 euro (ieri 10,68). Dopo il tonfo in mattinata con un calo del 6%, il titolo ha provato a ridurre le perdite. C’è comunque ottimismo tra chi è nel consorzio di garanzia. «Siamo molto fiduciosi che il mercato risponderà bene», è il commento di Andrea Vismara, a.d di Equita. L’aumento è il perno di un’operazione ben più ampia che passa attraverso una draconiana pulizia del portafoglio crediti, così da dimezzare le esposizioni non performanti e mettere l’istituto in sicurezza rispetto a nuove richieste della Bce alle banche. La banca punta a liberarsi di oltre 2 miliardi di euro di no performing loans: 1,6 miliardi con Gacs prevista dal piano presentato a novembre nel primo semestre di quest’anno. L’attesa è di un prezzo tra il 30-35%. Per un’ulteriore tranche di circa 500 milioni di cui è prevista la vendita nel secondo semestre. In questo caso il prezzo atteso è tra il 20-25%.

Il Creval è poi visto come uno tra i protagonisti del consolidamento che il mercato si attende nel settore nel lungo periodo. Sono note le avance rivolte da tempo alla Popolare di Sondrio da sempre abbastanza fredda ma, comunque, intenzionata a esplorare nuove opportunità. Nelle simulazioni su possibili risiko il Creval è stato poi accostato da Equita a cinque candidati quali Banco Bpm, Bper, Cariparma, Ubi e Credem. L’operazione sarebbe carta contro carta che può valorizzare la banca 950 milioni (700 milioni di aumento più 250 milioni di Dta, crediti d’imposta). Tutte fusioni accrescitive con rischi di esecuzione limitati.La Provincia di Sondrio

Creval, rischio Mps per Credito Valtellinese: il Cda decide sull’aumento

Creval, il Cda del Credito Valtellinese fissa il prezzo dell’aumento di capitale da 700 milioni. Senza soci di riferimento si rischia un intervento dello Stato

Di Luca Spoldi Affariitaliani
Creval, rischio Mps per Credito Valtellinese: il Cda decide sull’aumento

Non c’è due senza tre, così dopo Mps e Banca Carige anche il Credito Valtellinese soffre in borsadove il titolo cala a 10 euro per azione (-6,5% rispetto alla vigilia, -78% circa rispetto a 12 mesi or sono) a poche ore dalla determinazione, da parte di un Cda odierno, delle condizioni a cui sarà lanciato l’aumento iperdiluitivo da 700 milioni di euro che dovrebbe partire lunedì 19 febbraio per evitare possibili turbolenze post-elettorali ma che per Banca Imi resta ad “alto rischio di esecuzione”, nonostante un atteso sconto sul Terp (prezzo teorico ex diritto) del 15%.

Perché il giudizio degli analisti sia così cauto è evidente: a fronte di una capitalizzazione di circa 110 milioni, al mercato vengono chiesti 700 milioni, il che significa che i soci che non parteciperanno subiranno una diluizione pari almeno al 85%-90% del valore ante aumento. Un rischio reso ancora più elevato dall’assenza di alcun socio di riferimento, visto che Denis Dumont, imprenditore francese operante nel settore alimentare, ha solo il 5,78%, anche se appare intenzionato ad arrotondare la sua partecipazione, mentre l’unico altro socio sopra il 5% sono i fondi di Hosking Partners (al 5,057%).

Un “nocciolino” stabile del 10% appare troppo poco per evitare il “rischio Mps”, ossia di dover ricorrere all’aiuto di stato. Così a Sondrio non sono stati con le mani in mano e in queste ultime settimane hanno allargato il consorzio di collocamento, che ora comprende Mediobanca (in qualità di Sole Global Coordinator e Joint Bookrunner), Banco Santander, Barclays, Citigroup Global Markets e Credit Suisse (in qualità di Co-Global Coordinator e Joint Bookrunner), Commerzbank, Jefferies e Societe Generale (in qualità di Senior Joint Bookrunners), Banca Akros, Equita Sim e Keefe, Bruyette & Woods (in qualità di Joint Bookrunners) e MainFirst (in qualità di Co-Lead Manager).

Purtroppo l’impegno degli istituti è ancora solo a livello di pre-underwriting, e dovrebbe diventare vincolante solo nei prossimi giorni. Fino ad allora l’istituto presieduto da Miro Fiordi potrebbe continuare a “ballare” non poco in borsa, anche perché è finito nel mirino di alcuni fondi hedge come  Marshall Wace (posizione corta pari allo 0,82% del capitale) o Oxford Asset Management (posizione corta pari allo 0,96%). Se non altro tra chi scommette al ribasso sul Creval non è presente Ray Dalio, il cui fondo Bridgewater ha nel frattempo fatto salire ad oltre 3 miliardi di dollari (rispetto ai 713 milioni che aveva segnalato a fine ottobre) la sua posizione corta contro titoli italiani (18 in tutto), ormai solo una porzione di una scommessa ribassista da 14 miliardi di dollari che il gestore ha acceso contro titoli europei.

Anche così per il management del Credito Valtellinese la situazione resta delicata, dopo aver inutilmente vagliato l’ipotesi del “matrimonio” con la concittadina Banca popolare di Sondrio o, in alternativa, con Bper Banca o Credit Agricole. Ipotesi tutte rimaste sulla carta a causa del peso delle sofferenze in bilancio che la Bce è intenzionata a far calare rapidamente: a fine settembre Creval ne presentava presentava Nple per oltre 4 miliardi di euro, coperti al 45,8%, Bp Sondrio ne registrava per 4,3 miliardi, coperti al 48,9%, mentre Bper Banca ha già fatto sapere di voler cedere un altro miliardo di sofferenze nei prossimi mesi e altri 3 miliardi entro il prossimo triennio.

Insomma: l’eredità di una passata gestione del credito quanto meno infelice e la cautela degli investitori a investire in attività bancarie che restano poco redditizie e che potrebbero risentire di un quadro politico nazionale turbolento, potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alla banca di Fiordi, che oggi cercherà di estrarre l’asso dal mazzo per convincere collocatori e mercato che la svolta è a portata di mano e vale la pena di scommettere sul Creval, evitando ogni ipotesi di ricapitalizzazione  precauzionale a carico dei contribuenti italiani, gli unici che insieme a Fiordi debbono davvero augurarsi che tutto fili liscio.

 

 
 

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