Totò e gli altri

Frasi, video, foto e cose di tutti quelli che c’entrano qualcosa con lui: da Shakespeare a Umberto Eco, passando per Mina, Alberto Sordi e Oriana Fallaci.

(prima parte)

Totò è il più importante attore comico italiano. Ha recitato in decine di film, ha scritto canzoni, fatto teatro, scritto poesie ed è anche stato un personaggio televisivo. Morì poco più di 50 anni fa – il 15 aprile 1967 – ed era nato il 15 febbraio 1898: 120 anni fa oggi. Pare che disse così, poco prima di morire: «Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire». In effetti Totò è stato raccontato, analizzato e celebrato soprattutto dopo la morte.

In tutto il pezzo di Novecento di cui è stato uno dei personaggi italiani più rilevanti, Totò ha interagito in vario modo con tanti personaggi molto noti. Con qualcuno ha recitato, qualcuno lo ha intervistato, altri hanno parlato di lui prima o dopo la sua morte. Cercando di andare oltre le cose che già si sanno – per esempio che il suo vero nome era Antonio De Curtis, versione breve di una più lunga sequela di pomposi titoli nobiliari – abbiamo cercato frasi, cose, foto e video di tutte le persone con le quali Totò ha avuto a che fare per qualche motivo. Da Shakespeare a Umberto Eco, passando per Mina, Alberto Sordi e Oriana Fallaci, tra gli altri.

Totò ha recitato in sette film di Mario Monicelli. Il primo è Totò cerca casa, l’ultimo Risate di gioia; i più famosi I soliti ignoti e Guardie e Ladri. Monicelli disse di lui:

Con Totò forse abbiamo sbagliato tutto! Lui era un genio, non solo un grandissimo attore. E noi lo abbiamo ridotto, contenuto, obbligato a trasformarsi in un uomo comune tarpandogli le ali.

I soliti ignoti è il film di riferimento per ogni successivo film su degli sfigati che provano a fare una rapina. In alcuni casi sono anche stati fatti veri e propri remake: per esempio Welcome to Collinwood, un film americano del 2002, con George Clooney nel ruolo che era stato di Totò. Intervistato dal Corriere della Sera, Clooney disse: «A mio parere era un vero poeta popolare, un fantasista espertissimo nell’arte di arrangiarsi e arrangiare ogni gesto ed espressione. I suoi film potrebbero essere anche muti: riesce sempre a trasmettere il senso della storia».