CARLO MESSINA PUO PENSARE SOLO ALLE NOCCIOLE – Sostegno alle nocciole del Veneto e del Friuli: accordo tra Intesa e Loacker .

 

Sostegno alle nocciole del Veneto e del Friuli: accordo tra Intesa e Loacker

Intesa Sanpaolo e Loacker hanno firmato un accordo per sostenere la filiera della produzione delle nocciole italiane. L’azienda dolciaria ha deciso di favorire lo sviluppo della produzione di nocciole sul territorio nazionale, incentivando le coltivazioni mediante consulenza tecnico-agronomica e garantendo ai produttori l’acquisto del raccolto. Si tratta di circa 2.800 nuovi ettari, concentrati in particolare in VenetoFriuli, Toscana e Lazio, che andranno ad ampliare la filiera italiana della nocciola rispettando i requisiti di qualità, tracciabilità e sostenibilità ambientale. Intesa Sanpaolo affiancherà Loacker e gli agricoltori interessati mettendo a disposizione una linea di credito dedicata alla riconversione dei terreni e la messa a dimora di nuovi impianti produttivi, caratterizzata da un preammortamento di durata particolarmente elevata (7 anni) su una durata complessiva di 12 anni. Il Gazzettino.it

VIDEO-FLASH! – SE IL PD SCENDERA’ SOTTO IL 20% SARA’ TUTTA COLPA DI QUESTO VIDEO SUI POVERI ITALIANI CHE ROVISTANO NEI CASSONETTI MESSI A CONFRONTO CON IMMIGRATI CHE PRETENDONO IL WI-FI, IL CAMBIO DEL MENU E SOLDI PER DIVERTIRSI – GIRA SU FACEBOOK, E’ POPULISTA AL PUNTO GIUSTO E COLPISCE ESATTAMENTE DOVE FA MALE AI PALADINI DELL’ACCOGLIENZA A TUTTI I COSTI

‘TREMILA EURO NETTI AL MESE NON MI BASTAVANO’ – LA LETTERA DEL SENATORE BUCCARELLA, UNO CHE NONOSTANTE I 5 ANNI DA PARLAMENTARE M5S NON HA CAPITO UN CAZZO DI COSA DEVE DIRE UN GRILLINO – OCCHIO: LA CIFRA NATURALMENTE ESCLUDE TUTTE LE SPESE DI VIAGGIO, VITTO, ALLOGGIO, TELEFONO, CINEMA, ECC. ECC. – ‘COME ME, CREDO L’ABBIANO COMPRESO ANCHE TANTI COLLEGHI PARLAMENTARI’

La lettera inviata al Nuovo Quotidiano di Puglia dal senatore M5S, Maurizio Buccarella, ripubblicata da https://www.ilmattino.it/

MAURIZIO BUCCARELLAMAURIZIO BUCCARELLA

 

Innanzitutto voglio scusarmi con gli attivisti, i colleghi portavoce e candidati del M5S per la difficoltà in cui, per i noti fatti anche a me addebitabili, li sto costringendo in questo momento politicamente delicato.

 

Poi vorrei dare una spiegazione del perché il tutto è successo, iniziando col far sapere, in primis, che in quei 23 milioni e passa di euro accumulati dai parlamentari del M5S sul fondo di garanzia con i nostri tagli di indennità e rimborsi, ci sono anche più di 100.000 euro di mia provenienza.

 

Se fossi una persona che semplicemente cede alla tentazione dell’avidità o della sete di denaro, già alla fine del 2013 avrei avuto sul piatto d’argento la possibilità di uscire polemicamente e giustificatamente dal M5S (e tenermi quindi soldi in quantità ben maggiore a quella che risulta da me non donata sul fondo) con l’ottimo argomento del trattamento a me riservato dal Blog in occasione del famoso emendamento sull’abrogazione del reato di clandestinità. Ma abbozzai, controllando il mio orgoglio, comprendendo le ragioni comunicative della faccenda che poi si chiuse bene con la votazione online concordata con il compianto Gianroberto Casaleggio.

 

Così come avrei magari potuto, nel corso di questi cinque anni, “gonfiare” le mie rendicontazioni delle spese del soggiorno a Roma, indicandone di fittizie, e segnare quindi somme minori da versare sul fondo.

i furbetti del bonifico le iene su m5s 2I FURBETTI DEL BONIFICO LE IENE SU M5S 2

 

Quello che è accaduto è che, nel tempo, mi sono reso conto che quella regola riguardante i nostri compensi, che pure avevo accettato inizialmente, non si dimostrava adeguata alle esigenze di chi appartiene ad una categoria professionale, come la mia, che, a fronte di costi e responsabilità che permangono nel corso del mandato parlamentare, non consente una sospensione dell’attività per un così lungo periodo senza conseguenze.

 

A fronte dell’impegno che ho profuso nell’attività parlamentare ed ai sacrifici che imponevo a me, alla mia famiglia, al mio lavoro per sette giorni alla settimana, i poco più di 3mila euro mensili netti che i parlamentari M5S si sono attribuiti come retribuzione effettiva, non mi avrebbero permesso, alla mia età, di tornare alla mia vita, nel mio studio professionale – dopo uno stacco di cinque anni senza alcun “paracadute” o vantaggio acquisito per i contatti professionali- con una accettabile serenità.

 

 Come me, credo l’abbiano compreso anche tanti colleghi parlamentari con responsabilità familiari e lavorative, che pur credendo fermamente nel “progetto” di cambiamento del Paese che il M5S può comportare, si sono trovati, per esempio, mediaticamente e strumentalmente esposti a dover dar conto di quanto si è speso per questa o quella voce, mentre gli uomini dei partiti, paradossalmente, che ci additano come “disonesti” o quant’altro, non hanno rinunciato ad un singolo euro.

i furbetti del bonifico le iene su m5s 3I FURBETTI DEL BONIFICO LE IENE SU M5S 3

 

L’ho compreso (forse l’abbiamo compreso) solo vivendo l’esperienza parlamentare come l’abbiamo fatta in tanti di noi, con il massimo impegno e dedizione e, per quanto mi riguarda, so di aver lavorato egregiamente, con disciplina e onore e portando le mie competenze nel corso di questi cinque anni, nei miei limiti e nell’interesse del M5S e del mio gruppo parlamentare.

 

Fuori da ogni possibile ipocrisia, le regole dei tagli delle nostre retribuzioni ed il sistema stesso della rendicontazione, non vanno bene, soprattutto per chi si trova in talune condizioni personali e sono certo che saranno modificate per la prossima legislatura.

 

I rapporti lavorativi dei collaboratori parlamentari dovrebbero essere in capo direttamente alle Camere, senza che le loro retribuzioni debbano passare dalle tasche dei parlamentari (come pure il M5S ha proposto più volte), i parlamentari del M5S potrebbero applicare tagli forfettari delle competenze loro corrisposte, senza sottoporsi a folli raccolte di scontrini e ricevute con critiche spesso strumentali e tenendo presente eventuali condizioni personali o familiari che possono differire fra quella di un giovane trentenne con quella di un cinquantenne, per esempio, oppure riconoscere a talune categorie di parlamentari (come piccoli professionisti, piccoli imprenditori e chi insomma non può godere di una collocazione lavorativa in aspettativa, senza costi ed oneri neanche contributivi da dover frattanto corrispondere) un piccolo surplus mensile e individuare una destinazione diversa da quella del Fondo di garanzia per il microcredito che oramai è partito e può “viaggiare” da solo, ma trovare un’altra forma di restituzione alla collettività degli eccessi di retribuzione dei parlamentari in maniera da mantenere il principio ed allo stesso tempo non mortificare questi o metterli in condizione di fare sbagli.

luigi di maio filippo romaLUIGI DI MAIO FILIPPO ROMA

 

Senza ipocrisia, tutto questo naturalmente non giustifica i miei errori e la violazione del patto di fiducia con i miei colleghi e gli iscritti e sono pronto ad accettare le determinazioni del Collegio dei Probiviri e anche se non sarò più uno dei protagonisti del progetto di cambiamento del M5S, continuo a crederci ed a sperare che possa diventare realtà.dagospia.com

GIUGNO 2016-CEO Intesa: “Bail-in errore clamoroso. Mi sarei incatenato al Parlamento”

 

ROMA (WSI) – Bail-in“Un errore clamoroso”. E’ quanto afferma Carlo Messina, CEO e consigliere delegato di Intesa SanPaolo, commentando le nuove regole europee, che hanno sostituito il bail-out (salvataggio delle banche da parte dei contribuenti) con, appunto, il bail-in (con cui partecipano al salvataggio azionisti, detentori di obbligazioni subordinate e anche correntisti con risparmi superiori alla soglia di 100.000 euro). Addirittura, Messina dice: “Mi sarei incatenato davanti al Parlamento”.

Parlando in occasione del congresso Fabi, Messina ha sottolineato che il bail-in dovrebbe prevedere il coinvolgimento soltanto degli investitori istituzionali e ha precisato che l’errore clamoroso è stato inserire anche i bond bancari retail che servono al funding.

 

Il numero uno di Intesa SanPaolo si è detto inoltre scettico su un intervento da parte dello Stato per salvare le banche:

“Il sistema bancario italiano è solido e noi in particolare siamo ancora più solidi” ha detto, facendo riferimento a Intesa SanPaolo, a margine del congresso Fabi. Dunque, il numero uno della banca italiana non crede a “un ingresso del capitale pubblico nelle banche”. “Credo che ci sia una esagerazione nella percezione del problema delle sofferenze, che sono più che coperte dal valore delle garanzie. Credo che bisogna ridurre l’enfasi su questo aspetto. Se è necessario lavorare, bisogna farlo come sta facendo il fondo Atlante garantendo una dismissione delle sofferenze a valore di carico. L’idea di fare aumenti di capitale per svalutare le sofferenze ai prezzi che indicano gli investitori mi sembra sbagliata”.

Proprio a proposito del fondo Atlante, per Messina è fondamentale che tale fondo valorizzi Popolare di Vicenza e Veneto Banca, lavorando sulle sofferenze in base al mandato degli azionisti.

“La prossima sfida del fondo Atlante è lavorare sulle sofferenze, che devono essere lavorate a valori prossimi a quelli di carico. Altrimenti mi rivolgevo a BlackRock“.

Sulla banca Intesa SanPaolo, il banchiere ha espresso fiducia: “Il piano di Intesa Sanpaolo al 2017 sarà realizzato. Non ho alcun dubbio”, e ha aggiunto inoltre che “le caratteristiche del nuovo piano riguarderanno logiche di business”. Si tratterà, dunque, di “un piano di crescita e opportunità e non di esuberi“.

Affrontato anche il nodo di RCS.

“Ho molta stima di Urbano Cairo. Lo considero un imprenditore capace che sa gestire le aziende collegate alla stampa e ai media”, aggiungendo che le “le soluzioni industriali sono quelle che hanno la capacità di avere successo per il bene dell’azienda” .

Non è mancata una critica più o meno esplicita verso Unicredit:

“Un’azienda non può sfiduciare un amministratore delegato senza avere un nuovo capo pronto. Visto da fuori, è un pò singolare quanto sta avvenendo”. E’ comunque nell’”interesse di tutti che UniCredit sia forte e ben guidata”.

E all’interrogativo su chi sarebbe l’AD ideale di Unicredit, ha risposto semplicemente:

“Deve essere un uomo che conosce la banca e sa gestire le banche”. LAURA NAKA ANTONELLI BUSINESS INSIDER

 

L’INCHIESTA DI ‘FANPAGE’ CHE FA TREMARE LA CAMPANIA, DA DESTRA A SINISTRA – DE LUCA JR INDAGATO PER CORRUZIONE E PERQUISITO: UN FINTO IMPRENDITORE DEL NORD GLI HA PROPOSTO ACCORDI ILLECITI PER SMALTIRE RIFIUTI. MA ERA UN BOSS PENTITO CON TELECAMERA NASCOSTA DI ‘FANPAGE’ – PICCININI, DIRETTORE DEL SITO, ACCUSATO DI INDUZIONE ALLA CORRUZIONE: ‘FAI IL TUO DOVERE E TI RITROVI INDAGATO. LA PROCURA HA SEQUESTRATO I VIDEO MA NOI LI PUBBLICHEREMO LO STESSO

L’INCHIESTA DI ‘FANPAGE’ SUI RIFIUTI CAMPANI

https://www.fanpage.it/story/inchiesta-ciclo-rifiuti/

 

  1. INDAGINE NAPOLI: PERQUISITI CASA E STUDIO DE LUCA JR

inchiesta fanpage sui rifiuti in campaniaINCHIESTA FANPAGE SUI RIFIUTI IN CAMPANIA

 (ANSA) – Agenti della squadra mobile e dello Sco hanno eseguito una perquisizione la scorsa notte nell’abitazione e nello studio professionale di Roberto De Luca, assessore comunale di Salerno e figlio del governatore della Campania Vincenzo. La perquisizione rientra nell’inchiesta della procura di Napoli che ha indagato De Luca jr per corruzione in relazione a un video di Fanpage in cui un finto imprenditore gli avrebbe proposto accordi illeciti per un appalto. Nelle stesse ore sono state eseguite altre perquisizioni.

 

 

  1. DE LUCA E RIFIUTI. A 24 MATTINO PARLA PICCININI, DIRETTORE DI FANPAGE: “CI DICEVANO ‘CAMMA SAZIA’ TUTTE QUANTE!’“

Da Radio 24

 

roberto de lucaROBERTO DE LUCA

“Piccinini lei è sotto indagine, lo sa? Induzione alla corruzione, come se lei fosse uno di quelli che andava a chiedere il pizzo!”, chiede Luca Telese a Francesco Piccinini, direttore di Fanpage, intervenuto a 24 Mattino per commentare l’inchiesta che pubblica oggi il suo giornale, e che gli è costata un’indagine per induzione alla corruzione: “Sì sì lo so, infatti qualsiasi cosa dirò oggi può essere usata contro di me”, dice Piccinini. “Quindi questa cosa è anche divertente: da una parte cerchi di fare il tuo lavoro e dall’altra ti trovi indagato”.

 

Al telefono con i conduttori Luca Telese e Oscar Giannino, Piccinini ricostruisce la tecnica di inchiesta, con Piccinini e il giornalista Sacha Biazzo che hanno agito sotto copertura. Piccinini, con politici e imprenditori, si è finto imprenditore del Nord con un carico di rifiuti da smaltire. Visto il suo accento napoletano, non deve esser stato facile: “Com’era quest’accento del Nord che simulavi?”, chiede infatti Telese. “Guarda terribile”, risponde Piccinini, “un accento veneziano che non so fare. Tant’è che ad un certo punto uno si è insospettito e ha detto “Mica sei del Nord” e lì mi sono un attimo preoccupato, devo dirti la verità!”.

vincenzo de luca con i figli roberto e pieroVINCENZO DE LUCA CON I FIGLI ROBERTO E PIERO

 

L’adescato più famoso sarebbe De Luca junior, il figlio del sindaco De Luca, candidato eccellente del Pd. “Che cosa gli avete proposto? Come è andato quest’incontro?” chiedono ancora i conduttori. “La cosa più incredibile di tutta questa storia è che noi sapevamo che esisteva una giungla, non abbiamo fatto altro che trovare la gazzella giusta sulla quale mettere la telecamera e farla camminare in mezzo alla giungla e riprendere quello che succedeva”, racconta Piccinini, che si è avvalso della collaborazione di un ex boss con una telecamera nascosta.

 

“Ma è possibile che De Luca pensasse, avesse scoperto che eravate dei simulatori e sia stato al gioco per vedere dove arrivavate”, è il dubbio di Telese. “No, anche perché noi abbiamo dovuto fare un incontro preliminare con un suo filtro che ci ha accreditato e dopo di che abbiamo fatto il secondo incontro nel quale si sono stabilite quelle che potremmo definire – che oramai è noto a tutti – le percentuali”.

 

francesco piccinini di fanpageFRANCESCO PICCININI DI FANPAGE

Fanpage oggi pubblica i primi filmati dell’inchiesta, la cui pubblicazione continuerà a puntate nei prossimi giorni a ritmi però più rapidi del previsto. “Se la procura ieri mattina non avesse avuto la brillante idea di venirci a sequestrare i materiali avremmo avuto più tempo”, dice Piccinini. “Però non lo hanno fatto? Se le mettete in rete vuol dire…”. “Eh no, fortunatamente avevamo delle copie. La cosa incredibile è che, quindi, al reato di induzione alla corruzione dovrò per forza fare il reato di pubblicazione di atti d’ufficio”.

 

Piccinini comunque è tranquillo, per l’inchiesta ma anche per eventuali ritorsioni: “Non so come finirà sta storia ma noi siamo tranquilli, non credo che nessuno sia così pazzo da venirci a cercare! Vi lascio su una suggestione, la frase con apre il trailer del primo servizio. La persona che abbiamo incontrato dice: Camma sazia’ tutte quante!’”

 

 

  1. IL FIGLIO DEL GOVERNATORE E IL CANDIDATO FDI INDAGATI PER CORRUZIONE

Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

 

francesco piccinini di fanpageFRANCESCO PICCININI DI FANPAGE

Le perquisizioni scattano a due settimane dalle elezioni. E fanno tremare pure i partiti nazionali. Perché l’ inchiesta della Procura di Napoli sulle tangenti che sarebbero state versate per ottenere gli appalti sullo smaltimento dei rifiuti coinvolge almeno un politico candidato alla Camera, Luciano Passariello capolista di Fratelli d’ Italia nel capoluogo campano. Ma anche esponenti locali del Pd di caratura elevata. Come Roberto De Luca, l’ assessore al Bilancio del Comune di Salerno, figlio di Vincenzo, potente governatore della Campania. Entrambi sono indagati per corruzione insieme con una decina di persone e per Passariello c’ è anche l’ accusa di finanziamento illecito.

 

Sono due i capitoli di indagine: uno riguarda la Sma, società partecipata della Regione, e le «commesse» per lo stoccaggio delle scorie; l’ altra si concentra sulla montagna di ecoballe che il presidente De Luca si è impegnato a eliminare e per cui alcune gare pubbliche sono già state effettuate. Proprio su questo aspetto alcuni redattori del sito Fanpage.it avevano preparato video in cui si vedono almeno tre politici e alcuni intermediari «agganciati» da un finto imprenditore – in realtà un camorrista ora collaboratore di giustizia – disposto a versare mazzette in cambio dell’ assegnazione dei lavori pubblici.

roberto de lucaROBERTO DE LUCA

 

Filmati che sarebbero stati girati a partire da dicembre e che si era stabilito di pubblicare sul web nelle prossime ore. È stata proprio questa decisione a convincere il procuratore Gianni Melillo e l’ aggiunto Giuseppe Borrelli a far partire i controlli nelle case e negli uffici degli indagati. Ma anche a contestare al direttore di Fanpage.it il reato di concorso in corruzione. «È stato provocato un danno enorme al nostro lavoro», ha spiegato Melillo.

 

«Abbiamo semplicemente svolto il mestiere di cronisti», replicano dalla redazione annunciando la messa in onda delle immagini nelle prossime ore. E tanto basta per comprendere quanto il clima possa ulteriormente avvelenarsi. Tutto nasce dalle indagini dei poliziotti della Mobile di Napoli e dello Sco guidato da Alessandro Giuliano che ricostruiscono un «accordo corruttivo sugli appalti Sma che avrebbe consentito a una cordata di imprenditori di stilare un accordo con soggetti interni alla Sma e alla Regione Campania e con Passariello – nella sua qualità di consigliere regionale – per l’ affidamento dello smaltimento dei fanghi provenienti da cinque depositi di stoccaggio a fronte di utilità in somme di denaro calcolate in percentuale sui guadagni ottenuti».

GIOVANNI MELILLOGIOVANNI MELILLO

 

Proprio sulla base di questi elementi i magistrati ipotizzano corruzione e finanziamento illecito.

Le perquisizioni vengono disposte nei confronti di Passariello, degli imprenditori, ma anche del consigliere delegato Sma Lorenzo Di Domenico e di Andrea Basile ritenuto «reggente» del clan camorristico Cimmino come partecipe del patto illecito, circostanza che ha fatto scattare per alcuni l’ aggravante del metodo mafioso.

 

«Ho scoperto oggi che Passariello è indagato – commenta la leader di FdI Giorgia Meloni a Piazzapulita su La 7 -. Non ho problemi, se si dovesse scoprire che non era una persona degna, di prendere le conseguenti determinazioni, ma spero che questa indagine finisca come tutte le indagini di Woodcock, con un nulla di fatto». Un capitolo tuttora esplorato dagli investigatori riguarda invece lo smaltimento delle ecoballe. Nel video di Fanpage.it si vede Roberto De Luca trattare con la persona che crede essere un imprenditore per l’ aggiudicazione dell’ appalto. Il figlio del governatore non parla in qualità di assessore, ma vanta la possibilità di intervenire a livello regionale.

 

passarielloPASSARIELLO

E propone i nomi di alcuni intermediari che potrebbero agevolare la chiusura dell’ affare. Non è l’ unico. Nei filmati che la redazione annuncia di voler pubblicare «a puntate» comparirebbero fatti almeno altri due politici: uno di centrodestra e uno di centrosinistra.

 

Nell’ ottobre scorso il governatore Vicenzo De Luca aveva annunciato di aver «espletato la seconda gara per la rimozione di cinquecentomila tonnellate di ecoballe da Taverna del Re» precisando che «tutte le procedure della gara sono state seguite con l’ Anac, che ha fatto il monitoraggio sulle imprese che partecipano alle gare e sulla commissione aggiudicatrice» e annunciando lo smaltimento «in pochi mesi altri 500 mila tonnellate di ecoballe».

IL MANIFESTO ELETTORALE DI GIORGIA MELONIIL MANIFESTO ELETTORALE DI GIORGIA MELONI

 

I presunti accordi si sarebbero concentrati su quest’ ultima tranche, ma gli accertamenti in corso ormai da diversi mesi dovranno stabilire se anche le precedenti gare possano essere state falsate grazie al pagamento di mazzette. E per questo nelle ultime ore sono stati sequestrati i documenti sull’ assegnazione delle commesse.dagospia.com

 

 

 

INTESA NON INVESTE NEI CLIENTI BANCHE VENETE -Intesa Sanpaolo sostiene nuovo corso della Luiss

Luiss Business School: parte il corso per formare i manager per l’impresa familiare. Al servizio dei 25 partecipanti c’è un Corporate Advisory board prestigioso

Intesa Sanpaolo sostiene nuovo corso della Luiss "Family Business Management"

 
La LUISS Business School dà il via al corso “Family Business Management” al servizio delle imprese familiari. L’iniziativa è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
 
Intesa Sanpaolo sostiene il nuovo corso della Luiss Business School, “Family Business Management”, per la formazione dei giovani manager dell’impresa familiare. Nel nostro paese le aziende familiarirappresentano l’85% della produzione nazionale e il 45% di queste è prossima ad affrontare il passaggio generazionale: proprio per poterle supportare al meglio in questa fase delicata, la LUISS Business School ha istituito un nuovo corso che prevede un percorso formativo rivolto ai professionisti che vogliono occuparsi dell’azienda di famiglia

“Family Business Management”: Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, presiede il Corporate Advisory board al servizio dei 25 partecipanti al corso

La LUISS Business School, insieme al Direttore del corso Fabio Corsico, ha messo al servizio dei 25 partecipanti selezionati un Corporate Advisory board di grande prestigio, presieduto da Gian Maria Gros‐Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo. Il board è composto da Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, Emma Marcegaglia, Presidente Università LUISS Guido Carli, Presidente Eni S.p.A., Luigi Abete, Presidente BNL Gruppo BNP Paribas e Presidente LUISS Business School, Azzurra Caltagirone, Amministratore Delegato Messaggero, Claudio Costamagna, Presidente Cassa depositi e prestiti, Luigi de Vecchi, Presidente Area Europa Continentale per il Corporate e Investment Banking Citi, Francesco Gianni, Founding Partner Studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, Federico Imbert, Amministratore Delegato Gruppo Credit Suisse Italia, Marco Morelli, Amministratore Delegato Banca Monte dei Paschi di Siena, Marco Patuano, Amministratore Delegato Edizione Holding, Lorenzo Pellicioli, Amministratore Delegato De Agostini e Presidente DeA Capital, Giuseppe Recchi, Vice Presidente Esecutivo Telecom Italia, Aurelio Regina, Presidente di Manifatture Sigaro Toscano, Partner Egon Zehnder International, Pietro Salini, Amministratore Delegato Salini Impregilo e Maurizia Villa, Managing Director Italy Korn Ferry International.

“Family Business Management”: formare i giovani manager dell’impresa familiare per favorire il ricambio generazionale

“Competenze di governance, finanza, comunicazione e decision making costituiranno il bagaglio multidisciplinare utile che permetterà ai partecipanti di prendere decisioni consapevoli, orientate a una corretta organizzazione del business e dei processi produttivi” afferma Paolo Boccardelli, Direttore della LUISS Business School. Quello dell’impresa familiare è un modello vincente, più veloce nel cogliere le opportunità legate ai cambiamenti e più resistente di fronte alle difficoltà, nello scenario attuale in cui il cambiamento è alla radice dei nuovi business model. Il corso rappresenta un valido supporto al ricambio generazionale imprenditoriale,tematica che Intesa Sanpaolo ritiene strategica per il Paese. Per questo la Banca ha deciso di sostenere l’iniziativa. Si tratta di un’inedita proposta formativa rivolta soprattutto a un tessuto industriale familiare particolarmente sviluppato nel nostro Paese.

“La formazione per un manager dell’impresa familiare richiede sensibilità maggiori” – sottolinea Fabio Corsico – “Perché bisogna essere in grado di interagire con il fondatore o con i suoi eredi oppure, laddove non ci sia successione, saper creare un’indipendenza tra la gestione e il rispetto dei valori”. Sarà proprio Fabio Corsico a introdurre il corso, ospitando la testimonianza di Gaetano Miccichè, Presidente Banca IMI, per un’analisi degli scenari economici in cui i Family Business operano.

LO SACANDOLO CARLO MESSINA DAYS ANZICHE AIUTARE I CLIENTI BANCHE VENETE CON I SOLDI DELLO STATO ORGANIZZA”Family Business Management”

QUANDO IL BUE DICE CORNUTO ALL’ASINO – DON CHISCIOTTE SOROS CONTRO FACEBOOK, ALIBABA, GOOGLE: “SONO NEMICI DELLA DEMOCRAZIA” – IL FINANZIERE VENDE I SUOI PACCHETTI AZIONARI DEI GIGANTI DEL WEB (E INCASSA RICCHE PLUSVALENZE)

Andrea Tarquini per La Repubblica

 

SOROSSOROS

George Soros scende di nuovo in campo contro i social media e disinveste dai loro pacchetti azionari, definendo giganti come Facebook, Google e Alibaba “nemici della democrazia”. Per la stessa ragione, egli ha significativamente disinvestito da Microsoft. La notizia, lanciata dall´edizione online di “Die Welt”, segue di pochi giorni un duro discorso pronunciato al vertice di Davos dall´87enne tycoon americano di origini ebraiche ungheresi, e segna un nuovo capitolo nel suo impegno – a volte lodato, a volte discusso e criticato – sul fronte della vita sociale e politica nel mondo globale.

mark zuckerberg e priscilla chanMARK ZUCKERBERG E PRISCILLA CHAN

 

Soros ha reso pubblica la notizia nel quadro delle comunicazioni dovute per legge alla Securities and exchanges commission (Sec, l´autorità usa di vigilanza sui mercati azionari). Egli ha comunicato alla Sec di aver venduto le sue 100mila azioni di Facebook per circa 19 milioni di dollari, 74mila di Alibaba per 12,7 milioni di euro e 10 mila titoli di Amazon per circa 9,6 milioni di dollari. Quanto a Microsoft, egli ha ridotto la sua partecipazione della metà a circa 58mila titoli.

 

Giá nel discorso di Davos Soros aveva attaccato i social media come nemici della democrazia paragonandoli a forze populiste e affermando che i suddetti social media hanno spesso influenze negative su libere elezioni. Ora ha tradotto in pratica le sue accuse. E ha affermato che tra l´altro, secondo lui, i giganti del mondo dei social network stringono “alleanze non certo sante con regimi dittatoriali come in Russia o in Cina, costruendo con quei governanti una rete di controlli totalitari”. Il tycoon chiede che l´attività dei social media sia regolamentata e controllata a livello internazionale per proteggere le democrazie.

 

google chromeGOOGLE CHROME

Gli osservatori si chiedono se davvero la sua decisione di disinvestire dai social media abbia solo motivazioni di opinione politica, o non sia dovuta anche a calcoli economici, vista l´estrema abilità del finanziere. Egli ha infatti pronosticato un futuro negativo per i colossi della rete, affermando che dovendo sempre inventare nuove iniziative e contenuti, oltre a divenire invadenti nella vita politica delle democrazie “alla fine diventano schiavi di se stessi”.

 

alibabaALIBABA

Sempre a suo parere, ben presto decisioni internazionali, specie da parte dell´Unione europea, creeranno seri problemi ai social media. “Non passerà molto tempo da oggi alla fine del loro monopolio in rete”, egli avrebbe ancora affermato.

dagospia.com

SEPARAZIONE POLITICA AL ”FATTO” – GRAFICA VENETA VENDE ALLA TESTATA IL PROPRIO 4% – MOTIVO? LA CANDIDATURA CON FORZA ITALIA DI FABIO FRANCESCHI, PRESIDENTE DELLA “GRAFICA VENETA”, AZIONISTA DEL GIORNALE – L’AZIENDA EDITORIALE CONTINUERA’ A PUBBLICARE I LIBRI DEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO

Dal Fatto Quotidiano

 

Fabio Franceschi ospite a “Porta_a_Porta”. Grafica Veneta ...FABIO FRANCESCHI OSPITE A “PORTA_A_PORTA”. GRAFICA VENETA …

La Società Editoriale Il Fatto comunica che il giorno 14 febbraio presso lo studio notarile Paone si è chiusa l’ operazione di acquisizione di azioni proprie da parte dell’ editoriale. L’ azionista Grafica Veneta, rappresentata dall’ amministratore delegato Giorgio Bertan, ha infatti ceduto la propria quota del 4% alla Società Editoriale Il Fatto, rappresentata dall’ amministratore delegato Cinzia Monteverdi.

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO

 

L’ uscita di Grafica Veneta è da ricondurre alla recente candidatura politica di Fabio Franceschi. L’ operazione si è chiusa di comune accordo tra le parti in quanto entrambe hanno ritenuto le rispettive posizioni difficilmente conciliabili. La candidatura politica, in qualsiasi partito, di un azionista della Società Editoriale non è compatibile con i principi fondamentali di libertà d’ informazione ai quali Il Fatto Quotidiano si ispira fin dalla nascita.

 

Ugualmente per il presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, era opportuno portare a compimento l’ uscita dall’ Editoriale per consentirgli di proseguire il proprio percorso politico senza conflittualità alcuna e nel pieno e reciproco rispetto delle scelte e opinioni. I tempi e modi nei quali è stato possibile completare l’ uscita dalla compagine sociale di Grafica Veneta hanno dato ulteriore conferma degli ottimi e corretti rapporti instaurati negli anni fra le aziende e le persone che le dirigono.

Fabio Franceschi ospite a “Porta_a_Porta”. Grafica Veneta ...FABIO FRANCESCHI OSPITE A “PORTA_A_PORTA”. GRAFICA VENETA …

 

Cinzia Monteverdi tiene infine a precisare che l’ uscita di Grafica Veneta non modifica i rapporti di collaborazione tra le parti, essendo l’ azionista cedente nota impresa leader nel settore della stampa e della rilegatura e a oggi fornitore della Editoriale Il Fatto per la stampa dei libri con marchio PaperFIRST. Grafica Veneta dunque continuerà a essere un valido fornitore per l’ alta qualità dei servizi offerti sempre dimostrata.dagospia.com

 

Mps, i dubbi di un lettore sul profilo Mifid

La segnalazione di un ex obbligazionista coinvolto nel burden sharing, che ora ha fatto ricorso all’arbitro Consob


 
 

A redazione@finanzareport.it riceviamo una nuova segnalazione sul cosiddetto burden sharing, il meccanismo che ha coinvolto nel 2017 un’ampia e variegata platea di obbligazionisti Mps, contribuendo in misura decisiva a salvare la “banca più antica del mondo”. Il lettore, un investitore al dettaglio, era titolare di un’obbligazione subordinata convertita in azioni, e per cui non è stato previsto il ristoro. Ora ha presentato ricorso all’arbitro Consob (clicca qui per sapere come funziona l’Acf) e pone alcune domande sulla profilatura Mifid. Risponde in modo articolato il “nostro” Carmelo Catalano. 

“Tempo fa ho mandato le mie motivazioni sulla ricapitalizazione precauzionale in Mps dove purtroppo mi trovo coinvolto anche io come obbligazionista subordinato. Leggendo le motivazioni delle persone come me che vi scrivono, e le risposte che gli date, mi avete dato un ottimo suggerimento per come farmi sentire ricorrendo all’Acf.

Ho mandato il mio reclamo a Mps e puntualmente dopo 60 giorni mi ha risposto che è tutto regolare, il giorno dopo ho mandato il mio ricorso all Acf che è stato protocollato e spedito immediatamente a Mps. Io non so come andrà a finire ma vi ringrazio per il consiglio e visto che vi scrivo questa mail vorrei dei chiarimenti sul profilo mifid. Il 24 aprile 2015 Silvia operatrice Mps mi fa il profilo Mifid obbligatorio come cliente al dettaglio, facendomi investire una ingente somma in una subordinata Mps 2020 5%. Io informandomi su vari siti vedo che il cliente al dettaglio ha la massima protezione sull’investimento. La mia domanda è: come fa una banca a vendere titoli cosi rischiosi a clienti con profilo Mifid cliente al dettaglio? Io sono di Arezzo e sapete bene quanto questo territorio sia stato sotto l’effetto mediatico con Bpel.

– Per quale motivo i risparmiatori devono essere coinvolti in investimenti dove il profilo MIFID li esclude?

– Per quale motivo la banca o le banche anno violato indistintamente una legge europea molto chiara per la tutela del risparmio? – Per quale motivo le banche hanno vivamente consigliato certi prodotti? Io lo posso dire con certezza.

– Per quale motivo lo stato Italiano è stato cieco di fronte ai risparmiatori coinvolti compreso la commissione europea?

– Per quale motivo è stato fatto di tutto per salvare le banche e i suoi consapevoli operatori?

Dal mio punto di vista strettamente personale e come persona coinvolta credo che qui siamo di fronte alla più grande truffa organizzata a favore delle banche a danno dei piccoli risparmiatori. Poi se tutto questo rientra nella normalità e nella quotidianità delle cose, me ne farò una ragione. Scusatemi”. 

Lettera firmata

Il gentile lettore ha investito, su consiglio di BANCA MPS, “ingenti somme” in obbligazioni subordinate MPS 2020 5% coinvolte come noto nel burden sharing e convertite in azioni al prezzo di 8,65. Pertanto alle quotazioni attuali delle azioni (supponiamo 3,70 euro) il lettore purtroppo subisce una perdita del 57% circa. Infatti questa tipologia di obbligazioni subordinate LT2, destinate all’origine ad investitori istituzionali ed emesse senza prospetto informativo, non è stata oggetto di ristoro a differenza delle UT2.

Infine il lettore, classificato come cliente al dettaglio in base alla MIFID e in quanto tale meritevole dalla massima protezione, ritiene che la BANCA non avrebbe dovuto consentirgli di acquistare le obbligazioni subordinate in parola perché troppo rischiose.

Il lettore ha già inoltrato reclamo a BANCA MPS e, in seguito al rigetto del reclamo, proposto ricorso all’ACF presso la CONSOB.

Ciò posto veniamo alle risposte ai quesiti posti dal gentile lettore, precisando in via preliminare che è impreciso affermare che la classificazione quale cliente al dettaglio impedisca, in astratto, di acquistare prodotti finanziari molto rischiosiquali ad esempio obbligazioni subordinate, azioni, warrant ecc.

Infatti ai fini della selezione degli investimenti adeguati/appropriati quel che rileva non è tanto il fatto di essere un investitore al dettaglio, quanto la volontà consapevole di esporre un capitale a rischi più o meno elevati in previsione di un maggior rendimento. Volontà consapevole (intesa come cultura finanziaria, cioè conoscenza dei mercati e dei prodotti) che dovrebbe emergere correttamente dalla profilatura MIFID, a sua volta risultante da una serie di elementi contenuti nel questionario MIFID.

Quindi, in mancanza di altre informazioni, dobbiamo presumere che se il lettore ha acquistato le obbligazioni subordinate MPS nell’ambito di un servizio di consulenza è evidente che la BANCA ha ritenuto che l’investimento stesso fosse adeguato, almeno sulla base delle risultanze formali della MIFID, alla situazione del lettore. In questo senso non stupisce che la BANCA, esaminate le risultanze documentali, abbia deciso di rigettare il reclamo del lettore.

Data risposta al quesito specifico del, rispondiamo anche alle domande di carattere più generale, riportando di seguito, per comodità di chi legge, le domande e le relative risposte.

“Per quale motivo i risparmiatori devono essere coinvolti in investimenti dove il profilo MIFID li esclude?”

In effetti il problema, come detto, va posto in termini leggermente diversi. Difficilmente esistono casi in cui i risparmiatori acquistino nell’ambito di un servizio di consulenza prodotti finanziari non coerenti con il profilo MIFID. Sono, invece, frequenti i casi, come emerso dalla giurisprudenza e dalle numerose decisioni dell’ACF, in cui il profilo MIFID venga “costruito ad hoc” per consentire ai risparmiatori di acquistare quei prodotti che la BANCA desidera vendere.

“Per quale motivo la banca o le banche hanno violato indistintamente una legge europea molto chiara per la tutela del risparmio?”

Al netto della generalizzazione del lettore che ci pare un po’ troppo forte, le causali fondamentali delle “forzature” commesse dalle banche sono due:

a) il normale conflitto di interesse tra la banca venditore e il cliente compratore, ognuno desideroso di guadagnare quanto più è possibile;

b) L’asimmetria informativa tra banca e cliente; il cliente non possiede le informazioni per valutare correttamente il valore di quello che la banca gli sta proponendo e spesso non è in grado nemmeno di valutare l’esatta portata del conflitto di interessi della banca.

In linea generale le BANCHE sono imprese e quindi cercano di vendere prodotti con un margine di guadagno (commissioni) molto elevato. Quindi è forte la tentazione di collocare prodotti che le assicurino maggiori commissioni (esempio polizze o fondi comuni invece che ETF) anche se questo maggior costo va inevitabilmente a gravare sul rendimento atteso del cliente.

Questo fenomeno è per certi versi fisiologico. Patologico, invece, è stato il comportamento delle banche poi finite in dissesto che, sotto l’occhio non sempre attento delle autorità di vigilanza, e pur di sopravvivere sono state “costrette” a collocare titoli di capitale bancario molto rischiosi (azioni e obbligazioni junior) presso i risparmiatori al fine rispettare i requisiti patrimoniali imposti dalle autorità di vigilanza.

In questi casi il mercato degli investitori “più informati” non era disposto a comprare quei prodotti perché troppo rischiosi in rapporto al rendimento atteso, e allora le BANCHE per non “gettare la spugna” hanno deciso di collocarli massicciamente presso gli investitori “meno informati.”

“Per quale motivo le banche hanno vivamente consigliato certi prodotti? Io lo posso dire con certezza”.

I motivi li abbiamo elencati sopra e possono essere ascritti alla miscela tra conflitto di interessi e asimmetria informativa tra la BANCA e il risparmiatore.

“Per quale motivo lo stato Italiano è stato cieco di fronte ai risparmiatori coinvolti compreso la commissione europea?”

In realtà e in tutta onestà né lo Stato italiano né la Commissione europea sono stati completamente ciechi di fronte ai risparmiatori. Infatti sono stati tutelati al 100% i depositanti e i titolari di obbligazioni ordinarie. Per gli obbligazionisti subordinati sono stati autorizzati, emanati e tuttora in corso di esecuzione, provvedimenti volti al ristoro delle perdite subite.

Per certi versi le cose hanno seguito un ordine naturale. I dissesti bancari hanno coinvolto solo i prodotti finanziari naturalmente più esposti al rischio di impresa bancaria, e nello specifico le azioni e le obbligazioni subordinate. Il problema non di poco conto è stato che questi prodotti erano presenti in portafogli dove in linea teorica presenti non dovevano essere. Vale a dire nei portafogli di investitori non consapevoli del rischio specifico di questi prodotti e per importi molto elevati in percentuale del patrimonio posseduto. Ragion per cui il dissesto di una singola banca ha determinato perdite molto elevate del patrimonio familiare, cosa che non dovrebbe mai verificarsi se si rispettano le regole che prescrivono una opportuna diversificazione degli investimenti.

In ogni caso poiché si trattava di prodotti molto rischiosi prima di procedere al ristoro è necessario accertare caso per caso, anche presuntivamente, che l’investimento non fosse speculativo e che quindi effettivamente i prodotti siano stati acquistati in violazione delle norme specifiche che regolano la materia, in pratica che ci sia stato mis-selling.

“Per quale motivo è stato fatto di tutto per salvare le banche e i suoi consapevoli operatori?”

Le banche sono state salvate perché si è ritenuto evidentemente che il costo del “salvataggio” fosse notevolmente inferiore al costo del “fallimento”. Per quel che riguarda, invece, i suoi “consapevoli operatori” va operata un netta distinzione, quanto a graduazione di responsabilità, tra i vertici che impartivano le disposizioni e l’area operativa che doveva eseguirli. Non è questa la sede, anche per ragioni di spazio, per esprimere giudizi approfonditi. Però in linea generale si può senz’altro convenire sul fatto che banchieri e bancari abbiano goduto di un trattamento privilegiato rispetto ad amministratori e dipendenti della miriade società anch’esse travolte dalla crisi che ha investito il paese, ma operanti in altri settori. 

Dott. Carmelo Catalano finanza report

Profumo smentisce uscita da Leonardo

L’ad del gruppo strategico rigetta le voci su un suo possibile ingresso in Cdp. E invita a guardare sul medio e lungo termine per valutare il piano industriale.


Alessandro Profumo, l'ex banchiere ora alla guida di Leonardo

Alessandro Profumo, l’ex banchiere ora alla guida di Leonardo
 

Di questi tempi l’amministratore delegato del gruppo Leonardo, Alessandro Profumo, deve affrontare varie incombenze, fra cui la prosecuzione del processo per la banca Monte dei Paschi di Siena, di cui è attesa per fine aprile la decisione sul suo rinvio a giudizio, e il fatto che il mercato azionario non abbia accolto bene il piano industriale dell’ex-Finmeccanica da lui sviluppato.

Tuttavia Profumo non si tira indietro e smentisce categoricamente le voci su una sua possibile uscita da Leonardo per entrare nella dirigenza di Cassa Depositi e Prestiti. Profumo lo ha ribadito, non a caso, mentre parlava a 800 manager del gruppo industriale che si occupa di armamenti, aerei ed elicotteri, allo scopo evidente di instillare in loro la sua medesima fiducia nel piano industriale: “Non avrei mai investito tanto se avessi voluto andare da un’altra parte. L’ho fatto perché sono sicuro che Leonardo è un buon investimento e che realizzeremo il piano che abbiamo varato”. Ha difeso l’acquisto di 100.000 azioni per una spesa di 973.000 euro, aggiungendo: “È un piano industriale di crescita sostenibile. Sono estremamente ottimista su ciò che dobbiamo fare. E lo sono grazie alla squadra che ho intorno. Una squadra che sa discutere, anche litigare ma alla fine arrivare a una soluzione. E se non arriva a una soluzione spetta a me decidere e io so decidere“.

Come noto, il titolo Leonardo non è andato troppo bene dopo il 30 gennaio, quando la pubblicazione del piano Profumo ha evidenziato che la crescita sarà localizzata più verso il 2020, mentre il 2018 sarà un anno di consolidamento, con insoddisfacente flusso di cassa, almeno per il momento. Profumo invita a guardare più avanti, sul medio e lungo termine, ricordando che Leonardo non andrà sul mercato degli investimenti equity e presentando in ottima luce l’apertura di una linea di credito con 26 banche sancita due giorni fa.

Intanto, attende la prossima udienza del 13 marzo per il processo Mps, di cui era presidente, e a cui comparirà insieme all’ex-amministratore delegato della banca toscana, Fabrizio Viola. L’accusa di aggiotaggio e falso in bilancio incombe, relativa ai derivati Alexandria e Santorini che la banca piazzò fra 2012 e 2015, secondo l’accusa senza informare adeguatamente i clienti dei rischi. L’orizzonte per i rinvii a giudizio è attorno a fine aprile e dunque per l’ad del maggior gruppo industriale strategico italiano si annunciano settimane crucial. Mirko Molteni finanza report

Euro, nuovo assalto: il piano di Dalio, lo speculatore erede di Soros

Usa all’attacco dell’Europa: dopo Soros nel 1992 e nel 2010 la storia si ripete e gli speculatori vogliono banchettare sulle macerie dell’euro

Di Buddy Fox affariitaliani
Euro, nuovo assalto: il piano di Dalio, lo speculatore erede di Soros

 La storia si ripete? A volte molto più spesso di quanto non si creda. Il brutto è che la storia – scriviamola in corsivo per darle identità di personaggio teatrale – ha l’astuzia di presentarsi ogni volta con qualche sfumatura diversa, dettagli che la aiutano a camuffarsi come un agente segreto che si mette o si toglie barba e baffi. Piccole variazioni le quali insieme alla nostra sbalorditiva smemoratezza fanno sì che il vecchio che ritorna, il già visto, il già accaduto, ci appaia in veste di nuovo e ci sorprenda. Il buon vecchio Marx, sì proprio quello del Capitale, sosteneva che la storia si presenta sempre due volte. La prima sotto forma di tragedia, la seconda di farsa. Sbagliato: la storia si ripete una, due, tre, infinitamente volte. Sempre simile a se stessa.

La storia che oggi si ripete è l’attacco della speculazione internazionale. Non la riconoscete, non ricordate? Non vi dice nulla il nome di George Soros lo speculatore che nel 1992 anmaccò la Lira e nel 2010 ci riprovò con l’Euro e gli andò male?

L’8 Febbraio 2010 non è un giorno qualunque, nella ancor breve storia dell’Euro risulterà essere una data importante. La leggenda narra di un incontro riservato a New York tra un gruppo di gestori hedge fund. Si racconta di una cena presso un broker di Manhattan, gli ospiti sono di primo piano, il gotha di Wall Street, piatto principale del menù l’attacco concertato all’euro sotto il cappello del grande stratega e stregone, ovvero il padre di tutti gli Hedge Fund, il Soros Fund Management.

All’apparenza una follia, un’operazione gigantesca e irrealizzabile; con il tempo poi ci siamo resi conto di quanto reale potesse essere il pericolo. A distanza di qualche anno, tiriamo un sospiro di sollievo, ci hanno provato e ci sono quasi riusciti, ma l’Euro è salvo. L’Europa dell’Euro, una fortezza disordinata ma al tempo stesso solida e tenace. In principio, ancor prima dell’assalto dei “corsari speculativi” ci fu la Grecia, quello che sembrava un piccolo inciampo, una palla di neve, con il passare del tempo si è trasformata in valanga che solo oggi sembra aver trovato una soluzione. Dopo la Grecia, gli assalti furono sferrati contro i bersagli grossi, toccò all’Italia e alla Spagna difendersi. Un Debito che faceva gola agli speculatori era il premio più prestigioso; il debito dell’Italia era un bersaglio a parete intera, chiunque sarebbe riuscito a colpire. Quello che la finanza internazionale non conosceva era la determinazione degli europei, ben incarnata nella sua figura di riferimento, il presidente della Banca Centrale Mario Draghi. La frase pronunciata a Londra il 26 Luglio2012 “Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’euro. E credetemi sarà abbastanza”, non solo entrerà nei libri di storia ma per tempismo e decisionismo fu uno tsunami capace di scacciare definitivamente gli squali della finanza. Quel contrattacco finì come sappiamo, alla grande.

Oggi, esattamente 8 anni dopo, sempre a Febbraio, sempre gli stessi yankee, ci stanno riprovando, protagonisti diversi, con armi diverse, ma sempre con lo stesso obiettivo: banchettare, fare la grana sulle macerie dell’Europa e dell’Euro. Guadagnare e togliersi di torno un concorrente sempre più scomodo, non male come piano.

I protagonisti di oggi si chiamano Ray Dalio, che come Annibale sugli elefanti, scortato dal fondo speculativo americano Aqr Capital e da quello inglese Marshall Wace, sembrano intenzionati a mettere in ginocchio quello che fu l’antico Impero Romano.

Anche gli strumenti oggi sono diversi, i titoli di stato usati nel precedente attacco del 2010 oggi sono sterilizzati, c’è lo scudo spaziale della Bce impermeabile a tutto, si deve escogitare un’alternativa, come le grandi aziende private, banche in particolare, che oggi come allora rimangono il reparto più vulnerabile.

Oggi come allora è l’Italia il “big fish”, il bersaglio grosso da colpire, prima i Btp, ora banche e assicurazioni. Ma nel mirino non c’è solo il tricolore, sul radar di questi speculatori sembra essere finita anche Deutsche Bank, il colosso dai piedi d’argilla.

DB non è una banca qualunque, è il cuore finanziario dell’Europa, il panzer tedesco che punì vigliaccamente l’Italia nel 2011 e che poi vide ritorcersi contro tutti i danni collaterali.

DB è una base militare finanziaria, ma altamente infiammabile, vista la quantità, ormai incalcolabile, di derivati che si trova in pancia. Ed è proprio per questo che secondo alcune indiscrezioni, siano ora al lavoro alcune BIG come Citigroup e sua maestà Goldman Sachs, per la creazione di un etf che lavori su una particolare categoria di obbligazioni, nello specifico la “CoCo”, titoli non garantiti che hanno già fatto danni nel 2016.

Un’operazione volta a minare nuovamente la fiducia dei risparmiatori, che devono essere prima invogliati a investire su questi strumenti, che ripeto non sono garantiti, e poi tramite l’affondo speculativo, devono incenerire il risparmio. Operazioni già viste su altre banche più piccole.

Chissà cosa ne pensano i principi del Qatar, che dopo aver schivato la trappola MPS, si sono ritrovati a dilapidare il capitale su altri investimenti: nello sport con il giocattolo Psg, e nella finanza entrando massicciamente (attraverso un aumento di capitale) proprio in Deutsche Bank.

Alla vigilia di un appuntamento elettorale dall’esito molto incerto, con lo Stato italiano ancora impegnato a restaurare le nostre banche e con un debito pubblico ancora in crescita, siamo di nuovo in pericolo?

Fortunatamente no, il contesto è totalmente diverso, migliore, con un’economia in crescita, banche maggiormente capitalizzate è una Bce che vigila senza nessuna intenzione di alzare i tassi a breve. Forse per una volta ha ragione Marx, in questo caso la storia si ripete, la prima sotto forma di tragedia, così fu nel 2010/2011, la seconda sotto forma di farsa. Ray Dalio e il suo codazzo sono avvertiti, cave canem.

CRV – Banche venete: insediata la nuova Commissione speciale d’inchiesta.

 © ANSA

 

 

Banche venete – Insediata la nuova Commissione speciale d’inchiesta.

Venezia 15 febbraio – Si è insediata questa mattina a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, sede dell’Assemblea legislativa regionale, la Commissione speciale d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto.

A condurla, nelle fasi iniziali, il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti. La Commissione speciale sarà presieduta dalla Consigliera regionale del gruppo Il Veneto del Fare – Falvio Tosi – Noi con l’Italia Giovanna Negro, individuata tra i componenti di minoranza e votata dalla maggioranza dei Commissari. I Consiglieri di maggioranza Antonio Guadagnini (Siamo Veneto) e Sergio Berlato (Fratelli d’Italia – Movimento per la cultura rurale) sono stati eletti rispettivamente Vicepresidente e Segretario della Commissione della quale fanno parte anche i Consiglieri Maurizio Conte (Veneto per l’Autonomia), Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), Luciano Sandonà (Zaia Presidente), Simone Scarabel (Movimento 5 Stelle) e Claudio Sinigaglia (Partito Democratico). Il Consigliere regionale Alessandro Montagnoli (Lega) ha rassegnato le dimissioni dalla Commissione.(ANSA)

Crac banche venete, M5S Veneto: “sit-in di protesta sabato 17 febbraio a Montebello Vicentino davanti alla casa di Gianni Zonin con i risparmiatori azzerati”

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I candidati e i portavoce veneti del Movimento 5 Stelle si ritroveranno domani sabato 17 febbraio alle 15 a Montebello Vicentino, davanti all’abitazione dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, assieme ai risparmiatori azzerati dal crac delle banche venete, per un sit-in di protesta e di solidarietà. L’iniziativa è parte di un più ampio tour che sta abbracciando i luoghi-simbolo del saccheggio economico, ambientale e sociale del quale sono oggetto il territorio e le genti venete, nell’indifferenza della classe politica nazionale e regionale.

Dopo il ritrovo davanti alla Miteni di Trissino della settimana scorsa era doveroso manifestare davanti all’abitazione di Zonin. Il disastro delle popolari venete ha coinvolto centinaia di migliaia di risparmiatori, grazie anche a una maggioranza parlamentare che, dopo aver chiuso occhi e orecchie di fronte alla drammatica crisi bancaria al motto di “il sistema bancario italiano è solido”, ha poi svenduto le due popolari venete. 

È una naturale evoluzione arrivare a Montebello durante questa campagna elettorale, dopo decine di incontri pubblici tenuti per informare i cittadini in collaborazione con le associazioni di soci delle popolari e dei consumatori, dopo esposti, denunce, interrogazioni parlamentari e proposte di legge, e soprattutto dopo la preparazione di un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo finanziato grazie al taglio degli stipendi dei nostri consiglieri regionali.

Il Movimento 5 Stelle ha sempre chiesto che i responsabili della perdita di tanta parte della fiducia dei cittadini siano individuati e puniti, e che i truffati siano risarciti. Le connivenze e i silenzi hanno reso chiaro a tutti i cittadini coinvolti chi è sempre stato dalla loro parte, e siamo convinti che i cittadini stessi puniranno quella classe politica che li ha definiti “speculatori” o “analfabeti finanziari” e che li ha abbandonati, sfiduciati e senza più i propri risparmi.

Movimento 5 Stelle Veneto