Creval: al via tavolo su 400 esuberi, chiudono 61 filiali

Si tratta del 10% degli addetti. Dura lettera della banca ai sindacati: non tutte le uscite potrebbero essere volontarie, possibili deroghe al contratto nazionale

 
 

Avrà inizio nelle prossime ore una serrata trattativa tra il Credito Valtellinese e i sindacati bancari sui 400 esuberi previsti dal piano 2018-2020. 

Anche questi tagli rientrano nell’operazione di rafforzamento che passa soprattutto dall’aumento di capitale iperdiluitivo che si svolge in questi giorni e che a Piazza Affari vede costantemente titolo e diritti sulle montagne russe (stamani alle 10 +3,4% il titolo, +61% i diritti). 

Le discussioni con in sindacati non si preannunciano facili. Per il Creval 4.000 unità significano il 10% della forza lavoro. Inoltre l’ultimo fondo di solidarietà si è chiuso due mesi fa. E già si torna a parlare di esuberi. Al tavolo da domani siederanno le sigle sindacali Fabi, First Cisl, Fisac, Ugl credito, Uilca, Unisin Falcri Silcea Sinfub e la controparte Creval. Al centro delle discussioni: l’ottimizzazione della presenza territoriale, la “liberazione di 400 risorse” nell’arco di piano e una decisa riduzione dei costi operativi relativi al personale. 

La lettera con cui il Creval ha avviato la procedura cita innanzitutto la fusione per incorporazione del Credito Siciliano in Credito Valtellinese: è l’operazione “one bank” che dovrebbe comportare 25 esuberi nelle strutture centrali. Per quanto riguarda la rete commerciale, dopo la chiusura di 27 filiali nel 2017 è prevista la chiusura di altre 61 filiali per portare la rete operativa a 350 filiali in arco di piano. Ciò comporterebbe altri 275 esuberi. Infine la razionalizzazione di alcune strutture e dei processi, con il progressivo sviluppo del digital banking, l’ottimizzazione delle strutture di corporate center e dei processi di front e back office, porterebbero all’uscita di un altro centinaio di addetti. In tutto fanno appunto 400.

Prima di ricorrere alla Legge 223 del 23 luglio 1991 (che regola i licenziamenti) il gruppo si rende disponibile a fare ricorso prioritariamente alle prestazioni straordinarie del Fondo di solidarietà per circa 170 personee, oltre alla ricollocazione in rete di altre 55 risorse per aumentare le performance commerciali. Inoltre sono annunciate azioni di “cost saving” sul personale in una logica di salvaguardia dei livelli occupazionali. L’azienda ha dato la disponibilità a valutare, nell’ambito del confronto sindacale, il ricorso a tutte le leve legislativo-contrattuali con riferimento all’articolo 20 del contratto, tra cui la mobilità territoriale, anche in deroga alle previsioni dello stesso contratto, la riqualificazione dei lavoratori da attuarsi in relazione alle esigenze di coperture di posizioni che si manifesteranno nel gruppo in linea con le previsioni di fungibilità già previste dal contratto nazionale e con la revisione della contrattazione di secondo livello. 

Nel mirino ci sarebbero infine anche i dirigenti, con la lettera che indica specifici interventi, attivati anche a livello individuale, coerenti con gli obiettivi di risparmio dei costi. Stefano Neri Finanzareport.it