Banche, verso un’altra proroga per le Gacs

E’ sempre boom per le garanzie pubbliche, il Tesoro potrebbe chiedere a Bruxelles di estenderle ai crediti incagliati

 
 

E’ sempre boom delle Gacs, le garanzie pubbliche del governo sulle cartolarizzazioni di sofferenze bancarie. E altrimenti non potrebbe essere, visto il continuo pressing estenuante sugli istituti affinché ripuliscano i loro bilanci dai crediti deteriorati. Proprio a marzo si attendono nuove indicazioni sia dalla Commissione Ue sia dalla Bce

Così, anche quest’anno e con largo anticipo rispetto alla scadenza, Roma si appresta a chiedere a Bruxelles la possibilità di prorogare tali garanzie, che nel frattempo vanno a ruba: per i prossimi mesi, secondo indiscrezioni di stampa, le banche italiane avrebbero “prenotato” Gacs fino a 50 miliardi di euro. 

Di qui la decisione dei tecnici del Tesoro di portarsi avanti in vista della scadenza fissata per il 6 settembre. La decisione spetterà al prossimo inquilino di via XX Settembre, espressione della maggioranza che uscirà dalle urne delle elezioni politiche di domenica prossima. 

La Commissione europea aveva già accordato una proroga nello scorso settembre, consentendo di estendere lo schema di garanzie pubbliche per un altro anno. In precedenza il decreto del Mef del febbraio 2016 aveva istituito le Gacs per una durata di 18 mesi. Ora appunto la nuova richiesta, che si spiega sia con il pressing europeo per ridurre ulteriormente lo stock di Npl sia per le operazioni già in cantiere, che vedono protagoniste una schiera di banche fra cui in prima fila c’è Mps (27 miliardi), ma anche Banco Bpm e Bper, oltre alla stessa Intesa Sanpaolo, Bnl e Creval per citarne alcune. 

Da superare ci sarà come sempre lo scrutinio della Dg Comp europea che vigila sul rispetto della normativa sugli aiuti di Stato. Intanto prende quota l’ipotesi che le gacs possano essere estese anche alle inadempienze probabili cartolarizzate, note anche come Unlikely to pay (Utp) o incagli. Una categoria di crediti quest’ultima che è finita a sua volta nel mirino della vigilanza e di alcune banche come Carige che ne stanno studiando la dismissione. Stefano Neri Finanzareport