Lo strapotere di Amazon e la paura di Poste Italiane di fare la fine della rana con lo scorpione

MATTEO DEL FANTE AD POSTE ITALIANE, settembre 2017 – foto di SARA MINELLI Imagoeconomica

Che le Poste Italiane fossero legate al colosso americano del commercio via internet Amazon da un complicato rapporto di amore e odio era già emerso all’inizio di febbraio. Da un lato, infatti, il numero uno di Poste, Matteo Del Fante, in occasione del ventennale dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), aveva ammesso che con il gruppo fondato da Jeff Bezos “ci sono conversazioni” per cercare di trovare “l’assetto migliore per il consumatore. Negli ultimi mesi – aveva aggiunto Del Fante – c’è un’attenzione particolare per questo ‘over the top’ che Poste e altri operatori stanno accompagnando nella consegna dei pacchi”.

 

Jeff Bezos – David McNew/Getty Images

Quanto ai numeri e tenendo conto che l’azienda italiana e quella statunitense lo scorso agosto avevano siglato un accordo per una importante commessa, Del Fante aveva fatto sapere che solo a dicembre del 2017 “sono stati consegnati tre volte i volumi del dicembre del 2016, riuscendo a ottenere livelli di qualità altissimi”. Dall’altro lato, però, aveva aggiunto il numero uno di Poste, “si pone un tema importante: questi signori stanno acquisendo una posizione di mercato dominante”, con il rischio quindi, per l’azienda italiana, di fare la fine “della rana che aiuta lo scorpione a saltare il fiume, ma poi viene punta dallo scorpione”.

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Del Fante è poi tornato sulla spinosa questione il 27 febbraio del 2018, in occasione della presentazione del nuovo piano industriale al 2022, chiamato “Deliver 2022”, che tra le altre cose prevede un riassetto della divisione “corrispondenza e pacchi”. In particolare, come si legge nella nota che annuncia i dettagli del nuovo piano, “Poste Italiane sta lanciando un nuovo modello operativo di recapito di corrispondenza e pacchi, secondo un approccio innovativo che tiene conto della densità di popolazione e dei differenti volumi, e che prevede consegne pomeridiane e nel weekend. Ciò fa seguito alla firma di due importanti accordi sindacali che sanciscono nuove modalità di lavoro, mentre il gruppo si consolida nel settore in rapida crescita dell’ecommerce applicato al mercato dei pacchi B2C (dall’impresa al consumatore, ndr), dove è già presente con una quota del 30 per cento”.

MATTEO DEL FANTE AD POSTE ITALIANE CON LO STAFF POSTE ITALIANE, settembre 2017 – foto di SARA MINELLI

Anche in questo caso, con la presentazione del nuovo piano, il messaggio arrivato da Del Fante è stato “in chiaroscuro”. Amazon, ha detto il numero uno di Poste, “è molto aggressiva nello sviluppo della propria rete, ma finora abbiamo avuto un ottimo rapporto, improntato alla massima trasparenza, nei settori in cui si può lavorare assieme. La pressione che viene da Amazon aiuta la nostra azienda a migliorare la qualità dei servizi proposti. Tutta l’azienda, a partire dai sindacati, ha capito questo messaggio”. Anche questa volta, poi, c’è stato un riferimento ai numeri del 2017: “Abbiamo raddoppiato il volume con Amazon nel 2017 rispetto al 2016, con un picco a dicembre, quando abbiamo quasi triplicato il volume rispetto allo stesso mese del 2016”, ha detto Del Fante.

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Amazon, diventata ormai anche in Italia il primo sito dove si effettuano acquisti online, per recapitare la merce a casa degli utenti si affida a dei corrieri. In Italia – come si può leggere sul sito del gruppo di Jeff Bezos – il gigante statunitense utilizza principalmente la propria società Amazon logistics, ma anche Sda del gruppo Poste se non direttamente Poste Italiane, oltre che Ups, Dhl, Gls, Bartolini, Hermes, Sailpost e Tnt. Utilizzando numerosi corrieri (c’è anche un’altra lista di operatori che possono essere considerati secondari), si può ipotizzare che, in presenza di eventuali problemi e difficoltà attinenti a uno specifico contratto o commessa, per Amazon non faccia una grande differenza rinunciare a uno.

Lavoratori Amazon in California, gennaio 2015 – foto di Justin Sullivan/Getty Images

Al contrario, almeno a giudicare dai numeri citati da Del Fante, sembra invece fare la differenza per l’azienda che materialmente consegna i pacchi. In altri termini, è evidente lo strapotere in mano ad Amazon. E si capisce ancora di più perché il numero uno di Poste a inizio febbraio preconizzasse: “Questi signori stanno acquisendo una posizione di mercato dominante”, con tutti i pericoli che ciò può comportare.

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Come se ne esce? Innanzi tutto, va detto che già all’inizio di dicembre, l’Agcom aveva diffidato Amazonmettendo in guardia che il colosso a stelle e strisce svolge servizio postale senza averne titolo e sollecitandola a regolarizzare la propria posizione. Non solo. A metterci una pezza, recependo un emendamento di Francesco Boccia, ci ha provato anche la legge di bilancio del 2018, varata dal governo di Paolo Gentiloni. Il provvedimento in questione prevede che, dal 2020, le Poste possano svolgere il servizio postale universale anche per i pacchi fino a 5 chili (oggi il limite è fissato a 2 chili).

Questo significa che l’azienda pubblica italiana, tra due anni, potrà consegnare, nell’ambito del servizio universale, che è regolato da prezzi stabiliti nel contratto di servizio, pacchi più pesanti. A parte il problema fisico che ciò potrebbe comportare per il postino e a parte il fatto che come visto il colosso statunitense lavora anche con le Poste, è evidente l’intento di “strappare” un po’ di mercato ad Amazon. Presto si capirà se è come provare a fermare un’onda con la mano.