Quegli acquisti su Carige e Creval. La spinta dei fondi esteri per un’alleanza

Per Banca Carige un rialzo del 20% in due settimane. Per Credito Valtellinese negli ultimi due giorni un rimbalzo del 45% dei diritti d’opzione dell’aumento di capitale da 700 milioni. Fondi esteri che puntano su due delle (ex?) «zombie bank» italiane? L’andamento di prezzi e volumi scambiati lascia poco spazio all’immaginazione: gli acquisti ci sono e anche consistenti, tanto da compensare le posizioni corte di alcuni hedge. Basti pensare che, secondo le comunicazioni alla Consob del 26 febbraio, il fondo Oceanwood Capital Management Limited ha incrementato la posizione corta sul Creval al 40,26% del capitale (pre-aumento). Pochi euro, dato che il valore della banca è ormai dato dalle azioni di nuova emissione che, a tre giorni dalla fine di negoziazione dei diritti, pare destinata a concludersi con successo (in ogni caso è garantita da un consorzio di 11 istituti capitanati da Mediobanca).

Quello che più meraviglia gli osservatori finanziari è che su due banche finora considerate problematiche, scatti l’interesse degli investitori esteri proprio alla vigilia di elezioni politiche dall’esito incerto. Evidentemente, il rischio Italia non spaventa il mercato. Che guarda piuttosto alle potenzialità di rivalutazione in Borsa delle due banche dopo la pulizia di bilancio, resa possibile proprio grazie ai nuovi capitali.

Ma il vero motivo per cui si aprono posizioni lunghe su CreVal e Carige non è tanto la redditività futura, quanto la partita delle aggregazioni che si aprirà nei prossimi mesi. A Genova si sta già creando un doppio schieramento che riguarda quello visto nel 2004-2005 su Bnl (con patto e contropatto di sindacato). A Sondrio si guarda alle mosse del misterioso socio francese Denis Dumont che, con circa il 6%, è il primo socio della banca valtellinese che ormai ha un’azionariato da public company.