Nava, neo presidente della Consob: “Le regole europee hanno evitato il peggio per le banche italiane”

Lascia Bruxelles dopo 20 anni alla Commissione europea: «Non sono un banchiere e i banchieri probabilmente mi odiano»

«I regolatori hanno fatto un favore alle banche, perché le abbiamo disciplinate. Se non fossimo intervenuti noi, lo avrebbero fatti i mercati chiedendo di più». Mario Nava, il capo della direzione generale per la Stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma), si appresta a lasciare Bruxelles dopo vent’anni di servizio nella Commissione europea sapendo di aver contribuito al salvataggio dell’Europa. Un risultato non facile da raggiungere, e scontato non per tutti, soprattutto quando nel bel mezzo della tempesta che dal 2008 si è abbattuta sull’Unione europea e i suoi membri con la moneta unica le turbolenze dei mercati hanno mostrato come fossero in tanti a scommettere che il vecchio continente avrebbe rivissuto le esperienze della grande depressione. Con l’arrivo della Pasqua l’alto funzionario comunitario di lungo corso inizierà la sua nuova vita di presidente dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari (Consob), col compito di aiutare l’Italia a rispettare le nuove regole che ha contribuito a forgiare. 

In Commissione europea dal 1994, ha lavorato ai dossier economici più importanti sotto quattro presidenti (Jacques Santer, Romano Prodi, José Manuel Barroso e Jean Claude Juncker), riscrivendo le regole del gioco bancario europeo. La direttiva sui requisiti di capitale per le banche (nota come Crd4) e la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (Brrd) portano la sua firma, così come il provvedimento che ha rotto il circolo vizioso tra crisi bancarie e debito sovrano. Le prime due normative hanno posto tetti ai bonus dei banchieri, imposto nuove riserve di capitale e la predisposizioni di piani di risanamento da aggiornare ogni anno, la terza ha gli azionisti della banca saranno i primi a farsi carico dei costi di un’eventuale risoluzione. E’ il regime più noto come «bail-in», in netta contrapposizione a quello di «bail-out» che prevedeva il ricorso di intervento diretto statale, uno dei motivi che ha contribuito a trascinare l’Europa e la sua moneta unica nel vortice della crisi. 

Per il suo lavoro svolto, che qualcuno definisce «epocale», si è ritagliato uno spazio tra i 35 grandi nomi della finanza contenuti nel libro Banchieri (edizioni Aragno). Un riconoscimento che lascia il diretto interessato quasi sorpreso. «Non sono banchiere, e i banchieri probabilmente mi odiano…», dice riferendosi alle regole europee che ha scritto in veste di capo di Fisma, e con cui ha circoscritto il potere di una parte degli attori del mondo finanziario. «Abbiamo avuto degli anni in cui la regolazione era semplice, in cui non succedeva niente», ragiona in occasione della presentazione del libro a Bruxelles. «Poi è successo il 2007 e il 2008», gli anni in cui rispettivamente Bnp Paribas ha sospeso il rimborso di tre suoi fondi per l’eccessiva esposizione ai mutui subprime e in cui è fallita Lehman Brothers. E’ l’inizio della crisi, che tra il 2010 e il 2011 in Europa si propaga dalla finanza privata a quella pubblica. «Allora abbiamo aumentato le norme di circa cinque volte».  

 

Il capo di Fisma e prossimo numero uno di Consob andrà via dalla capitale dell’Ue consapevole di aver contribuito a evitare il peggio. Ma prima di svestire i panni di una vita, invita tutti a fare ciascuno la propria parte. Perchè le misure prese a livello europeo potranno essere anche epocali, a patto che le azioni a livello nazionali siano tempestive. La proposta della Commissione del provvedimento che ha istituito il regime di bail-in, «che esce dai miei uffici», è del giugno 2013, è stata approvata a marzo 2014 dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo, approvata dall’Aula ad aprile, ed è entrata in vigore venti mesi dopo. «Se in quei venti mesi si fosse fatto qualcosa si avrebbe della credibilità, ma se dopo venti mesi non si è fatto niente, non si possono chiedere altri venti mesi» di tempo. 

Nava saluta la platea svelando un piccolo segreto alla base della sua carriera. «Il mio contributo è cercare di capire cosa si impara dagli episodi». La crisi è stato un episodio amaramente istruttivo, che è servito comunque a mettere l’Europa al riparo e al sicuro. «Quello che ha salvato il sistema finanziario è stata la presa di coscienza collettiva di prendere decisioni rapide e compiere un’opera correttiva». Nava ha contribuito a dare forma a quest’opera, tutt’altro che semplice, ma capace di far ricredere i mercati e quanti avevano preso a scommettere sulla disintegrazione europea. Il risultato finale è stata ancor più integrazione. Lascia quindi con la coscienza a posto. E con una promessa. «Conto di tornare a Bruxelles». 

EMANUELE BONINI LA STAMPA