Banche in coda per le Gacs. Spunta l’ipotesi della proroga

Dopo un avvio a rilento, per le Gacs sembra essere arrivato il momento del risveglio. Perché, annuncio dopo annuncio, sono diventati quasi 50 i miliardi di Npl su cui gli istituti hanno intenzione di richiedere la garanzia pubblica che facilita la cartolarizzazione delle sofferenze. E tale è l’interesse nel settore, che tra i tecnici del Tesoro si sta già guardando al futuro. Ovvero al rinnovo della misura, che scadrà il 6 settembre. E forse, anche se il tema è ancora in elaborazione, a un ampliamento alle inadempienze probabili, segmento che sta entrando sempre più nel mirino delle banche e della Vigilanza.

Il rinnovo della scadenza
Andiamo per ordine. Come noto, lo scorso settembre la Commissione europea aveva esteso per un solo anno lo schema italiano di garanzie pubbliche, rinnovando così il decreto del Mef che aveva istituito le Gacs il 16 febbraio 2016, ma con durata massima di 18 mesi. Settembre dunque sarà la dead-line per presentare al Mef le ultime richieste di Gacs. Molte sono le banche in arrivo. Per Pwc sono 34 i miliardi di Npl formalmente in via di cartolarizzazione con Gacs, tra Mps (27 miliardi), BancoBpm (5) e Bper (3 circa). E «ulteriori 15 miliardi –

spiega Vito Ruscigno, co-head Npl per la società di consulenza – potrebbero arrivare sul mercato entro agosto». Complice il pressing regolatorio della Bce e il prossimo arrivo dell’addendum, sono molte le operazioni non ancora annunciate ma in rampa di lancio, tra cui Intesa Sanpaolo, Bnl e Creval e diverse altre. Se però è vero che nei prossimi mesi diverse banche potrebbero muoversi, è anche vero che non è detto che tutte le richieste vadano in porto: in alcuni casi i processi di tranching degli Npl sono ancora in corso mentre le società di rating devono ancora chiudere i loro processi.

Da qua, di fronte all’interesse ritrovato degli operatori per la garanzia pubblica – ma col rischio che le maglie delle scadenze non siano sufficientemente larghe -, al Mef si sta valutando l’ipotesi di prolungare la durata della misura per un altro anno almeno. Il tema, a quanto risulta, non è stato ancora formalmente discusso con Bruxelles. Anche perché il dossier sarà di piena competenza del Governo che uscirà domenica dalle urne. Ma ai vertici del Tesoro oggi c’è fiducia sul fatto che il provvedimento possa essere rinnovato senza particolari intoppi. A partire dal tema del costo, che è calcolato sulla base di un paniere di Cds. Del resto, la Gacs è considerata non solo a basso costo per lo Stato, ma fino ad oggi addirittura si è rivelata un guadagno per le casse pubbliche, viste le commissioni previste. Ecco perché da più parti si respira fiducia sul fatto che la Dg Comp, da sempre attenta al rispetto della normativa sugli aiuti di Stato, dia il disco verde.

L’ipotesi delle Gacs su Utp
Non solo. Secondo diverse fonti, il dialogo tra Roma e Bruxelles si potrebbe arricchire di ulteriore capitolo. Ovvero quello dell’estensione della garanzia alle inadempienze probabili cartolarizzate. I ragionamenti in questo caso sono ancora allo stato embrionale, e non è chiaro se e quali possano essere gli esiti. Ciò che è evidente, però, è che l’obiettivo è di replicare l’esperienza positiva, riconosciuta da tutto il comparto, della Gacs sulle sofferenze che, garantendo la tranche senior dei crediti in sofferenze, ha ridotto il gap tra domanda e offerte e ha agevolato la dismissione di Npl.

In teoria, la cessione tramite cartolarizzazione favorirebbe la piena derecognition dei crediti Utp, alleggerendo così il fardello per le banche. Qualcuno suggerisce come, al pari dei bad loans, le banche possano poi trattenere le stesse tranche senior di Utp, a quel punto garantite dallo Stato. Dall’altra parte, la Gacs permetterebbe di allargare la base degli investitori, aprendo il focus anche sulle tranche mezzanine e junior.

Insomma, si vedrà. Certo è che dietro la grande montagna di sofferenze degli istituti italiani, sta imponendosi la mole di inadempienze probabili, il cui valore al netto delle rettifiche (pari a circa 52 miliardi) è oramai prossimo a quello delle sofferenze. Un tema, quello del recupero degli Utp, che per molti è la vera prossima sfida per le banche italiane.