Corruzione in atti giudiziari, arrestati Stefano Ricucci e il suo socio Lo Conte

L’indagine rivela un accordo per una sentenza pilotata nell’ambito di un contenzioso tributario
LAPRESSE

Stefano Ricucci in una foto del 2005

 
 
 
 

Corruzione in atti giudiziari. Con questa accusa sono stati arrestati questa mattina – dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma – l’imprenditore Stefano Ricucci; il suo socio in affari, Liberato Lo Conte; e il magistrato del Consiglio di Stato (già sospeso dalle funzioni), Nicola Russo.

 

L’indagine condotta dalla Finanza, coordinata dalla procura di Roma, ha fatto emergere un accordo corruttivo tra i tre, sottostante all’emissione di una «sentenza pilotata» nell’ambito di un contenzioso tributario tra la Magiste Real Estate Property Spa (riconducibile a Ricucci) e l’Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto il riconoscimento di un credito Iva di oltre 20 milioni di euro, vantato dalla Magiste nei confronti dell’Erario.

 

Gli approfondimenti eseguiti sulla documentazione e sui file sequestrati nell’estate del 2016 hanno permesso di acclarare le responsabilità dei tre protagonisti della vicenda, dimostrando che il magistrato Russo (tra inizio 2014 e fine 2015) – si legge nell’ordinanza di arresto – già prima della decisione era «legato a costoro da vincoli di fiducia basati sull’amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione, alla base dell’accordo illecito corruttivo concretato anche in regali e disposizioni economiche di favore», consistenti, tra l’altro, nel pagamento di cene e serate in noti hotel, ristoranti e locali notturni romani insieme ad alcune modelle.

 

Tra i posti frequentati dai tre: «Assunta Madre», «Art Caffè», e il «Nice». A pagare, tra l’altro, era sempre Lo Conte che con la sua carta di credito offriva Champagne e Astici a Russo e compagnia. Ma non solo. Lo Conte avrebbe, infatti, mandato in una circostanza – proprio dopo la sentenza tributaria favorevole a Ricucci – una busta chiusa tramite un suo stretto collaboratore a Russo. Oltre agli accertamenti bancari anche l’analisi fatta sui cellulari degli arrestati è una prova contro gli arrestati: foto dei tre insieme smentiscono infatti la tesi – sostenuta durante gli interrogatori sia da Ricucci sia da Lo Conte – che i tre non si conoscessero tra loro. Sono stati trovati nei telefonini vari messaggi WhatsApp con orari per appuntamenti nei locali e fotografie fatte nelle stesse serate.

 

Il magistrato – anziché astenersi, come avrebbe dovuto in quanto in conflitto d’interessi – aveva favorito i suoi «amici», nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di secondo grado, favorevole all’impresa ricorrente, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto.

 

L’indagine degli aggiunti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini e del pm Stefano Rocco Fava prende spunto dall’arresto di Ricucci e Mirko Coppola (luglio 2016) per reati tributari. L’inchiesta è collegata anche a quella su episodi di corruzione al Consiglio di Stato che ha portato all’arresto tra gli altri dell’avvocato siciliano, Piero Amara. Proprio quest’ultimo è da sempre l’avvocato del magistrato Nicola Russo che nell’ambito dell’indagine sulla corruzione al Consiglio di Stato è indagato con la stessa ipotesi di reato che l’ha portato oggi ai domiciliari: corruzione in atti giudiziari.  LA STAMPA