Incagli ex banche venete, è scattato lo spettro ingiunzioni

VENEZIA. Aveva un’azienda con una sessantina di dipendenti e affidamenti da Veneto Banca garantiti con una “fidejussione omnibus” fino a 1.500.000 euro, 800.000 dei quali costituiti da azioni della…

VENEZIA. Aveva un’azienda con una sessantina di dipendenti e affidamenti da Veneto Banca garantiti con una “fidejussione omnibus” fino a 1.500.000 euro, 800.000 dei quali costituiti da azioni della stessa banca. L’azzeramento delle azioni l’ha rovinato: l’azienda è fallita e la banca gli ha appena fatto recapitare un decreto ingiuntivo per recuperare il credito non saldato. Il danno e la beffa, si direbbe

Ma a controllare le date, si scopre che il decreto ingiuntivo è stato recapitato il 19 febbraio 2018. Com’è possibile se Veneto Banca non esiste più dal 26 giugno 2017, quando la parte garantita degli affidamenti è passata a Banca Intesa, al noto prezzo simbolico di 1 euro? Se invece si fa riferimento a incagli, sofferenze e crediti inesigibili, questi sono stati trasferiti solo il 23 febbraio scorso alla Sga di Napoli (valore complessivo 18 miliardi tra Veneto Banca e Popolare di Vicenza). Peraltro la Sga non è una banca ma una “società per la gestione di attività”, una centrale di recupero crediti in altre parole, già sperimentata nella vicenda del Banco di Napoli. 

Né l’una né l’altra c’entrano. Il decreto ingiuntivo è stato chiesto dal fantasma di Veneto Banca, una figura intermedia che è sopravvissuta al fallimento e si aggira ancora nel quadrante del disastro, nascosta dalla sigla Lca (Liquidazione coatta amministrativa). 

Questa Lca doveva passare al setaccio affidamenti e patrimonio della banca, per separare evangelicamente il grano dal loglio. E poi chiudere baracca. Operazione già terminata il 31 gennaio secondo il capo dei tre commissari liquidatori, Fabrizio Viola, che si è dimesso in quella data. Gli altri due sono Alessandro Leproux e Giuliana Scognamiglio. Invece la Lca continuerà a sopravvivere per occuparsi, a quanto si legge, delle “azioni baciate” che non sono state trasferite né a Banca Intensa né alla Sga, ma sono materia dei processi in corso. 

Il 31 gennaio è anche la data riportata in calce alla richiesta di decreto ingiuntivo presentata dalla Lca al tribunale di Treviso. La firma l’avvocato Massimo Sonego, incaricato dai commissari di procedere al recupero nei confronti dell’azienda fallita. Sarà un dettaglio, ma la procura all’avvocato che risale al 28 dicembre 2017 è firmata solo da due di loro, Leproux e Scognamiglio, non da Viola.

La vicenda è chiusa in poche righe: l’imprenditore lavorava con linee di credito coperte da una fidejussione di un milione e mezzo di euro, è stato dichiarato fallito il 10 maggio 2017, ha un garante esposto a sua volta per 380.000 euro oltre che proprietario di beni già ipotecati. Per di più non risponde alle raccomandate con l’intimazione di rientro. Che altro può fare Veneto Banca Lca se non chiedere «l’ingiunzione a pagare senza dilazioni 75.430,29 euro residuo importo scoperto di conto corrente», naturalmente «con l’aggiunta degli interessi maturati»?

Neanche un cenno al fatto che 800.000 euro della fidejussione erano costituiti da azioni di Veneto Banca, come segnala invece l’associazione padovana “Ezzelino” di riferimento dello sfortunato imprenditore. Il quale – questo l’antefatto mancante – quando cominciano le difficoltà, chiede e richiede alla banca di recuperare i soldi vendendo le azioni. Ma Veneto Banca tira in lungo, secondo un copione già visto. Le azioni crollano e il nostro si ritrova sul lastrico. I fornitori chiedono il fallimento e il tribunale di Treviso non può che dichiararlo. Come il 13 febbraio scorso il giudice Caterina Passarelli non può che ingiungere il pagamento immediato della cifra richiesta, più 2.135 euro di interessi e altri 406 di spese legali. Totale 77.971 euro di scoperto, a fronte di 800.000 euro fatti evaporare dalla banca. 

«Un caso eclatante», dice Patrizio Miatello responsabile

 

dell’associazione Ezzelino, «ma non unico. L’operazione di recupero crediti è in pieno svolgimento, per pagare ed evitare decreti ingiuntivi molti chiedono denaro in prestito. Situazione ideale per incappare in usurai, stiamo molto attenti».

Renzo Mazzaro Il Mattino di Padova