L’APPELLO DI MILENA GABANELLI: “BISOGNA ANDARE A VOTARE PERCHÉ È UN DOVERE E SE SI VIENE MENO AL SENSO DEL DOVERE CON QUELLO CHE È STATO FATTO PER AVERE DEI DIRITTI, SIAMO UN PO’ CIALTRONI. IL NON ANDARE A VOTARE PRODUCE SOLO DISCUSSIONI DA TALK SUGLI ITALIANI DISAFFEZIONATI ALLA POLITICA. SE UNO NON SI SENTE RAPPRESENTATO LO DEVE DIRE. VA AL SEGGIO, SI REGISTRA E VOTA SCHEDA BIANCA…”

Da www.radiocusanocampus.it

 

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Milena Gabanelli è intervenuta questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduni e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

 

Milena Gabanelli sulle proposte dei partiti per combattere la povertà: “Tutti sono consapevoli del problema e ogni partito l’ha messo tra i temi della campagna elettorale. Chi proponendo il reddito di inclusione, chi il reddito di povertà, chi il reddito di cittadinanza. La proposta più strutturata è quella del reddito di cittadinanza, è quella che richiede una copertura maggiore e si rifa a dei parametri europei, non campati per aria. Detto ciò, la copertura dove la trovi?

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E’ giusto tagliare qui e lì perché gli sprechi non mancano, però non riesci a tagliare dall’oggi al domani. Devi mettere in moto un meccanismo che aiuta quelli che al momento non hanno lavoro ma che allo stesso tempo crea lavoro. Un meccanismo che ti permetta di incassare dei soldi per aiutare chi non ce li ha. Si può fare con il contrasto all’evasione fiscale. Un piano complessivo non ce l’ha nessun Governo. E qualunque misura alla fine rischia di aumentare il debito, anche se le misure contro la povertà vanno fatte, sono urgenti, riguardano 4 milioni di individui”.

 

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La Gabanelli ha fatto un appello a chi ha deciso di non votare: “La considerazione è questa. Premesso che bisogna andare a votare perché è un dovere e se si viene meno al senso del dovere con quello che è stato fatto per avere dei diritti, siamo un po’ cialtroni. Il non andare a votare produce solo un risultato sociologico, produce solo discussioni da talk sugli italiani disaffezionati alla politica.

 

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Se uno non va a votare perché non si sente rappresentato lo deve dire. Va al seggio, si registra e vota scheda bianca. Così non potrà più essere catalogato tra quelli che se ne fregano o si disinteressano della politica. Un’alta percentuale di schede bianche potrebbe innescare quantomeno una pressione che in qualcosa sfocerà. Magari ai patiti fa venire un po’ paura. Magari li costringerà a fare qualcosa di meglio. Stare a casa non ti dà nemmeno il diritto di lamentarti”.

 

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