Italia al voto, per i tedeschi siamo un Paese perduto

Anche Berlino guarda al 4 marzo. L’economia tedesca continua a crescere. Noi invece siamo i «perdenti dell’euro». In declino, senza prospettive di ripresa. Con Berlusconi premier. O peggio Salvini. 

La Germania guarda alle Legislative italiane del 4 marzo 2018 senza entusiasmo e con basse per non dire cupe aspettative, verso un Paese tratteggiato spento e con un elettorato per due terzi afflitto. All’establishment di Berlino piace molto Paolo Gentiloni, rassicurante come Matteo Renzi sulle riforme chieste dall’Europa, ma con un carattere assai più morbido. Un presidente del Consiglio che «di miseria fa virtù» ha scritto der Spiegel e con più ottimismo la Süddeutsche Zeitunglo ha definito «balsamo». Sdoganato candidato premier del centrodestra da Silvio Berlusconi, in un’intervista a Die Welt il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha assicurato di «trovare compromessi per non danneggiare la Germania» e «lavorare in ogni modo nell’interesse dell’Europa», dove «vorrebbe rimanere». Tanto basta, e avanza, ai tedeschi.

CRISI POLITICA COMUNE. Il profilo è basso, anche perché per la prima volta nella sua storia repubblicana la Germania è nelle stesse condizioni politiche dell’Italia: dal voto nazionale del 24 settembre 2017 la cancelliera rieletta Angela Merkel non è riuscita a formare un governo, il verdetto sulla nuova grande coalizione concordata a fatica con i socialdemocratici (Spd) è fissato, per uno dei giochi del caso, per il 4 marzo in concomitanza con il voto italiano. Il referendum tra i poco più di 460 mila iscritti alla Spd sulle larghe intese si chiuderà il 2 marzo e seguirà un lungo giorno di spoglio: diverse indiscrezioni filtreranno, ma le Borse – e l’Unione europea – saranno in fibrillazione per Roma e per Berlino per tutto il weekend. In Germania ci si è iniziati a interrogare anche sulla necessità di «cambiare la legge elettorale proporzionale in senso maggioritario», per «favorire la governabilità».

 
Merkel Gentiloni

Merkel e Gentiloni (Getty).

Sembra il disco rotto italiano, la stabilità che ci chiede sempre rassegnata l’Europa, e dietro l’Europa la Germania della cancelliera Merkel, che a questa tornata elettorale sull’Italia ha pontificato meno del solito, certo molto meno degli osservatori anglosassoni. Per i grandi interessi finanziari e di export con il Regno Unito, anche l’attenzione di Berlino è concentrata nel processo di uscita dall’Ue della Brexit: si possono riscrivere accordi bilaterali e continuare gli affari. Con l’Italia è diverso: i tedeschi non si sentono ancora al livello di guardia degli italiani, nonostante in Italia l’estrema destra non sia schizzata in pochi mesi secondo partito come in Germania (AfD al 16%, davanti alla Spd in drammatica caduta al 15,5% dicono gli ultimi sondaggi), dove nella capitale Berlino (sempre secondo gli ultimi sondaggi) i comunisti della Linke stanno spiccando primo partito.

GERMANIA SU, ITALIA GIÙ. La polarizzazione politica è rapida, ma economicamente la locomotiva d’Europa resta inattaccabile. La Germania ha festeggiato il nuovo anno con l’ennesimo record di esportazioni del 2017: +6,3% rispetto al 2016, il massimo da sette anni. La disoccupazione ha continuato a scendere, a febbraio al nuovo minimo del 5,7% dalla riunificazione nel 1991 e nel 2018 gli economisti prevedono un ulteriore incremento dell’export tedesco: in sei mesi di vuoto di governo (resta in carica la grande coalizione uscente per le funzioni indispensabili e tecniche, ma senza maggioranza in parlamento) nessuna crepa è emersa nella solidità del Paese, i conti pubblici restano in regola e la produttività cresce. L’Italia al contrario, inquadra der Spiegel alla vigilia del voto, resta «uno degli Stati più indebitati al mondo», in una «condizione economica e sociale precaria sotto molti aspetti».

Salvini, Lega più di FI

Salvini.

ANSA

Il quadro dell’autorevole settimanale tedesco non è esattamente quello della progressiva ripresa («mai così dal 2010») di produttività e posti di lavoro esaltata da Renzi e Gentiloni nella propaganda elettorale del Pd. L’umore degli italiani è descritto «pessimo», «il peggiore tra gli abitanti dell’Europa occidentale»: il «74%» degli interpellati per l’ultimo Eurobarometro di novembre ritiene «brutta la situazione del Paese» e «l’80% l’economia nazionale», il «68%» giudica «cattivi i servizi pubblici» e di conseguenza la «loro sfiducia verso le istituzioni (74%), il governo (78%) e i partiti (78%) è grossa», si cita ricordando il «46% di maggioranza relativa che vorrebbe l’Italia fuori dall’Ue». Agli elettori si dà ragione perché il Paese è definito «il più grande perdente dell’unione monetaria, una situazione quasi senza prospettive». Insomma dei poveretti.

«SALVINI PEGGIO DI BERLUSCONI». In Germania, Francia e Spagna in media il reddito pro capite è aumentato del 25% dal 1999, in Italia sceso di qualche punto: un dato certificato dal Fondo monetario internazionale (Fmi). La ripresina sbandierata sarebbe per i «tassi di interesse estremamente bassi» della Banca centrale europea guidata dall’italiano Mario Draghi e il prezzo contenuto del petrolio. Per un balzo in avanti servirebbe un massiccio piano di investimenti nelle infrastrutture come nella scuola e nella ricerca, ma mancano le risorse. Non meraviglia che, in questo cul-de-sac, figuri primo partito il Movimento 5 Stelle, «senza maggioranza» e «con buone chance» che alla fine prevalga la coalizione di Berlusconi: i tedeschi si ricordano bene i suoi «pessimi governi degli Anni 90», ma il peggio con la «Lega Nord che incalza Forza Italia» potrebbe ancora venire con «Matteo Salvini premier vicino a Marine Le Pen». Ah, il Belpaese.

 lettera43