Mercati finanziari terrorizzati da una vittoria della Lega di Salvini e delle forze anti-euro

08/11/2015, Bologna, manifestazione organizzata dalla Lega. Nella foto Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini – Flavio Lo Scalzo / AGF

Le elezioni politiche italiane si avvicinano a grandi passi. In attesa degli esiti del voto, che non si conosceranno prima della notte tra il 4 – giorno in cui gli italiani andranno alle urne – e il 5 marzo, si può provare a ipotizzare qualche scenario politico, per poi provare a ragionare su quale potrebbe essere la reazione dei mercati finanziari.

 

Lorenzo Codogno, capo economista di Lc Macro Advisors Limited (nonché ex capo economista del ministero del Tesoro durante i governi Prodi, Berlusconi e Monti), inizialmente liquida la questione con una battuta: “L’unica cosa certa è la grande incertezza che pesa sul voto”. Dopodiché fa sapere che vede tre scenari probabili:

  1. Nessuno vince e al governo prende forma una coalizione ristretta tra il Pd, guidato da Matteo Renzi, Forza Italia, capitanata da Silvio Berlusconi, e centristi. Codogno assegna a questo scenario una probabilità del 30%
  2. Vince le elezioni e forma il governo la colazione di centro-destra, composta da Forza Italia, dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d’Italia, capitanato da Giorgia Meloni. Anche a questo scenario Codogno assegna il 30% di probabilità
  3. Non si riesce a trovare un accordo per la formazione del nuovo governo e nel giro di sei mesi si torna alle urne. La probabilità, secondo Codogno, è del 25%

In base a questi scenari, come potrebbero rispondere i mercati finanziari? “Nel caso in cui dovessero concretizzarsi la prima o la seconda ipotesi, non prevedo grandi movimenti sui mercati finanziari. Se dovesse formarsi una coalizione ristretta tra Pd, Forza Italia e centristi non lo sapremo subito, perché ci vorrà un po’ di tempo. Quel che sapremo fin da subito è se ci sono o meno i numeri in Parlamento. In ogni caso, se non dovesse vincere di fatto nessuno, prevedo che i mercati possano restare piuttosto neutrali. L’unico scenario negativo per le Borse sarebbe quello in cui, all’interno della coalizione di centro-destra, dovesse imporsi in maniera forte la Lega, nota per le sue posizioni anti-europeiste”.

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Milano 25/02/2018 Teatro Franco Parenti, Incontro pubblico con il Segretario Nazionale del Pd Matteo Renzi – Nicola Marfisi / AGF

Francesco Galietti, esperto di geopolitica per la società Policy Sonar (colui che nei giorni scorsi ha portato il leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, a Londra a incontrare alcuni investitori), vede principalmente due scenari possibili:

  1. Vince le elezioni la coalizione di centro-destra, composta da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia
  2. “Si crea – spiega Galietti – una combinazione sui generis che vede i quattro maggiori partiti, ossia M5s, Pd, Forza Italia e Lega, accordarsi sui principali punti in comune e da lì in poi si procede. In questo caso, un eventuale governo difficilmente sarà composto da politici ma piuttosto da tecnici”

E che faranno allora i mercati finanziari? “Nel primo scenario – osserva Galietti – non prevedo grandi movimenti, anche se si tratterà di capire quale ruolo avrà la Lega, con le sue posizioni anti-europeiste. Nel secondo invece, trattandosi di uno scenario inedito, è più difficile fare previsioni; anche in questo caso comunque sarà fondamentale comprendere quanto peso avranno le posizioni anti-europeiste”.

Luigi Di Maio, Caltanissetta, novembre 2017 – fotodi ALESSANDRO FUCARINI/AFP/Getty Images

In uno studio ad hoc sulle elezioni italiane, gli esperti di Ig, Filippo A. Diodovich e Vincenzo Longo, hanno tracciato i possibili scenari:

  1. Governo di larghe intese guidato da un politico (come accaduto nell’ultima legislatura) o un governo tecnico sostenuto da tanti partiti. Ig assegna a questo scenario una probabilità del 50%
  2. Governo di centro-destra. Ig assegna una probabilità del 30%
  3. Non c’è un accordo di governo. Parte allora un esecutivo Gentiloni “bis” o si torna alle urne (15%)
  4. Governo a guida M5S, con alleati euroscettici, come Lega e Fratelli d’Italia (5%)

“I mercati – commentano gli esperti di Ig – sembrano essere già pronti a uno scenario di massima incertezza, pertanto non crediamo che le reazioni possano essere così violente all’indomani del voto”, e quindi nella giornata di lunedì 5 marzo. “Questa convinzione – proseguono Diodovich e Longo – è confermata dalla revisione delle posizioni sulla moneta unica da parte dei partiti più euroscettici, che sembrano aver preso le distanze da un referendum sull’Italexit”, cioè su una uscita dell’Italia dall’area dell’euro.

Secondo i due esperti di Ig, lo scenario migliore per i mercati azionari “è rappresentato da un solido governo di maggioranza, che acceleri il processo di riforme in grado di sostenere la crescita economica di lungo periodo. Anche un governo di larghe intese potrebbe essere apprezzato dagli investitori, almeno nel breve periodo. Nel lungo periodo, le difficoltà nel portare avanti le riforme potrebbero sollevare qualche dubbio sulla sostenibilità della crescita, rendendo il Belpaese vulnerabile alla prossima crisi economica”.

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Al contrario, le vendite a Piazza Affari potrebbero tornare con prepotenza, a detta degli esperti di Ig, “solo nel caso di un governo costituito da forze euroscettiche e anti-establishment, come M5s e Lega”. Negli ultimi tempi, tuttavia, sia Di Maio sia Salvini hanno almeno in parte rivisto le posizioni sull’uscita dall’euro (hanno cominciato a farlo dal forum economico di Cernobbio dello scorso settembre). Il leader del M5s ha dichiarato: “Io non credo sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro perché l’asse franco-tedesco non è più così forte, e spero di non arrivare al referendum sull’euro che comunque per me sarebbe una estrema ratio”.

25/05/2016 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta. Nella foto Silvio Berlusconi, sullo sfondo una foto di Salvini – Maria Laura Antonelli / AGF

In proposito, val la pena di segnalare la posizione di Julien-Pierre Nouen, capo economista di Lazard Frères Gestion, secondo cui, “mentre il Movimento 5 stelle ha accantonato il suo piano per un referendum sull’uscita dall’euro, i mercati sono calmi riguardo alle elezioni italiane, con lo spread tra il rendimento dei Btp e dei Bund ancora prossimo ai minimi degli ultimi due anni”.

In questo contesto, a detta di Nouen, “lo scenario più probabile è quello di un voto inconcludente, seguito da settimane di negoziati e da un governo di coalizione. Gli investitori si aspettano pienamente tale scenario. Anche il M5s ha recentemente fatto capire di essere disponibile a convergenze con le altre forze politiche sulla base di un ‘contratto di governo’. Questa incertezza politica potrebbe non essere molto rilevante nel breve periodo, dato che le condizioni economiche sono favorevoli, ma potrebbe diventarlo più avanti. L’Italia rimane un paese con una crescita potenziale debole, a causa della mancanza di crescita della produttività e di un grosso debito pubblico. Il vero punto è se il prossimo governo realizzerà le riforme necessarie per migliorare le prospettive di crescita strutturale del paese “.

Bruno Vespa con le sagome cartonate di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Foto Agf

Tornando all’approccio più “morbido” di M5s e Lega sull’uscita dall’euro, Salvini, nel programma all’interno del proprio sito (che non coincide con quello della coalizione di centro-destra, che invece, come più volte ribadito da Berlusconi, esclude un’uscita dalla moneta unica), ricorrendo a toni più pacati, scrive: “Abbiamo sempre cercato partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata” dall’euro. Mentre intervenendo a “Otto e mezzo”la sera del 28 febbraio e rispondendo alla domanda se fosse ancora convinto di uscire dall’auro, Salvini ha dichiarato: “Io voglio cambiare i trattati e le regole”.

Resta il fatto che sia M5s sia Lega sono considerati e percepiti come i due partiti che, in caso di vittoria netta, più di tutti potrebbero mettere in discussione la permanenza dell’Italia all’interno dlel’area della moneta unica. Ecco perché in linea con il pensiero di Ig è anche Philippe Waechter, capo economista di Natixis asset management, secondo cui, “se Lega e M5s dovessero attrarre molti voti e aumentare la loro quota, potremmo assistere a un allargamento degli spread. La rischiosità dell’Italia in questo caso aumenterebbe, soprattutto dal punto di vista politico e non finanziario. La Bce, in questo caso, non avrebbe nessun potere per intervenire”.

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Analogo anche il pensiero di Silvia dall’Angelo, economista di Hermes Investment Management, che in primo luogo sottolinea che “gli ultimi sondaggi e le caratteristiche della nuova legge elettorale implicano un elevato grado di incertezza intorno al risultato delle elezioni”. Detto ciò, per dall’Angelo, “è improbabile che un singolo partito o schieramento riesca a raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento, mentre è molto probabile che la formazione di un governo richieda complesse negoziazioni tra schieramenti o tra partiti. La difficoltà nella formazione di governo e l’incertezza politica condurrebbero probabilmente a un aumento temporaneo dello spread”.

La costruzione del simbolo dell’Euro davanti alla Banca Centrale Europea di Francoforte il 17 dicembre 2001. Sean Gallup/Getty Images

Certo, aggiunge l’esperta di Hermes Investment Management, “il supporto della Bce (che continuerà il suo programma di acquisto di titoli fino a settembre) giocherebbe un ruolo nel limitare lo stress sul mercato e nell’agevolare una normalizzazione dello spread una volta ricomposta la situazione di incertezza”. Tuttavia, “il maggiore rischio è che si delinei un governo di stampo populista, percepito come un rischio per l’integrità dell’euro. In questo scenario l’aumento dello spread sarebbe più pronunciato e più persistente, e il supporto dalle politiche della Bce meno efficace”.

 Secondo James de Bunsen, gestore di Janus Henderson Investors, lo scenario attuale presuppone due rischi principali:

  1. “Da un lato – sostiene de Bunsen – esiste la possibilità che non si formi un governo stabile, o a seguito di un voto inconcludente o come diretta conseguenza dell’incapacità di uno dei partiti leader di formare una coalizione”
  2. “Dall’altro che, in una coalizione governativa, primeggi la Lega, un partito apparentemente orientato verso l’estrema destra”

“Crediamo che il primo scenario – sostiene l’esperto di Janus Henderson Investors – non avrà un impatto significativo sui mercati, in quanto si tratta di un esito piuttosto ‘standard’ delle elezioni italiane e dal momento che, recentemente, molti altri paesi europei hanno funzionato perfettamente in mancanza di un governo, anche per lunghi periodi (tra questi la Germania, il Belgio e i Paesi Bassi). Per quanto riguarda il secondo scenario, si tratta piuttosto di un’incognita. Tuttavia, nonostante una crescente propaganda elettorale nel sud del Paese, la base di consenso della Lega resta abbastanza localizzata e riteniamo che il partito avrebbe solo un’influenza limitata all’interno di un’eventuale coalizione di destra”.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Pierpaolo Scavuzzo / AGF

A detta di Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management Italia, dopo il voto, i due principali scenari possibili sono due:

  1. L’ipotesi più probabile (circa 60%) è la vittoria delle elezioni del centro-destra, ma senza una maggioranza in Parlamento in grado di esprimere un governo. Ciò, spiega Piersimoni, “impone delle alleanze politiche trasversali di compromesso. La prima coalizione possibile in questo contesto include Forza Italia, Pd e +Europa (il partito di Emma Bonino), con il reclutamento degli eventuali voti mancanti tra l’ala più moderata della Lega, tra i delusi del M5s e tra gli eletti all’estero. Questa intesa potrebbe essere guidata da Paolo Gentiloni o da Antonio Tajani”
  2. La seconda ipotesi (circa 30%) è la vittoria del centro-destra con i numeri per fare un governo. “In questo scenario – nota l’esperto di Pictet – il dato dirimente risulta senza dubbio quello relativo al partito che raccoglierà la maggioranza relativa all’interno della coalizione. Se dovesse prevalere Forza Italia, il primo ministro designato dovrebbe essere Tajani. Esiste in alternativa la possibilità che il maggior numero di preferenze sia a favore della Lega con Matteo Salvini premier”

Se si dovesse concretizzare la prima ipotesi, secondo Piersimoni, “non sarebbe una soluzione invisa all’Europa e dunque non avrebbe impatto negativo sull’andamento dei mercati. Anzi, una volta formato il governo, lo spread potrebbe portarsi verso quota 100 (oggi viaggia in area 133 punti, ndr). Il problema tuttavia potrebbe manifestarsi nel processo di formazione del governo stesso, processo per il quale Roma non può permettersi il lusso del tempo di cui ha goduto Berlino. Pertanto, movimenti erratici nelle fasi immediatamente successive al voto per poi convergere verso un livello di spread minore”.

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Se si avverasse invece il secondo scenario, con una prevalenza di voti a Forza Italia, per l’esperto di Pictet, si tratterebbe di un esito “nel segno della stabilità; immaginiamo che lo spread Btp-Bund si muoverà poco. Da un lato, il mercato accoglierà con favore il profilo fortemente europeista del premier(Tajani appunto, oggi alla presidenza del Parlamento europeo, ndr); in secondo luogo, il programma fiscale del centrodestra è espansivo, pur facendo la dovuta tara alle promesse elettorali” (si pensi in particolare alla cosiddetta flat tax, un’unica aliquota sui redditi).

Anche Piersimoni vede possibili turbolenze in arrivo sui mercati nel caso in cui si concretizzasse l’ipotesi 2 ma con una prevalenza di voti per la Lega. “Questo risultato – ragiona l’esperto di Pictet – ci porterebbe in uno scenario meno gradito ai mercati che potrebbe creare un certo grado di instabilità, con spread in salita di almeno 30-40 punti base. Si tratterebbe in ogni caso di un governo che non potrebbe sposare la piattaforma della Lega sui temi europei, bensì che dovrebbe accontentarsi di muoversi nei binari di un programma ammorbidito sulle posizioni del partito di Berlusconi che è comunque considerato un garante della tenuta europeista dell’Italia”. Insomma, molto rumore per nulla: potrebbe anche accadere questo.