Snobbati da politica e finanza. Chi rappresenta i millennial in Italia?

Snobbati dalla politica. I bisogni della generazione dei millennial (18-34 anni) sono stati poco presenti in campagna elettorale. Sono 579mila i diciottenni che voteranno per la prima volta alla Camera; i 25enni che andranno all’urna per il Senato sono 635 mila (in entrambi i casi dati Istat al primo gennaio 2018). Temi più vicini alla sensibilità dei giovani, come la tutela dell’ambiente, hanno ricevuto poca o nessuna ospitalità nei talk show. Strana questa mancanza di attenzione da parte dei politici. Ancora più strano, però, che il marketing finanziario abbia poca attenzione per le esigenze di tale generazione che fra una decina d’anni sarà ai posti di comando.

Prodotti di risparmio cercasi

Scovare dei prodotti di risparmio costruiti sulle esigenze dei millennial è più difficile di una caccia al tesoro. Fondi, piani di accumulo, strumenti che consentano di risparmiare per i propri studi: rari i casi di un’offerta di questo tipo nel mercato italiano come dimostra l’inchiesta di Plus24, settimanale di risparmio del Sole24Ore in edicola sabato 3 marzo. La domanda non c’è? Possibile. Di certo non viene stimolata con prodotti ad hoc e con campagne pubblicitarie che vadano a colpire questa generazione che si informa via social network e che scarica e acquista dalla Rete.

The «cheapest generation»

I primi a inquadrare i millennial sono stati i giornalisti Derek Thompson e Jordan Weissmann in un articolo del settembre 2012 pubblicato sul giornale Usa The Atlantic. Titolo del pezzo emblematico: «The cheapest generation» . Qui in Italia potremmo definirla low cost generation. Di quell’articolo sui giovani americani, prendiamo in prestito alcune valutazioni utili per capire come intercettarne i gusti e le sensibilità. Niente di sconvolgente, sia chiaro, come l’interesse per la condivisione delle auto (car sharing), delle abitazioni (Airbnb) e addirittura dei vestiti. Qui però ci interessa capire su cosa investono e la risposta è: su loro stessi.

Educazione e risparmio

Il sogno dell’auto e della casa di proprietà appartiene ai loro genitori mentre è l’istruzione «lo sbocco più ovvio per i soldi che i millennial possono spendere», spiegava su The Atlantic Perry Wong , direttore al Milken Institute, aggiungendo che in un’economia di idee, la conoscenza aggiornata potrebbe essere un bene più agile e prezioso di una casa. Potremmo tradurre: di necessità virtù. Pochi soldi in tasca per i millennial che decidono di puntare su sé stessi attraverso lo studio. Ecco che allora potrebbero essere d’aiuto gli strumenti di risparmio che consentono ai giovani di mettere da parte dei soldi, pochi alla volta, per raggiungere i propri obiettivi come un master, in Italia o all’estero, con annesso vitto e alloggio. Se tali prodotti fossero poi incentivati grazie a commissioni basse e pubblicizzati come un qualunque smartphone, si riuscirebbe sicuramente ad avere un largo ritorno sulla piazza italiana. Ne gioverebbe in aggiunta l’educazione al risparmio.

La convergenza sulla sostenibilità

A differenza di sei anni fa, quando fu pubblicato l’articolo di The Atlantic, c’è però una novità forte nell’orizzonte finanziario. Sono gli investimenti sostenibili che hanno raggiunto la ragguardevole quota di 23 mila miliardi di dollari (fonte Gsia – dati 2016) . È un settore in cui le grandi major bancarie e assicurative stanno investendo tanto in competenze e prodotti, un po’ perché conviene (si abbassa il rischio di portafoglio), un po’ perché costrette dai trattati

internazionali (Parigi, Cop21) e infine perché fra gli investitori è aumentata la sensibilità sui temi ambientali e sociali. Larry Fink, capo di BlackRock, la più grande società di risparmio gestito al mondo (5,1mila miliardi di dollari in gestione) ha scritto una lettera alle aziende in cui investe mettendo nero su bianco un concetto rivoluzionario per il mondo della finanza: non bisogna puntare soltanto ai risultati finanziari ma valutarne anche l’impatto positivo per tutti gli stakeholder ovvero gli azionisti (anche quelli di minoranza), i dipendenti, i clienti e la comunità in cui si lavora. Che sia la finanza sostenibile il punto di convergenza tra millennial e mondo degli investimenti? Nell’attesa, la richiesta a gestori e banche italiane è di non fare come i politici, progettando finalmente strumenti di risparmio per i giovani.

Vitaliano D’Angerio plus 24 risparmio