Oroscopo elezioni 2018, ok Salvini, Bonino e Gentiloni. Stelle sfavorevoli per Tajani

Grazia Mirti, astrologa famosa per i suoi studi su economia e finanza, racconta ad Affari cosa dicono le stelle sul voto italiano. Poi le Borse, Trump e…

Di Buddy Fox @paninoelistino affariitaliani
Elezioni 2018, ok Salvini, Bonino e Gentiloni. Stelle sfavorevoli per Tajani

 

Tutti conoscono il grande il contributo offerto alla scienza da Sir Isaac Newton, il più grande matematico e fisico dell’età moderna. Molto minore è il numero di coloro che sanno l’altro mestiere che svolse a Londra nel ruolo di guardiano della Zecca, quando si occupò della coniazione delle monete inglesi. Tuttavia studiosi a parte, quasi nessuno è a conoscenza delle altre passioni del genio inglese tra le quali spicca l’alchimia. A tale proposito l’economista John Maynard Keynes, dopo aver acquisito molti degli scritti di Newton sull’alchimia, sostenne che  egli​  fu il primo scienziato dell’età moderna e contemporaneamente l’ultimo dei maghi.

Eppure il legame tra discipline esoteriche e l’umana sete di sapere è indissolubile. Come insegna Grazia Mirti divenuta giustamente famosa con i suoi studi astrologici sull’economia e la finanza. Ebbe grande risonanza infatti un suo lavoro pubblicato nel 1999 (“Investire con le stelle, Edizioni del Sole&24 Ore”) nel quale predisse il grande disastro del 2008.

E poichè, come scriveva il poeta Bertold Brecht “viviamo in tempi bui” è a lei che chiediamo di accendere qualche lume: la luce delle stelle con le quali ha grande e sicura confidenza.

Buongiorno Grazia, come sta, come stanno le stelle e come vedono il 2018? Sarà un anno emozionante o ricco di sola noia?

“Tutto bene, grazie! Buongiorno a chi ci legge: non credo che il 2018 sarà un anno monotono, al contrario! I movimenti innovativi dei pianeti lenti (Saturno in Capricorno, Urano in Toro, Giove in Scorpione) creeranno effetti da cinema!!”
 

grazie mirti
 

Siamo alla vigilia dell’appuntamento elettorale in Italia. Ho ancora impressa nella mia mente la sua previsione fatta nella sua conferenza annuale di Gennaio 2013 quando disse “Bersani sarà una grande delusione, mentre vedo Berlusconi in sorprendente rimonta, sarà la sorpresa”. Bersani era il super favorito lo ricorderanno anche i lettori, ma andò esattamente come da Lei previsto. A questo punto diventa d’obbligo chiederle come andrà questa volta, vista l’assenza di sondaggila curiosità è massima, chi sono i favoriti? Chi vincerà e quali le eventuali delusioni?

 
Astrologicamente conviene in primo luogo analizzare le posizioni dei pianeti nel giorno dell’evento. Io l’ho fatto per la tarda sera di domenica 4 marzo: oltre alle posizioni già citate (con la differenza che Urano si sposterà in Toro dal 15 maggio e per ora è ancora in Ariete) bisogna rilevare una serie di pianeti concentrati in Pesci: Sole, Venere, Mercurio,oltre al misterioso e lontano  Nettuno. Ne risultano maggiori chances per i nati in segni d’Acqua. Nel nostro caso tra i candidati in prima linea sono nati in Pesci Matteo Salvini ed Emma Bonino. Essi sono nati in anni molto diversi, hanno in comune solo il segno di nascita, ma i transiti attuali li incoraggiano. Lo stesso accade per Silvio Berlusconi: la Luna del 4 marzo è in Bilancia, suo segno zodiacale e la sua Luna di nascita in Pesci, segno favorito. Meno protetti l’Ariete D’alema (Luna conflittuale), meglio del previsto Matteo Renzi, non male il Cancro Luigi Di Maio, ma lo aspettano difficoltà successive a partire dal 17 marzo in poi. Tra i favoriti Paolo Gentiloni, nato con molti pianeti in Scorpione, segno molto amico dei Pesci”.

Ho fatto una ricerca su Berlusconi e ho notato, ma sarà sicuramente un caso, che ogni vittoria elettorale è coincisa con una tragedia economica: vince nel 1994 e pochi mesi dopo scoppia la “crisi messicana, vince nel 2001 e vengono giù il Wtc e l’Argentina fa crack, vince nel 2008, fallisce Lehman e scoppia la più grande crisi finanziaria. Sembra che le stelle seducano Berlusconi nella lotta elettorale, ma lo abbandonano appena arriva al governo. Sarà così anche questa volta?

Non essendo lui Presidente del Consiglio le cose potrebbero andare diversamente, molto dipenderà dalla data di nascita della persona prescelta. Nel caso di Matteo Salvini (che non credo diventerà Presidente del Consiglio) Giove gli si opporrà alla Luna per molti mesi e andrebbe incontro a  periodi non facili tra estate e fine anno. ​Ad Antonio Tajani,  Leone, non pare si possano attribuire grandi chances”.

Diversamente per Renzi, le stelle sembrano averlo abbandonato dopo la grande vittoria alle elezioni europee. Siamo già al tramonto?“I nati in Capricorno sono molto coriacei e sanno resistere. Per lui, Capricorno nato con Giove in Pesci, i risultati elettorali non andranno così male​, Berlusconi ha trascorso anni e anni ​ di dileggio costante, e adesso è di nuovo in auge…. I pianeti girano sempre e tutto può ancora succedere, se non ora in futuro. I nati in Capricorno vanno di solito alla grande dopo la cinquantina…”

S​econdo le voci e il malcontento che si raccoglie tra le opinioni della gente, il Movimento 5 Stelle sembra tra i favoriti, la squadra di Di Maio avrà un futuro o è solo una meteora? 

“Ne’ l’una ne’ l’altra ipotesi mi convince. Se dovesse governare incontrerebbe difficoltà notevoli, gli conviene essere cauti ed evitare di strafare. I due anni a venire sono duri per i maggiori rappresentanti del movimento”.

“Investire con gli astri” (edito dal Sole24ore, 1999) è il titolo da Lei scritto che l’ha fatta conoscere al grande pubblico in cui prevedeva con 9 anni d’anticipo la grande crisi del 2008. Crisi che ha saputo prevedere grazie al metodo da Lei adottato del “Nodo lunare” derivante dalle teoria della McWhirter. Può spiegare ai nostri lettori chi è la McWhirter,  in cosa consiste la sua teoria del “nodo lunare” e a cosa si applica?“Louise Mc Whirter è una studiosa americana che pubblicò nel 1938  un libro di Astrologia Finanziaria nel quale illustrava la sua teoria, secondo la quale l’andamento dell’economia  USA sarebbe collegato ai movimenti del Nodo della Luna (punto di intersezione tra l’orbita lunare e l’eclittica celeste). Il Nodo della Luna impiega 18 anni e mezzo per percorrere tutto lo Zodiaco, un anno e mezzo per segno. Quando è in Leone l’economia va ai massimi, come sta accadendo adesso. Quando è nel segno opposto, l’Acquario, l’economia va ai minimi. Tutti gli altri segni sono  collegati ai due citati. Fino ad oggi la teoria della Mc Whirter non è mai stata smentita. Il Nodo della Luna ha movimento orario, contrariamente ai pianeti che ce l’hanno antiorario. Cioè cammina al contrario”.
A che punto è oggi l’economia USA, siamo vicini a un altro tramonto? Perché per i mercati la paura è il surriscaldamento e il rialzo dei tassi d’interesse?

“Non credo vi siano tramonti imminenti: fino ai primi di novembre il Nodo Lunare sarà ancora in Leone, e anche quando sarà nel segno successivo del Cancro terrà ancora e così in Gemelli. In Toro potrà avvenire un ribaltamento, ma saranno già passati oltre 3 anni. Credo che i tassi cresceranno lentamente, essendo diminuiti a seguito del passaggio di Saturno in Sagittario. Si terranno su misure abbordabili, ma cresceranno a tempi medi”.

Qualche previsione su Wall Street? Nuovi massimi o fine dei giochi?

“Il NYSE è nato il 17 maggio 1792 alle 8 e 52’ a.m. a New York. Davanti a Wall Street c’è la statua del Toro, e il segno zodiacale è il Toro, simbolo di denaro. Il punto vincente di Donald Trump è dato dall’economia, non escludo ulteriori massimi, pesa però l’insidia di Giove ostile dallo Scorpione​ e la sorte di The Donald…​”
Trump di che segno è? Se esistesse io direi che è del segno dell’Orso, un orso Grizzly braccato dai cacciatori, feroce e per ora imprendibile. Arriverà a fine mandato? “Donald Trump (14/6/1946 ore 10 e 54 a.m. New York) è un Gemelli Ascendente Leone, nato con la Luna Piena in Sagittario. Alla sua nascita un aggressivo Marte era visibile a Oriente. Proprio su quella posizione di Marte si è sovrapposta l’eclissi di Sole del 21 agosto 2017, per lui portatrice di rischi di perdita del potere. Vi son quindi probabilità che non concluda il mandato”.

Trump continuamente braccato, un destino che ha qualche analogia con il nostro salvatore Mario Draghi, spesso criticato (dai tedeschi), sempre in lotta, arriva a fine mandato come un funambolo che deve mantenere un equilibrio tra crescita e tassi bassi. Cosa dicono le stelle di Super Mario?“Mario Draghi è nato a Roma il 3 settembre 1947 alle 12. E’ quindi Vergine Ascendente Scorpione con Luna in Ariete. L’ultima fase della sua gestione BCE non sarà affatto facile, specialmente da fine estate 2018 fino a fine anno ed oltre. E’ persona di grande serietà, come oroscopo e come affidabilità, in un covo di serpenti a sonagli…”

Lei non è solo un’astrologa ma anche una profonda conoscitrice dell’economia, cosa pensa dell’Italia? Sono in molti a ripetere che le elezioni e la politica non avranno nessuna influenza, lei è ottimista o pessimista? Come sarà il 2018 di Piazza Affari?

“L’Italia repubblicana (10/6/1946 ore 18.00 Roma secondo l’autorevole Nicholas Campion, si noti l’affinità con la data di nascita di Trump…) è Gemelli Ascendente Scorpione. Il momento attuale non è facilissimo a causa del conflitto di Marte ai valori Gemelli della carta del cielo. Le cose potrebbero migliorare lentamente, specialmente verso l’autunno e fine anno. Piazza Affari (il cui decreto di istituzione fu firmato da Luigi Vaccari, luogotenente di Napoleone)​ risale al 6 febbraio 1808. E’ quindi fortemente Acquario, nella scia di Wall Street. Potrebbe mostrare periodi meno facili in autunno, quando in Acquario transiteranno Marte e Lilith/Luna Nera.  Diciamo che non mostra una personalità propria, è sempre al traino degli eventi”.

Vuole dire qualcosa sul Bitcoin?
“La data di nascita più probabile della moneta virtuale è il 3/1/2009 alle 18 e 15 a Londra: Capricorno Ascendente Leone. Appare piuttosto instabile e ondivaga specialmente intorno a fine  aprile e inizio maggio. Non lo considero un investimento saggio, specialmente per chi vuole essere tranquillo per la sorte dei suoi risparmi”.
Concludiamo in leggerezza, per l’Italia il calcio è tutto o quasi, e quest’anno il campionato vede una sfida appassionante testa a testa tra Juventus e Napoli, secondo le stelle, chi vincerà? Chi ha Giove a favore, Allegri o Sarri?

​ “Non sono competente in questo campo: posso dire che la squadra del Napoli è nata in Leone nel 1926 e il suo allenatore Sarri in Capricorno nel 1959. La Juventus è fortemente Scorpione, Allegri Leone con Marte in Scorpione. Non facili per Napoli e allenatore i mesi a venire. Giove in Scorpione fa propendere lievemente la bilancia a favore della Juve, senza nulla togliere alla bravura  degli avversari”.

L’ultima domanda è d’obbligo sul meteo, una coda d’inverno imprevista che tiene tutti incollati sulle previsioni del tempo, Lei conferma quello che ha già detto nella sua conferenza di Gennaio e cioè che il caldo estivo degli anni passati sarà rimpianto? Prepariamo il costume o teniamo a portata di mano ancora il cappotto?“Esiste un’Astrologia Meteorologica. Il celebre astronomo Keplero scrisse che Venere in Pesci reca con se’ la neve, come regolarmente accade ogni anno quando Venere transita in quel segno. E’ così anche in questi giorni! L’estate 2018 sarà molto particolare perché mentre i pianeti veloci procederanno come sempre nei segni del Cancro, Leone e Vergine, quelli lenti e specialmente Marte, Saturno, e Plutone saranno costantemente ostili in segni invernali, ciò che potrebbe provocare qualche contrarietà meteorologica anche di temperatura. Giove in Scorpione a sua volta potrebbe favorire piogge e temporali. Conviene usare prudenza e non fidarsi troppo del solleone…”

L’Astrologia, un tema che crea sempre un grande scetticismo, figuriamoci cosa può provocare l’astrofinanza, nessuno ci crede ma tutti la leggono. Tutti vogliono sapere, ma senza farsi vedere, io vi vedo tutti i giorni al bar, Signore e Signori, correte a strapparvi la Gazza solo per dare la sbirciatina a Capitani. Non vi preoccupate Signore e Signori, non scomoderò il vostro pudore, l’indirizzo ve lo do io senza che nessuno me lo chieda, per dare la sbirciatina a Grazia Mirti vi basterà cliccare www.investirecongliastri.com.

 Dopo tutto, come diceva Alan Sorrenti, siamo tutti figli delle stelle e non ci fermeremo mai per niente al mondo.

CARI TEDESCHI, SMETTETE DI INGIURIARE GLI ITALIANI, E NOI SMETTEREMO DI DIRE LA VERITA’ SU DI VOI.

Cari amici,

se avete desiderio di avere un travaso di bile vi consiglio di leggere l’articolo allegato al tweet, gentilmente postato da “A libertarian eurosceptic”, ed apparso sul quotidiano progressista tedesco Der Spiegel l’altro ieri:

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Tante belle parole nei nostri confronti, dai nostri partner preferiti. Spiegel.
Non vedo proprio ostacoli per gli Stati Uniti d’Europa.

 

Prendiamo qualche simpatica frase dall’articolo:

Domenica gli italiani scelgono un nuovo governo. Attualmente un clown di 81 anni che  recentemente ha fatto titoli con i suoi affari legali e un tizio irascibile  che ha fatto i suoi soldi come un buffone prenderanno la maggior parte dei voti. Devo essere attento a quello che scriverò. L’ultima volta che un mio articolo ha avuto a che fare con gli italiani, il redattore capo ha ricevuto una lettera dall’ambasciatore italiano a Berlino.

Mettiamola in questo modo: i politici che ottengono il potere permettono di trarre alcune conclusioni sulla maturità mentale ed emozionale di un popolo. Gli adulti scelgono gli adulti, i bambini scelgono delle marionette”

Io non apprezzo nè Berlusconi nè Grillo in modo particolare. Avrei consigliato al primo di desistere dalla politica, mentre il secondo, saggiamente, ha deciso di tirarsene fuori, fatto che evidentemente ad un professionista del giornalismo tedesco è sfuggito. Che poi esistano altri leader politici pare non interessare al nostro razzista tedesco: gli italiani sono tutti mandolino e pulcinella.

L’articolo prosegue con questo tono altamente offensivo, e, sinceramente, il fatto che in precedenza la nostra ambasciata abbia soltanto scritto alla redazione va a segnalare la grande moderazione per il nostro corpo diplomatico perchè in Germania esiste anche il reato di odio razziale che si configura in queste poche righe e che prosegue in tutto il pezzo, non risparmiando nessuno. Non ve ne traduco oltre perchè sono personalmente disgustato.

Particolarmente caustico è l’attacco a Mario Draghi ed alla sua politica monetaria “Italiana” relativa al QE, accusato di aver danneggiato i tedeschi per far risparmiare ben 45 miliardi di euro all’Italia. Il fatto che in questo modo Draghi abbia letteralmente salvato l’euro, perchè a farlo saltare sarebbe stata non solo l’Italia, ma anche la Francia ed il Portogallo, questo rimane naturalmente secondario.

Però io, sinceramente , vorrei astrarre dai discorsi tecnici, che pure sarebbero ampissimi, e personalmente non ho timore di affermare che con chi mi disprezza come popolo io non solo non faccio un’unione economica, politica o monetaria, ma neanche prendo un caffè, ed in altri tempi avrei usato un guanto per schiaffeggiare le sue rubizze guance. 

Comunque caro Jan, ti consigliamo di smettere di offendere e disprezzare gli italiani con una serie di menzogne, e noi, magari inizieremo ad ignorare le verità sui tedeschi. Ad esempio:

  • i collegamenti fra Rosfnet e l’ex cancelliere socialdemocratico Schroeder, pate molto vicina allo Spiegel;
  • che aziende tedesche sono sotto inchiesta per aver pagato tangenti per il rinnovo del sottomarino argentino ARA San Juan, successivamente affondato; notizia qui
  • che fino al 2002 le tangenti erano perfino deducibili da parte delle aziende tedesche (notizia qui);
  • che la Germania è accusata di aver pagato tangenti per ottenere la coppa del mondo 2015 (notizia qui);
  • che nonostante la nomea di “Cancelliere verde” della Merkel, la Germania non ha visto calare le emissioni di anidride carbonica, con ancora mole centrali a carbone funzionanti, che continueranno a funzionare, e prendendo in giro le promesse della Conferenza di ParigiGermania. La Cnn denuncia lo ‘sporco segreto’ di Frau Merkel.
  • Che tutte le sue case automobilistiche (Audi, VW, Mercedes e BMW) hanno utilizzato software truffaldini per ingannare i controlli sull’inquinamento dei motori diesel;

Ci fermiamo qui, per carità di Patria, e chi pensa di poter costruire qualcosa con questa gente è un folle suicida. Altro che Europa unita !

Fabio Lugano scenarieconomici.it

Italia, il caos dopo il voto

VIDEO – Elezioni in Italia: Vittorio Feltri e Claudio Del Frate concordano sul fatto che, il 5 marzo, il risveglio nella realtà sarà duro.

https://www.rsi.ch/play/tv/rsi-news/video/il-voto-visto-dai-media?id=10172804&startTime=0.000333&station=rete-uno

Le parole più usate dai maggiori quotidiani italiani in questi ultimi giorni di campagna elettorale sono “caos, incertezza, instabilità, confusione, inciucio”. Il riferimento non è tanto – o non solo – ai toni sguaiati di queste ultime battute alla ricerca di qualche voto in più, ma soprattutto al post elezioni. Il riferimento è a ciò che accadrà dopo il 4 marzo. Anche Vittorio Feltri, direttore del quotidiano “Libero” e Claudio Del Frate, storico corrispondente lombardo del Corriere della Sera, non hanno usato mezze misure nel presagire la nuova fase politica italiana.

Secondo i due giornalisti, che guardano il Belpaese da un osservatorio privilegiato avendo pure contatti professionali diretti con chi fa politica, aumenta la possibilità che si costituisca un Governo “di scopo”, che magari duri un anno o due, il tempo di modificare una legge che consegna un voto “tripolare”, senza la possibilità di avere maggioranze stabili per legiferare su temi di cui in Italia si discute da decenni ormai. Un Governo creato a tavolino, frutto di un accordo tra Forza Italia e Partito Democratico, accordo che molti nelle redazioni dei grandi giornali danno come già fatto e che i diretti interessati non fanno molto per smentire.

I giornali, il modo di raccontare questa campagna elettorale o fatti che si vogliono ad essa collegare come quelli di sangue a Macerata, secondo Feltri non hanno un potere diretto sulle decisioni di voto: sollecitano gli “umori elettorali” ma poi, secondo il decano dei giornalisti italiani, il popolo deciderà poi davvero solo nell’ultima settimana. Più dei giornali, dice, può la televisione che talvolta amplifica quanto scrivono i giornali che stanno vivendo, per contro, un momento di profonda crisi. Secondo Del Frate c’è stata una campagna elettorale “becera”, aiutata anche dai social network, Facebook sopra tutti, che ha alimentato con una serie di fake news un clima di odio ed intolleranza pericoloso. Hanno il potere di amplificare promesse elettorali che, secondo il cronista del giornale di Via Solferino, saranno irrealizzabili da qualunque coalizione dovesse uscire vincitrice dalle urne.

Di Simone Della Ripa TVSVIZZERA.IT

David Rossi, quei misteri nell’ufficio del manager Mps ‘suicida’

mps david rossiMPS DAVID ROSSI

 

Chi entrò nel computer? E cosa cercava? Forse quello che la Finanza non aveva trovato in una precedente perquisizione? La ricostruzione e i sospetti di legale e perito di famiglia. Che continuano a chiedere verità.

Cosa nascondeva l’ufficio di David Rossi? Chi è entrato nella stanza del direttore della comunicazione della Banca Montepaschi durante la sua agonia e immediatamente dopo la morte, fino all’ingresso del segretario Giancarlo Filippone? Perché lui e il chief financial officer Bernardo Mingrone entrarono nell’ ufficio prima di soccorrere Rossi e solo da lì venne chiamato il 118? Chi era presente nel piano dell’area comunicazione e in quello superiore, nel cui corridoio, esattamente sopra la verticale dell’ufficio di Rossi, si trovava una sala riunioni in passato adibita ad ufficio del ex direttore generale Antonio Vigni? Queste domande turbano le notti di coloro che, su incarico della vedova Antonella Tognazzi e del resto della famiglia, continuano a indagare sul mistero della morte del dirigente apicale di Banca Mps. Riavvolgiamo il nastro e riepiloghiamo gli eventi.

QUEL NUMERO MISTERIOSO. Rossi cadde nel vicolo Monte Pio alle ore 19.43 del 6 marzo 2013, con una dinamica scarsamente riconducibile a un gesto volontario. Sopravvisse per almeno 22 minuti (nei quali è evidente attività respiratoria dal filmato della videosorveglianza) e restò a terra almeno fino alle ore 20.53, presunto orario di arrivo dei soccorsi. Sulla dinamica dell’evento, e su quanti punti oscuri ancora restino da esplorare, per esempio da quale finestra sia iniziata la caduta, il mistero è ancora fitto. Se si sommano 22 minuti (scostamento temporale del sistema di ripresa) all’orario delle 19.43 si arriva alle 20.05, corrispondenti all’ora in cui Lorenza Bondi, collega di Rossi, afferma di aver lasciato il proprio ufficio, ubicato nello stesso corridoio, passando davanti a quello del capo della comunicazione. La Bondi notò la porta aperta e la luce accesa ma afferma di non aver incontrato nessuno né nell’ufficio, né durante il percorso verso l’uscita di Rocca Salimbeni. In quel momento Rossi era appena morto nel vicolo. Alle ore 20.16, il filmato registra la caduta di un oggetto (secondo i periti della famiglia e della vedova) e contemporaneamente la chiamata dallo smartphone del dirigente ad un numero misterioso: 4099009.

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Solo nel marzo 2016 la Procura di Siena accerterà, con l’intervento di due dirigenti di Telecom che rilasciarono versioni contrastanti e in parte contraddittorie, che quel numero corrisponde al servizio di autoricarica verso il chiamante, in questo caso il cellulare di Carolina Orlandi, la figliastra. Quest’ultima però afferma di non aver mai esaurito il credito e di non aver ricaricato (che bisogno c’era se, come sostiene la Procura, i due non si parlarono?). Di sicuro, secondo i tabulati a disposizione dei periti della famiglia, il telefono di Rossi si attivò in più occasioni quella sera, rispondendo oltre alla chiamata di Carolina anche a quella dell’onorevole Daniela Santanchè, alle 21.59. Chi rispose e chi aveva in mano lo smartphone? Non lo sapremo mai, non avendo gli inquirenti provveduto al tempo neppure ad estrarre le impronte digitali e, men che mai, il Dna. Dalle 21 circa nell’ ufficio entrarono gli inquirenti e avvennero altre cose strane: agende consultate e poi rimosse o spostate sulla scrivania, arredi e suppellettili mossi e, infine, quattro accessi al pc: alle 21.50, alle 21.56, all’1.24 e all’1.37.

UN MISTERO DIFFICILE DA SVELARE. Si tratta, secondo il pool di esperti informatici messo insieme dall’avvocato Luca Goracci, legale della famiglia, che affiancano l’ingegner Luca Scarselli ormai da qualche mese, non di semplici riattivazioni del pc dovuti al movimento del mouse o delle azioni sulla tastiera (che non avrebbero mai dovute essere effettuate in sede di sopralluogo), ma di accessi al dominio della banca, cioè di traffico di dati con il server di Banca Mps. Chi ha fornito la password per l’accesso al dominio? Quale attività è stata effettuata? Un altro mistero difficile da svelare. La storia della riattivazione in funzione dello spostamento del mouse e della digitazione dei tasti sulla tastiera, che comunque non sarebbe dovuta avvenire durante i sopralluoghi, la riferisce Marco Bernardini del Consorzio Operativo (la struttura informatica) di Banca Mps. Il mattino seguente, infatti, i pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, insieme a personale del consorzio operativo di Banca Mps, a ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza e ad agenti della Polizia Postale, ruppero i sigilli dell’ufficio di Rossi per procedere all’acquisizione del materiale informatico: due notebook (pc portatili) e un computer fisso di proprietà della banca. Di tutti gli hard disk dei pc venne effettuata la copia forense con un software dedicato.

UNA DINAMICA CHE SOLLEVA SOSPETTI. Per quanto riguarda il pc fisso, il report del software di copia riporta l’orario 04.11.33 del 7 marzo 2013. Chi ha effettuato la copia, visto che l’ufficio era sequestrato nella notte, e perché l’immagine allegata al verbale indica le 11.50 come orario di repertazione? Se non bastasse questo macigno, a mettere dubbi su quanto avvenuto nell’ufficio di Rossi, nella mattinata del 7 marzo 2013, avvenne di peggio. I pm Natalini e Nastasi si accorsero degli accessi sospetti al pc e chiesero conto al personale Mps di rendere spiegazioni. La risposta arrivò nel pomeriggio a firma di Marco Bernardini, direttore del Consorzio Operativo del Mps: «I quattro eventi sono dovuti a meccanismi di riattivazione del sistema operativo a fronte di sollecitazioni meccaniche esterne (movimenti di mouse ovvero di tastiera), pertanto si può affermare che nessun accesso al pc del Rossi è stato effettuato in predetti orari, né da postazione fissa né da remoto». I presenti dovevano essere così convinti da questa spiegazione da ritenere, sciaguratamente, di inserire nuovamente l’hard disk precedentemente rimosso e sigillato nel pc del Rossi per esaminare il registro eventi.

 

Su questo punto l’ingegner Scarselli è categorico: «Il documento allegato al verbale mostra che i quattro accessi sono avvenuti sul dominio della banca, sono quindi transitati dal router e hanno avuto accesso al server o al proxy di rete. È lì che andava cercata l’ attività svolta. Le riattivazioni del sistema operativo, a computer bloccato, non consentono l’accesso alla rete se non con la password dell’utente. Non c’era alcun bisogno di inserire nuovamente l’hard disk nel pc. Il registro eventi, la scatola nera dell’attività svolta sul pc, è in un file del sistema operativo. Era già contenuta nell’ hard disk repertato». Perché si è provveduto a contaminare un hard disk già sigillato reinserendolo nel pc? Le email dalla posta aziendale di Rossi sono state consegnate su un supporto dvd sempre da Marco Bernardini del Consorzio, nell’occasione del nuovo accesso al pc. Ma proprio su questo il perito Scarselli avanza un sospetto pesante: «L’acquisizione delle email è avvenuta da parte del personale della banca. Non si tratta di un’acquisizione forense, in quanto il formato del file (*,pst) è quello di un archivio, peraltro modificabile. Non è che certo che quelle email siano state estratte dal server della banca, come richiesto dai pm».

IL NODO ALEXANDRIA. Alle operazioni del 7 marzo 2013 era presente anche Fabrizio Leandri, responsabile area Revisione Interna Mps, ex Banca d’Italia. Qualcuno a Siena si chiede se il contenuto del pc di Rossi potesse preoccupare l’istituto di Via nazionale. Perché? Perché nel pc del dirigente dell’area comunicazione di Montepaschi poteva esserci qualche riferimento al mandate agreement del derivato Alexandria stipulato con Nomura, la cui pubblicazione sui giornali, il 22 gennaio 2013, aveva determinato la rovina in Borsa del titolo Montepaschi e, contemporaneamente, aveva sancito la fine della carriera bancaria del presidente Giuseppe Mussari. La traccia del mandate di Alexandria, peraltro obiettivo della Guardia di Finanza durante la perquisizione dell’ufficio di Rossi il 19 febbraio 2013, potrebbe fornire una nuova e interessante chiave di lettura di questa vicenda sempre più intricata. Insomma, sono tanti tasselli che mancano, in un puzzle che l’avvocato Goracci con i suoi esperti sta tentando di ricostruire. Vengono quindi alla mente le parole rivolte dal colonnello Pasquale Aglieco, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il primo ad arrivare sulla scena del vicolo Monte Pio, agli agenti di Polizia. Li invitò a procedere alla cristallizzazione dell’ufficio di Rossi «affinché non vengano disperse tracce utili alle indagini». Appunto…

Phi Phi Island chiude alcuni suoi tesori. Salva (per ora) la bianchissima spiaggia di The beach

NOEMI PENNA LA STAMPA

A Maya Bay è stato girato il film del 1990 con Leonardo DiCaprio. Da allora è presa d’assalto dai turisti.

Vedere la spiaggia di Maya Bay deserta, come in questa foto, è un vero privilegio. Da quando questo piccolo paradiso delle Phi Phi Islands è stato scelto come set del film The beach con un giovanissimo Leonardo DiCaprio, la sua bianchissima spiaggia è presa d’assalto da migliaia di turisti.  

 

 

Una invasione per niente pacifica, che ha portato la Thailandia a studiare delle forme di tutela decisamente drastiche. Sono giorni che si rincorre la notizia della chiusura ai turisti dell’isola di Koh Phi Phi, dove si trova la celebre Maya Bay. Ma a smentire, almeno in parte, la stretta è lo stesso ente del turismo, precisando che in effetti è in corso la chiusura stagionale annuale di alcuni parchi nazionali, ma non di Maya Bay. Almeno non per ora. 

 

 

TAT official denies boat ban at Phi Phi’s Maya Bay as parks grapple with environmental toll – The Nation https://fb.me/YDOkk8Nx 

TAT official denies boat ban at Phi Phi’s Maya Bay as parks grapple with environmental toll – The…

A PROPOSAL to close Maya Bay on Koh Phi Phi Ley to boats to limit damage to the beach was just an idea that was still being considered, the head of Krabi’s tourism office said yesterday.

nationmultimedia.com

 

 

La chiusura temporanea di alcune isole dell’arcipelago thailandese è pianificata ogni anno per permettere il naturale recupero di flora, fauna e barriera corallina, sempre più stressati dal turismo di massa. Diversi parchi nazionali chiudono a seconda del passaggio dei monsoni. E anche se per ora Maya Bay rimarrà aperta ai visitatori, molto probabilmente a cambiare saranno le modalità di accesso alla spiaggia. 

 

 

 

Secondo quanto riportato da Phuket News, probabilmente da giugno a settembre sarà proibito alle imbarcazioni di raggiungere direttamente la spiaggia dal mare, accontentandosi di attraccare nella adiacente baia di Loh Samah, che dista 250 metri a piedi.  

 

Ma l’autorità del turismo thailandese non ha ancora ufficializzato una decisione definitiva, spiegando che le possibilità sono molte e che in ogni caso faranno di tutto per salvaguardare questo paesaggio e l’integrità della barriera corallina, senza compromettere il turismo. 

 

 

La chiusura annuale comprende molte isole e spiagge turistiche dei parchi nazionali Mu Ko Surin e Mu Ko Similan oltre ai siti di immersione Ko Hin Daeng, Hin Muang, Ko Ha, Ko Rok e Hat Chao Mai e alle isole di Lipe, Adang e Rawi. Piccoli pezzi di terra su cui sbarcano, in un anno, oltre un milione di persone. 

 

AP

 

AP

 

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L’isola più bella del mondo è nelle Filippine ed è attraversata da un incredibile fiume sotterraneo  

 

A Maui c’è una surreale spiaggia rossa che sembra essere uscita dall’inferno  

 

 

Immigrazione, niente barconi in questi giorni in attesa, parafrasando Sieferle

Di Vincenzo Santo REPORTDIFESA.IT

Sono preoccupato. Sono giorni che non si sente parlare di gente che sbarca sulle nostre coste o di poveri disgraziati che vengono portati nei nostri porti. Non ci sono più immigrati. Forse perché tutti quelli che partono dal Nord Africa sono affogati e nessuna questa volta se n’è accorto? Non lo credo. Forse perché fa troppo freddo? Non credo neanche in questo: è un business, non può fermarsi per così poco. E poi sono tante le navi al largo che aspettano con una coperta e un tè caldo. Ed i barconi non viaggiano sui binari. Forse perché siamo a ridosso delle elezioni ed è meglio che la gente non perda l’attenzione sulle belle cose che escono dalla bocca dei nostri politicanti? Be’, su questo mi viene qualche dubbio. Non sarà mai che qualcuno da qui riesca a dirigere quel traffico e dopo il 4 marzo farà riprendere quei viaggi della speranza? Mai dire mai.

(https://it.wikipedia.org/wiki/Rolf_Peter_Sieferle)

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dell’immigrazione. Lo dico da cittadino, e ne sono preoccupato. E il relativismo imperante ci porta a dover essere contenti persino del fatto che il numero degli sbarchi appaia in diminuzione. Pazzia! Non è questo il problema, il vero problema è che devono cessare gli sbarchi e che comunque l’immigrazione debba essere controllata e gestita con maggiore senso dello stato e, soprattutto, scrollandoci l’idea che ci vogliono inculcare che sia un fenomeno inarrestabile e ineluttabile. Ci confrontiamo con due formidabili “opposizioni”: la convenienza economica (pecunia non olet) che ha garantito fior di milioni, nostri, a cooperative e onlus, e una convinzione dell’assoluto, che eticizza una visione utopica della promessa occidentale per cui, dato che i miliardi di persone nel mondo devono poter consumare a testa quanto i beati della parte industrializzata, tutti dovrebbero potersi stabilire dove vogliono. Non si discute. Una posizione radicale elevata a valore universale. Chi la pensa diversamente è xenofobo, razzista. E questa disgrazia del pensiero progressista occidentale copre i malfattori che di questo afflato se ne fregano ma solo gustano la possibilità di un grande guadagno.

La geografia e la demografia ci sono contro, non ci aiutano. Altri scacchieri sono più fortunati. Da una parte c’è un muro e si cerca di terminarlo, dall’altra parte gli australiani con i loro brillanti metodi pare abbiano fatto passare la voglia ai boat people di medio cabotaggio di approdare da loro. Il Giappone è chiuso e poi chi avrebbe voglia di rifugiarsi in Corea del Sud, o da qualche altra parte nel sudest asiatico? Russia e Cina che attrazione hanno? Resta l’Europa, quindi, l’area in cui c’è da aspettarsi la maggiore pressione immigratoria. Le frontiere europee, infatti, quelle che si affacciano sul mare, presentano ben altri problemi per via dell’ampiezza della costa del nord Africa (circa 4500 chilometri), per la loro ridotta ampiezza marina, ma soprattutto per l’imprevedibilità degli Stati confinanti, la cui cooperazione è incerta.

Noi, stiamo diminuendo e invecchiando. E, invece di pensare a politiche serie riguardanti la famiglia e la scuola, “boldrinianamente e grassamente” speriamo che una buonissima parte dei quasi 4 miliardi e rotti che saranno gli africani a fine secolo (con una crescita pari a circa il 4% annuo) abbia attuato in questa Europa, e soprattutto in Italia, il perverso auspicio o vaticinio di un soggetto dal nome Kalergi (1), secondo il quale “… l’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura euroasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità …”. Siamo alla follia, ma una follia lucida che da una parte sembra essere l’obiettivo della dirigenza tecnocratica di Bruselles, ormai obnubilata da Soros, e dall’altra attende che le degenerazioni oclocratiche dei suoi soci la conducano alla sofferta gloria finale: la cancellazione delle nazioni.

Secondo un certo Heinsohn (2), al momento parrebbe che vogliano emigrare dall’arco islamico e dall’Africa quasi 240 milioni di persone e per il 2050 potrebbero essere poco più di 1 miliardo. Se questo dovesse verificarsi, allora la popolazione europea attualmente su settecento milioni di persone aumenterebbe a dismisura tanto da non poter escludere conflitti economici e sociali.

Afferma Sieferle (3) che la vera ragione della migrazione non è la povertà ma la differenza di reddito che, nel contesto globale, si sta riducendo. Dopo aver raggiunto l’apice negli anni ‘90 del secolo scorso, ora pare essere tornata sui livelli rilevabili agli inizi del Novecento. Si sta riducendo. Pertanto, sempre più persone sono messe nelle condizioni di informarsi e di decidere per la migrazione, i cui costi diventano “sostenibili”. Così come, aggiunge lo scrittore tedesco, avvenne per l’emigrazione in America del XIX secolo, che ebbe luogo in quel periodo in modo significativo proprio perché la qualità della vita in Europa stava decisamente migliorando grazie all’industrializzazione. L’emigrazione perciò non era tanto espressione di povertà assoluta, ma il risultato dell’aspettativa di poter migliorare nettamente la propria situazione emigrando. I migranti aspirano a trasferirsi in una regione del mondo dove poter spuntare il prezzo più alto possibile per la merce che offrono, cioè il lavoro, oppure, quando questo non è soddisfacente, cercando il sussidio offerto loro dallo stato sociale nei paesi d’arrivo. A lungo andare questo stato sociale potrà collassare. E là dove gli stessi non riusciranno a trovare la soluzione ricercata potranno sì integrarsi, ma in una società tribale parallela, attraverso attività illegali come traffico di stupefacenti o la radicalizzazione ideologica, soprattutto, dico io, se di fede musulmana. Mi pare un’analisi obiettiva. E a nulla vale il tentativo di convincere il boldriname nostrano sulle esperienze negative fatte da altri, quelle nazioni che però possono vantare un sentimento dello stato certamente più solido del nostro. Figuriamoci!

Il sistema immigrazione, pertanto, si avvale di una combinazione formidabile, voglia di denaro ed etica della convinzione. Le due componenti si sostengono a vicenda. Non illudiamoci. Per i puristi della materia, i più pericolosi, l’etica dei principi impone una sorta di universalismo del dovere che prendendo le mosse da concetti quali i diritti umani o la dignità umana, pretende che sentimenti che ricadono nella sfera della moralità empirica, come la definisce Sieferle, quali carità, senso di cooperazione, fiducia reciproca e persino l’amore, propri della condizione dell’uomo inserito nel suo gruppo, vengano assunti per dogma politico in un universale indifferenziato. Una miscela esplosiva che può far saltare qualsiasi sistema democratico.

É l’applicazione diretta e incondizionata dell’etica dei principi, della convinzione e dell’assoluto alla politica, senza badare alle conseguenze. Questo passaggio filosofico porta al comandamento dell’uguaglianza materiale, un’utopia impareggiabile carica di una forza irresistibile, di stampo vetero-comunista. Da qui, ripeto, l’assunto che tutti gli esseri umani sono uguali anche nel senso che possono abitare con uguale diritto ovunque, con la conseguenza implicita che devono essere mantenuti dal relativo stato sociale. E se si dà uno sguardo ai “diritti”(4) garantiti alle varie forme di asilo, si potrà comprendere che è davvero difficile escludere dalle protezioni chicchessia e, infine, prendere conoscenza degli oneri sociali sottesi da queste garanzie. Ah, se tutti gli italiani avessero il tempo e la voglia di leggere, di riflettere e di pensare per non farsi prendere in giro. Pazzie!

Basta con il sentirsi colpevoli e far pagare alla società questi falsi sensi di colpa, quali i furti del colonialismo e che lo sfruttamento di quegli anni ha causato quelle povertà, per cui chi arriva non invitato, viene a riprendersi con diritto ciò che gli è stato rubato. Secondo l’adagio, aggiunge Sieferle, della tradizione leninista-trotzkista dello sfruttamento dei lavoratori. Senza considerare che la povertà di quei paesi era ben precedente al contatto con i paesi già industrializzati. Immigrato oggi, proletario ieri.

Questa promozione irresponsabile dell’emigrazione di massa porterà alla nuova strutturazione multi-tribale delle nostre società, in cui il popolo originale si costituirà come tribù in mezzo ad altre tribù, ognuna con proprie regole e una propria guida. È il multiculturalismo. Il segno del fallimento di uno stato di diritto che, in nome della società che deve difendere, non dovrebbe orientarlo come scelta in luogo dell’assimilazione. Ma questa richiede piccoli numeri, e i piccoli numeri non pagano e non garantiscono tanti voti.

Nel contesto da società tribale, per dirne una, non esiste un monopolio statale nell’uso della forza, pertanto quando lo stato interverrà non verrà considerato come arbitro superiore che deve applicare la legge, ma come una parte di altre parti. Il rischio consiste nel fatto che lo stato di diritto si ritiri o che applichi le sue leggi e le sue norme in modo blando pur in situazioni di crisi sociale, venendo interpretata questa sua scelta come segno di debolezza.

L’Italia non ha una strategia. Si parla di integrazione, una sorta di scorciatoia alternativa all’assimilazione. Un qualcosa di cui io sfido chiunque a spiegarmi il significato e le modalità di implementazione. Essa rappresenta un’adesione solo formale agli aspetti sociali e giuridici e, senza pretendere troppo in più, si finisce nella torpida realtà del multiculturalismo, nelle no-go-zones. E il recente tanto decantato “patto” raggiunto da Minniti con alcune comunità di musulmani non è un buon segno, perché conferma tristemente questo trend. Uno stato che scende a patti? Ancora una volta, pazzia!

Chiediamoci: abbiamo ancora la medesima energia culturale che ci ha accompagnato nei secoli? È la nostra progettualità ormai così sterile dal doversi basare, ad esempio, sulla sola affermazione apodittica che una legge vada approvata perché è un “segno di civiltà”, come ebbe a sottolineare Paolo Gentiloni per lo ius soli? E di quale civiltà stiamo parlando? Quella che vorremmo rimanesse nostra oppure quelle che altri ci stanno preparando? Quella di Kalergi? Non è che il senso di appartenenza a una civiltà sembra essere diventato un fardello divenuto scomodo e sconveniente, e sia financo scorretto l’accettare e il riconoscere che quel concetto implichi un’identità che si è formata in un contesto storico e geografico ben definito, che quindi postula dei limiti, dei confini? Abbiamo ancora la carica spirituale e la tensione etica che riconoscono e supportano il senso dello stato? Abbiamo ancora l’orgoglio di affidarci ai nostri simboli?

Dobbiamo stare attenti. Io sono convinto che Enzensberger (5) abbia ragione nel ritenere che la guerra civile non sia un virus importato, che non venga dall’esterno, ma che sia un processo endogeno. Forse ce ne sono già i segni, ma non ce ne accorgiamo, così come non ci accorgiamo di quello che diventa usuale, solito, abituale alla vista. Aristotele nella sua Politica diceva che “… la differenza di razze è elemento di ribellione … perciò quanti hanno accolto uomini d’altra razza sia come compagni di colonizzazione sia come concittadini, dopo la colonizzazione, la maggior parte sono caduti in preda alle fazioni …”. E, come ha scritto Ferraris (6), verità e realtà sono figlie del tempo, prima o poi vengono a galla: la prima come la scoperta di qualcosa che c’era già prima ma che non si sapeva, è la scoperta. La realtà che viene a galla è invece un aspetto del reale che prima non c’era, è l’emergenza. Noi dove siamo?

Lo dico io, siamo nell’insipienza … aspettando il prossimo barcone. Forse solo dopo il 4 marzo.

Gli “Npl” e la loro tassazione: da spettro a risorsa

Gli “Npl” e la loro tassazione: da spettro a risorsa

a cura di Roberto Tieghi OFCSREPORT.IT

Due spettri si aggirano tra le contorte vie del nostro sistema fiscale. Ed entrambi ridono sonoramente. Perché nonostante abbiano a che fare con uno dei sistemi più esosi e catafratti di sempre essi sono riusciti a penetrarvi e a svolazzare impuniti.

Gli spettri in questione sono i proventi derivanti dai servizi digitali e i proventi percepiti dai fondi non residenti a seguito di acquisto dei c.d. NPL (acronimo per “non profit loans”, ossia, crediti “in sofferenza”). Il tratto comune a tali fattispecie è che l’impresa non residente consegue tali ricavi dal mercato italiano senza ivi operare per mezzo di una “stabile organizzazione”.

E in assenza di tale “stabile organizzazione” i principi di tassazione del diritto tributario internazionale non consentono di allocare (e tassare) tali proventi se non nello Stato di residenza della impresa non residente, con buona pace dello Stato da cui originano i ricavi (c.d. “stato della fonte”).

Detta regola, creata dagli Stati occidentali allorché il mercato d’interesse era quello degli Stati più poveri, è tuttavia entrata in crisi quando ci si è avveduti che l’erosione delle basi imponibili avveniva ai danni degli stessi paesi occidentali.

Caso paradigmatico è quello appunto rappresentato dalla (non fiscalità) della digital economy.

Per cercare una soluzione a ciò, unitamente a tutte le altre questioni concernenti le altre forme di evasione ed elusione, nel 2013 è stato lanciato il progetto congiunto OCSE-G20 su “Base Erosion and Profit Shifting”(c.d. “progetto BEPS”) che prevede un piano d’intervento in 15 specifiche aree. In sostanza sono state predisposte variegate aree d’intervento con l’ambizioso obiettivo di realizzare un nuovo ordine fiscale internazionale.

Tra le varie direttive con finalità antielusive si è suggerito di valorizzare quale indice di “stabile organizzazione” la “sostanza economica”. In questa ottica risulterebbe superato il concetto di “stabile organizzazione” basato sul radicamento territoriale inteso in senso tradizionale (“materiale o personale”), dando invece rilievo al luogo in cui si svolgono le attività e si produce la ricchezza.

Il legislatore italiano ha, in effetti, modificato in tal senso la nozione di stabile organizzazione, salvo poi “sganciarla” dalla finalità cui ab origine era stata riferita, ossia la tassazione dei servizi digitali, per lasciarla vigente ma “silente” nel novello dato normativo (cfr. l’art. 162 del Tuir a seguito delle modifiche introdotte con la legge di bilancio 2018).

Si è preferito operare escogitando una c.d. web tax transitoria (prevista nella legge di conversione del D.L. del 24 aprile 2017, n. 50), rappresentata da una specie di “voluntary “della stabile organizzazione” di soggetti non residenti con tanto di effetti premiali. Tuttavia, più che di una imposta si tratterebbe di una emersione volontaria (della “stabile organizzazione”) di cui beneficerebbero anche soggetti non operanti nel settore della digital economy.

Non pago di ciò il legislatore ha pensato di peggiorare le cose introducendo un’imposta, con l’art. 1 co. 1011 ss. della legge di bilancio 2018 (c.d. web tax, che dovrebbe entrare in vigore nel 2019, con aliquota del 3%), sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici (per un numero superiore a 3.000 unità) e rese nei confronti di soggetti residenti “sostituti d’imposta”.

Delle iniquità di tale imposta si dirà un’altra volta (essa risulta invero più simile a un’altra IVA – e quindi censurabile a livello comunitario – che a una imposta diretta; inoltre, essa graverà sicuramente sulle imprese residenti che quindi avranno un aggravio di imposizione).

 Al momento ci limitiamo a notare come per le  “company del web “ la questione della “stabile organizzazione” sia stata acrobaticamente saltata (nonostante la modifica dell’art. 162 sopra ricordata) scaricando il prelievo sui committenti dei servizi obbligati ad effettuare una ritenuta a titolo d’imposta con obbligo di rivalsa sui soggetti prestatori.

Insomma, ancora una volta sono i fanti italiani a dover fermare il nemico d’oltralpe.

Dato questo quadro si capisce bene come l’altro spettro (quello dei “NPL), svolazzi anch’egli libero e felice.

Il mercato di questi loan vale svariate decine di miliardi ed è in mano a pochi players, spesso fondi d’investimento di origine anglosassone la cui principale vocazione è quella di comprare per poi recuperare l’abnorme massa di sofferenze che in poco meno di dieci anni si sono cumulate nei bilanci bancari.

A seguito delle svalutazioni imposte dalle regole europee i crediti “incagliati” risultano iscritti a un valore del 40% del nominale. Ma i fondi li rastrellano a prezzi in media pari od inferiori alla metà. I margini derivanti dal recupero di tali crediti, pur tenendo conto degli anni a ciò necessari, è comunque lautissimo.

E soprattutto non soggetto a tassazione alcuna. Ciò in quanto anche tali proventi non sono conseguiti da alcuna “stabile organizzazione” riconducibile a tali fondi.

Nel passato, una “timida” risoluzione dell’Agenzia delle entrate (la n. 41/E del 9 marzo 2017) aveva ritenuto, nel caso di una società sammarinese, attiva nell’acquisto pro-soluto di crediti da soggetti residenti, che aveva delegato a professionisti italiani l’acquisto e la riscossione dei crediti, non potersi escludere l’esistenza di una “stabile organizzazione”.

Secondo l’Agenzia, infatti, “la ricerca del credito da acquistare svolta dal professionista italiano residente in Italia, la gestione delle procedure esecutive, l’intervento in udienza per rendere la dichiarazioni di rito ai fini dell’accollo dei debiti ipotecari, l’intervento nella procedura fallimentare per l’attività di incasso del credito, atti di surroga, insinuazioni tardive, ect. non possono che avvenire nel territorio italiano …”.

Tuttavia, concludeva l’Agenzia, pur potendo in astratto configurarsi la presenza di una “stabile organizzazione”, nella specie, una tale valutazione esulerebbe dall’ambito di applicazione dell’interpello che allora era stato sollecitato dal contribuente (ex art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212).

La questione così “pilatescamente” risolta non ha avuto poi ulteriori sviluppi.

Ma, allo stato attuale, proprio in ragione del business intorno agli NPL c’è da chiedersi se i ricavi derivanti dai loro rimborsi siano ancora da ritenersi non tassabili.

Ora, proprio nel sottolineare: 1) l’esercizio in Italia dell’attività di riscossione (sulla falsariga di quanto aveva osservato l’agenzia ); 2) il fatturato realizzato dai fondi in esame, a noi pare potersi valorizzare l’aggiunta della lettera f-bis al comma 2 dell’art. 162 del Tuir di cui si è detto, ove viene previsto che tra i criteri per l’individuazione di una stabile organizzazione vi sia anche: “f-bis) una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso”.

Tale ultima formulazione, infatti, consente di alleviare il nesso tra presenza fisica di un’attività e il territorio dello Stato, valorizzando il riferimento agli elementi della stabilità, della ricorrenza e della dimensione economica dell’attività, con l’intento di “impedire” ad opera dei contribuenti, manipolazioni che impediscano la qualificazione di “stabile organizzazione” (si veda al riguardo il Dossier n. 560/2 relativo all’Atto Senato 2960).

L’indicata prospettiva, si badi bene, nulla avrebbe a che fare con la c.d. “stabile organizzazione virtuale”, ossia con una “stabile organizzazione” de jure condito (a cui peraltro ben poco reddito, data la sua “rarefazione”, sarebbe attribuibile) ma ad una “stabile organizzazione” vera e propria, esistente  –  secondo noi – ancor prima delle modiche da ultimo menzionate (che solo l’avrebbero fatta emergere expressis verbis).

Se, infatti, si è per lungo tempo affermato la coincidenza sostanziale tra la “stabile organizzazione” e la ”sede secondaria” di società estere, di cui agli attuali art. 2508 e ss. del codice civile, in realtà il concetto fiscale di “stabile organizzazione” sottintendeva non già la mera esistenza di una entità atta ad esercitare una autonoma attività d’impresa ma il fatto che il semplice esercizio sul territorio dello Stato della fonte dell’attività dell’impresa estera fosse di per sé … una “stabile organizzazione”.

“Stabile organizzazione”, dunque, non come “sede fissa d’affari” (cioè come “res”) ma come attività (ossia, come “negotium”).

Così ragionando lo spettro dei NPL si trasformerebbe in risorsa erariale senza per ciò stravolgere alcun principio di tassazione o dover fare ricorso a superiori istanze sovranazionali, ma secondo l’antico …buon senso.

L’Aquila vola ancora

Perdere la gemella in un terremoto, ereditare suo figlio adolescente: torna il romanzo che Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Campiello, dedicò alla città ferita che le ha insegnato a essere libera.

Da VF 09/2018
© Contrasto

«Mi pesa lasciare i bambini», dice Donatella Di Pietrantonio in merito al suo primo lavoro: dentista pediatrica. Dopo il successo dell’Arminuta(premio Campiello 2017, duecentomila copie vendute, tradotto in 14 Paesi), la Di Pietrantonio continua ad abitare a Penne, Abruzzo, e a svolgere il lavoro di dentista. Certo, è cambiata l’organizzazione, ammette, oggi viaggia molto, cercando di incastrare presentazioni di libri con apparecchi. «Un giorno che ho fatto un po’ di ritardo, arrivavo da Roma, ho trovato un bambino che piangeva davanti al portone dello studio».

Motivo?
«La mamma gli aveva detto che scrivevo libri, e lui aveva paura che non tornassi più».
È una cosa impossibile?
«Prima di iniziare la cura dei denti, coi bambini bisogna instaurare un rapporto di fiducia. È a quel rapporto che io non so rinunciare».

Ecco chi è Donatella Di Pietrantonio, di nuovo in libreria con Bella mia(Einaudi, già edito Elliot), storia di Caterina che nel terremoto dell’Aquila ha perso la sorella gemella, ritrovandosi a dover far da madre al nipote adolescente. Sullo sfondo la città spettrale, ancora inagibile.

Cosa significa L’Aquila per lei?
«Gli anni dell’università, la mia prima vera uscita dalla famiglia. Per me che venivo da un paesino è stata la scoperta di un’autonomia personale».
Primo atto di libertà?
«Rimanere a dormire dalle amiche che abitavano in appartamento, io ero a pensione presso una famiglia che avevano trovato i miei, contadini, forse tentando di tenermi un po’ sotto controllo».
Il romanzo inizia a tre anni dal terremoto.
«Quei tre anni sono uno spazio di immobilità, trascorsi i quali sembra quasi che l’elaborazione del lutto non sia neanche cominciata».
Con le madri che vanno ogni giorno al cimitero.
«Bella mia è un romanzo sulla prossimità e intimità tra vivi e morti. Specie se la morte è così inattesa, senza preparazione. Il cimitero è il luogo dove avviene il dialogo quotidiano che ha bisogno di continuare».
C’è illusione?
«La madre di Olivia e Caterina è troppo adulta per illudersi, sa bene che la figlia è morta. Lorenza invece, la madre giovane, che ha perso una figlia piccola, ha più difficoltà a riconoscere la cesura. Non ha ancora tutta la lucidità».
Eppure i personaggi sembrano avere più speranze della città. A tre anni è ancora tutto fermo, la ricostruzione molto indietro, perché?
«Il terremoto dell’Aquila è stato un evento mediatico anche molto strumentalizzato nella fase dell’emergenza, diventando passerella per politici e non solo. A volte le intenzioni erano apprezzabili, lo riconosco, ma non hanno tenuto conto dello stato emotivo delle persone».
Come i concerti?
«Per chi è nel lutto non ci può essere lo spirito per ascoltare un concerto rock, peraltro di cantanti che in situazioni normali non sarebbero mai venuti all’Aquila».
Poco opportuno anche lo spumante del governo?
«Far trovare lo spumante nei frigoriferi del progetto C.A.S.E. è stato un gesto offensivo. Significava l’obbligo per chi entrava, magari gravato da un lutto, di festeggiare le case provvisorie. Nel romanzo, alla mia protagonista faccio svuotare lo spumante nel lavandino».
Azione provocatoria o liberatoria?
«Caterina non ha ancora la forza di provocare o di liberarsi. È semplicemente il gesto spontaneo di chi non ha nulla da festeggiare».
A proposito di provocazione: i suoi protagonisti tornano di nascosto nelle case inagibili. Che significato hanno queste incursioni?
«Anch’io sono entrata di nascosto nella Zona Rossa insieme ad amici che avevano perso la casa. Per loro la necessità superava il divieto. Gli aquilani sono stati espropriati delle loro case. C’erano sì ragioni di sicurezza, ma è stata una dolorosa interdizione. Una separazione forzata che in parte c’è tuttora».
In che modo reagiscono i suoi personaggi alla separazione?
«Ripartono da se stessi. C’è Marco che ha perso la mamma e che, in quanto adolescente, deve individuarsi. C’è Caterina che ha perso la sorella gemella».
Che significato ha per Caterina?
«Perdere la sorella dominante dietro cui si era potuta nascondere con le sue fragilità. Ma per lei il terremoto è anche una straordinaria e dolorosa opportunità per uscire dalla tana rassicurante e regressiva dove era stata fino allora».
Maternità inclusa?
«“Già è troppo stare in piedi da sola”, dice Caterina di sé rispetto al fatto di essere madre. Non si è mai sentita capace di occuparsi di qualcun altro, e dunque la maternità è un’esperienza che non si è mai concessa. L’eredità che le lascia Olivia è il figlio, e lui in silenzio le richiede di sviluppare le competenze materne che non credeva di avere».
All’inizio Caterina ha una visione del nipote a pezzi, dice: «Non riesco ad amarlo tutto, questo ragazzo».
«Ha il ricordo del bambino che la gratificava in quanto zia. Ora se lo ritrova adolescente reale con il lutto della madre addosso».
Meglio un bambino?
«È senz’altro più complicato cominciare a fare la madre di un adolescente con tutte le sue scontrosità, rifiuti, fughe e bugie».
Come nell’Arminuta?
«Lì i genitori biologici riprendono la figlia tredicenne abbandonata alla nascita. All’inizio sembrano anaffettivi, quasi non la accolgono».
Un rifiuto?
«Non è un trauma solo per la ragazzina tornare in famiglia, ma anche per i genitori. Li spaventa trovarsi davanti una figlia già cresciuta. E non hanno gli strumenti per comunicare con lei».
Nei suoi romanzi lei indaga le tante forme della maternità.
«La relazione madre-figlio negli aspetti più problematici, e meno rassicuranti. In Mia madre è un fiume quel rapporto viene definito dalla figlia “un amore andato storto”».
Pensa sia possibile recuperarlo?
«Occorre una vita intera per la ricostruzione interna della madre che non è stata adeguata nella realtà».
Tornando a Donatella Di Pietrantonio: il successo le ha cambiato la vita?
«Viaggio tanto, ma torno sempre a Penne».
Allungando il viaggio di molte ore, specie non spostandosi in macchina.
«Da Roma c’è una comoda corriera».
Mai presa in considerazione la possibilità di trasferirsi?
«Per me sarebbe impensabile vivere altrove».
Che cosa le mancherebbe del suo paese?
«La mia vicina che ha la chiave di casa mia, e che quando torno mi porta qualcosa di cucinato per paura che io fuori non abbia mangiato».
Nessun cambiamento dunque?
«L’altro giorno è passata a trovarmi un’amica. Abbiamo bevuto una tisana. Andandosene mi ha confessato di essere venuta a controllare se ero ancora me stessa».
E?
«Ero ancora me stessa».

ALLARME ROSSO NEL PD: BALLANO PURE I SEGGI SICURI – RENZI HA FATTO TESTARE UNO PER UNO I DUELLI DELL’UNINOMINALE. E RISCHIA DI PERDERE COLLEGI ANCHE IN TOSCANA ED EMILIA ROMAGNA – IL PD RISCHIA DI SCOMPARIRE DA ROMA IN GIÙ, MA SOFFRE ANCHE PADOAN A SIENA, PERSINO LA BOSCHI NEL FORTINO SVP. IN VENETO E FRIULI NON C’È PARTITA: I DATI REGIONE PER REGIONE

Alessandro Da Rold per ”La Verità

 

boschi renziBOSCHI RENZI

Un terremoto ha scosso le fondamenta del Nazareno a poche ore dal voto. L’ epicentro è un sondaggio riservatissimo commissionato dai vertici del Pd per simulare gli scontri diretti all’ uninominale. I risultati hanno fatto accapponare la pelle ai maggiorenti dem: Rimini, Grosseto, Piacenza, Terni, Perugia sono date quasi per perse.

Matteo Renzi e soci, se erano preparati a una Caporetto da Roma in giù, non avevano messo in conto di subire ingenti perdite anche nelle roccaforti storiche. Ma la situazione è grave persino a Milano, unica ridotta al Nord del Sì al referendum. Finanche Maria Elena Boschi, che a Bolzano dovrebbe farcela grazie alla Svp, dovrà sudarsela parecchio.

 

RENZI BOSCHI BONIFAZIRENZI BOSCHI BONIFAZI

l possibile tracollo del Partito democratico all’ appuntamento di domani spaventa la Lega di Matteo Salvini al Centrosud, perché un’ avanzata del Movimento 5 stelle potrebbe danneggiare la stessa coalizione di centrodestra nei collegi, complicando il tentativo di trovare una maggioranza in Parlamento e formare un nuovo governo. Il fuori onda al Tempio di Adriano tra Raffaele Fitto, il segretario leghista e Giorgia Meloni, dove il secondo confida di sperare che il Pd arrivi almeno al 22%, svela a poche ore dalle elezioni quello che già sanno al Nazareno, centro di comando dei dem di Matteo Renzi, da almeno una settimana.

 

I democratici rischiano di scomparire da Roma in giù – ma neppure nelle storiche roccaforti rosse come Emilia Romagna e Toscana stanno troppo bene -, con il pericolo reale, anticipato dalla Verità poche settimane fa, che molti collegi uninominali vengano assegnati ai grillini, in particolare quelli nei quali il centrodestra non riesce a sfondare.

In pratica, il ragionamento di Salvini è che molti voti persi per strada dai democratici possano affluire verso il movimento di Luigi Di Maio: l’ argine dem rischia di crollare, così come le speranze di Antonio Tajani di fare il presidente del Consiglio.

 

Tra le fila dei democratici, come detto, non è una notizia. Lo dimostra il nervosismo di Renzi nelle ultime ore, con lo spauracchio della quota 20% che potrebbe portarlo a una disfatta storica. Non a caso nelle ultime ore l’ ex presidente del Consiglio si è messo a inseguire i grillini, tanto da definire «una buona operazione di marketing» la scelta di Di Maio di presentare la lista dei ministri del prossimo governo, una mossa che non è per niente piaciuta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

renzi padoanRENZI PADOAN

 

Del resto, in un sondaggio interno che circola da un paio di giorni al Nazareno, nel quale sono calcolate le percentuali dei candidati alla Camera in tutti i collegi uninominali (un terzo dei nominati, secondo il Rosatellum), la fotografia dei pronostici è simile a quella di un’ ecatombe.

 

Se ne è accorto anche Beppe Grillo, il comico fondatore del Movimento 5 stelle, che ieri è tornato a tuonare dal blog: «Siamo rimasti soltanto noi e Forza Italia, il movimento si confronta con il più grande ed efficace spot pubblicitario dopo la Coca Cola di tutti i tempi. Ci siamo imposti con parole guerriere, mandare a casa una casta occupante spazio. Il movimento è nato su quelle parole guerriere e si è nutrito della saggezza migliore degli italiani: adesso siamo qui, a confortarci con il lato più oscuro e nebbioso del carattere del nostro popolo. Diamogli l’ ultima spallata».

 

D’ altra parte, secondo il documento che La Verità ha potuto leggere, in Sicilia, per esempio, il Pd non dovrebbe conquistare neppure un collegio all’ uninominale per Montecitorio. Anzi, a Sud l’ unico in una posizione favorevole è Franco Alfieri ad Agropoli in provincia di Salerno, il politico «clientelare» già noto per le famose fritturine di pesce del presidente della regione Campagna Vincenzo De Luca.

 

vincenzo de luca con i figli roberto e pieroVINCENZO DE LUCA CON I FIGLI ROBERTO E PIERO

Non solo. A rischiare, anche se in vantaggio in questo momento, è persino il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, contro Luciano Ciocchetti del centrodestra nel collegio di Roma centro. Sempre nella capitale, Marianna Madia, ministro uscente alla Pubblica amministrazione, è in bilico contro Maria Teresa Bellucci al quartiere Montesacro. Lo stesso Marco Minniti, ministro dell’ Interno, se la gioca quasi alla pari con Anna Maria Renzoni Bizziccheri a Pesaro.

 

Non può avere certezze neppure Pier Carlo Padoan, ministro dell’ Economia, a Siena. Che dire poi del collegio di Roma Fiumicino, dove Emilio Carelli per i 5 stelle rischia di strappare la vittoria contro Tobia Zevi (Pd) e Domenico Menorello di Energie per l’ Italia.

Il tracollo del Pd si fa sentire persino in storiche roccaforti come Rimini, Piacenza, Arezzo, Grosseto, Pisa, Terni e Perugia. Sono tutte in bilico. Al momento c’ è fiducia sul collegio di Empoli, dove corre il petalo del Giglio magico, e ministro dello Sport, Luca Lotti, o Bologna, Reggio Emilia, Sassuolo, Forlì e Firenze.

 

gianni letta e luca lottiGIANNI LETTA E LUCA LOTTI

Ma i dolori si avvertono anche a Nord. In Lombardia e, a Milano in particolare, stando ai sondaggi interni, il Pd si avvia verso un bagno di sangue, dopo che il capoluogo lombardo è stato una delle poche zone d’ Italia dove al referendum istituzionale del 2016 passò il Sì alla riforma voluta da Renzi. Non è messo bene nel collegio sotto la Madonnina Bruno Tabacci, in queste ore coinvolto nella faida del Pd contro +Europa di Emma Bonino. Ma neppure negli altri collegi milanesi le cose vanno meglio, con Lega e Forza Italia lanciate a ribaltare il risultato del 2013, quando il Pd di Pier Luigi Bersani arrivò in testa come primo partito.

 

La situazione è desolante pure in Piemonte, dove in un monocolore azzurro si intravedono macchie gialle grilline a Torino 38 e a Collegno.

Persino in Trentino Alto Adige la situazione non è rosea, nonostante le percentuali bulgare della Svp, in particolare a Bolzano. Qui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, tiene ma non è atteso un risultato bulgaro, rispetto agli exploit previsti di Merano e Bressanone, mentre Trento e Rovereto sono in bilico.

 

In Veneto e Friuli Venezia Giulia non c’ è partita, il centrodestra è in vantaggio ovunque con cifre rassicuranti. Particolare la situazione di Genova dove spira un vento grillino in due collegi sotto la Lanterna. Anche da queste parti il Pd risulta non pervenuto: a Sanremo c’ è speranza per l’ azzurro Giorgio Mulè.

 

BONINO TABACCIBONINO TABACCI

Lo stesso succede in Sardegna dove, secondo il documento dem, i grillini potrebbero strappare i collegi di Nuoro, Carbonia, Sassari e Oristano. A pesare sulla competizione elettorale è di sicuro Liberi e uguali di Pietro Grasso che non dovrebbe conquistare collegio, ma che fa sentire le sue percentuali, con picchi anche al 10%, a Pisa, Napoli, Padova, Torino, Alessandra e Biella.dagospia.com

INTERVISTA DI RPL AD ANTONIO MARIA RINALDI DEL 2 MARZO. DISABILI, MINIBOT, FLAT TAX.

 

Vi presentiamo la più recente intervista al professor Antonio Maria Rinaldi su Radio Padania Libera, avvenuta venerdì 2 marzo 2018. Ringraziamo Fausto S (@iofausto) per averla messa a nostra disposizione su una registrazione di Youtube.

I temi affrontati sono molto ampi: il problema del’handicap, all’applicazione della flat tax, ai minibot, tutti temi affrontati durante l’ultima compagna elettorale.

Buon ascolto

Fabio Lugano scenarieconomici.it