Processo Veneto Banca, Intesa Sanpaolo si chiama fuori. Chiesti 300 milioni di sequestri

severino paola

ROMA – 03.03.2018 – Intesa Sanpaolo non ci sta

a pagare il conto per Veneto Banca. Ieri a Roma è ripreso il procedimento penale per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio che vede alla sbarra undici ex amministratori e alcuni imprenditori che la Procura capitolina ritiene abbiano manipolato i conti per nascondere le ingenti perdite dell’istituto. Nell’ultima udienza in atti preliminari dinanzi al gip Lorenzo Ferri, la svolta era stata la decisione di accettare la richiesta di numerose parti civili – diverse migliaia, in gran parte ex soci “traditi” che hanno perso tutto – di chiamare in causa come responsabile civile Intesa Sanpaolo, subentrata in estate nelle attività bancarie di Veneto Banca e popolare di Vicenza con un decreto legge del governo Gentiloni al simbolico prezzo di un euro e con 13 miliardi di garanzie statali, di cui 5 in contanti. Ieri il legale di Cà di Sass, l’ex ministro della Giustizia Paola Severino (nella foto), ha contrastato con decisione l’eventualità che Intesa sia chiamata a rispondere della malagestio di Montebelluna, spiegando che l’ingresso in Veneto Banca non è stato il subentro nell’azienda. Anche i liquidatori dell’istituto trevigiano hanno chiesto che l’istanza sia respinta.

Il gup Ferri s’è riservato su una decisione e ha aggiornato il processo alla prossima udienza, rinviando anche le valutazioni su una delle altre eccezioni delle difese degli imputati: l’incompatibilità territoriale. Per l’ostacolo alla vigilanza, essendo Roma la sede delle autorità vigilanti, si procede nella Capitale. Ma le difese sostengono che il processo vada trasferito al tribunale di Treviso.

Ieri, in una giornata che è stata interlocutoria, ci sono anche state le richieste delle parti civili, tra cui una quarantina di ex soci del Vco rappresentati dagli avvocati Matteo Moschini e Clarissa Tacchini, di procedere con sequestri preventivi per 300 milioni a carico di alcuni imputati. 24newsonline.it