Milano Finanza, il rapporto First Cisl, le banche e l’impatto degli esuberi

Delle prospettive del sistema bancario italiano si occupa il quotidiano Milano Finanza con un articolo a firma di Claudia Cervini dal titolo “Quanto costa un esubero”. Le banche italiane sono ancora alle prese con una massiccia molte di crediti non performanti ma si stanno preparando a una nuova ondata di risiko che ridisegnerà la mappa del credito in italia. Secondo uno studio realizzato da First Cisl per MF-Dow Jones “il conto dei salvataggi bancari condotti in porto negli ultimi due anni è salito a fine 2017 a 7,4 miliardi, di cui 2,2 miliardi di euro sono già stati messi a budget dalle banche per la gestione degli esuberi, mentre gli altri 5,2 miliardi sono a carico dello Stato (sempre per gestire le uscite di personale). Le crisi di Banca Mps, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Carichieti, Cassa di Risparmio di Rimini, Cassa di Risparmio di Cesena e Cassa di Risparmio di San Miniato hanno spazzato via 13 mila posti di lavoro e hanno pesato sulle tasche di 280 mila azionisti. Intesa-Sanpaolo, l’ultimo istituto di credito che, col salvataggio delle due banche venete, ha dovuto gestire un importante riassetto, per 5 mila uscite dovrà contabilizzare a bilancio circa 1 miliardo di euro come contributo al Fondo di Solidarietà. Il contributo dello Stato al Fondo di Solidarietà in questo caso è in media di 24 mila euro a persona per 5 mila risorse in uscita: il totale è quindi 120 milioni di euro. Altri 1,285 miliardi sono stati stanziati dallo Stato per la cessione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al fine di coprire l’integrazione, tra cui figura anche l’apporto al Fondo di Solidarietà. Questa somma è già stata utilizzata e accantonata nel bilancio 2017”.

“Questi numeri – è intervenuto su Milano Finanza il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani – non sono comunque esaustivi per descrivere l’impatto complessivo delle crisi e vanno considerati come costi indiretti sulle economie locali a fronte della stretta creditizia e della vendita massiva di non performing loans a società che in alcuni casi possono operare secondo logiche aggressive di breve periodo, fattori che pesano sulla ripresa economica del Paese”.

“Uscite ma non solo – scrive MF – perché, a fronte delle 15 mila complessive previste nel perimetro delle banche analizzate, sono state definite anche 1.650 assunzioni in Intesa-Sanpaolo e 132 in Ubi Banca, riducendo così a 13 mila il saldo negativo in termini di posti di lavoro. I numeri della crisi e delle sue ricadute sul Paese indicano che una riforma del sistema bancario non è più differibile – ha aggiunto Romani -. La rivisitazione del sistema bancario deve avere come capisaldi il cambiamento dei sistemi di controllo delle banche, per i quali urge il coinvolgimento dei lavoratori negli organismi di compliance, nonché la modifica delle modalità di retribuzione dei top manager, vincolandone una parte rilevante dei compensi all’ottenimento di risultati di medio-lungo periodo e di carattere sociale. Come abbiamo indicato nelle proposte di AdessoBanca!, il manifesto programmatico che abbiamo redatto assieme alla Cisl, è poi necessario che nelle banche i piccoli azionisti, inclusi i dipendenti, abbiano voce attraverso l’istituzione di voting trust orientati all’esercizio del diritto di voto sulla base di obiettivi di interesse collettivo”.