Cottarelli post voto: preoccupato per conti, Italia rischia recessione e attacchi speculativi

Laura Naka Antonelli Finanzaonline.it

“Vedremo cosa succederà con i mercati finanziari e lo spread. Mi aspetto un po’ di movimento ma il problema non è ciò che succederà nei prossimi giorni ma nel giro.La preoccupazione, a questo punto, è per i conti pubblici: almeno per lui, Carlo Cottarelli, ex Commissario alla Spending Review. Così Cottarelli commenta il risultato delle elezioni, che ha certificato il successo dei movimenti e partiti improntati al populismo, con i voti che sono stati dati soprattutto alla Lega di Matteo Salvini – che ha superato Forza Italia di Silvio Berlusconi – e il M5S, diventato primo partito in Italia.

In un’intervista rilasciata a InBlu Radio, rete delle radio cattoliche della Cei, sottolinea:

“Dopo questa elezione sono preoccupato per i conti pubblici i risultati di questa elezione mi fanno pensare che quelli che hanno preso più voti si preoccupano poco dei conti pubblici. La promessa di eliminare la legge Fornero, ad esempio, farà aumentare i conti pubblici”.

La view di Cottarelli è lungimirante. L’ex numero uno del dipartimento di Affari fiscali per il Fondo Monetario Internazionale non guarda infatti ‘soltanto’ a quello che potrà accadere all’Italia nei prossimi giorni. Il timore è nel lungo termine, quando la Bce avrà già staccato la spina del Quantitative easing e i tassi di interesse inizieranno a salire ovunque.

“Vedremo cosa succederà con i mercati finanziari e lo spread. Mi aspetto un po’ di movimento ma il problema non è ciò che succederà nei prossimi giorni ma nel giro di due anni, quando i tassi di interesse cominceranno ad aumentare in tutta Europa”.

Le prospettive non sono affatto confortanti. In questo contesto, sottolinea Carlo Cottarelli, “l’Italia potrebbe entrare di nuovo in recessione perchè ci troveremo con un debito pubblico in aumento a causa della diminuzione del Pil. In questo modo ripartirebbero gli attacchi speculativi”.

E sulle voci che sono circolate nei giorni scorsi, l’ex numero uno della Spending Review frena:

“Io ministro? Non credo proprio. I partiti e movimenti che hanno ricevuto più voti dicono che per risolvere il problema del debito pubblico bisogna spendere di più perchè questo fa riprendere l’economia. Non mi vedrei bene in un governo che vuole aumentare il deficit pubblico per ridurre il debito pubblico”.

Così Cottarelli aveva parlato dell’Italia quasi un anno fa, in occasione della presentazione del suo libro “Il Macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”(Ed. Feltrinelli). in occasione di un dibattito trasmesso da Radio Radicale, registrato lo scorso 10 maggio 2017 e organizzato da Forza Europa.

“Ho scritto questo libro perchè non si parlava molto di quello che è un problema fondamentale dell’economia italiana, quello della dimensione del debito pubblico, oppure se se ne parlava, si affermava che comunque era tutta colpa dell’austerità, anzi addirittura si è sostenuto che l’austerità sia stata l’elemento che ha fatto aumentare il debito pubblico e che l’austerità significhi minore crescita, minori entrate per lo stato e dunque più debito pubblico. Secondo me questo è tutto sbagliato”.

Cottarelli, nell’illustrare le ragioni che lo hanno portato a scrivere il libro, aveva proseguito:

“Fino a quando noi continuiamo a prendere a prestito, rimaniamo schiavi dei mercati finanziari. Io sono stufo, vivendo all’estero, di sentir parlare male dell’Italia, sono stufo di pensare che se qualcuno si sveglia a Francoforte o a Londra può speculare contro i titoli di stato italiani e lo può fare non perchè è cattivo ma perchè credo che con questa dimensione del debito diamo la possibilità agli speculatori di speculare contro di noi, come è successo nel 2011 e nel 2012. Io ho scritto questo libro anche per dire che il problema si può risolvere senza fare cose rivoluzionarie, ma semplicemente facendo quello che dobbiamo fare”.