I mercati vedono nero sull’Italia: Ftse Mib in calo e spread su fino a 180 pb

I mercati finanziari si aspettavano per l’Italia un’alternanza di governo a destra ma non lo scacco matto dei Cinque Stelle – Il rischio di prese di profitto è scontato ma è la corsa all’insù dello spread e i suoi riflessi sul debito pubblico a preoccupare di più – Brutti segnali dai mercati asiatici

 

I mercati vedono nero sull’Italia: Ftse Mib in calo e spread su fino a 180 pb

La coalizione di Destra supera la coalizione di Sinistra e poi viene sorpassata dal Movimento antieuropeista dei 5 Stelle. La notizia rimbalza nelle sale operative estere, dove un risultato sospeso sulla compagine di Governo era prevedibile, ma fino alla fine si sperava in un’alternanza che non favorisse quello che da molti è stato considerato il salto nel buio di un Movimento che raccoglie più voti di tutti gli altri , una new entry per un prossimo Governo.

Già da venerdì le posizioni short in copertura, soprattutto via ETF , si erano accumulate durante la giornata dove la performance negativa aveva eroso allo 0,27% quella rispetto all’anno passato.

Le attese sono per uno spread contro il Bund tedesco che potrebbe allargarsi verso la soglia psicologica dei 180 punti base, mentre il Ftse Mib è visto ad un calo che potrebbe esaurire la spinta dell’ultimo anno, e quindi perlomeno la performance degli ultimi 12 mesi messa in gioco già nei primi giorni della settimana.

Ricordiamo che la capitalizzazione della Borsa italiana, che rappresenta circa un 40% del PIL domestico ed in crescita del 15% nel 2017, su base mondiale non arriva a pesare l’1% e resta sullo sfondo della classifica al ventesimo posto.

Ma se si calcola che la presenza degli investitori stranieri sul listino principale si attesta tra il 30 ed il 40%, ecco che nel listino Star la quota balza al 60% grazie ad una fitta presenza di investitori istituzionali stranieri. Quindi il rischio di prese di profitto diffuse anche ai listini minori è evidente.

Non c’è spazio per le larghe intese tra Renzi e Berlusconi e sarà difficile anche riproporre la soluzione del “Gentiloni bis”, perché ovviamente il balzo in avanti del Movimento 5 Stelle peserà sulle decisioni del Capo dello Stato che dovrà assegnare l’incarico .

Con un dato confortante di affluenza in crescita ed un voto diffuso anche dei più giovani, in ogni caso non si sprecano le prime reazioni dall’estero a criticare il caos italiano che appare dalle prime proiezioni dei risultati a urne chiuse. E già si parla di nuove elezioni in ottobre: uno scenario che certamente non giova al percorso di crescita economica in atto e a un buon andamento di esportazioni e consumi.

Anche se la produttività resta insoddisfacente rispetto al resto dell’Ue, il quadro congiunturale aveva fatto ben sperare su una continuità di un’attività di governo sul percorso di riforme intrapreso, ma soprattutto su un programma di stabilizzazione economica che creava un presupposto importante per catturare al meglio i vantaggi della rivoluzione portata dall’Industria 4.0.

I mercati erano pronti a un’alternanza a destra ma non a uno scacco matto da parte del Movimento 5 stelle come primo partito, confermato nelle aspettative delle prime ore del mattino.

Un esito così incerto inizialmente non pesa comunque sull’euro, che si è riportato sopra 1,24 contro il dollaro nella giornata di domenica una volta raggiunta la definizione dell’accordo tedesco sulla grande coalizione e dando credito ad un’importanza cruciale per la conferma di una solidità del governo tedesco rispetto alle vicende italiane. Ma le aperture di lunedì sono di tutt’altro tono e il cross euro-dollaro si riporta a 1,233, anche perché la questione dei dazi di Trump si complica ulteriormente , dopo le ultime dichiarazioni nei confronti con l’Unione europea sul settore automotive e per le ipotesi di un inasprimento della guerra commerciale con la Cina.

Le aperture dei mercati asiatici quindi sono decisamente negative per le questioni geopolitiche legate a questi timori ma le ulteriori pressioni sull’Unione Europea, derivanti da queste elezioni che riportano in auge i dubbi sulla gestione dell’ampio debito pubblico, poi non gioveranno ai mercati europei, che avevano accantonato le derive europeiste con le elezioni del 2017 e che a questo punto vedono il peggior pronostico atteso confermarsi secondo anche i primi commenti del Financial Times.

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