Vincono gli anti-sistema M5s e Lega. E i mercati temono la rottura con l’Europa

Luigi di Maio e Matteo Salvini. Getty images

“I due vincitori delle elezioni politiche italiane sono stati il Movimento 5 stelle (M5s), che ha ottenuto oltre il 30% dei voti, e la Lega, che è emersa come primo partito all’interno della coalizione di centro-destra”. Con queste parole, gli esperti dell’ufficio studi di Unicredit riassumono l’esito della consultazione elettorale del 4 marzo del 2018. “Il risultato delle elezioni italiane – sintetizza anche Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto sim – sembra chiaramente premiare i maggiori partiti ‘anti-sistema’: Movimento 5 Stelle e Lega”, guidati rispettivamente da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Tra i grandi sconfitti, spiccano il Pd di Matteo Renzi e Forza Italia di Silvio Berlusconi, che perde punti a favore della Lega.

 

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Flavio Lo Scalzo / AGF

E ora che succederà sui mercati finanziari? Innanzi tutto, va detto che lunedì 5 marzo il Ftse Mib, l’indice di riferimento di Piazza Affari, ha aperto con un secco calo del 2%, per poi cedere, intorno a metà mattinata, l’1% circa. Tra i titoli in maggiore flessione, si distingue Mediaset, il gruppo media che fa capo alla famiglia Berlusconi, alla luce della sconfitta netta, rispetto alla Lega di Salvini, subita dall’ex presidente del consiglio. Lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei Btp italiani e dei Bund tedeschi, si è ampliato di una decina di punti, aggirandosi in area 140 rispetto ai circa 130 degli ultimi giorni.

Prima di proseguire con l’analisi dei mercati, però, occorre ipotizzare gli scenari che seguono il voto. “E’ possibile – azzardano gli economisti di Unicredit – che al centro-destra venga dato il mandato di formare un governo. Tuttavia, la posizione di maggioranza della Lega potrebbe complicare un eventuale tentativo di estendere il sostegno del Parlamento”. D’altra parte, aggiungono, “una potenziale alleanza tra M5s e Lega, possibile in termini numerici, resta difficile sul piano politico. Ecco perché – prevedono da Unicredit – l’incertezza dovrebbe prevalere sui mercati nelle settimane a venire”.

Luigi Di Maio, Movimento 5 stelle, luglio 2016 – foto di Stefania D’Alessandro/Getty Images for Giffoni Film Festival

Nel giro di orizzonte di Business Insider Italia della settimana scorsa, era emerso che l’ipotesi più temuta dai mercati sarebbe proprio stata quella di una prevalenza della Lega all’interno del centro-destra; una possibilità che il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, aveva escluso fino all’ultimo minuto ma che invece è diventata realtà. In particolare, le due economiste di Unicredit, Loredana Federico e Chiara Cremonesi, pensano che, ammesso e non concesso che il centro-destra riesca a formare un governo, “esso si proverà fragile”. “Ci aspettiamo – prevedono le due esperte – che i Btp italiani possano essere sotto pressione nel breve termine e che lo spread possa testare i 160 punti”.

“Premiando i due principali partiti anti-sistema (sebbene le posizioni contro l’euro siano state eliminate dai 5 stelle e in qualche modo attutite dalla Lega di Salvini), il risultato elettorale – osserva Ceccatelli di Marzotto sim – dal punto di vista dei mercati finanziari, potrebbe essere letto in maniera non positiva. Da un altro punto di vista tuttavia, il fatto che qualsiasi governo dovrà essere di coalizione, contenendo quindi possibili estremismi populisti e anti europeisti, dovrebbe limitare gli impatti negativi delle elezioni sui mercati finanziari italiani ed europei. Unica eccezione – conclude Ceccatelli – che però al momento non ci sembra particolarmente probabile, sarebbe quella di una coalizione M5s-Lega; in quel caso l’impatto negativo sui mercati potrebbe essere più significativo”.

Nella foto Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini – Flavio Lo Scalzo / AGF

Anche a detta di Matteo Ramenghi, responsabile investimenti per l’Italia di Ubs wealth management, “un’alleanza anti-sistema tra M5s e Lega rappresenterebbe lo scenario peggiore per i mercati ma sembra difficile da realizzarsi per via delle differenze tra i programmi”. L’ipotesi più plausibile è quella di una grande coalizione allargata, che, a detta di Ramenghi, “potrebbe essere accolta positivamente dai mercati nel momento in cui dovesse portare a stabilità politica e disciplina fiscale”. Al contrario, secondo l’esperto di Ubs wealth management, “nuove elezioni potrebbero prolungare l’incertezza e pesare sui titoli italiani. Il mercato azionario non ha scontato nei prezzi l’incertezza elettorale, ma l’andamento dei rendimenti sulle obbligazioni governative suggerisce che abbiano incorporato un certo grado di rischio politico”.

Anche Philippe Waechter, capo economista di Natixis asset management, sottolinea che “nessun partito ha la maggioranza per governare”, sicché è altamente probabile che prenda vita una coalizione. In quanto alle possibili ragioni dell’esito elettorale, per Waechter “può essere spiegato da prospettive economiche deludenti, invecchiamento della popolazione e questione dell’immigrazione. Il rischio – aggiunge Waetcher riferendosi alla linea politica delle forze vincitrici – è quello di cercare di cambiare le istituzioni e in particolare i rapporti con l’Europa”.

Matteo Renzi durante la conferenza stampa di chiusura per la campagna per la segreteria del PD a Bruxelles, 28 aprile, 2017. Emmanuel Dunand/AFP/Getty Images

In linea con questo pensiero anche Andrea Brasili, senior economist di Amundi asset management, secondo cui “con questo risultati, poiché i principali partiti vincitori sono stati molto critici nei confronti dell’Europa, è probabile che il governo non contribuisca al processo di rafforzamento del progetto europeo”. Inoltre, c’è “il rischio che vi siano posizioni molto divergenti su aree di intervento rilevanti, come l’immigrazione”. Più in generale, a detta degli esperti di Amundi, l’esito del voto “non era atteso dal mercato”, perciò, “con questi risultati, se confermati, il processo di formazione di un nuovo governo potrebbe essere piuttosto lungo e l’incertezza sulle Borse rimarrà elevata”.

In ogni caso, aggiungono da Amundi, “nel breve termine, ci aspettiamo che ci sia volatilità, non solo in Italia, ma anche in Europa, almeno fintanto che il nuovo governo non sarà formato e non annuncerà il proprio programma economico e fiscale. Questo sarà fondamentale per comprendere il posizionamento verso l’euro e il tipo di interventi previsti in termini di sistema pensionistico, stimoli fiscali e riduzione del debito”. Insomma, occorre attendere. Nel frattempo, non è detto che i mercati possano essere clementi.