Bce, Draghi terrà a bada i falchi. Tre motivi per farlo tra cui rischio Italia e protezionismo Trump

Laura Naka Antonelli finanzaonline.com – 06/03/2018

E di colpo la Germania spaventa. L’altro motivo risiede infatti nella performance di un indicatore che mette in evidenza come…

Venti di protezionismo con il rischio sempre più alto che nel mondo esplodano guerre commerciali, incognita Italia dopo i risultati delle elezioni politiche italiane dello scorso 4 marzo e tracollo del sentiment degli investitori, come certificato dalla performance dell’indice relativo Sentix. Mario Draghi, numero uno della Bce, ha più di una ragione per tenere a bada i falchi, nel prossimo Consiglio direttivo della banca centrale che si terrà dopodomani 8 marzo.

 
 

A poco più di un mese rispetto all’ultima riunione di gennaio, il quadro è cambiato: nell’ultimo meeting, la Bce aveva parlato non solo dell’espansione economica robusta dell’Eurozona, ma anche di minori rischi di incertezze geopolitiche e di protezionismo. Ci ha pensato il presidente americano Donald Trump a rinfocolare il rischio di protezionismo, annunciando i dazi sull’alluminio e sull’acciaio e anche dazi sul settore dell’auto europeo. Dal canto suo, in base a una bozza a cui Bloomberg ha avuto accesso, la Commissione europea sta lavorando a dazi che andrebbero a colpire articoli di abbigliamento, calzature e acciaio made in Usa, oltre che un gruppo selezionato di prodotti industriali, tra cui le moto Harley-Davidson, il Bourbon e i Jeans Levi’s.

Già queste due ragioni – elezioni politiche italiane e rischi di protezionismo – sarebbero sufficienti a rimandare qualsiasi cambiamento di politica monetaria. Un terzo motivo è rappresentato dalla sorpresa Sentix, ovvero dell’indice che monitora il sentiment dell’Eurozona, che è capitolato al minimo in quasi un anno.

Il dato, che monitora la fiducia degli investitori nell’Eurozona, ha subito un netto calo a marzo, scontando un deterioramento che ha colpito soprattutto la Germania, e scendendo così dai 31,9 di febbraio a 24 punti nel mese di marzo. Gli analisti avevano previsto un calo limitato a 30,9 punti.

Nel commentare il crollo del Sentix, il ricercatore Manfred Huebner – che fa ricerche proprio sul dato – ha detto a Reuters che “i commenti del presidente americano Donald Trump sull’introduzione di dazi doganali su alcuni prodotti non ha allarmato solo la Commissione europea” e che “anche gli investitori hanno reagito”.

Il Sentix tedesco, in particolare, è precipitato da 36,2 punti dello scorso mese a 29,1 punti, con il sottoindice delle aspettative crollato da 5,5 a -2,5, al minimo dal febbraio del 2016,

“Il motore della crescita tedesca sta chiaramente iniziando a incepparsi”, ha affermato ancora Huebner, che ha poi sottolineato che gli investitori sono rimasti delusi anche dall’accordo per la Grosse Koalition siglato tra i conservatori della cancelliera Angela Merkel e i socialdemocratici dell’SPD: accordo che ha ricevuto il benestare dei socialdemocratici nel referendum indetto lo scorso 4 marzo, lo stesso giorno del voto in Italia. L’esperto ha sottolineato che sia le minacce di Trump sui dazi – che secondo gli analisti andrebbero a colpire soprattutto i colossi dell’auto tedeschi – che l’intesa Merkel-Schulz, secondo gli investitori, potrebbe mettere a rischio il boom economico della Germania.