Carige, caso Mincione arriva in Cda

Rosario Murgida finanzareport.it – 06/03/2018

I consiglieri della banca ligure non possono più ignorare le istanze del finanziere dopo il faro acceso dalla Consob. A Genova si prevede un Cda ad alta tensione sulle richieste di Mincione.

La questione dell’ingresso nell’azionariato di Carige del finanziere Raffaele Mincione con la relativa richiesta di rappresentanza in Cda verrà affrontata oggi dal consiglio di amministrazione della banca ligure.

Secondo quanto trapela da Genova, quella prevista oggi sarà una riunione dei consiglieri per lo più incentrata sulla richiesta del neo-socio di avere un posto in consiglio. L’ordine del giorno non lo specifica in dettaglio limitandosi a includere tra i punti all’esame del Cda il dossier del rilancio Cesare Ponti e l’approvazione dei risultati preliminari del 2017 ma tutto lascia pensare che il tema verrà affrontato in lungo e in largo vista la sua delicatezza in un momento particolare della storia dell’istituto ligure dopo l’aumento di capitale e l’avvio del piano di rafforzamento affidato all’a.d. Paolo Fiorentino.

Del resto la Consob ha già acceso un faro sulla mancata comunicazione da parte del presidente Giuseppe Tesauro della lettera inviata dal finanziere con la richiesta esplicita di un posto in Cda. Pertanto i consiglieri, che per la maggior parte hanno bollato in precedenza Mincione come un azionista non stabile e quindi di poco conto, non potranno più ignorare sviluppi ormai noti anche al pubblico e alle autorità e dovranno prendere una posizione ben chiara sulle richieste arrivate da Londra pochi giorni l’annuncio dell’ingresso nell’azionariato con il 5,4% del capitale.

Per il Secolo XIX l’istanza di Mincione “è destinata ad assorbire larga parte della seduta” anche se “non è esplicitamente all’ordine del giorno della riunione del 6 marzo. Ma nell’odg compare la voce “Comunicazioni del presidente” e molti, anche tra gli analisti, sono pronti a scommettere che tra queste ci sarà soprattutto il ‘caso Mincione’ anzi qualcuno arriva ad affermare come sia “impossibile che il tema non venga affrontato in consiglio”.

Mincione ha chiesto esplicitamente di avere voce in capitolo nella governance della banca ligure e quindi sulla gestione anche per tener conto di un rimpasto dell’azionariato che ha portato alcuni soci come Aldo Spinelli e la Fondazione Carige a diluirsi fortemente pur mantenendo una presenza in Cda. In caso di mancata risposta positiva, il finanziere avrebbe paventato la possibilità di perseguire un piano alternativo per ribaltare gli attuali pesi in consiglio.

Si parla da giorni di un presunto “piano B” per revocare e rinnovare il Cda, tramite un’assemblea straordinaria successiva alla riunione dei soci per l’approvazione del bilancio del 29 marzo prossimo, grazie al contributo di un parterre di fondi di investimento pronti a salire fino al 30% comprendendo anche un possibile 10% raggiunto da Mincione. In tal caso si formerebbe una minoranza di blocco con un peso superiore al 28% massimo raggiungibile dalla famiglia Malacalza sulla base dell’autorizzazione richiesta e ottenuta dalla Bce. Si verrebbe a formare uno scenario in cui l’ago della bilancia sarebbe l’imprenditore Gabriele Volpi, titolare del 9% circa del capitale, e in cui non sarebbe escluso il rischio di un’Opa obbligatoria.