‘Sì all’euro, giù il debito pubblico, più lavoro’. I consigli di Messina (Intesa Sanpaolo) per il nuovo governo di M5s e Lega

L’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier (a sinistra) e l’ad di Intesa sanpaolo, Carlo Messina alla Scala di milano, alla prima di “Madame Butterfly”, dicembre 2016 – foto di GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

“Ci manca solo che le banche siano considerate il punto diabolico dell’economia italiana!”. Con questo parole, intervenendo al XXI Congresso nazionale del sindacato bancario della Fabi, il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha voluto respingere le critiche all’istituzione banca in sé. Critiche che non sono certo mancate in una campagna elettorale più che mai movimentata, in cui la crisi bancaria, fino alla fine del 2017, è spesso stata cavalcata per incolpare il governo di Paolo Gentiloni di non essere stato in grado di gestirla al meglio.

 

26/01/2017 Torino, celebrazioni per i dieci anni di sodalizio tra Banca Intesa e Banca Sanpaolo, nella foto Carlo Messina – Giulio Lapone Sync / AGF

 

Dopo i lavori della commissione banche, terminati a dicembre, poi, la brusca inversione di rotta: la questione bancaria è per lo più scomparsa dalla campagna elettorale. “Parlare di banche – ha fatto notare Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi – è come parlare di appestati. Tutti in campagna elettorale hanno paura di sporcarsi le mani. E così spesso i problemi non vengono risolti o vengono rinviati”.

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“In Intesa – ha detto Messina – lavorano 100 mila persone, cui corrispondono 100 mila famiglie. Si può parlare in alcuni casi di mala gestio (cattiva gestione, ndr) se non addirittura di delinquenza, ma ci manca solo che le banche siano accusate di essere il punto diabolico dell’economia!”.

In attesa di capire da chi sarà formato il nuovo esecutivo dopo il voto del 4 marzo che ha consegnato la vittoria al Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio e alla Lega di Matteo Salvini e soprattutto in attesa di capire quale sarà l’approccio alla questione degli istituti di credito, ancora di là dall’essere completamente risolta, i banchieri italiani hanno approfittato del Congresso della Fabi per fare sentire la propria voce.

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Messina, per esempio, ha fornito la propria ricetta per il governo che verrà: “Il nostro paese dal punto di vista del risparmio è tra i più robusti di Europa: si contano 6 trilioni (6 mila miliardi, ndr) di risparmi in mano alle famiglie italiane. Chiunque prenderà in mano il governo potrà contare su elementi forti come questo. Dopodiché, mi chiedete cosa deve fare il nuovo governo? Innanzi tutto evitare qualsiasi riferimento a un’uscita dall’euro, perché chi lo fa mette il paese a rischio rispetto ai mercati finanziari internazionali. Inoltre, deve affrontare il nodo del debito pubblico (qui la ricetta indicata a suo tempo dall’ad di Intesa) e lavorare per recuperare sul fronte dell’occupazione”.

MILANO, 3 agosto 2017, CONFERENZA STAMPA UNICREDIT PRESENTAZIONE RISULTATI SEMESTRALI, L’AD JEAN PIERRE MUSTIER CON IL PELUCHE ELKETTE – FOTO DI Sara Minelli – Imagoeconomica

Il numero uno di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha preferito tenersi un passo indietro rispetto alle vicende politiche italiane. “Dobbiamo restare assolutamente apolitici – ha detto – perché per fare banca non bisogna avere opinioni politiche. Ascoltiamo e incontriamo tutte le forze politiche, è il nostro lavoro, ma non do indicazioni, perché dobbiamo restare asettici”.

Più in generale, Mustier ha spiegato che, a livello regolamentare, “si deve consentire alle banche di fare bene il proprio lavoro”. Per il sistema bancario italiano in particolare “non ci sono più rischi sistemici, ma rischi legati alla sottocapitalizzazione e al nodo dei crediti deteriorati.Bisogna parlare bene del paese e delle banche. Le banche in Italia sono importanti per favorire lo sviluppo più che in altri paesi”.

Roma 23/11/2017, audizione in commissione di inchiesta sul sistema bancario dei vertici del Monte dei Paschi di Siena. Nella foto Marco Morelli, ad – Pierpaolo Scavuzzo / AGF

Quello che è chiamato in causa in maniera più diretta con l’imminente cambio di guardia a Palazzo Chigi è l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, perché con la complessa operazione di ricapitalizzazione preventiva completata nel 2017 il Tesoro è diventato azionista di controllo del gruppo con una partecipazione di oltre il 68 per cento.

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“Il cambio di governo – ha detto Morelli – e del ministro dell’Economia non ha un impatto su quel che dobbiamo fare. Ci sarà un nuovo interlocutore per la banca, ma il percorso è tracciato. Lavoriamo giorno e notte per portare avanti un piano non semplice. Il Monte ha delle proprie criticità rispetto alle altre banche; un anno in Mps è come sette in un’altra banca. Probabilmente siamo usciti dalla chirurgia d’urgenza, ma ora dobbiamo tornare a camminare. Ora dobbiamo concentraci sul presidio e sull’attività commerciale. In questo anno e mezzo di lavoro – ha aggiunto Morelli riferendosi al primo azionista Tesoro – non ho mai ricevuto una telefonata”. Si vedrà se il nuovo governo preferirà cambiare approccio.