Tim, scoppia la guerra nel capitale. Le mire del fondo Elliott

di Luca Spoldi
Andrea Deugeni affariitaliani.it -06/03/2018

Il fondo hedge attivista Paul Singer avrebbe già raggranellato una quota attorno al 6% e punterebbe a entrare in Cda. Sarà un cavallo di Troia di Berlusconi?

Tim, scoppia la guerra nel capitale. Le mire del fondo Elliott

 

Il fondo Elliott guasta la festa di Bollorè in Telecom Italia. Tim rimbalza con decisione a Piazza Affari superando nuovamente i 77 centesimi di euro per azione, dopo che ieri si è sparsa la voce di acquisti sul mercato da parte del hedge fund, attore molto conosciuto sui mercati finanziari, che fa capo all’investitore attivista Paul Singer e che può contare su 34 miliardi di dollari di masse gestite, un fondo intenzionato a raggiungere una posizione di rilievo all’interno dell’azionariato. Una mossa che potrebbe spingere Singer, sono i commenti che si fanno nelle sim milanesi, a sfidare Bolloré, azionista di controllo dell’ex monopolista telefonico italiano attraverso Vivendi, socia al 23,943% di Tim, provando a fare eleggere uno o più suoi rappresentanti nel Cda all’assemblea degli azionisti convocata per il 24 aprile.

Secondo fonti finanziarie contattate dall’agenzia Bloomberg, Singer sarebbe già riuscito a raggranellare circa il 6% di Telecom Italia, ovvero circa 312 milioni di titoli (rispetto a volumi di scambi che nelle ultime settimane hanno oscillato tra 85 e 135 milioni di titoli al giorno), per un controvalore che dovrebbe risultare tra gli 880 e i 900 milioni di euro. L’obiettivo di Singer potrebbe essere quello di far leva sullo scontento che la gestione Vivendi sembra avere provocato tra i molti investitori istituzionali presenti nel capitale, scontenti dei risultati industriali fin qui ottenuti, per chiedere una svolta decisa, rappresentata dalla “valorizzazione” degli asset sudamericani, area che l’hedge fund conosce molto bene per le sue battaglie del 2001 con il governo argentino per i Tango Bond.

In Brasile, Telecom Italia controlla il secondo operatore Mobile, Tim Participacoes, e potrebbe mettere insieme fle forze con l’ex operatore pubblico OI che lo scorso gennaio ha firmato il concordato per la ristrutturazione del debito. Le azioni dell’ex monopolista a gestione Vivendi hanno perso quasi un terzo del proprio valore negli ultimi due anni, riducendo la capitalizzazione di Borsa del gruppo a 14,9 miliardi di euro. 

Non sono solo i movimenti nell’azionariato a spingere il titolo. A Piazza Affari, Telecom Italia sale però anche per un altro motivo: in giornata il Cda dovrà approvare i risultati del 2017, fornire le indicazioni per il 2018 e varare il nuovo piano industriale 2018- 2020. Quanto ai primi, Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), che sul titolo ha una raccomandazione “buy” con prezzo obiettivo a 1,05 euro, si attende ricavi pari a 19,767 miliardi di euro (+3,9% sul 2016), un Ebitda di 8,343 miliardi e un utile netto di 1,377 miliardi. Per il 2018 gli analisti si attendono un fatturato in calo a 19,381 miliardi, un Ebitda in rialzo a 8,522 miliardi e un utile netto in crescita sino a 1,533 miliardi. Banca Akros (che sul titolo mantiene un rating “accumulate” con prezzo obiettivo a 1,12 euro) si attende a sua volta ricavi pari a 19,777 miliardi, un Ebitda rettificato di 8,688 (+5,8%), un Ebit di 4,044 miliardi (+8,6%) e un debito netto rettificato di 25,198 miliardi (+0,3%), ma per quanto riguarda il futuro nota come restino diversi dossier aperti come lo spin-off della rete e la vendita di asset (che però secondo gli esperti potrebbero più facilmente riguardare Sparkle e Inwit).

Cosa farà ora Bolloré? Vivendi è impegnata nel braccio di ferro con la famiglia Berlusconi in Mediaset, un braccio di ferro sfociato in una causa civile aperta da Fininvest e Mediaset contro il gruppo francese con richiesta di risarcimento danni “non inferiore a 1,5 miliardi di euro” per quanto riguarda Mediaset e “non inferiore ai 570 milioni di euro” sul fronte Fininvest, azionista che controlla il Biscione. Avere ora un “guastatore” come Elliot (che nelle ultime incursioni di Borsa ha puntato a introdurre cambiamenti nei piani di una ventina di compagnie) anche dentro Telecom Italia può nuovamente indebolire il finanziere francese, che era apparso ieri avvantaggiato dal tracollo subito da Forza Italia nelle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e dunque dalla minore capacità di “interdizione politica” dell’ex premier.

L’ingresso di Ellliot, una spina nel fianco per Bollorè, potrebbe riequilibrare le forze. Anche perché il nome dell’hedge fund di Singer (finanziere notoriamente vicino al partito repubblicano statuntense), specializzato nell’investire in “situazioni critiche” e in “turnaround” aziendali, è già apparso nelle cronache finanziarie recenti accanto a quello di Silvio Berlusconi. E’ stato proprio il fondo americano, infatti, a fornire lo scorso anno 180 milioni di euro di finanziamento alla holdingRossoneri Sport di Yonghong Li per sbloccare la vendita da 740 milioni di euro dell’AC Milan al fino ad allora sconosciuto investitore cinese (che sui propri prestiti deve pagare a Elliott un interesse del 10% all’anno), per poi sottoscrivere (tramite il veicolo Project Redblack) un bond emesso dall’AC Milan da ulteriori 128 milioni di euro che ha fatto salire a 303 milioni l’ammontare complessivo del finanziamento erogato a Li.

Finanziamento su cui Elliott Management guadagna il 10% di interessi all’anno e che dovrà essere rimborsato entro fine anno, altrimenti la società rossonera finirebbe direttamente sotto il controllo di Paul Singer, che tra i tanti interessi non annovera certamente il calcio, a differenza dell’ex premier italiano. Se due indizi sono una coincidenza, a Bolloré, per cui l’investimento italiano si sta rivelando un ginepraio(difficoltà di cui approfittare nell’ottica di un hedge fund), potrebbe non convenire attendere il terzo indizio per avere la certezza di essere sotto attacco.