L’attrazione dell’unicorno Transferwise per le praterie bancarie italiane

Nicola Di TuriNicola Di Turi forbesitalia.com – 07/03/2018

 

Tallin, 2011. Microsoft sbarca in Estonia e compra Skype per 8,5 miliardi di dollari. Bruciate Google e Facebook, per quello che passerà alla storia come il più importante passaggio di quote tra le startup della piccola Repubblica dell’Est. Nello stesso anno in cui Skype spiccava il volo verso Seattle, però, in Estonia nasceva quello che oggi si è affermato come uno dei rari unicorni europei. TransferWise, la startup estone fondata nel 2011 da Taavet Hinrikus e Kristo Käärmann, viene accreditata tra le poche realtà innovative del Vecchio Continente ad aver superato il miliardo di valore di mercato. E dal regno delle telefonate a basso costo, l’Estonia si è trasformata nella patria del fintech. Un mercato, quello degli investimenti in tecnologia connessa alla finanza, cresciuto da 1,8 miliardi di dollari nel 2010 a 19 miliardi nel 2015 a livello globale, secondo Citigroup.

E così negli anni sull’ex startup estone hanno messo gli occhi, e investito, Peter Thiel, consigliere di Donald Trump già fondatore di PayPal, e Richard Branson, fondatore del marchio Virgin, impegnato oggi nel turismo spaziale. Transferwise offre servizi di pagamento digitali, in rete e su smartphone. Si clicca il sito, si effettua la registrazione e si ottiene un conto corrente per trasferire denaro da un Paese all’altro. Raggiungendo il 90% dei conti correnti nel mondo, con la disponibilità in 67 Paesi e 45 diverse valute correnti. In 7 anni la società estone ha raccolto 397 milioni di dollari di finanziamenti diretti, toccando quota 2 milioni di correntisti, che movimentano in media 1,5 miliardi di dollari al mese. Oggi l’ex startup di Tallin è una realtà consolidata con 900 dipendenti che lavorano in 9 uffici nel mondo, nonostante il primo bilancio in utile sia stato chiuso solo lo scorso anno. ForbesITALIA ha raggiunto Joe Cross, director of brand di TransferWise, a qualche giorno di distanza da TechChill, l’evento principe dell’innovazione nei Paesi dell’Est, in cui l’ex startup estone ha giocato un ruolo da protagonista.

Succede anche in Estonia che le banche diventino tema da campagna elettorale?

Non proprio. Sicuramente però gli italiani stanno vivendo un momento terribile del loro rapporto con le banche. La burocrazia la fa da padrona e non sono mancati gli scandali. Per questa ragione il nostro obiettivo è rendere trasparente l’attività bancaria nel vostro Paese.

 

Oggi 18 milioni di italiani entrano in banca dal pc. Un affare per Transferwise?

Gran parte dei nostri clienti italiani sono genitori che mandano denaro ai figli che studiano all’estero. In questo caso ogni euro ha un peso e rispetto alle commissioni esorbitanti applicate dalle banche tradizionali, noi offriamo lo stesso servizio ad un costo fino a 8 volte inferiore.

È allo studio un’integrazione nei servizi degli istituti finanziari italiani?

Siamo interessati anche alle banche tradizionali italiane, ma finora i nostri accordi riguardano realtà fintech come N26 e LHV.

Resterete una piattaforma di money transfer, oppure allargherete la vostra attività in Italia anche alle filiali fisiche?

Entro la fine dell’anno lanceremo una carta di debito per il mercato italiano. Finora ci siamo limitati ad un servizio di rimesse estero su estero, ma allargheremo la nostra filosofia al conto corrente senza confini, slegato dalla residenza in un determinato Stato. Questo significherà che un italiano che andrà a studiare nel Regno Unito, non sarà costretto ad aprire un conto corrente all’estero, ma potrà usare semplicemente il nostro conto corrente senza confini.

Eppure i profeti della blockchain e delle criptovalute credono che il sistema finanziario tradizionale sia giunto ormai al capolinea.

La domanda di operazioni da parte dei nostri clienti è concentrata prevalentemente sugli scambi in valute correnti. Per questa ragione non pensiamo di integrare gli scambi in bitcoin o ether sulla nostra piattaforma. Il nostro obiettivo resta quello di semplificare ulteriormente il settore delle transazioni dei nostri clienti all’estero. Gestiamo il 15% del mercato nel Regno Unito e il 5% in Europa, perciò abbiamo ampi margini per espanderci.

Ci fideremo mai di una tecnologia in cui a fare da garanti e certificatori delle transazioni degli altri saremo noi stessi?

La blockchain (il registro pubblico digitale su cui gli operatori registrano le transazioni in criptovaluta, in cambio di un corrispettivo in valuta virtuale, ndr) sta raccogliendo il favore di comunità finanziarie enormi, persuase che riuscirà a offrire un servizio migliore ai clienti. Credo che stiamo leggendo ancora il primo dei cento capitoli di un libro ancora da sfogliare. Ma sicuramente Transferwise sta studiando la blockchain per rendere le transazioni e gli scambi più veloci ed economici.

Quando effettueremo l’ultimo prelievo in contanti?

Le banche tradizionali cambieranno mestiere, concentrandosi su una sola attività prevalente. Oggi offrono di tutto e fanno un lavoro mediocre, finendo per deludere il cliente. Ma il contante continuerà ad esistere a lungo. E avrà ancora un ruolo nella società.