Whistleblowing: per le banche strumento di tutela già sviluppato

stream24.ilsole24ore.com – 06/03/2018

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Milano (askanews) – Whistleblowing: per banche un elemento importante delle procedure contro corruzione e comportamenti illegali, che va però inserito, per integrarlo, nel quadro complessivo di tutti gli strumenti di tutela che già danno concretezza ai valori etici e di responsabilità dell’istituto. E’ quanto è emerso dal confronto tra avvocati, giuristi, e uomini di impresa organizzato nell’ambito del workshop di Intesa Sanpaolo “Luci e ombre del Whistleblowing”, svoltosi a Milano.

“Dal punto di vista delle banche lo strumento del whistleblowing va letto in modo particolare – dice Claudio Testa, Chief Audit Officer di Intesa Sanpaolo – le banche si sono già organizzate con codici di comportamento, con codici etici, con sistemi integrati di controlli interni. Tutti questi sistemi già mettono in condizione la banca di avere a disposizione informazioni su eventuali violazioni; per cui il whistleblowing si va a integrare rispetto ad altri sistemi che negli anni si sono consolidati per la gestione di questi casi o eventi”.

Se nel sistema bancario la recente normativa sul whistleblowing va a inserisi in un approccio alla tutela già sviluppato, per il complesso delle imprese private il nuovo strumento costituisce invece una spinta importante a un cambiamento anche di mentalità. “E’ una normativa magari non necessaria, ma senza dubbio opportuna – prosegue Testa – sicuramente spinge le aziende ad essere più sensibili a questi temi e a organizzarsi per garantire la giusta tutela a chi dispone di informazioni delicate da mettere a disposizione dell’azienda”.

Non vanno comunque celate le resistenze culturali ad utilizzare il nuovo strumento. In Italia, tra il 2016 e il 2017 solo il 4 per cento delle frodi all’interno di aziende finanziarie è stato intercettato grazie a segnalazioni dirette, ben il 67 per cento invece è stato evidenziato dalla procedure aziendali.

Il whistleblowing insomma nel nostro paese sconta ancora un forte resistenza legata soprattutto al fatto che la segnalazione è anonima. “Ancora oggi è percepita ancora un po’ come una forzatura dal punto di vista culturale, bisogna lavorarci: in Italia siamo cresciuti con il principio che chi fa la segnalazione “fa la spia” – conclude il Chief Audit Officer di Intesa Sanpaolo – sembra ancora un invito alla delazione, ma fa parte di certamente di schemi futuri. Quindi credo che nel futuro di segnalazioni ce ne saranno molte di più”.

Al workshop Banca Intesa hanno partecipato, tra gli altri Livia Pomodoro, docente UNESCO all’Università di Milano e consigliere di amministrazione Intesa Sanpaolo; Giovanni Barbara, docente di Diritto Societario all’Università LUM Jean Monnet di Bari e Marcello Fumagalli, direttore Area Consulenza Banche ed Intermediari Finanziari Unione Fiduciaria.