Raiffeisen: dimissioni del presidente del Cda

tvsvizzera.it – 8 marzo 2018

Venerdì scorso il Tribunale delle misure coercitive aveva accolto la richiesta del Ministero pubblico zurighese e ha ordinato la detenzione preventiva per l’ex numero uno di Raiffeisen, Pierin Vincenz , sospettato di amministrazione infedele (foto d’archivio).

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) di Raiffeisen Johannes Rüegg-Stürm ha dato le dimissioni con effetto immediato. Lo annuncia oggi la banca.

La decisione mira a “salvaguardare a lungo termine la credibilità di Raiffeisen Svizzera”, scossa dai recenti sviluppi del caso Pierin Vincenz, si legge in una nota. Venerdì scorso il Tribunale dei provvedimenti coercitivi zurighese aveva accolto la richiesta del Ministero pubblico e aveva ordinato la detenzione preventiva per l’ex numero uno di Raiffeisen, sospettato di amministrazione infedele.

Con la sua partenza, Rüegg-Stürm “si assume le proprie responsabilità, consentendo di procedere a un rinnovamento generale all’interno del Consiglio di amministrazione di Raiffeisen Svizzera”, sottolinea l’istituto bancario nel comunicato.

“Questo passo permette a una personalità non coinvolta di portare avanti tale compito”, afferma il dimissionario citato nella nota, motivando la propria decisione. Gli succede ad interim il vicepresidente del Cda Pascal Gantenbein.

La banca è anche oggetto di un’indagine dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (Finma).

Salvatore Ferragamo, utile -42% e ad in uscita. «Società non in vendita»

ilsole24ore.com – 8 marzo 2018 -Il Sole 24 Ore Radiocor Plus

Salvatore Ferragamo ha accusato un calo dell’utile netto del 2017 del 42,4% a 114 milioni di euro. La nota della società ricorda che l’utile netto del quarto trimestre 2017 risente dell’impatto negativo per circa 13 milioni di euro della riforma fiscale negli Stati Uniti, mentre nel quarto trimestre 2016 la società riportava il beneficio cumulato del Patent Box 2015 e 2016. I ricavi consolidati sono stati di 1,39 miliardi, con una diminuzione del 3,1% a tassi di cambio correnti (-1,4% a cambi costanti). Nel solo quarto trimestre il calo è stato dell’8,4%, anche per «l’andamento delle valute (-5,1%) e dalla minore incidenza dei saldi di fine stagione nel canale primario». L’ebitda è diminuito del 23,3%, passando a 249 milioni di euro, con un incidenza percentuale sui ricavi peggiorata al 17,8% dal 22,5% dello stesso periodo del 2016. Il cda proporrà all’assemblea dei soci la distribuzione di una cedola di 0,38 euro.

L’uscita di scena dell’ad Eraldo Poletto, interim al presidente 
Il cda di Ferragamo ha approvato, con il parere favorevole del Comitato Remunerazioni e Nomine e del Collegio Sindacale, l’accordo relativo alla conclusione del rapporto dell’ad, Eraldo Poletto, che ha rassegnato le dimissioni con efficacia dalle ore 24:00 di oggi. Il manager, in aggiunta al compenso fisso e ai compensi variabili di competenza, ha ottenuto per la conclusione del rapporto di amministrazione con la società, un ammontare di circa 2 milioni di euro, pari a 15 mesi di retribuzione fissa e variabile, come concordato al momento della sua nomina. L’importo sarà corrisposto entro il 12 marzo 2018. Per effetto
della cessazione della carica sono decaduti i diritti del Primo e del Secondo Ciclo del Piano di Stock Grant 2016-2020. La società ha inoltre rinunciato al patto di non concorrenza. Il cda ha conferito i poteri di gestione ad interim al presidente, Ferruccio Ferragamo.

Il presidente ha introdotto la conference call, preannunciando che presto verrà scelto il nuovo ad. «Non so se sarà una risorsa interna all’azienda o esterna – ha dichiarato Ferruccio ferragamo – ma sarà la persona giusta per continuare il lavoro impostato da Poletto». Ferragamo ha quindi ringraziato Poletto, spiegando ai avere lavorato con piacere accanto al manager. «È stato un lavoro intenso, che in alcuni casi ho condiviso in altri non ho condiviso, ma ha portato la compagnia sulla strada del rinnovamento, che deve continuare».

Esclusa la vendita della società 
Il presidente di Salvatore Ferragamo, Ferruccio Ferragamo, ha escluso la vendita della società. «È fuori discussione», ha detto parlando con gli analisti per illustrare i conti del 2017. «È andato via il ceo non la proprietà», ha rimarcato. L’imprenditore ha quindi tracciato il profilo del successore dell’ad, Eraldo Poletto. «Sarà una persona con un profilo non lontano da quello di Poletto: una persona che abbia un lungo background nel luxury business, che creda nell’azienda, che abbia conoscenze e competenze e senso di innovazione e che punti sulla crescita e sullo sviluppo del nostro brand».

Ferragamo ha quindi detto che «non esiste una formula chimica esatta, ma speriamo che arrivi presto e al momento giusto e che sia innamorato dell’azienda». Il presidente ha tenuto a precisare che il nuovo numero uno dell’azienda fiorentina dovrà proseguire nella strada tracciata anche da Poletto dell’innovazione. «Non abbiamo bisogno di un ad che operi grandi trasformazioni, ma che prosegua lungo il percorso di continua innovazione». L’imprenditore, per altro, si è definito dispiaciuto dell’uscita di Poletto.  

Creval, al mercato l’83% dell’aumento di capitale

  • –di  ilsole24ore.com – 8 marzo 2018

Il Credito Valtellinese riesce a portare a casa l’aumento di capitale grazie al supporto del mercato, e mette in conto solo un intervento marginale del consorzio di garanzia, a conferma della buona risposta da parte degli investitori. L’istituto valtellinese ha infatti raccolto sottoscrizioni per 581,6 milioni, ovvero l’83,1% dei 700 milioni offerti agli azionisti nel corso del periodo per l’esercizio dei diritti di opzione.Lo comunica la società, ricordando che il consorzio di garanzia aveva inoltre sottoscritto accordi di sub-garanzia di prima allocazione con Algebris, Credito Fondiario e Dorotheum per altri 55 milioni. Considerando anche queste quote, la cifra che al momento ricadrebbe sulle spalle del consorzio è pari a circa 63 milioni. I diritti non esercitati, in ogni caso, saranno ora offerti in Borsa dal 13 al 19 marzo. E’ presumibile che, a valle di questa fase, la porzione che rimarrà in capo al consorzio si riduca quindi ulteriormente.L’aumento di capitale è interamente garantito da un consorzio di garanzia composto da Mediobanca (sole global coordinator e joint bookrunner), Banco Santander, Barclays, Citigroup Global Markets Limited e Credit Suisse (co-global coordinator e joint bookrunners), Commerzbank e Société Générale (senior joint bookrunner), Banca Akros, Equita Sim, Keefe, Bruyette & Woods (joint bookrunners) e MainFirst (co-lead manager).

 

DA ECONOMIA SPIEGATA FACILE: IL REDDITO DI CITTADINANZA (ED ALCUNI NOSTRI COMMENTI)

Il reddito di cittadinanza proposta dal M5s  viene da più parti indicato come l’elemento decisivo per la vittoria al sud del M5s, per cui ci sarebbe il solito ritorno al vituperato assistenzialismo.

Personalmente penso che sia UNO degli elementi di vittoria al sud, che si sono accompagnati ad altri: tanto per fare un esempio mancava una figura alla Borghi che potesse spiegare i concetti economici del Centrodestra nello steso gergo dei cittadini a sud del Tronto. Le vediamo le figure guida di Lega, FdI e Forza Italia si fermano, come ambiente , a Roma : Salvini, Borghi, Bagnai, Meloni, Crosetto, Berlusconi, Tajani, Romano, Brunetta sono attori  nordici o romani. Le figure selezionate per portare il verbo al Sud o erano molto deboli e fuori tempo (Fitto) oppure hanno perso più tempo a suicidarsi politicamente con lotte intestine che a conquistare i voti degli elettori (Carfagna e Di Girolamo), e questo dovrebbe consigliare FI su una diversa selezione e formazione della propria classe dirigente meridionale, rimandandoli a qualche scuola politica.

Comunque il discorso del reddito di cittadinanza merita un approfondimento, soprattutto merita un legamo con i temi macroeconomici di massa monetaria, cescita economica, pieno impego , competività comparata etc, e con quelli legali legati ai trattati internazionali.  Per questo vi proponiamo questo post di Economia Spiegata Facile integrato da interventi di Costantino Rover. Originale qui.

Reddito di cittadinanza: non basta dare redditi, occorre creare occupazione.

Proprio ieri, con l’intento di promuovere l’uscita del DVD di PIIGS, acquistabile a questo link: https://www.openddb.it/film/piigs/, ho pubblicato questo post su facebook che in poche ora ha creato una serie di reazioni a catena che si sono propagate sui social.

Ecco il testo del post:

Il reddito di cittadinanza non ha lo scopo di creare consumatori ma lavoratori ed imprenditori capaci di trasformare le proprie capacità e caratteristiche LOCALI in qualcosa di commerciabile ed esportabile, cioè SOSTENIBILE.
Il reddito di cittadinanza non serve semplicemente a rilanciare i consumi. Laddove se non c’è produzione questa deve essere stimolata o creata rendendo produttivi i disoccupati.
Ma se ci si trova in una situazione di asfissia esogena, ovvero indotta da fattori esterni come i vincoli commerciali europei che privilegiano ad esempio arance e pomidoro nord africani, con il reddito di cittadinanza ci troveremo a creare consumatori di beni di importazione.
È come nell’esempio che fa Mosler in PIIGS del corridore con il sacchetto di plastica in testa.
Se non lo rimuovi, pompare soldi non servirà a niente se non a creare squilibri della bilancia commerciale, cioè mandare i nostri soldi all’estero a chi ci vende le sue merci.
ACQUISTA IL FILM: https://www.openddb.it/film/piigs/

Insomma solo un post contenete alcune avvertenze e la call to action finale.

Ora mi sembra banale osservare che se non si crea lavoro non si genera ripresa economica così anche che non è il reddito a creare lavoro ma è il contrario.
O meglio, non sempre.
Anzi, avrebbe senso dirlo in regioni in cui il problema fosse la scarsità di domanda e non di offerta come nel caso di quelle aree geografiche in cui l’impresa è strangolata dalla concorrenza dei prezzi delle merci di importazione, come nel caso, al sud, delle arance marocchine o dell’olio turco, per intenderci.

 


 

UNA ANALISI DALLA SEMPLICITÀ LAMPANTE CHE SI TRASFORMA IN PROVOCAZIONE

Ma ciò che scatenava il dibattito in realtà è stato quest’altro post su Twitter:

reddito di cittadinanza tweet

Pronte arrivano due risposte principali:

1)
tweet di risposta 1

Rispondo:

tweet di contro risposta

 

1) Per riqualificare il lavoro devono esserci due condizioni di partenza, anzi tre:

  1. deve esserci lavoro a cui destinare il lavoratore riqualificato;
  2. devono esserci le condizioni perché il lavoro non soffra di vincoli restrittivi o di concorrenza sleale;
  3. servono finanziamenti per tutto ciò che occorre a realizzare tutto questo, quindi altri miliardi oltre a quelli destinati al Reddito Di Cittadinanza.

2) Dove sta scritto questo piano? L’interlocutore è a conoscenza dello stato del sistema bancario nazionale? Si rende conto che il settore creditizio è ormai nelle mani della BCE e che il credito non è per nulla così scontato, specialmente oggi?

 

2)

 

tweet numero 2

Ed eccoci alla MMT presa e buttata lì senza ragionare.
Rispondo che per questo stiamo già stipendiando migliaia di “lavoratori” e che comunque la manutenzione del demanio è un servizio sì, ma che non crea economia per tutti.

Adesso arriva la mistificazione dei dati; questo si chiama assistenzialismo:

Bello mio tu stai prendendo un dato aggregato a livello nazionale senza scomporlo.
Ecco cosa intendo:

Eccetera.

Su una cosa siamo d’accordo: occorre svincolarsi da Maastrich e da tutti gli altri vincoli, ma non per fare il reddito di cittadinanza, bensì per liberare il credito e porre argini alla concorrenza sleale ed all’importazioni di merci concorrenti a basso costo che rendono insostenibile il costo del lavoro italiano!

Manca la domanda: con il 22% di disoccupazione in Sicilia dove lo trovi un lavoro per tutti moltiplicato per tre?

 

COME SI OTTIENE IL REDDITO DI CITTADINANZA È CHIARO, COSA FARNE INVECE NO

E veniamo all’infografica utile per fare propaganda (benvenga) senza fare i conti con l’oste (sperando che nessuno ci confuti il meccanismo logico):

reddito di cittadinanza infografica della propaganda

È un vero peccato che manchi la domanda chiave: con il 22% di disoccupazione in Sicilia dove lo trovi un lavoro per tutti moltiplicato per tre, laddove il lavoro non c’è?

Sì, perché ritorniamo a ribadire, bene fare investimenti, ma questi servono a creare lavoro duraturo. Il reddito di sussistenza, di cittadinanza, minimo garantito o come vogliamo chiamarlo, non è sostenibile, e non è nemmeno utile, se non viene affiancato dalla TUTELA DEI LAVORATORI E DEGLI IMPRENDITORI che si trovano a competere con prodotti importati a basso costo.
E non saranno mai competitivi se vincolati ad una moneta sopravvalutata ad un cambio fisso.

 

Deutsche Bank, sindacati in trincea

Mirko Molteni finanzareport.it – 8 marzo 2018

A Finanza Report parla Iodice di First Cisl. La trattativa sui 220 esuberi è appena iniziata, attesa per l’incontro del prossimo 13 marzo

 
 

Preoccupa la notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno dei 220 ulteriori esuberi di Deutsche Bank in Italia, indicati al Congresso della Fabi a Roma dal capo del personale della banca tedesca, Carlos Gonzaga. 

Una cifra aggiuntiva rispetto a 71 esuberi già concordati nel maggio 2017 tra l’azienda e i sindacati di categoria. 

In una recente intervista il numero uno della divisione italiana, Flavio Valeri, non aveva accennato a tagli indicando che le tre attività di Deutsche Bank in Italia – banca retail, banca d’affari e risparmio gestito – “hanno tutte dinamiche positive e crescenti”. Il taglio rientrerebbe nel più generale piano di ristrutturazione Strategy 2020, che Deutsche Bank porta avanti mantenendo un costante contatto con i sindacati, coi quali è in programma un incontro martedì 13 marzo. Il clima sembra costruttivo e collaborativo, come ha spiegato a Finanza Report il delegato sindacale di First Cisl per Deutsche Bank, Domenico Iodice, che sta seguendo la trattativa insieme al collega Maurizio Gemelli.

Spiega Iodice: “Qualche anticipazione l’avevamo già avuta dall’azienda fin da dicembre. Del resto Deutsche Bank ha sempre mantenuto con le parti sociali una tradizione di dialogo e collaborazione che auspichiamo permanga immutata. Nell’incontro del 13 marzo, e nei successivi, avremo ulteriori dettagli, per ora siamo ancora in una fase preliminare della trattativa. Però possiamo già dire che chiederemo all’azienda che vengano rispettati certi criteri di tipo geografico, cioè relativi all’ubicazione delle filiali, e di tipo funzionale, cioè relativi al fatto che l’uscita di queste persone non significhi complicare o aumentare il carico di lavoro per chi resta in azienda. Importante è che inoltre siano soddisfatte esigenze di prossimità, ovvero che chi esce dall’azienda sia preferibilmente chi, per ragioni di età, sia già prossimo alla pensione. Devono essere, insomma, uscite sostenibili“.

Il delegato di First Cisl appare abbastanza ottimista sull’appena iniziata trattativa, notando in particolare come Deutsche Bank e sindacati avessero già firmato nel 2017 un “protocollo” comune, proprio in vista del piano Strategy 2020, sulla base del quale entrambe le parti hanno iniziato a lavorare insieme non solo per “gestire” il cambiamento, ma per “anticiparlo” nel migliore dei modi, discutendo in via preliminare delle varie istanze.

L’uscita di 220 dipendenti dal gruppo equivale all’incirca al 5% del totale del personale Deutsche in Italia, che si aggira sulle 4.000 persone. Iodice auspica che tutto si svolga garantendo anche il ricambio generazionale e il miglioramento del profilo professionale dei dipendenti che restano. Spiega infatti: “Al di là dei numeri, chiederemo che Deutsche Bank si adoperi sia per l’assunzione di giovani, sia per l’avanzamento professionale, anche tramite corsi di formazione e aggiornamento, dei dipendenti, in modo da migliorarne sempre più le competenze e abilità, tanto più alla luce dei nuovi concetti come gli ‘smart works’ legati alla crescita dell’informatizzazione e in genere delle potenzialità tecnologiche. Il tutto abbinato a una gradualità nelle uscite, per far sì che siano spalmate su più anni”.

Stando a First Cisl, in sostanza, per il momento la trattativa con Deutsche Bank sembra improntata a un clima di confronto positivo, per quanto si sia solo all’inizio degli incontri previsti per definire dettagli e tempi precisi degli esuberi. 

Anonymous ha attaccato il Miur e pubblicato le mail di 26 mila insegnanti

 agi.it – 8 marzo 2018

 

Messi in rete 26 mila indirizzi di posta elettronica dei professori di ogni ordine e grado che afferiscono al ministero per l’Istruzione. E insieme a questi pure le password per leggerla. Ecco cosa è successo e con chi ce l’hanno gli hacker

Anonymous ha attaccato il Miur e pubblicato le mail di 26 mila insegnanti

La buona scuola di Matteo Renzi non piace ad Anonymous che per dispetto ha messo in rete 26 mila indirizzi di posta elettronica dei professori di ogni ordine e grado che afferiscono al Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. E insieme a questi pure le password per leggerla.

Il bottino potrebbe essere frutto della violazione di pochi siti web e di un paio di forum di coordinamento della scuola. In molti casi gli indirizzi sono completi di username e password e telefoni e almeno tre danno accesso a siti web gestiti con la piattaforma WordPress. Ci sono anche 200 indirizzi di personale amministrativo che tiene i rapporti col MIUR per conto delle singole università: Bocconi, Luiss, Roma3, Università della Calabria, di Modena Reggio Emilia e via discorrendo. E proprio a scuole, licei e istituti tecnici dell’Emilia Romagna appartengono molti profili con relative credenziali.

 

Ad annunciare l’incursione, piuttosto eclatante, sono gli Anonymous italiani che da qualche tempo si presentano con la sigla di Lulzsec Italia, per sottolineare il lato goliardico e irriverente delle loro azioni: “Lulz” è infatti un temine gergale per indicare le “grasse risate” e il divertimento in generale, accoppiato alla parola security in “LulzSec”. Lulzsec però si presenta come portavoce di un gruppo più ampio di hacker attivisti che in Italia si riuniscono sotto la sigla “Anonymous” e non sono sempre loro a condurre le azioni di sabotaggio che in diversi casi vanno attribuite ad AnonPlus, gli hacker attivisti responsabili delle violazioni di Libero, il Giornale e del blog di Salvini di pochi giorni fa.

 
Anonymous ha attaccato il Miur e pubblicato le mail di 26 mila insegnanti
 Attacco hacker

Il collettivo, dando notizia dell’accaduto, è stato molto duro con la Ministra Fedeli che ritengono appartenente alla casta e definisce aguzzini chi dall’alternanza scuola lavoro ha ottenuto manodopera giovane e gratuita: “Salve Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, le diamo il benvenuto nell’arena. Siamo qui oggi per parlare di un tema delicato che ha fatto discutere molto, ovvero l’alternanza scuola lavoro. L’alternanza scuola lavoro, nasce con l’intento di far conoscere agli studenti il mondo del lavoro, o almeno questo vuole essere lo scopo della gentile Sig.ra Fedeli.

 

Studenti di un liceo scientifico che iniziano a conoscere il mondo del lavoro a partire da una catena di cancro come McDonald’s, può essere paragonata solamente alla stregua di un povero elefante in un negozio di porcellana, studenti che alla fine vengono anche sfruttati solo per il vostro interesse nell’avere manodopera giovane e gratuita. Siete solo aguzzini che sfruttano l’esperienza nulla che hanno i giovani d’oggi approfittandovene per il vostro tornaconto personale.”

 

La rabbia goliardica poi si rivolge a ministri e parlamentari: “E così come voi Ministri e Parlamentari state cercando di rovinare la scuola, noi cerchiamo di rovinare voi, ma con una sola differenza! Quale? Che voi fallite sempre, noi no. Expect US!”

 
Anonymous ha attaccato il Miur e pubblicato le mail di 26 mila insegnanti
fedeli 

I database hackerati e i rischi

I database hackerati sono 52, 6048 le email di singole scuole, 63 di coordinatori, 355 del forum “Indire”, 42 di Xforum, 148 di dirigenti scolastici, 155 di referenti, 6808 di insegnanti, e altri 13 mila circa collegati al mondo della scuola ma con indirizzi privati, da Virgilio.itVirgilio.it a Yahoo.it

 

E tuttavia, a parte la possibilità di entrare nella casella di posta elettronica di referenti e coordinatori scolastici che si presume si scambino documenti di lavoro, idee e progetti riservati, forse anche valutazioni politiche della riforma di certo non omogenee la violazione più grave potrebbe riguardare il database che contiene i dati sulle donazioni del 5xmille all’Università da cui si potrebbe risalire ai donatori e ai loro profili anche fiscali.

 

La regola dell’ingegneria sociale vuole infatti che questa tecnica informatica che fa leva sulla psicologia delle persone per ricostruire l’identità digitale degli individui e sostituirsi ad essi nelle relazioni quotidiane, aggiunga un’informazione alla volta per sfruttare le credenziali con cui accediamo a social, banche, rete aziendale, siti della Pubblica Amministrazione. E poi è noto, dalla mailbox violata si può arrivare all’avvocato, dall’avvocato al fiscalista, dal fiscalista al medico e impossessarsi del Cud o delle analisi spedite via email fino alla banca dove si è correntisti.

 

Insomma, dalla casella di posta elettronica al furto completo dell’identità è un passo.

 

Il problema della divulgazione di una singola email potrebbe perciò diventare più serio di un mailbombing, un bombardamento massiccio di email verso singole caselle di professori burberi per intasarle e farle collassare. Mentre rimane il rischio di vedere modificate perfino le valutazioni degli studenti accedendo in maniera illegittima i registri online delle scuole.

 

Il consiglio è pertanto di modificare subito le propri credenziali e attivare l’autenticazione a due fattori. E di incrociare le dita che tutto questo non sia già successo.

Imprese: Sace assicura contro i rischi politici il Gruppo Marzotto in Tunisia

affariitaliani.it – 8 marzo 2018

Con Sace il Gruppo Marzotto rafforza la sua presenza in Tunisia, assicurando gli investimenti della controllata tunisina contro i rischi di natura politica

Imprese: Sace assicura contro i rischi politici il Gruppo Marzotto in Tunisia

 
Con SACE (Gruppo CDP) il Gruppo Marzotto rafforza la sua presenza in Tunisia, assicurando la controllata tunisina contro i rischi politici.
 
 

Sace: assicurata la controllata tunisina del Gruppo Marzotto contro i rischi politici per 21 milioni di euro

 

 

Sace ha assicurato la controllata del Gruppo Marzotto in Tunisia contro i rischi di natura politica. I conferimenti di capitale e i finanziamenti soci del Gruppo Marzotto della controllata tunisina Filature de Lin Filin sono stati assicurati dalla società italiana – che insieme a Simest costituisce il polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo Cdp – contro rischi quali guerre, disordini civili, esproprio e restrizioni valutarie. Le operazioni, del valore di circa 21 milioni di euro, includono anche la copertura – offerta per la prima volta da SACE – dei danni derivanti dall’interruzione temporanea dell’attività produttiva (business interruption) a causa di eventi di violenza politica.

 

 

Sace amplia la copertura dei rischi politici per le imprese italiane che operano in territori con tensioni politiche

 

 

Si amplia, quindi, la copertura dei rischi politici offerta da SACE, in risposta alle tante esigenze manifestate dalle imprese italiane che operano in territori dove, specialmente negli ultimi anni, si sono riacutizzate le tensioni di natura politica. Il Gruppo Marzotto, una delle più antiche aziende europee, nasce nella prima metà dell’ottocento e nel mondo è riconosciuta come un simbolo dell’eccellenza italiana nel settore tessile. Il Gruppo è presente all’estero con stabilimenti produttivi in Tunisia, Egitto e in Europa dell’Est.

Alla Bce volano i falchi, avanza l’euro

Stefano Neri finanzareport.it – 8 marzo 2018

Cambia a sorpresa il linguaggio della forward guidance, con la banca centrale che non promette più di aumentare il ritmo del Qe se necessario.

 
 

La Bce brucia le tappe ed elimina a sorpresa un importante passaggio della sua forward guidance sul piano di acquisto titoli. Lo indica il comunicato emesso dall’Eurotower al termine del consiglio direttivo. 

La modifica suggerisce un approccio più hawkish, cioè da “falco” del board guidato Da Mario Draghi, in quanto cancella la formula con cui si era sinora impegnata ad espandere il piano di quantitative easing “in termini di entità e/o durata” nel caso di un peggioramento delle prospettive. Era questo il segnale atteso dal mercato riguardo alla rimozione del cosiddetto easing bias, ossia l’orientamento accomodante. In una nota la Bce si limita a indicare che intende effettuare gli acquisti netti di attività, al ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino a fine settembre 2018, o anche oltre se necessario. La decisione, ha poi spiegato Draghi in conferenza stampa, è stata unanime. 

La reazione sul mercato valutario è stata immediata con l’euro che ha invertito la rotta e ha superato quota 1,242 contro il dollaro. miste le Borse europee, con Piazza Affari che sul Ftse Mib guadagna mezzo punto percentuale. Vendite sull’obbligazionario, con il tasso del Bund decennale che sfiora lo 0,7%. 

Per il resto i tassi rimangono al minimo storico e il Consiglio direttivo della Bce continua a prevedere che rimarranno ai loro livelli attuali per un lungo periodo di tempo e “ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”, ossia il programma di quantitative easing la cui durata è prevista al momento fino a fine settembre. Restano perciò invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. 

Ma oggi si attendevano anche le proiezioni economiche aggiornate dello staff Bce. La Banca centrale europea ha mantenuto la sua stima sull’inflazione dell’eurozona a 1,4% per il 2018, ha limato all’1,4% quella per il 2019 dall’1,5% stimato in precedenza e mantenuto stabile all’1,7% quella per il 2020. Lo staff della Bce ha elaborato nuove previsioni macroeconomiche rivedendo al rialzo la stima per il Pil dell’Eurozona nel 2018 al 2,4% da +2,3%, mentre restano stabili quelle per il 2019 (al +1,9%) e per il 2020 (al +1,7%).

B.Mps: Morelli, lasciai perché non allineato a standard casa

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Ritenni opportuno uscire da B.Mps perché il mio modus operandi non era allineato agli standard della casa”.

Lo ha detto l’attuale ceo dell’istituto senese Marco Morelli sentito a Milano come testimone nell’ambito del principale filone del processo che ha visto coinvolti gli ex vertici di B.Mps per presunte irregolarità.

Il riferimento di Morelli é all’operazione Alexandria (complesso derivato finanziario) in merito al quale l’allora Cfo dice di aver espresso a più riprese la sua contrarietà.

“Io e le mie strutture abbiamo preso una posizione chiara e nonostante ciò l’operazione è andata avanti lo stesso: quando succedono queste cose nelle organizzazioni complesse” non c’è scelta ed é bene andarsene.

Morelli contestualmente ricevette un’offerta di lavoro come d.g. in Intesa Sanpaolo.

Il top manager tornerà in aula il 15 marzo per in controesame.

Cce

glm

MF-DJ NEWS

0813:54 mar 2018

(END) Dow Jones Newswires

March 08, 2018 07:54 ET (12:54 GMT)