Carige, Mincione pronto alla battaglia

Rosario Murgida finanzareport.it – giovedì’ 8 marzo 2018
Il finanziere romano prepara il campo alla sua strategia volta a revocare il Cda della banca ligure tra colloqui a tutto campo e acquisti sul mercato.

 
 

Raffaele Mincione si prepara a proclamare la guerra contro il consiglio di amministrazione di Banca Carige e indirettamente contro il socio di maggioranza relativa, la famiglia Malacalza.

Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, il finanziere di stanza a Londra è ormai pronto a chiedere la revoca del Cda tramite la convocazione di un’apposita assemblea straordinaria dopo le porte chiuse in faccia dallo stesso organo amministrativo.

Qualche giorno fa Mincio ha inviato al presidente dell’istituto ligure Giuseppe Tesauro una lettera per chiedere una rappresentanza in consiglio forte dell’ingresso nell’azionariato con il 5,4% del capitale e nella convinzione di avere assunto un peso ormai superiore ad altri soci come l’imprenditore Aldo Spinelli e la Fondazione Carige presenti tra i consiglieri nonostante la diluizione della loro partecipazione successiva all’aumento di capitale dello scorso autunno.

Il consiglio di amministrazione, nella riunione di martedì scorso, ha però chiuso la porta alle richieste di Mincione a causa “dell’insussistenza dei presupposti”. In pratica, fino alla scadenza dell’attuale mandato dei consiglieri nel 2019, non è possibile concedere al finanziere un posto in Cda. La risposta non dovrebbe farsi attendere molto. Il redde rationem dovrebbe infatti avvenire ad aprile poco dopo l’assemblea ordinaria del 29 marzo chiamata ad approvare il bilancio 2017. Il finanziere deve presentare la proposta di convocazione dell’assise con la richiesta di revoca del Cda 40 giorni prima della data indicata per la seduta e quindi non è escluso che i soci non debbano riunirsi verso la fine di aprile. 

Intanto Mincione sembra pronto ad accumulare le munizioni necessarie per dare forza alle intenzioni bellicose. Si parla di continui acquisiti sul mercato tali da aver portato la Capital Investment Trust del finanziere a superare il 7%, non lontano da un presunto obiettivo del 9,9%, nonché di colloqui con Bankitalia e Bce da una parte e perfino con l’amministratore delegato Paolo Fiorentino. 

Mincione sembra così volere tessere una tela di rapporti e relazioni che non gli facciano perdere la partita e soprattutto che evitino di replicare l’insuccesso di qualche anno fa in Banca Popolare di Milano, dove è rimasto isolato nella sua battaglia contro l’allora presidente Andrea Bonomi nonostante una partecipazione di ben l’8%. 

Dunque su Carige si addensano nubi di guerra e il mercato paventa sviluppi imprevedibili ma comunque favorevoli visto che oggi il titolo guadagna quasi l’1,2% in un mercato poco sotto la parità.