Crac banche venete, Luciano Sandonà (ZP): “invito i neo eletti a sostenere l’avvio di una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta”

Di Note ufficiali VICENZAPIU’.IT 9 MARZO 2018

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“Ai parlamentari veneti neo eletti rivolgo un appello preciso: di fronte alla gravità dei fatti che hanno colpito il sistema bancario veneto e in particolar modo i risparmiatori, è necessario intervenire immediatamente e con forza. Senza indugio alcuno, si dia l’avvio a una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta che riprenda e superi quanto fatto dalla Commissione presieduta dall’allora senatore Pier Ferdinando Casini nel corso della precedente legislatura“. Sono le dichiarazioni del Consigliere regionale Luciano Sandonà (Zaia Presidente) che in una nota aggiunge: “In questo senso, è pronta una Risoluzione che sarà presentata e votata dall’Aula e che conterrà un invito chiaro indirizzato ai nuovi deputati e ai nuovi senatori veneti. 

La Commissione d’inchiesta presieduta da Pierferdinando Casini ha rappresentato solo un tentativo di fare luce sulle crisi del credito, in particolare sulle vicende che hanno colpito gli istituti veneti. Un tentativo a nostro giudizio timido ed inconcludente: prova ne sia che non si è trovato l’equilibrio su una relazione finale. E soprattutto, rimangono ancora aperti troppi temi delicati, con particolare riferimento ai fatti che hanno colpito il nostro territorio: il profilo delle responsabilità, il ristoro a favore degli oltre 200mila risparmiatori e delle migliaia di aziende che hanno subito un danno da questa situazione, il ruolo della vigilanza. Sono solo alcuni esempi di una ‘grande incompiuta’ come effettivamente possiamo considerare quella Commissione che ha lasciato sul tavolo e infilato sotto il tappeto troppi temi scottanti e troppe questioni aperte, una pagina tra le più dolenti di tradimento del risparmio.

Le Commissioni parlamentari d’inchiesta hanno grandi poteri – ribadisce in conclusione il Consigliere Sandonà – che si affiancano e che sono paragonabili a quelli della Magistratura. I neo eletti si facciano parte diligente e inizino fin da subito a riaprire nella sede opportuna il tema ed a proporre una soluzione ad un problema che non può più essere evitato o eluso”.

Luciano Sandonà, Consigliere regionale del Veneto per la lista Zaia Presidente

L’allarmante ‘trasloco’ delle società fantasma

MAURO SPIGNESI CAFFE.CH

Dai Grigioni al Ticino la denuncia di un pericoloso “esodo”
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MAURO SPIGNESI

C’è da tempo un flusso ininterrotto di società dal Ticino ai Grigioni. Aziende che trasferiscono la sede legale ma non sempre gli uffici operativi. Che restano fra Lugano, Chiasso e Mendrisio. Un cambio solo di facciata. E questo perché molto probabilmente non vogliono incappare nei controlli ticinesi dove l’attenzione verso questo fenomeno è cresciuta parallelamente all’aumento delle inchieste per reati finanziari (253 nel 2016 con 55 rinvii a giudizio). Invece zone come il Moesano, dove le cassette delle lettere con i nomi di ditte straniere proliferano, sono più tranquille e discrete. Anche se il Municipio di Grono ha segnalato quanto stava accadendo a Coira chiedendo un deciso intervento delle autorità. 
D’altronde in quattro anni, ovvero dal 2013 al 2017, si sono trasferite dal Ticino ai Grigioni 333 società. Un fenomeno, questo, che è finito sotto la lente di diversi parlamentari retici e ticinesi, ed è stato denunciata dall’ex commissario di polizia Fausto Cattaneo. E che ora torna d’attualità attraverso una lunga interrogazione (ultima in ordine di tempo; a novembre c’era stata una interpellanza di Giorgio Fonio e Boris Bignasca) del granconsigliere Matteo Quadranti (Plrt) che chiede al Consiglio di Stato “quali misure concrete vengono adottate o sono previste sulla base degli incontri avuti con il Governo grigionese” proprio su questo flusso di società, che potrebbe nascondere qualcosa di preoccupante. 
Di preoccupante o di “poco chiaro”, come ha messo in evidenza il granconsigliere retico Hans Peter Wellig nel giugno scorso quando aveva presentato a Coira una interpellanza proprio sull’escalation di società “buca lettere” (senza una reale attività) trasferite dal Ticino. Alcune, come è emerso, in mano a famiglie di pregiudicati per reati legati alla criminalità organizzata.
“Il problema – spiega al Caffè Quadranti – è che così si offusca l’immagine della piazza finanziaria ticinese e svizzera in generale e magari anche le aziende serie preferiscono poi stare alla larga e non venire ad investire qui da noi”. Anche per questo Quadranti chiede al governo “quali misure di prevenzione antiriciclaggio e anticrimine finanziario vengono adottate – se sono adottate o previste – dalle autorità di polizia ticinesi, anche ma non solo, per prevenire che la piazza finanziaria ticinese diventi luogo di affaristi e truffatori?”.

m.sp.

Steve Bannon a Zurigo per “studiare” il populismo europeo

tvsvizzera.it – 7 marzo 2018

 

L’ex braccio destro di Donald Trump Steve Bannon ha parlato davanti a un migliaio di spettatori paganti del tema “La rivolta populista e i suoi risvolti globali per la Svizzera, l’Europa e gli Stati Uniti”. È stata la sua prima conferenza in Europa.

VIDEO 

https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/07-03-2018-bannon-a-zurigo?id=10218875&startTime=0.000333&station=rete-uno

Steve Bannon ha spiegato di essere in viaggio in Europa per farsi un’idea dei movimenti populisti e sostenere le rivolte contro il sistema politico dominante. In questo ambito ha affermato di aver scelto la Svizzera come prima tappa anche perché “nel 1992 ha dato una lezione al mondo: il dottor Christoph Blocher è insorto da solo contro l’establishment elvetico ed europeo; è stato un Trump prima di Trump”.

Il tribuno zurighese dell’UDC ha combattuto contro Financial Times e Wall Street Journal, che lo hanno demonizzato e cercato di distruggerlo. Secondo Bannon egli ha lottato per una semplice ragione: tutelare uno stato indipendente.

Seguito da una troupe della RAI, Bannon si è anche rallegrato “per la vittoria dei populisti in Italia”.

Contro la visita, organizzata dal direttore del settimanale di destra Weltwoche, il deputato Roger Köppel, il Movimento per il socialismo (MPS) ha organizzato una manifestazione non autorizzata, svoltasi pacificamente, a cui ieri sera ha partecipato un centinaio di persone. Secondo l’MPS nella campagna elettorale l’allora stratega di Trump aveva puntato su razzismo e sessismo. Il presidente lo ha poi silurato lo scorso agosto.

tvsvizzera.it/Zz/ats con RSI (TG del 07.03.2018)

Banche:mercoledì norme Ue su Npl Piano per creare bad bank nazionali e aprire mercato secondario

Sarà la Commissione Ue a legiferare per prima sugli npl, con qualche giorno di anticipo rispetto alla Bce. Mercoledì prossimo arriveranno infatti le attese norme che si applicheranno a tutte le banche, e non caso per caso come quelle di Francoforte. Lo scopo è aiutare a ridurre le sofferenze esistenti e ad evitare la formazione di nuovi. Tra le misure più attese e sensibili, quelle che riguardano gli accantonamenti per i prestiti di futura emissione. Mentre sugli stock esistenti non ci sarà alcuna richiesta prudenziale. Secondo quanto si apprende la Commissione presenterà il rapporto aggiornato sulle cifre di npl: a gennaio i dati dicevano che nel secondo trimestre 2017 gli npl erano il 4,6% dei prestiti totali. Mercoledì si registrerà un trend ancora in calo. Il pacchetto di misure prevede un ‘blueprint’ per creare bad bank nazionali, ispirato agli esempi di Spagna e Irlanda, misure per aprire il mercato secondario e incoraggiare gli accordi extra-giudiziali

Banche, Serra ora scommette su Di Maio. Gli affari di Algebris nel post-Renzi

luca spoldi affariitaliani.it 9 marzo.it

Il finanziere rileva da mesi partecipazioni e portafogli di Npl di banche italiane. Il successo di Salvini e Di Maio non frena gli affari del fondo Algebris

Banche, Serra ora scommette su Di Maio. Gli affari di Algebris nel post-Renzi

 

C’è soddisfazione palpabile al Credito Valtellinese (Creval), dopo che l’aumento di capitale da 700 milioni ha registrato sottoscrizioni pari al 83,1% dell’ammontare ossia con un incasso certo per la banca di 581,6 milioni, ma a sorridere è ancheDavide Serra, finanziere vicino a Matteo Renzi e patron del fondo Algebris. Ai capitali già raccolti, infatti,il Creval può sin d’ora sommare fino a 55 milioni di euro legati agli accordi di sub-garanzia firmati da Algebris, da Credito Fondiario e da Dorotheum, che di fatto lasceranno alle banche del consorzio di collocamento e garanzia l’onere di sottoscrivere non più di 64 milioni di euro. In realtà le banche potrebbero sborsare anche molti meno soldi o niente del tutto, visto che i diritti di opzione non esercitati saranno offerti in borsa dal 13 al 19 marzo e secondo molti trader potrebbero ingolosire altri investitori istituzionali pronti a scommettere su un istituto intenzionato a completare rapidamente la pulizia di bilancio e che pare potenzialmente aggregabile con altre banche.

Serra

 

 

Proprio quest’ultima ipotesi, oltre al coinvolgimento in unacartolarizzazione di Npl da 2,1 miliardi di euro complessivi, sembra aver attratto l’interesse di Davide Serra, che con Creval ha replicato quanto già fatto in altre occasioni. Lo scorso anno, ad esempio, il finanziere vicino a Matteo Renzi ha vinto col fondo Algebris Npl Fund II l’asta organizzata dal Banco Bpm per cedere il portafoglio “Project Rainbow” da 693 milioni di euro di valore nominale di crediti in sofferenza, garantiti da ipoteche su immobili a uso alberghiero, residenziale e commerciale. Poi è stata la volta di Banca Carige, il cui aumento da 500 milioni venne coperto in prima battuta al 71%, fatto che portò le banche del consorzio di collocamento a esercitare le clausole di prima allocazione nei confronti di Equita Sim.

Questa a sua volta ha esercitato la sub-garanzia concessa sempre da Algebris, in questo caso assieme a Sga (già “bad bank” del Banco di Napoli, poi intervenuta per assorbire gli asset problematici di BpVi e Veneto Banca), al Credito Fondiario, a Chenavari e a Banca Ifis. Alla fine Sga è rimasta nel capitale con una quota superiore al 5% (il 5,397%) e pertanto resa pubblica, mentre gli altri soggetti o hanno fatto solo una “toccata e fuga” come Credito Fondiario, Chenavari e Banca Ifis, o hanno sottoscritto come Algebris meno del 5% dell’aumento (per Serra si è trattato di 10 milioni di euro, pari al 2% dell’aumento).

L’interesse per il connubio Np-banche di medie dimensioni è stato tale che neppure le elezioni imminenti hanno trattenuto Serra dal mettere in cantiere un’ulteriore iniziativa, avendo a fine gennaio raggiunto un accordo per sottoscrivere una quota di Spaxs, la Spac (Special purpose acquisition company) da 500 milioni di euro promossa da Corrado Passera, ex numero uno di Intesa Sanpaolo oltre che ex ministro dello Sviluppo economico nel governo Monti, e da Andrea Clamer, ex responsabile dell’area Npl di Banca Ifis, che ha debuttato lo scorso primo febbraio sull’Aim Italia. Spaxs, che in borsa oscilla a 10,35 euro contro i 10 euro per azione del prezzo di collocamento, sarebbe pronta a rilevare il controllo della Banca Interprovinciale di Modena, sulla quale avrebbe ottenuto un’esclusiva in scadenza questa settimana.

Ora col probabile ingresso nel Creval, che da parte sua ha già riconosciuto ad Algebrisun’esclusiva sul “Project Gimli”, un portafoglio di crediti classificati come “inadempienze probabili”, Serra dimostra di non aver paura neppure di un possibile governo Salvini-Di Maio, dopo aver per mesi incalzato i due leader politici sul tema della ventilata uscita dall’euro.

Soprattutto Serra sembrerebbe aver messo una pietra sopra alle polemiche sorte dopo la mozione di sfiducia presentata dal M5S nei confronti di Maria Elena Boschi, mozione legata alla crisi di Banca popolare dell’Etruria nella quale Di Maio denunciava presunte “operazioni di speculazione” che “sembrerebbero essere avvenute a Londra, dove opera Davide Serra, con il suo fondo Algebris, il quale, come noto, è molto vicino all'(ex) presidente del Consiglio Matteo Renzi”.

All’epoca Serra, dopo aver precisato “di non aver mai fatto nella sua storia alcun investimento in Banca popolare dell’Etruria e del Lazio” con Algebris Investments, aveva minacciato di querelare Di Maio, ora col leader pentastellato (o il suo collega leghista) potrebbe trovarsi a trattare per favorire un’aggregazione tra banche di media dimensione che molti analisti e gestori ritengono inevitabile e che favorirebbe gli investimenti effettuati da Algebris in questi mesi in Npl e quote di capitale degli istituti già ricordati.

Luca Spoldi

 

Banche, l’Europa concede due anni per coprirsi contro i crediti a rischio

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2018/03/09/news/banche_l_europa_concede_due_anni_per_coprirsi_contro_i_crediti_a_rischio-190887407/

La progressione della copertura integrale della quota non garantita dei ‘non performing loan’ è prevista durare due anni. Per la quota garantita, invece, la progressione sarà più lenta e, a quanto risulta, è prevista durare otto anni

 

 

MILANO – Mercoledì prossimo la Commissione europea presenterà le proposte il ‘pacchetto’ di misure per ridurre il livello dei crediti bancari deteriorati e prevenirne l’accumulo in futuro. Tra queste ci sarà la proposta di introdurre ‘cuscinetti’ di capitale prudenziale obbligatorio, che si applicheranno alle esposizioni classificate come deteriorate relative esclusivamente ai nuovi prestiti con un livello minimo di patrimonio accantonato per fronteggiare eventuali perdite. La progressione della copertura integrale della quota non garantita dei ‘non performing loan’ è prevista durare due anni. Per la quota garantita, invece, la progressione sarà più lenta e, a quanto risulta, è prevista durare otto anni. Ogni anno dovrà essere aggiunto un accumulo. Si tratta di un andamento meno ripido di quello previsto originariamente dalla Bce nel famoso ‘addendum’ pubblicato a ottobre per quanto concerne la quota garantita: venivano indicato 7 anni per raggiungere il 100%. La data di partenza è ancora avvolta nel segreto, ma nei documenti che saranno pubblicati mercoledì sarà indicata con precisione.

Nel documento di consultazione, Bruxelles indicava 4 opzioni: la data di pubblicazione di quello stesso documento, la data di pubblicazione della proposta (sarebbe appunto il 14 marzo 2018), la data di entrata in vigore della legislazione o una data ancora più lontana. Per quanto riguarda la progressione, nel documento di consultazione che aveva preparato la commissione europea allo scopo di raccogliere le opinioni del settore bancario, veniva indicato uno schema di introduzione lenta del vincolo della copertura minima dei npl “per evitare un impatto troppo brusco e potenzialmente dannoso e per limitare gli effetti pro-ciclici lasciando tempo sufficiente per possibili recuperi dal collaterale relativo a tali prestiti”. Assumendo che le banche avrebbero due anni per coprire integralmente i nuovi prestiti non garantiti diventati ‘non performing loan’ e almeno 8 anni per quelli garantiti, i livelli di copertura indicati sarebbero stati meno progressivi per i primi e più progressivi per i secondi.

Napoli rischia il dissesto finanziario

ilpost.it 9 marzo 2018

La città non è più in grado di pagare i debiti ereditati dal passato: ora probabilmente dovrà intervenire lo Stato

 (ANSA/CESARE ABBATE)

 

Nelle prossime settimane il comune di Napoli rischia di dover dichiarare il dissesto finanziario, perché a causa dei debiti accumulati in passato non è più in grado di far fronte alle spese correnti. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha detto che cercherà di evitare questa possibilità. «Posso rassicurare tutti che Napoli non andrà in dissesto», ha detto giovedì. Oggi però il presidente dell’ANM, la società che si occupa di trasporto pubblico nel comune di Napoli, ha annunciato le sue dimissioniperché, ha scritto, «in assenza di nuove risorse sarà di difficile realizzazione il riequilibrio finanziario dell’azienda».

Il dissesto si è avvicinato dopo che mercoledì la Corte dei Conti ha respinto un ricorso con cui il comune di Napoli si era appellato contro una decisione della Corte dei conti regionale, che contestava irregolarità contabili per il 2014 e il 2016. Secondo la Corte regionale il comune in due occasioni aveva sforato il patto di stabilità, cioè il regolamento che impone ai comuni di mantenere un rigido equilibrio finanziario. Il comune di Napoli ha fatto appello contro la decisione. La Corte dei conti ha accolto il ricorso per quanto riguarda il 2014 ma lo ha respinto per il 2016. Una delle sanzioni previste per gli enti locali che sforano il patto è il taglio dei trasferimenti statali in quantità pari allo sforamento del patto. La conseguenza principale per Napoli sarebbe la dichiarazione di dissesto finanziario.

 

Il problema principale dell’amministrazione di Napoli è un vecchio debito che la città si porta dietro dal 1981, accumulato nei confronti del consorzio Cr8, incaricato dei lavori successivi al terremoto del 1980. Questo debito è un problema per l’amministrazione locale da quasi quarant’anni non è stato affrontato in maniera compiuta da nessuna delle decine di amministrazioni che si sono succedute in città. Oggi De Magistris sostiene che gran parte di questo debito, circa 81 milioni di euro, sia di competenza dello Stato: per questo lo ha messo fuori bilancio, una decisione che però la Corte dei conti ha ritenuto illegittima.

Il dissesto per un comune è per certi versi simile al fallimento per le imprese private. Visto che però gli enti come i comuni non possono cessare di esistere, prevede un percorso particolare: sostanzialmente il debito dell’ente locale viene affidato a una gestione separata, i cui dirigenti sono nominati dal presidente della Repubblica su proposta del governo. Il debito viene quindi gestito con l’aiuto delle risorse statali – cioè con la fiscalità generale, i soldi di tutti – mentre il comune può continuare a operare normalmente, senza più essere gravato dal peso dei debiti. L’amministrazione locale, però, viene severamente limitata, soprattutto nella sua capacità di accendere nuovi mutui, cioè fare nuovo debito, almeno fino a quando la gestione straordinaria del debito non viene risolta.

Orazio Abbamonte, avvocato di Napoli esperto di diritto amministrativo, ha scrittoche la questione dei debiti di Napoli è molto antica e che il dissesto avrebbe potuto essere dichiarato già sette anni fa, quando nel 2011 De Magistris fu eletto sindaco per la prima volta. Secondo Abbamonte, però, all’epoca De Magistris preferì tentare di mantenere in piedi le finanze pubbliche ricorrendo a una serie di escamotage contabili, pur di evitare le restrizioni al suo spazio di manovra che avrebbe comportato dichiarare il dissesto. Ora però le conseguenze politiche del dissesto saranno per lui molto più gravi, visto che ha già trascorso un intero mandato al governo. Venerdì De Magistris ha parlato al telefono con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni; giovedì prossimo i due dovrebbero incontrarsi per discutere come affrontare la probabile dichiarazione di dissesto.

Banche Venete: Lista Zaia, si riapra Commissione parlamentare d’inchiesta

ildubbio.news 9 marzo 2018

Venezia, 9 mar. (AdnKronos) – “Ai parlamentari veneti neo eletti rivolgo un appello preciso: di fronte alla gravità dei fatti che hanno colpito il sistema bancario veneto e in particolar modo i risparmiatori, è necessario intervenire immediatamente e con forza. Senza indugio alcuno, si dia l’avvio […]

Venezia, 9 mar. (AdnKronos) – “Ai parlamentari veneti neo eletti rivolgo un appello preciso: di fronte alla gravità dei fatti che hanno colpito il sistema bancario veneto e in particolar modo i risparmiatori, è necessario intervenire immediatamente e con forza. Senza indugio alcuno, si dia l’avvio a una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta che riprenda e superi quanto fatto dalla Commissione presieduta dall’allora senatore Casini nel corso della precedente legislatura”. Sono le dichiarazioni del Consigliere regionale Luciano Sandonà (Zaia Presidente).
“In questo senso, è pronta una Risoluzione che sarà presentata e votata dall’Aula e che conterrà un invito chiaro indirizzato ai nuovi deputati e ai nuovi senatori veneti. La Commissione d’inchiesta presieduta da Pierferdinando Casini ha rappresentato solo un tentativo di fare luce sulle crisi del credito, in particolare sulle vicende che hanno complito gli istituti veneti. Un tentativo a nostro giudizio timido ed inconcludente: prova ne sia che non si è trovato l’equilibrio su una relazione finale”, sottolinea.

Banche venete: De Poli (Nci-Udc), garantire risarcimenti a risparmiatori truffati

A cura di AdnKronos 

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/03/banche-venete-de-poli-nci-udc-garantire-risarcimenti-a-risparmiatori-truffati/1059717/#2CjrO44sxBjmjYCA.99

 

Padova, 9 mar. (AdnKronos) – “Dalla Commissione d’inchiesta, seppure nel ritardo della sua istituzione e nei tempi stretti legati alla fine della legislatura, sono emerse per la prima volta le falle della vigilanza. Si tratta di un quadro che, a mio avviso, rende necessario e non rinviabile un intervento immediato di ristoro da parte del Governo a tutti i risparmiatori, compresi i piccoli azionisti, che non sono stati tutelati. La nostra posizione è chiara: qualsiasi vittima, sia esso risparmiatore o piccola impresa, va risarcita”. Lo afferma il senatore Antonio De Poli (Noi con l’Italia UDC) che, intervenendo nel dibattito sulle banche venete, aggiunge: “Lo Stato ha messo a disposizione un fondo per risarcire gli azionisti truffati. In Parlamento dobbiamo batterci affinché questa misura venga garantita a tutti i risparmiatori vittime di frodi”.

A cura di AdnKronos

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/03/banche-venete-de-poli-nci-udc-garantire-risarcimenti-a-risparmiatori-truffati/1059717/#2CjrO44sxBjmjYCA.99

Banche Venete: Lista Zaia, si riapra Commissione parlamentare d’inchiesta

liberoquotidiano.it 
 

(AdnKronos) – (Adnkronos) – “E soprattutto, rimangono ancora aperti troppi temi delicati, con particolare riferimento ai fatti che hanno colpito il nostro territorio: il profilo delle responsabilità, il ristoro a favore degli oltre 200mila risparmiatori e delle migliaia di aziende che hanno subito un danno da questa situazione, il ruolo della vigilanza. Sono solo alcuni esempi di una ‘grande incompiuta’ come effettivamente possiamo considerare quella Commissione che ha lasciato sul tavolo e infilato sotto il tappeto troppi temi scottanti e troppe questioni aperte, una pagina tra le più dolenti di tradimento del risparmio”, spiega.

“Le Commissioni parlamentari d’inchiesta hanno grandi poteri – ribadisce in conclusione il Consigliere Sandonà – che si affiancano e che sono paragonabili a quelli della Magistratura. I neo eletti si facciano parte diligente e inizino fin da subito a riaprire nella sede opportuna il tema ed a proporre una soluzione ad un problema che non può più essere evitato o eluso”

 

Mutui: giù ancora i tassi, ritorna la surroga. Crescono le richieste del fisso

affariitaliani.it 9 marzo 2018

Osservatorio MutuiOnline.it_Febbraio 2018: Giù ancora i tassi, ritorna la surroga. Ancora in crescita le richieste del fisso (78,2% sul totale)

Mutui: giù ancora i tassi, ritorna la surroga. Crescono le richieste del fisso

Se a fine del 2017 si è registrata un’ inversione di tendenza e un superamento della proporzione tra nuovi mutui e surroghe, dalle rilevazioni dell’ultimo Osservatorio di MutuiOnline.it (dati aggiornati al 28 febbraio) emerge, per questo primo trimestre in corso, che ancora il 47% delle richieste di mutuo sono finalizzate alla surroga a fronte di un calo registrato nel IV trimestre 2017 in cui le richieste segnavano il 44,6%.
Invariata la percentuale di domande per l’acquisto di una seconda casa, stabile al 5,2% e quella per ristrutturazione e costruzione, al 3,2%. Si riducono in corrispondenza le richieste di mutuo per l’acquisto della prima casa, ora al 42,5% (erano il 44,9% a fine 2017).
Stesso risultato per le surroghe dalla parte delle erogazioni, dove troviamo una percentuale del 42,9% sul totale del campione rilevato e il 5,9% di concessioni per seconda casa. Le erogazioni finalizzate a soddisfare la domanda di una prima casa perdono il 3,3% e arrivano a segnare il 46,4%.
L’Eurirs, il parametro di indicizzazione dei mutui a tasso fisso, è risalito a febbraio rispetto agli ultimi mesi del 2017 (1,60% quello a 20 anni contro l’1,48% di gennaio), ma le richieste di mutui a tasso fisso continuano a crescere senza sosta, segnando ora il 78,2% rispetto al 76,0% di fine 2017. Se il tasso variabile è al minimo storico, vince ancora il fisso, gli italiani continuano ad acquistare la loro assicurazione sul futuro con un mutuo a tasso fisso, invogliati dalla battaglia che ormai da qualche tempo le banche conducono sul mercato a colpi di offerte e spread al ribasso. Rimane una fetta ridotta per il variabile che scende al 19,2% (dopo il 20,8%), mentre l’1,6% sono mutui a tasso variabile con CAP.
Lato erogazioni il campione è distribuito con il 74,6% di mutui a tasso fisso, 20,6% a tasso variabile e 3,7% a tasso variabile con CAP.
Si punta a ridurre i piani di ammortamento
Il costo più basso dei mutui incoraggia a scegliere durate più brevi. Guadagnano così qualche punto percentuale le durate inferiori ai 20 anni, in totale al 58,8% contro il 55,9% dell’ultimo trimestre del 2017, mentre dal lato delle erogazioni a crescere è il periodo dei 25-30 anni, con il 20,2% delle somme concesse, contro il 16,4% del periodo precedente.
L’importo medio domandato torna a essere più cauto, segnando 126.784 euro, quando il 2017 si era chiuso con un rialzo a 128.581 euro. Per contro, le banche concedono un importo medio più alto, 125.927 euro in questo primo periodo dell’anno, in crescita di oltre 2.500 euro rispetto al quarto trimestre 2017.
L’ennesimo minimo storico dei tassi di interesse
Le rilevazioni di febbraio sui tassi di interesse danno un nuovo ribasso del tasso fisso che ha segnato a febbraio il 2,11% contro il 2,12% del mese precedente e del tasso variabile che conferma la sua ormai inarrestabile discesa e fa rilevare lo 0,89%, contro lo 0,92% di gennaio. Un anno fa, nel marzo 2017, era 1,04%.
Comprare adesso casa a un tasso variabile è realmente un affare, e se il periodo di ammortamento non è troppo lungo si può stare sicuri di non vedere alzare i tassi almeno per qualche anno, il tempo utile per smaltire il periodo in cui si versa la parte rilevante di interessi.
Finanziare fino al 50% del valore dell’immobile è un affare
Lo hanno capito gli italiani, che in questa prima parte dell’anno approfittano delle condizioni mai viste prima praticate dalle banche sulle somme con un loan-to-value entro il 50%: sono il 31,4% adesso contro il 29,1% di fine 2017. Comportamento opposto per le erogazioni, che smaltiscono una domanda relativa al periodo precedente e registrano la crescita dell’intervallo di loan-to-value 70-80%, con il 33,8% sul totale delle concessioni.
Il profilo tipo di chi richiede un mutuo è del nord Italia (40,9% del campione), ha fra i 36 e i 45 anni (44,1%), un lavoro a tempo indeterminato (82,1%) e un reddito tra i 1.500 e i 2.000 euro (37,5%).
Se ci spostiamo sulle erogazioni, i dati visti sopra sono ancora più evidenti, con una provenienza dal Nord del 45,6% dei destinatari dei finanziamenti, età fra i 36 e i 45 anni nel 44,4% dei casi, un reddito fra i 1.500 e i 2.000 euro nel 38,9% delle concessioni e un lavoro a tempo indeterminato  per l’86,1% delle erogazioni.

Pd Renzi: chi resta con lui e chi lo molla. La nuova mappa del potere interno

affariitaliani.it 9 marzo 2018

Pd, geografia del potere: tutti i nomi e la loro collocazione dopo le elezioni del 4 marzo

Pd Renzi: chi resta con lui e chi lo molla. La nuova mappa del potere interno

Rappresentano il 60 per cento dei parlamentari del Partito Democratico: sono i renziani che siederanno in Parlamento e che, ad oggi, si dicono fedeli al segretario uscente. Gli smottamenti nel Pd, conseguenza della sconfitta alle elezioni rendono la situazione delle correnti estremamente fluida, con esponenti renziani che si allontano dal segretario e altri che cercano di tenere insieme le fila. Ecco qual e’, al momento, la composizione delle aree Pd: MATTEO RENZI: il segretario sta per passare il testimone a un reggente e, stando a quanto dichiarato dal capogruppo Pd alla Camera dei deputati, non si ricandidera’ alle primarie. Potra’ contare comunque su un folto numero di parlamentari con cui eventualmente orientare le scelte del partito. INNER CIRCLE RENZIANO – Maria Elena Boschi: braccio destro di Renzi fin dai tempi di Palazzo Vecchio. – Luca Lotti: ‘uomo macchina’ al quale Renzi delega i dossier piu’ delicati riguardanti il partito. – Francesco Bonifazi: accanto a Renzi dai tempi in cui era segretario del circolo Pd “Vie Nuove” a Firenze. – Tommaso Nannicini: consulente economico di Renzi, a lui il segretario ha affidato il programma Pd. RENZIANI DURI E PURI – Andrea Marcucci: occhi e orecchie di Renzi al Senato, i suoi tweet riportano la linea del segretario. – Lorenzo Guerini: con Renzi in Anci, quando entrambi erano sindaci, l’uno di Firenze l’altro di Lodi. – Ettore Rosato: nasce franceschiniano ma diventa uno dei piu’ strenui difensori della linea del segretario. – Dario Parrini: renziano della prima ora, e’ stato per anni segretario regionale Pd. – Davide Faraone: l’uomo di Renzi a Palermo. – David Ermini: con Renzi nella campagna per le primarie contro Bersani. – Alessia Morani: avvocatessa di Pesaro, renziana della prima ora. – Anna Ascani: convertita alla causa renziana dopo essere arrivata in Parlamento con Enrico Letta. – Luciano Nobili: organizzatore dell’area Renzi e responsabile della campagna di Giachetti contro Raggi. – Rosa Maria Di Giorgi: considerata una delle fedelissime di Renzi.

AREA RENZI – Carla Cantone: candidata simbolo di queste elezioni per l’impegno sindacale in Cgil. – Roberto Giachetti: uno dei piu’ strenui difensori di Renzi contro la minoranza di Bersani e Speranza. – Filippo Sensi: portavoce di Renzi a Palazzo Chigi e poi al Nazareno, prima di dedicarsi a Gentiloni. – Silvia Fregolent: torinese, fedelissima dell’ex premier ha guidato la commissione di garanzia del congresso. – Lucia Annibali: una delle candidate simbolo, assieme a Carla Cantone e Lisa Noja, volute da Renzi. – Davide Gariglio: segretario regionale in Piemonte ebbe a dire “meglio di Renzi solo de Gasperi”. – Franco Vazio: una vita nei Ds, bersaniano, si e’ convertito al renzismo abbracciandone il rito ortodosso. – Raffaella Paita: candidata fortemente voluta e difesa da Renzi in Liguria, sconfitta poi da Giovanni Toti. – Maria Chiara Gadda: varesina, incaricata da Renzi per il dipartimento Lotta allo spreco alimentare del Pd. – Mario Del Barba: frontman del leader Pd in commissione banche. – Emanuele Fiano: incaricato da Renzi di redigere la prima bozza di legge elettorale, il Fianum. – Lisa Noja: avvocata che si batte per i diritti dei disabili, accanto a Renzi alla presentazione dei candidati. – Alfredo Bazoli: nasce prodiano, e’ passato a Renzi ed e’ stato tra i pochi a difenderlo dopo il flop urne. – Elena Carnevali: si definisce “convinta elettrice del Pd e altrettanto convinta sostenitrice di Matteo Renzi”. – Roger de Menech: uomo di fiducia di Renzi in Parlamento e soprattutto in Veneto. – Alessandro Zan: a lui il segretario ha affidato la battaglia per le unioni civili alla Camera. – Luciano D’Alfonso: presidente della Regione Abruzzo, fortemente voluto da Renzi in Parlamento. – Salvatore Margiotta: di casa alla Leopolda, dice di Renzi “nessuno ha la sua stoffa”. – Ernesto Magorno: “special one” dei dem calabresi e photobombing in tutte le iniziative con il segretario. – Daniele Manca: primo cittadino di Imola definito da Renzi “uno dei migliori sindaci che abbiamo”. – Matteo Richetti: considerato un nativo lepoldino ha avuto alti e bassi con il segretario. – Simona Malpezzi: a lei Renzi ha affidato il compito di far passare il messaggio della Buona Scuola, ma fonti del Pd oggi la danno in avvicinamento a Graziano Delrio.

Mino Taricco: esponente di punta del renzismo nella provincia di Cuneo. – Giuseppe Cucca: segretario regionale Pd della Sardegna. – Nadia Ginetti: secondo posto per lei nel listino in Umbria, dietro al Segretario. – Luigi Marattin: braccio destro economico di Renzi. – Antonello Giacomelli: sottosegretario al Mise, gia’ franceschiniano, oggi e’ in asse con Lotti. – Laura Cantini: toscana, vicina al ministro Luca Lotti. – Camillo D’Alessandro: assieme a Luciano D’Alfonso il nome forte del Pd in Abruzzo. – Stefania Pezzopane: ex presidente della Provincia dell’Aquila, bersaniana convertita al renzismo (ma data in uscita dall’area Renzi). – Umberto Del Basso Decaro: gia’ sottosegretario alle Infrastrutture, fedelissimo del segretario. – Piero De Luca: figlio del governatore campano, la sua candidatura ha destato polemiche. – Vito De Filippo: ex sottosegretario alla salute con Renzi premier. – Antonio Viscomi: vice presidente della Regione Calabria. – Daniela Cardinale: figlia dell’ex ministro Salvatore, voluta da Renzi in corsa in Sicilia. – Gavino Manca: assieme a Luigi Cucca e’ l’organizzatore dei renziani in Sardegna. – Luigi Cucca: il secondo pilastro del renzismo nell’Isola. – Tommaso Cerno: giornalista ed ex condirettore di Repubblica. – Stefano Collina: per inquadrarlo Wikipedia scrive “vicino alla linea politica di Renzi”. – Vanna Iori: ex bersaniana, si occupa di temi legati all’infanzia. – Mauro Laus: gia’ presidente del Consiglio regionale piemontese. – Marco Di Maio: “il Di Maio buono” ebbe a dire Renzi di lui. – Stefano Lepri: cattolico, si e’ opposto a Renzi solo in occasione del voto sulle stepchild adoption. – Patrizia Prestipino: ultra’ renziana, ha confessato di scambiare messaggi ed emoticon con il segretario. – Lia Quartapelle: stimata da Renzi al punto da essere stata in predicato per diventare ministro degli Esteri. – Andrea Romano: dalemiano negli anni Novanta, oggi e’ renziano e direttore di Democratica.

SINISTRA E’ CAMBIAMENTO L’area di Maurizio Martina ha sostenuto la mozione Renzi-Martina al congresso e, dunque, e’ a tutti gli effetti in maggioranza. Gli smottamenti conseguenti la sconfitta e il ruolo di reggente che si appresta ad assumere il ministro dell’Agricoltura potrebbero cambiare lo scenario. Altri eletti, oltre a Martina, sono: – Micaela Campana: entrata in Parlamento in quota Bersani e passata ai ‘Responsabili’ (altro nome per Sec). – Mattia Mauri: milanese, uomo-organizzazione della corrente alla Camera. – Roberto Rampi: brianzolo, al secondo mandato da parlamentare. – Teresa Bellanova: una vita al sindacato, scelta da Renzi per ricucire con le parti sociali. – Paola De Micheli: commissaria per la ricostruzione post-sisma succeduta ad Errani a Palazzo Chigi. – Diego Zardini: segretario Pd a Verona. AREADEMSi tratta della corrente che fa riferimento a Dario Franceschini, quella con il peso politico maggiore dopo i renziani. Ne fanno parte, tra i nuovi eletti: – Luigi Zanda: duro lo scambio con i renziani in occasione delle dimissioni del segretario. – Gianclaudio Bressa: unico non renziano eletto con il maggioritario al Senato. – Daniela Sbrollini: deputata e responsabile sport Pd (ma molto legata a Ettore Rosato). – Annamaria Parente: senatrice e responsabile Formazione del Pd. – Bruno Astorre: romano di formazione democristiana, gia’ assessore con Marrazzo, senatore dal 2013. – Vito Vattuone: segretario del Pd a Genova, da verificare il suo avvicinamento all’area Renzi. – Edoardo Patriarca: esperto di Terzo Settore. – Laura Garavini: torna in Parlamento da senatrice eletta nella Circoscrizione. – Sonia Ferrari: eletta in Senato, gia’ commissaria del Parco della Sila. – Caterina Bini: appartiene all’area di Franceschini pur avendo collaborato a stretto contatto con esponenti renziani di primo piano. – Franco Mirabelli: e’ stato tra i franceschiniani a prendere posizione contro la scelta di Renzi di “decidere in solitudine” i prossimi passaggi alle Camere. – Alberto Losacco: franceschiniano, si e’ avvicinato al segretario. Oggi fonti del Pd lo danno di nuovo in piena Areadem.

DEMS La corrente di Andrea Orlando nella quale sono confluiti anche alcuni esponenti di Sinistra Dem, area guidata da Gianni Cuperlo. – Andrea Orlando: ministro della Giustizia, ha sfidato Renzi alle primarie. – Barbara Pollastrini: cuperliana e vice presidente dell’assemblea dem. – Susanna Cenni: al secondo mandato, Orlando ha battezzato la sua campagna elettorale in Valdelsa. – Francesco Critelli: segretario del Pd a Bologna, si e’ schierato con Orlando al congresso. – Andrea De Maria: gia’ esponente cuperliano, ora sostiene Orlando contro la maggioranza. – Andrea Giorgis: costituzionalista, in minoranza dal 2013 non ha seguito Bersani in Mdp e Leu. – Alberto Pagani: ha dichiarato di scegliere Orlando “perche’ unico a garantire alternanza nel Pd”. – Antonella Incerti: espressione dell’area Orlando nel reggiano. – Monica Cirinna’: madrina della legge sulle Unioni Civili. – Anna Rossomando: stretta collaboratrice di Orlando sui temi dei diritti dei detenuti. FRONTE DEMOCRATICO L’area del presidente della Regione Puglia conta tre eletti: – Francesco Boccia: presidente della Commissione Bilancio della Camera e fedelissimo del governatore. – Marco Lacarra: consigliere e segretario regionale del partito in Puglia. – Ubaldo Pagano: giovane segretario provinciale sul quale scommette Emiliano.

GOVERNATIVI – Paolo Gentiloni: presidente del Consiglio, sostenuto dai padri fondatori Walter Veltroni e Romano Prodi, oltre che da Giorgio Napolitano, che lo vedrebbero bene a Palazzo Chigi anche nella legislatura che si sta per aprire. – Pier Carlo Padoan: ministro dell’Economia sia con il governo Renzi che con quello Gentiloni. – Maria Anna Madia: ministro della Pubblica Amministrazione, nasce veltroniana, oggi e’ considerata renziana. – Dario Franceschini: ministro dei Beni Culturali, punto di riferimento di Areadem, la corrente di maggior perso politico nel partito dopo quella renziana. I rapporti con il segretario dem si sono fatti piu’ tesi negli ultimi giorni. – Roberta Pinotti: ministro della Difesa, schierata con Renzi dalle perse dall’allora sindaco di Firenze contro Bersani – Graziano Delrio: da renziano doc a punto di riferimento per chi cerca l’alternativa a Renzi nel partito. – Maurizio Martina: ministro dell’Agricoltura e vice segretario del Pd. Sara’ lui il “reggente” del partito fino al prossimo congresso. – Valeria Fedeli: una lunga carriera nel sindacato culminata con la vice presidenza della European Woerker Federation. Lascia il sindacato nel 2013 quando diventa senatrice e vice presidente di Palazzo Madama. Gentiloni la chiama a Palazzo Chigi per sostituire Stefania Giannini. – Marco Minniti: ministro dell’Interno con il governo Gentiloni, apprezzatissimo anche da Renzi per la sua politica sui migranti, e’ stato anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio con il governo D’Alema, ha ricoperto lo stesso ruolo con la delega ai servizi segreti durante il governo presieduto da Enrico Letta. ALTRI Un gruppo composito e’ poi quello degli eletti a cui non e’ possibile, al momento, attribuire una collocazione d’area. – Roberto Morassut: veltroniano al fianco del padre fondatore Pd dai tempi della giunta di Roma. – Walter Verini: collaboratore e amico di Walter Veltroni fin dagli anni Ottanta. – Mauro Marino: piemontese, vicepresidente della fondazione Italia-Usa. – Eugenio Comincini: eletto nella circoscrizione Lombardia 4 del senato dietro Simona Malpezzi. – Francesco Giacobbe: senatore eletto nella circoscrizione estero Australia.

Naturalmente, agli eletti e alle correnti del Partito Democratico, vanno aggiunti gli alleati del centro sinistra, dai socialisti-ambientalisti-prodiani di Insieme, ai radicali, col sostegno dei cattolici di Tabacci, di +Europa, passando per la Sudtiroler Volks Partei e l’Union Valdoten. Questi eletti rispondono a sensibilita’ diverse, difficili da inquadrare con le categorie delle correnti Pd. +EUROPA – Bruno Tabacci: eletto nell’Uninominale Camera Lombardia, cattolico e leader di Centro Democratico, e’ stato vicino a Giuliano Pisapia prima che il progetto di Campo Progressista naufragasse. – Emma Bonino: gia’ ministro degli esteri con Enrico Letta, sostituita da Renzi con il quale, prima dell’alleanza, ha duramente polemizzato per la politica adottata sui migranti. – Riccardo Magi: segretario dei radicali per Emma Bonino, e’ il braccio destro della leader. – Alessandro Fusacchia: eletto con +Europa nella circoscrizione estero, ex capo di gabinetto del Miu con il ministro Stefania Giannini. In precedenza agli esteri con Emma Bonino e al Mise con Passera. LISTA CIVICA POPOLARE – Beatrice Lorenzin: uninominale Camera, Emilia Romagna. – Pier Ferdinando Casini: uninominale Senato, Emilia Romagna. INSIEME – Riccardo Nencini: segretario nazionale Psi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti con Renzi e Gentiloni, eletto nell’uninominale del Senato. – Serse Soverini: prodiano e collaboratore del Professore dai tempi di Palazzo Chigi. SVP – Albrecht Plangger, Renate Gebhard, Juliane Unterberger, Reinhard Durnwalder. UNIONE VALDOTAINE Albert Laniece.