Banche, il peso del voto sul futuro del sistema finanziario

di Fiorina Capozzi radiocolonna.it 8 marzo 2018

Da Mps al Credito valtellinese fino a Carige. Sono gli spinosi dossier del prossimo governo. Ma le tensioni sui mercati rischiano di complicare la situazione aprendo le porte ad acquirenti stranieri.

Presto ci sarà un nuovo governo. Ma difficilmente potrà risolvere i problemi delle banche italiane che a Piazza Affari hanno perso quota nel giorno successivo al voto. Poco importa che l’Italia sia entrata nella Terza Repubblica, come sottolinea il leader M5s, Luigi Di Maio. Per gli investitori i problemi del sistema creditizio italiano restano tutti sul tavolo nonostante il lungo e infruttuoso lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta. A questo punto, il rischio dietro l’angolo è che i timori sul futuro continuino ad affossare pesantemente le quotazioni dei titoli bancari in Borsa e trasformino così gli istituti di credito italiani in facili prede per appetiti internazionali.

Tempi duri quindi attendono il futuro governo che dovrà affrontare spinosi dossier come quello Mps, che a dispetto della ricapitalizzazione e delle svalutazioni di crediti deteriorati, non è ancora riuscita a ripartire con i bilanci finalmente in ordine. C’è poi il doloroso caso del Credito Valtellinese che è nel pieno di un aumento di capitale da 700 milioni in chiusura per il prossimo 8 marzo. Per non parlare del rilancio delle banche venete i cui crediti deteriorati sono stati ceduti alla Sga, l’ex bad bank del banco di Napoli. E poi ancora del futuro di Carige nel pieno di una battaglia che vede in prima linea Raffaele Mincione e la famiglia Malacalza. Per l’esecutivo che verrà si tratta di sfide delicate che dovranno essere affrontate sotto l’occhio vigile di Bruxelles che ben presto farà scattare una nuova ondata di stress test volta a misurare la stabilità del sistema finanziario italiano. E con Mario Draghi che lascerà la presidenza della Bce ad ottobre del prossimo anno probabilmente nelle mani di un nuovo governatore tedesco.

Lo scenario è insomma a tinte fosche per il mercato finanziario italiano che il Movimento 5 Stelle vorrebbe cambiasse completamente volto. Ad iniziare dalla vigilanza considerata inefficace e inefficiente nella tutela dei risparmiatori e dello stesso sistema finanziario nazionale. Non a caso, il Movimento ha espresso la volontà di modificare l’assetto di Bankitalia riportandola sotto il controllo pubblico e consentendo in questo modo alle casse statali di incassare le cedole che ogni anno ingrassano i soci privati. Non solo: il Movimento 5 Stelle vorrebbe obbligare le banche a separare le attività commerciali da quelle di investimento. Una simile opzione riporterebbe l’orologio indietro 1998, ultimo anno in cui fu in vigore negli Stati Uniti il Glass-Seatgall Act, norma varata all’indomani della Grande Depressione del 1933 per evitare che il fallimento degli intermediari si traducesse nel collasso della banca tradizionale con un impatto sull’economia reale e sui cittadini. Ma l’opzione non piace affatto alle banche che si troverebbero ad affrontare una pesante metamorfosi. Difficile quindi che il programma 5Stelle possa concretizzarsi.

Più realistica è invece l’ipotesi che vede il governatore Ignazio Visco restare ancora per il suo interno mandato in Bankitalia con funzioni simili a quelle attuali. Per cambiare le regole del resto il Movimento 5 Stelle avrebbe bisogno di una maggioranza parlamentare che al momento non sembra avere. E’ chiaro invece che, nonostante le mille critiche e accuse, Visco, fresco di rinnovo, ha avuto il supporto delle altre forze politiche in gioco. Nonostante questo scenario piaccia al mondo finanziario internazionale, il mercato resta però nervoso in attesa del nuovo governo dai cui equilibri inevitabilmente dipenderanno le sorti delle banche italiane.