Carige, occhi puntati su Mincione-Malacalza

STEFANO MURGIDA FINANZAREPORT.IT 9 MARZO 2018

Verso la revoca del board. Lo scontro tra il finanziere e il Cda e quindi con i Malacalza rischia di produrre alla fine effetti positivi sui corsi azionari

 
 

Il possibile scontro tra Raffaele Mincione, il consiglio di amministrazione di Carige e indirettamente la famiglia Malacalza potrebbe alla fine dei conti far bene al titolo della banca ligure, in scia a nuove conferme secondo cui il finanziere romano starebbe puntando alla revoca del Cda.

Da giorni le azioni Carige hanno imboccato un percorso di recupero in Borsa ritornando gradualmente vicino al prezzo di 1 centesimo di euro fissato per l’emissione delle nuove azioni frutto dell’aumento di capitale dello scorso autunno.

Del resto il mercato ha ormai compreso che sull’istituto ligure si sta iniziando a giocare una partita all’arma bianca dagli esiti non certo scontati e quindi scommette sul possibile esito di una battaglia ormai data per certa.

I fatti sono ormai noti. Mincione ha prima annunciato l’ingresso nell’azionariato di Carige con il 5,4% del capitale e poi ha inviato una lettera al presidente Giuseppe Tesauro per chiedere una rappresentanza in Cda forte non solo delle azioni in mano e del ruolo di terzo azionista alle spalle solo della famiglia Malacalza e dell’imprenditore Gabriele Volpi ma anche di una composizione del massimo organo amministrativo che non tiene conto dei nuovi rapporti di forza. In pratica sono presenti tra i consiglieri i rappresentanti della Fondazione e dell’imprenditore Aldo Spinelli anche se la loro quota ha subito una diluizione con la ricapitalizzazione.

Il consiglio di amministrazione, per un terzo legato ai Malacalza, ha però chiuso la porta in faccia a Mincione sin dalle prime fasi della vicenda arrivando a sancire la chiusura pochi giorni fa per l’assenza “dei presupposti per poter accogliere al momento le istanze di rappresentatività del nuovo azionista nella attuale composizione consiliare”.

L’ex socio della Banca Popolare di Milano ha quindi iniziato a preparare il terreno per una strategia bellicosa. Ha iniziato ad acquistare azioni sul mercato con l’obiettivo di arrivare a sfiorare il 10%, ha preso contatti con fondi internazionali per arrivare a superare la soglia del 28% raggiungibile dai Malacalza e iniziato a tessere una tela di relazioni e contatti con Bankitalia, Bce e perfino con l’amministratore delegato Paolo Fiorentino. Una strategia tesa a non ripetere gli errori di quando da socio forte della popolare milanese ha perso la battaglia con l’allora presidente Andrea Bonomi a causa, probabilmente, di un eccessivo isolamento rispetto al contesto cooperativo della banca meneghina.

Per arrivare al suo scopo di ottenere una rappresentanza consigliare e quindi avere una voce in capitalo nella gestione della banca con un occhio magari al prossimo consolidamento del settore Mincione intende chiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria, successiva a quella del 29 marzo per l’approvazione del bilancio 2017, con all’ordine del giorno la revoca del Cda e la nomina di nuovi consiglieri. 

In assemblea si decideranno dunque le sorti della guerra proclamata da Mincione. L’ago della bilancia potrebbe essere Volpi ma bisognerà vedere anche quale posizione assumerà Vittorio Malacalza, che a quanto pare continua ad avere un atteggiamento critico in seno alle discussioni interne al consiglio a dimostrazione di un clima non certo idilliaco esacerbato dall’arrivo sulla scena di un terzo incomodo come Mincione.

In uno scenario del genere il titolo Carige non sembra risentire tanto dei possibili problemi quanto delle aspettative di mercato su un possibile cambio di rotta nelle strategie della banca con un maggiore propensione ad aprire i giochi del consolidamento. Le azioni, che ieri hanno chiuso in rialzo dell’1,2% circa, vengono scambiate stamani in territorio positivo con un guadagno del 2,4% su un mercato sostanzialmente senza spunti particolari.