Di burocrati, tecnocrati, banche ed Unione (solo sulla carta) Europea: secco altolà di Tajani a BCE in materia di “Addendum”!

 

Non sembra proprio finire la controversia tutta interna agli organi istituzionali dell’Unione Europea, in particolare tra il Parlamento Europeo e la Commissione Europea da un lato e la Banca Centrale Europea dall’altro.

I protagonisti dell’ultimo episodio, verificatosi solo pochi giorni fa, sono Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, da una parte e Danièle Nouy, capo della Vigilanza della BCE e presidente dell’SSM (Single Supervisory Mechanism ovvero, tradotto in italiano, Meccanismo Unico di Vigilanza) dall’altra, rappresentati nella foto di copertina.

La materia del contendere è molto tecnica (il c.d. “Addendum” della B.C.E. pubblicato, per la consultazione, il 4 ottobre scorso) e sembrerebbe interessare poco o niente i distratti elettori italiani, tutti ancora avvinghiati alle emozioni della “sbornia post votazioni” appena vissuta.

In effetti, però, la relativa indifferenza con cui gli organi di informazione nostrani stanno vivendo questa vicenda, fondamentale per la stessa tenuta ed esistenza dell’intero sistema bancario (ed economico) nazionale, è – ancora una volta di più! – l’evidente sintomo della incapacità di focalizzare i temi centrali che dovrebbero essere all’attenzione di una nazione minimamente consapevole e responsabile.

Partiamo, quindi, dal ricordare velocemente cosa sia precisamente il “famigerato” Addendum, per capire, poi, il perché dovrebbe essere tenuto ai primi posti dell’agenda politica di ogni e qualsivoglia Governo che sarà formato nelle prossime settimane.

Il 20 marzo 2017 la Banca Centrale Europea ha pubblicato le sue “Linee guida per le banche sui crediti deteriorati (NPL)” (qui consultabili per i lettori più interessati), un documento che, all’interno delle sue 142 pagine, definisce accuratamente le misure, i processi e le migliori prassi che le banche europee, sottoposte all’azione di vigilanza della B.C.E., dovrebbero adottare nel trattamento degli NPL (i cosiddetti “crediti deteriorati“, dall’acronimo delle parole inglesi “Non Performing Loans“), al fine di gestire al meglio l’ammontare di tali crediti problematici nei propri bilanci.

In “soldoni” tali Linee guida si sono tradotte in maggiori accantonamenti da effettuare per coprire le eventuali perdite attese dei vari crediti deteriorati e, quindi, in ulteriori rafforzamenti di capitale richiesti alle varie banche europee. Tanto per citare un esempio recentissimo, il travagliatissimo aumento di capitale di questi giorni del Credito Valtellinese è solo l’ultimo degli esempi delle conseguenze pratiche di tali Linee Guida.

In questo quadro di riferimento si inserisce, adesso, la proposta della B.C.E. di emanare entro il corrente mese di marzo in via definitiva il summenzionato “Addendum” dell’ottobre 2017 (qui consultabile da chi ne avesse interesse), il quale, come dice già il nome in sé (nomina consequentia rerum), vorrebbe essere una “aggiunta” alle (ovvero un completamento delle) Linee Guida del marzo 2017.

La domanda, quindi, più che legittima è:

che bisogno c’era di modificare delle regole a distanza di soli sei mesi dalla loro pubblicazione?

Domanda legittima e risposta altrettanto doverosa, ma che necessita un po’ di attenzione da parte del lettore, in quanto ci dobbiamo inoltrare in un terreno piuttosto tecnico e abbastanza ostico.

In sintesi si può riassumere la materia del contendere nella siffatta maniera:

la B.C.E., sopratutto nella sua ala più “rigida” (quella tedesca), che prenderà a breve il sopravvento con la prossima nomina del successore di Draghi, non è minimamente soddisfatta dei provvedimenti legislativi di Commissione Europea e Parlamento Europeo in materia di crediti deteriorati bancari. Li giudica blandi e poco efficaci e, quindi, cerca di apportare dei correttivi a tali provvedimenti, “forzando” in qualche modo i propri poteri di Vigilanza fino ad invadere il territorio del legislatore, cosa che ha fatto scaturire l’attuale reazione dura di Tajani.

In che senso, quindi, la Banca Centrale “avrebbe invaso” il campo del legislatore? Vediamolo in dettaglio.

Preliminarmente ed in estrema sintesi, al fine di non tediare il lettore con tecnicismi piuttosto complessi, si può affermare che l’Addendum contiene delle precisazioni quantitative delle Linee Guida del marzo 2017 in materia di copertura (i.e. accantonamenti previsti dal regolatore) dei crediti deteriorati.

I risultati concreti di una tale proposta, che astrattamente potrebbe a prima vista sembrare sensata e giusta, sarebbero tutt’altro che positivi per il sistema bancario (specie quello italiano), in quanto il timing di un tale provvedimento sarebbe decisamente sbagliato e mal calibrato.

In buona sostanza, il rischio del tutto reale e fondato dell’entrata a regime di un simile Addendum è che le banche italiane, le quali si vedrebbero costrette a ricapitalizzarsi nei prossimi anni per molti miliardi di euro, cesserebbero di fare affluire ulteriore credito alle imprese ed al sistema produttivo nazionale, già alle prese con un drammatico credit crunch, ovvero drastico calo dell’offerta di credito da parte delle banche.

Per farsi un’idea precisa di quanto costerebbe tutto ciò al “sistema Italia” si può leggere proficuamente l’articolo di Fernando Pineda dal titolo “Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e non solo. Ecco quanto costerà all’Italia l’ideona di Nouy (Bce) sugli Npl“, al quale si rimanda.

Ciò precisato torniamo alla nostra precedente domanda: come avrebbe la B.C.E. “piegato” la norma comunitaria ai propri voleri, suscitando la reazione risentita del Legislatore Europeo?

Lo si può leggere nel paragrafo 1 dell’Addendum (dal titolo “Contesto generale”), nel quale si specifica chiaramente quanto segue (le sottolineature e le evidenziazioni nel testo sono nostre):

Il 20 marzo 2017 la Banca centrale europea (BCE) ha pubblicato il testo definitivo delle sue linee guida alle banche in materia di crediti deteriorati (linee guida sugli NPL). Il documento rappresenta uno strumento che chiarisce le aspettative di vigilanza riguardo all’individuazione, alla gestione, alla misurazione e alla cancellazione degli NPL nel contesto dei regolamenti, delle direttive e degli orientamenti in vigore.
Le linee guida pongono l’accento sulla necessità di effettuare accantonamenti e cancellazioni per i crediti deteriorati in maniera tempestiva, al fine di contribuire a rafforzare i bilanci bancari e permettere agli intermediari di concentrarsi (nuovamente) sulla loro attività principale, costituita in particolare dal finanziamento dell’economia.
Pertanto, il presente addendum corrobora e integra le linee guida sugli NPL illustrando le aspettative quantitative dell’autorità di vigilanza in merito ai livelli minimi di accantonamento prudenziale che ci si attende per le esposizione deteriorate (non-performing exposures, NPE). Le aspettative si basano sulla durata del lasso di tempo in cui un’esposizione è classificata come deteriorata (ossia la sua “anzianità”) nonché sulle garanzie reali detenute (ove presenti). Le misure andrebbero considerate come “livelli minimi di accantonamento prudenziale” finalizzati al trattamento prudenziale delle NPE e dunque tesi a evitare che consistenze eccessive di NPE di elevata anzianità e prive di copertura si accumulino in futuro nei bilanci bancari.
Il presente addendum non intende sostituire né inficiare i requisiti e le linee guida applicabili in ambito normativo o contabile derivanti da regolamenti o direttive vigenti dell’UE e dalle relative trasposizioni a livello nazionale, la normativa nazionale applicabile in materia contabile, le regole e le linee guide vincolanti degli organismi che stabiliscono gli standard contabili o equivalenti né gli orientamenti emanati dall’Autorità bancaria europea (ABE).

La Banca Centrale Europea è, quindi, molto chiara, riaffermando correttamente che al legislatore soltanto spetta la regolamentazione in materia, ma ritagliandosi subito dopo uno spazio di intervento molto “borderline“, affermando nel successivo paragrafo 2.1 che:

Il presente addendum, così come le linee guida sugli NPL, si applica a tutte le banche significative sottoposte alla vigilanza diretta della BCE.
Sebbene l’addendum non abbia carattere vincolante, le banche dovrebbero motivare qualsiasi scostamento rispetto al suo contenuto e riferire in merito al raggiungimento dei livelli minimi di accantonamento prudenziale definiti in questo documento almeno con frequenza annuale, come indicato nella sezione 5.
L’addendum si applica a decorrere dalla sua data di pubblicazione. Infine, il perimetro di applicazione dei livelli minimi di accantonamento include quanto meno le nuove NPE classificate come tali a partire da gennaio 2018.

Ecco, quindi, spiegato il “cavallo di Troia“, tramite il quale aggirare la legislazione comunitaria vigente e che ha fatto infuriare (e non poco) il Presidente del Parlamento Europeo:

l’Organo di Vigilanza bancaria Europeo non “obbligherebbe” nessuna banca ad aderire alle linee guida dell’Addendum (riconoscendo – come visto – di non averne l’autorità, non potendo legiferare in materia), ma “suggerirebbe” alle banche stesse dei comportamenti “virtuosi” da tenere, che, se non tenuti, farebbero scattare la necessità di giustificazione della banche stesse in sede di ispezione, con possibili conseguenze (pesanti) in termini di multe e/o prescrizioni da adempiere.

Tradotto in termini molto più semplici e facilmente accessibili a tutti, sarebbe come se una persona ci dicesse:

io non ho il potere di dirti cosa fare, ma tu prova a non fare quello che dico e vedrai cosa ti succede… provare per credere…!!!

Comprensibile, quindi, la risposta piccata di Tajani il quale ha detto testualmente di essere pronto ad andare di fonte alla Corte di Giustizia Europea per difendere le prerogative del Legislatore comunitario qualora la B.C.E. emanasse l’Addendum così come è stato formulato, cercando, in tal modo, di tentare “in via surrettizia di avviare una attività pseudolegislativa“, parole pronunciate durante il suo intervento di lunedì 5 marzo scorso al XXI congresso dell’Associazione Sindacale Bancaria F.A.B.I. a Roma.

In tale occasione il Presidente del Parlamento Europeo ha indirizzato parole nette e molto decise a Danièle Nouy, capo della Vigilanza della B.C.E., “sponsor” principale dell’Addendum in questione, indirizzandole delle parole che suonano come un vero e proprio “altolà”:

“Non immagini la signora di ritentare la stessa operazione dopo che il servizio giuridico del Parlamento europeo ha confermato la giustezza della nostra posizione. Difendiamo il diritto del Parlamento ad essere legislatore, pretendiamo che sia la Commissione a fare le proposte e che sia il Parlamento a decidere. Il potere legislativo spetta a chi rappresenta il popolo”.

Che dire di tutta questa dura controversia in seno alle varie autorità di grado più elevato dell’Unione Europea?

Se è questo il livello di “concordia” ed “armonia” che regna all’interno delle varie Istituzioni della Comunità Europea, non stupisce più di tanto se, nelle elezioni che si succedono da qualche anno a questa parte nei vari Stati Europei, il sentimento anti-europeista sta crescendo sensibilmente, con l’affermazione di forze contrarie all’attuale establishmenteuropeo.