Dazi Usa, far soldi a Piazza Affari nell’era del protezionismo. I titoli

Luca Spoldi affariitaliani.it 10 marzo 2018

Mentre sale il rischio di una guerra commerciale, a Piazza Affari gli analisti mettono Fca, Cnh, Tenaris, Danieli, Campari e Luxottica sotto i riflettori

Dazi Usa, far soldi a Piazza Affari nell'era del protezionismo. I titoli

 
Foto LaPresse
 

I rischi di una guerra commerciale e valutaria tra gli Stati Uniti e il resto del mondo sembrano moltiplicarsi, dopo le dimissioni di Gary Cohn, finora primo consigliere economico della Casa Bianca, contrario alla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi doganali alle importazioni di acciaio e alluminio, sostituito nel suo ruolo da Peter Navarro, finora consigliere al commercio, considerato favorevole alle posizioni mercantiliste di Trump. Ma quanto rischia nel concreto l’Italia e quali sono le società maggiormente danneggiate (o avvantaggiate) dai dazi di Trump?

Andiamo con ordine. Dopo l’annuncio dei dazi americani Cecilia Malmstrom, Commissario Ue al commercio, ha avvertito che la Ue potrebbe applicare tariffe “di rappresaglia” su circa 2,8 miliardi di euro di importazioni dagli States, dalle motociclette Harley Davidson ai jeans Levi Strauss, sino ad alcune marche di whiskey, ma non è esclusa una tariffa del 25% su prodotti come barre d’acciaio, barche a motore, t-shirt e succo d’arancia provenienti dagli Usa. Sta dunque per scatenarsi una “tempesta perfetta” sui mercati?

Sergio marchionne fca

 

 

E nel caso, l’Italia, che a fine 2016 ha segnato un nuovo surplus commerciale record, 51,6 miliardi di euro (il quarto maggiore al mondo dietro quelli di Cina, Germania, Corea del Sud e Giappone), quanto deve temere di ritrovarsi con le sue imprese al centro colpita dalla tempesta? In realtà già da alcuni anni l’Italia ha sviluppato vocazioni “forti” in campi solo in parte sensibili ai dazi: il turismo, con un giro d’affari pari al 11,1% del Pil 2016 (162,6 miliardi) e il sistema produttivo legato alla creatività e cultura, con 90 miliardi di euro l’anno di fatturato (6% del Pil), sono sostanzialmente immuni ai dazi di Trump e anzi potrebbero beneficiare di un eventuale recupero del dollaro sull’euro.

La filiera della green economy, arrivata a pesare il 13% del Pil 2016 (190,5 miliardi di euro), ha a sua volta punte di eccellenza nell’agroalimentare biologico (che rappresentava il 16% del valore di tutto il comparto europeo) e nella produzione di vino (di cui l’Italia è secondo esportatore al mondo dopo la Francia) che solo in parte potrebbero risentire di una guerra commerciale a tutto campo che per ora pare minacciare soprattutto Cina e Germania. Facendo leva su questi tre comparti l’Italia può dunque attenuare fortemente il rischio-dazi, ma non tutti sono tranquilli.

Del Vecchio
 

Per Federacciai, ad esempio, i dazi annunciati da Trump mettono a rischio 653 milioni di euro l’anno di export italiano, mentre per Coldiretti una guerra commerciale e valutaria a tutto campo metterebbe a rischio fino a 40,5 miliardi di euro di esportazioni tricolori. Finora in borsa il contraccolpo maggiore l’ha subito Fiat Chrysler Automobiles, che negli Usa registra il 50% circa delle sue immatricolazioni e che potrebbe risentire del previsto aumento del costo di acciaio e alluminio che, ricordano gli analisti di Mediobanca Securities, per il 47% vengono acquistati dal gruppo negli Usa, con un possibile impatto negativo sugli utili tra il 5% e il 10% circa.

Contraccolpi più limitati dovrebbero riguardare Cnh Industrial: gli esperti di Piazzetta Cuccia stimano che il costo dell’acciaio (per il 20% comprato negli Usa) rappresenti appena il 5% dei costi sostenuti dal gruppo, quindi i dazi impatteranno su circa l’1% dei costi totali, generando un impatto negativo tra il 2% e il 4% sugli utili, in gran parte già scontato nei prezzi del titolo.

Bob Kunze Concewitz campari ape
 

Al contrario dei titoli del gruppo Agnelli, Tenaris è tornata sui massimi dall’aprile 2017: secondo gli analisti di Equita Sim, infatti, i dazi porteranno ad un aumento negli Stati Uniti del prezzi dei tubi in acciaio senza saldature “OCTG” (utilizzati per le infrastrutture di trasporto di prodotti petroliferi).

Una manna per il gruppo controllato dalla famiglia Rocca, visto che il Nord America rappresenta il 40% del fatturato di Tenaris, che ha appena inaugurato un nuovo impianto da 600mila tonnellate negli Usa, e che Tenaris potrà continuare ad importare i tubi dal Messico e dal Canada, paesi per ora esentati dai dazi di Trump in attesa dei nuovi accordi sul Nafta. Qualche incertezza potrebbe semmai riguardare Danieli, che sempre per Mediobanca potrebbe risentire della maggiore volatilità del prezzo dell’acciaio non solo negli Usa ma anche in altri paesi.

Nessun problema, infine, per gruppi come Campari, per il quale gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato col 25,5% delle vendite, o Luxottica, che negli Usa genera il 57% del fatturato complessivo, ovvero 5,25 miliardi di euro: la prima ha già dichiarato di attendersi anzi risultati in crescita in Nordamerica nel corso del 2018 e ancor più nel 2019 grazie agli effetti delle riforma fiscale di Trump, la seconda ha appena ricevuto dall’Antitrust americano l’agognato via libera all’integrazione con Essilor.