Svendita di Npl: migliaia di beni bresciani comprati da fondi stranieri

http://brescia.corriere.it/di Vittorio Cerdelli 2 marzo 2018

Le banche costrette a cedere montagne di crediti deteriorati: li acquistano, a basso prezzo, fondi giapponesi e statunitensi. Anche Ubi pronta a cedere miliardi di npl

L’artigiano di Manerbio aveva acquistato quel capannone nel 2006, qualche firma e un mutuo con la Bcc ipotecando casa. Gli affari sono andati male, non ha rimborsato il prestito e capannone e villetta sono finiti alla banca. Anche l’istituto, però, non se la passa bene, ha una montagna di prestiti non rimborsati, non riesce a gestirli e ha dovuto cedere quel credito a un fondo giapponese per il 30% del suo valore originale. L’imprenditore ci ha perso la casa, la banca il 70% del valore del prestito, villetta e capannone sono in mano a una società con sede a Tokyo che si affiderà a un «servicer» locale (tante le aziende italiane specializzate nel settore, e i fondi stanno comprando pure queste) per trovare un nuovo acquirente. L’Italia è in svendita, e Brescia non fa eccezione. Un migliaio di appartamenti, villette e terreni sparsi in provincia sono già finiti in mano ai giapponesi di Bayview Asset Management Co e agli americani di Seer Capital.

Da squali di provincia a squali globali

Dagli squali di provincia agli squali globali: prima che la bomba degli npl (sofferenze, cioè i prestiti non rimborsati) esplodesse, le banche cedevano crediti al dettaglio a società e «cavalieri bianchi» locali. Per rispettare i sempre più rigorosi parametri della Bce, oggi le banche sono obbligate a cedere velocemente, in massa e a prezzi di saldo: gli npl garantiti da ipoteca valgono solo il 33% del loro valore, quelli chirografari il 3%. Il «mixed deal», tra l’11% e il 13%. È un bagno di sangue, perché la banca deve mettere la differenza a perdita e, viste le continue cessioni operate dagli istituti di credito, i prezzi restano ai minimi. Ubi e Valsabbina non hanno ancora venduto in massa ma la prima ha già comunicato che cederà un corposo pacchetto di sofferenze nel prossimo biennio (si parla di fino a 4 miliardi di euro). Dalla seconda, ancora nessuna comunicazione in materia. Le Bcc, molto esposte sul fronte dei prestiti malati, continuano a vendere per rientrare nei parametri e le perdite in bilancio hanno provocato forti riduzioni dei patrimoni. L’ultima in ordine di tempo è stata Agrobresciano che, a fine 2017, ha ceduto 96 mln di sofferenze (più 34 milioni cartolarizzati) alla capogruppo Iccrea: l’operazione dovrebbe avere risolto gli annosi problemi di credito deteriorato della banca (nati con il cda precedente) ma comporterà una perdita di bilancio con relativo taglio del patrimonio. Iccrea, a sua volta, dovrà cedere a un fondo internazionale. Nel 2016, la stessa Iccrea aveva infatti venduto 666 milioni raccolti da un pool di Bcc al fondo lussemburghese Bayview, controllato dall’omonima società giapponese. Dentro quel pacchetto, c’erano 35,6 milioni di sofferenze originate da Bcc Garda (cedute a Iccrea 3,9 milioni) e 22,3 milioni di npl provenienti da Agrobresciano. Prestiti garantiti da appartamenti, villette, terreni e quant’altro. Anche Btl ha venduto in massa: 41 milioni di crediti ceduti nel 2014, 66 nel 2015 (per una cifra vicina a 12 milioni) e 103 nel 2017. L’acquirente: il servicer romano Locam, di proprietà degli americani di Seer Capital dal 2013.

I fondi comprano anche le piccole società che gestiscono gli npl

Non si contano le piccole operazioni di crediti ceduti al dettaglio: protagoniste delle acquisizioni società come la milanese Gma srl (300 milioni di crediti gestiti), la bresciana Eurocredit 99 dell’avvocato Lino Gervasoni, la romana Officine Cst e così via. Spesso, questi servicer lavorano anche connettendo i fondi internazionali e il mercato locale: i fondi comprano pacchetti di npl, poi danno la gestione a società locali con il compito di valorizzare il bene e trovare acquirenti. L’affare è redditizio: comprando i crediti a prezzi stracciati, gli immobili ipotecati possono essere venduti a prezzi bassi e si fa comunque utile. Spesso si vende pure alla svelta. Il caso pragmatico è quello di un capannone da 8.000mq in via Orzinuovi 40, in città, dove aveva sede la Ditta Record, fallita nel 2011. Nel 2015 Bcc Garda ha ceduto il credito alla britannica Algebris del finanziere Davide Serra. Frontis, che gestisce gli npl per Algebris, ha già venduto il bene ottenendo un buon realizzo. Fanno gola ai grandi fondi pure le società italiane che gestiscono i prestiti malati (servicer): oltre a Locam, di cui si è già detto, la romana Sistemia è passata a Kkr, la spezzina «Credit Base International» ai polacchi di Kruk, il 33% della bresciana Guber è stato acquistato negli dagli statunitensi di Varde. I servicer indipendenti resistono ma fanno gola ai grandi fondi, che continuano a presentare offerte per rilevarli. In mani italiane, così, resta ben poco. 

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PER IL NUOVO GOVERNO : STOP ALLA SVENDITA DI NPL A FONDI STRANIERI

PERSONALMENTE LEGGERE QUESTO ARTICOLO E VEDERE CHE IL FONDO ALGEBRIS DI CUI DAVIDE SERRA ITALIANISSIMO SPECULA SULLE PERSONE IN DIFFICOLTA’ MI FA RIBREZZO. SPERO CHE DA OGGI LE BANCHE LE ISTITUZIONI METTANO UN ARGINE A QUESTA FALLA NON PIU’ TOLLERABILE